sabato 22 novembre 2014

Atto d’affidamento a Maria, Madre delle Grazie...



L'arcivescovo di Ferrara-Comacchio chiede alla diocesi un "atto di affidamento a Maria"

Mons. Luigi Negri lo leggerà alla fine della S. Messa della prima domenica di Avvento, a Ferrara, in Cattedrale. Lo stesso si farà in tutte le parrocchie della diocesi, fino alla conclusione delle festività natalizie


L’arcivescovo di Ferrara-Comacchio, mons. Luigi Negri, vive con intensa sofferenza la situazione gravissima di disgregazione sociale e di violenza che sta caratterizzando il nostro Paese e che, nelle ultime settimane, ha trovato espressioni terribili in alcune grandi città italiane. Quanto accaduto evidenzia che c’è un diffuso disagio sociale e comprensibili forme di reazione, ma la preoccupazione è che possa prendere il sopravvento una violenza cieca e distruttiva che, come è stato dimostrato molte volte nella storia recente del nostro Paese, non produce se non lutti e guasti ancora più gravi.
In questo momento occorrerebbe una vigilanza fra tutte le istanze vive, popolari ed istituzionali, perché coloro che strumentalizzano la situazione per un rilancio delle proprie iniziative eversive e distruttive vengano isolati. L’Arcivescovo sente con molta sofferenza lo stato di difficoltà che caratterizza anche la cristianità e che rende difficile una testimonianza comune nella vita sociale, attraverso quel contributo, unitario nell’ispirazione ed articolato nelle modalità, che è stato per secoli il vanto della presenza cattolica.
Queste vicende pertanto lo hanno convinto a compiere un gesto che è da sempre rimedio efficace nei momenti difficili delle nostre comunità, e in particolare nella storia ecclesiale di Ferrara-Comacchio: un atto d’affidamento a Maria, Madre delle Grazie.
Compirà questo atto attraverso una preghiera che raccomanda di recitare in tutte le parrocchie dell’arcidiocesi alla fine della Santa Messa festiva per l’intero periodo d’Avvento e fino alla conclusione delle festività natalizie.
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Preghiera di affidamento a Maria Madre delle Grazie:
Maria, Madre delle Grazie, che conosci il passato e il presente della nostra Arcidiocesi, ci rivolgiamo a te ponendo davanti alla tua singolare maternità le attuali difficoltà del nostro popolo e di tutti gli uomini con cui condividiamo questo grave momento della storia.
Concedici di recuperare il senso della nostra identità come popolo di Dio presente nel mondo.
Consentici di rinnovare la consapevolezza profonda della Grazia di Cristo, origine della nostra esistenza cristiana e della nostra la vocazione.
Donaci di vivere la certezza che Cristo è la Verità, e che in Lui ci è offerta l’autentica comprensione del mondo in cui viviamo e delle esigenze degli uomini del nostro tempo.
Aiutaci a valorizzare tutte le situazioni positive ma anche ad indicare con coraggio, alla luce del giudizio della fede, le posizioni e soluzioni inaccettabili da una coscienza autenticamente cristiana ed umana.
Fa che possiamo vivere la carità come attuazione della verità, per stringere in un abbraccio continuo tutti i fratelli e sorelle che incontriamo sul nostro cammino, affinché la presenza di Cristo diventi per loro una possibilità concreta di vita nuova, vera, autentica, buona e bella.
Rendici cristiani vivi, attivi e intraprendenti, perché il mondo conosca il Signore e conoscendolo, se vuole, possa accettare di vivere alla sua sequela.
Così sia.

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La famiglia è il futuro perché ciascuno ha bisogno dell'altro

In un suo saggio, il sociologo Giuliano Guzzo spiega perché divorzio, convivenze e nozze gay sono sconvenienti per l'intera società 


di Luca Marcolivio
Cosa sta succedendo alla famiglia? Perché i poteri forti vogliono sminuirne l’importanza o cambiarne completamente la concezione? Nel complesso sfondo socio-culturale odierno è più corretto parlare ancora di famiglia o, piuttosto, di famiglie?
Rispondendo con un saggio dal titolo La famiglia è una sola(Gandolin, 2014), con prefazione di Eugenia Roccella, il sociologo Giuliano Guzzo enumera una serie di dati che danno ragione al costrutto culturale impropriamente definito “famiglia tradizionale”.
Nelle 110 pagine del suo volumetto, Guzzo (30 anni, membro del Movimento per la Vita, collaboratore di riviste come Notizie Pro Vita,Tempi Libertà e persona e curatore del blog giulianoguzzo.com) evita di cadere nella trappola dei moralismi, concentrandosi sui numeri e sulle evidenze fattuali.
Ne emerge in primo luogo che la famiglia è concepibile esclusivamente  nella sua unica forma possibile (padre di sesso maschile, madre di sesso femminile e figli) e che tale modello non è stato valido soltanto nel passato ma lo sarà anche in futuro.
Inoltre la famiglia così intesa non è una “idea cattolica” ma trascende ogni epoca, cultura e religione.
Di seguito l’autore si appresta a demolire una serie di luoghi comuni su cui gran parte della comunità scientifica e dei media insistono da anni, tra cui l’idea che le convivenze (prematrimoniali o extramatrimoniali) possano essere una scelta assolutamente paritetica rispetto al patto nuziale e che, nel contesto attuale, il divorzio sia una realtà normale, anzi, in molti casi consigliabile per le persone che vogliano ‘ricostruirsi una vita’ dopo un fallimento familiare.
Sposarsi, spiega Guzzo, implica infatti una scelta di maggiore responsabilità e maturità, con più sacrifici rispetto alla semplice convivenza ma anche con un maggiore tornaconto in termini di felicità, sia per i genitori che per i figli.
Una coppia convivente more uxurio soffrirà non solo un maggiore rischio di rottura rispetto ad una sposata ma sarà anche più permeabile alla violenza domestica, allo stress psicologico o all’abuso di alcool e droghe.
Il divorzio, poi, specie se si analizzano i dati degli ultimi 40 anni in Italia e nel mondo, produce costi sia individuali e psicologici che sociali ed economici: una persona divorziata sarà evidentemente più suscettibile al consumo di farmaci ed ansiolitici e alle malattie di qualunque tipo (con inevitabile aggravio sul sistema sanitario nazionale), è meno produttiva sul lavoro e, vivendo da sola, dovrà sostenere maggiori spese immobiliari (mutuo o affitto che sia), andando più soggetta alla povertà o alla precarietà economica.
Da parte loro, i figli dei conviventi e dei divorziati riscontrano un minore rendimento scolastico, una più facile tendenza a comportamenti socialmente devianti, al consumo di droga e alla precocità nelle esperienze sessuali.
Un intero capitolo è interamente dedicato al “grande flop” dei matrimoni e delle unioni gay nei paesi che li hanno legalizzati. Statistiche provenienti dalla Spagna, dall’Olanda e da alcuni degli Stati Uniti d’America rivelano che soltanto una minima percentuale delle coppie omosessuali (pressoché ovunque ben sotto il 20%) usufruiscono di questi nuovi istituti.
Inoltre fa riflettere la contrarietà al matrimonio omosessuale da parte molti degli stessi omosessuali, come è avvenuto in particolare in Francia, dopo l’introduzione del mariage pour tous (2013).
Anche i numeri riguardanti le adozioni parlano chiaro: i bambini (finora pochi) cresciuti da coppie omosessuali hanno sviluppato un equilibrio psico-fisico ben più fragile rispetto a quelli con padre e madre.
Alla luce di tutti i dati esposti, l’autore conclude che “il futuro non può realizzarsi se non in famiglia”, anche perché “da individuo irrelato e autosufficiente, l’uomo deve riscoprirsi persona alimentata dalle relazioni, poiché ciascuno ha “bisogno dell’altro”.

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Storie di amori e di matrimoni

Manuale di "sopravvivenza" per il matrimonio cattolico scritto da don Giorgio Carini, per anni assistente spirituale ai corsi per fidanzati prossimi alle nozze


di Antonio Gaspari
Vale la pena parlare di matrimonio? Vale la pena investire fatica e soldi per un progetto che potrebbe rivelarsi una illusione? Il matrimonio è ormai un relitto che appartiene al passato?  I giovani devono forse rassegnarsi al lento, inarrestabile, declino di una vita di coppia che non arriva mai all’altare? E se poi dopo sposato uno dei due si stanca? Si può ancora credere e giurare amore eterno?
A rispondere a queste ed altre domande ci ha provato don Giorgio Carini, presbitero della diocesi di San Benedetto del Tronto, docente presso l’Istituto Teologico Marchigiano, parroco da 14 anni, con una lunga esperienza di assistenza spirituale a corsi per fidanzati prossimi al matrimonio.
Nel suo libro “Lovestories - manuale di sopravvivenza per il matrimonio cattolico”, edito da Palumbi, don Giorgio ha raccontato le storie vere di uomini e donne che si sono amati, lasciati, ripresi e realizzati, lottando coraggiosamente per tenere insieme la famiglia.
Non è un libro di ricette magiche, né di imperativi morali o di liberazione da sensi di colpa, ma la raccolta di dodici racconti brevi e intensi. Storie originali che sfidano la banalità del male e che mostrano sentimenti forti, gioie, sofferenze, amori. Perché, come ripete don Giorgio, chi tanto ama non teme la sofferenza. "Basta guardare a quello che ha fatto Gesù Cristo che ha sofferto la croce pur di insegnare ad amare agli umani".
Secondo il sacerdote, “un innamorato è colmo di speranza, sopporta allegramente i dolori più atroci” e “se si ama si accetta volentieri di soffrire per la persona amata”. L'autore racconta con passione le vicende che ha conosciuto e vissuto in qualità di amico e assistente spirituale, sempre con un tono di apertura e docilità di fronte ai disegni del Signore, pronto a cogliere lo stupore dell’umana fragilità che compie atti di amore eroici quando è sostenuta dalla Misericordia di Dio.
Nella prefazione al libro monsignor Carlo Bresciani, vescovo di San Benedetto, ha scritto:  “Un altro libro sul matrimonio, e per di più di un prete! Che ne sa un prete del matrimonio? E poi, non siamo in un periodo in cui tutti pontificano sul matrimonio mentre questo sembra precipitare sempre più in una crisi irrimediabile?
Ma se uno incomincia a leggere questo libretto ne resta subito incuriosito: parla di vicende vere, di momenti di realtà in cui con facilità ogni coppia, diciamo normale, può riscontrare tratti della sua esperienza di vita fatta non di idealità, ma di concretezza di due persone che si vogliano bene, che hanno progetti e desideri grandi, ma che devono affrontare tratti di strada che non sono proprio autostrade dall’asfalto perfetto.
Un prete gode del privilegio di un osservatorio unico: la confidenza di molte coppie, la condivisione di molte ansietàe di gioie semplici che riempiono la vita, l’affetto per le fatiche che le coppie affrontano ogni giorno.
Un osservatorio permette di vedere, di partecipare e di valutare, ma anche di avere quel sano distacco che permette di guardare l’insieme senza fermarsi al particolare e di fare così tesoro della saggezza di vita che la molteplicità delle esperienze distribuite nell’arco di vita di un matrimonio consente.
Questo libretto vivace, nato dalla vita concreta di un prete che con passione accompagna i fidanzati della sua parrocchia verso il matrimonio sacramento, è un piccolo condensato di amore sacerdotale che, senza illusioni, guarda al progetto di Dio che è nascosto in ogni uomo che si innamora di una donna e di ogni donna che si innamora di un uomo. Trasuda di simpatia per la coppia umana.
Non sempre è detto in parole esplicite, ma è un vero libro di fede in Dio e nell’essere umano, in quelle capacità di amore vero, semplice e sincero di cui l’essere umano è capace, solo che non legga la vita con gli occhi della soap opera e non pretenda di riprodurla nel suo matrimonio.
In maniera simpatica affronta anche le questioni più difficili per una certa mentalità diffusa e, senza fare sconti, aiuta a comprendere la saggezza di quanto il Magistero perenne della Chiesa insegna facendosi compagna e amica della coppia umana. Sono sicuro che la sua lettura e meditazione sarà di aiuto ai giovani che vogliono prepararsi con serietà al loro matrimonio".