Dal 5 dicembre le prediche d’Avvento in Vaticano.
(Gianluca Biccini) La pace con Dio è il filo dall’alto che regge tutta la ragnatela dei rapporti umani. Ha scelto questa efficace immagine il predicatore della Casa pontificia Raniero Cantalamessa per spiegare al nostro giornale il tema delle meditazioni che terrà — alla presenza di Papa Francesco — nei venerdì della prima settimana di Avvento, 5 dicembre, della seconda, 12 dicembre, e della terza, 19 dicembre, nella cappella Redemptoris Mater del Palazzo apostolico. Il tema generale della predicazione è tratto dal vangelo di Luca 2, 14: «Pace in terra agli uomini che Dio ama» ed è stato voluto — spiega il cappuccino — «per la dolorosa attualità del tema della pace, unita alla necessità di ridare a questa parola la ricchezza di significato che essa riveste nella Bibbia». A tal fine, prosegue, le tre meditazioni costituiscono «un piccolo aiuto per ascoltare con orecchi nuovi l’annuncio natalizio e anche per cominciare a vivere, al nostro interno, il messaggio che la Chiesa si appresta a rivolgere a tutti gli uomini in occasione della giornata mondiale della pace».
La prima meditazione sarà dedicata alla pace come dono del Signore in Cristo Gesù. «La parola di Dio — afferma padre Cantalamessa — ci insegna che la prima e più essenziale pace è quella verticale, tra Dio e l’umanità». Un esempio lampante si trova nel racconto della creazione: «Finché c’è la pace con il Padre — fa notare — c’è pace all’interno dell’uomo tra il corpo e lo spirito; c’è pace tra l’uomo e la donna, tra Adamo ed Eva; e c’è pace tra l’umanità e la creazione». Al contrario, «quando questa relazione con Dio viene troncata, tutto diventa conflittuale: il rapporto tra l’uomo e la donna, come quello degli uomini con la natura, con il creato». In pratica, prosegue, nel racconto della Genesi «si vede in un frammento, in un particolare quello che accade quotidianamente in tutto il mondo, perché senza la pace con Dio non ci sarà mai la vera pace. Possono esserci accomodamenti, armistizi, ma non la pace vera».
Da qui la ferma convinzione, espressa dal predicatore della Casa pontificia, che la pace vera «ha bisogno di essere fondata su un qualcosa di trascendente: per noi credenti è la pace con Dio Trinità, e per gli uomini di buona volontà un principio in base al quale ci si sforza per la fraternità. E questo è importante anche per i rapporti culturali del mondo d’oggi, visto che all’opposto troviamo una visione nichilista della storia».
La seconda meditazione riguarderà la pace come compito per cui lavorare. Un dovere che rimanda al discorso della montagna: «Beati gli operatori di pace...». Alla domanda se ci saranno riferimenti a specifiche situazioni di conflitto, padre Cantalamessa risponde che non parlerà direttamente della pace in ambito politico, «perché si tratta di un fatto sotto gli occhi di tutti, i cui scenari variano di giorno in giorno». Piuttosto, ci dice, farà un parallelo tra «il modo di Gesù di ottenere la pace e quello più politico di Augusto». E in tale ambito «quanto mai attuale è la pace tra le religioni, in particolare tra cristiani ed ebrei». Con un’avvertenza però: poiché «san Paolo ci ricorda che Gesù mira a fare la pace con i vicini e con i lontani, e che la prima è spesso più difficile della seconda», il predicatore ribadirà anche la necessità di promuovere la pace all’interno della Chiesa. Per farlo, spiega, «riprenderò il tema del messaggio della giornata mondiale della pace dell’anno corrente, che mette in relazione la pace con la fraternità, per suggerire come vivere nella Chiesa una vera fraternità».
Infine l’ultima meditazione sarà sulla pace come frutto dello Spirito, ovvero la pace interiore dell’anima. «Essa — secondo padre Cantalamessa — rimanda più direttamente allo scopo di queste prediche, che non sono conferenze ma si sforzano di dare un aiuto spirituale a quanti lavorano nella Curia romana». Infatti, è la conclusione, la pace «assicura serenità e tranquillità interiore, che è la via per il contatto con Dio, in un ambito squisitamente personale e individuale». Per questo il predicatore illustrerà «le vie che sono state suggerite nella storia della Chiesa per arrivare alla pace interiore; quelle stesse vie che Dante Alighieri ha riassunto nella frase “E ’n la sua volontade è nostra pace” (Paradiso, III, 85); ovvero: la pace dell’anima dipende dall’adesione interiore alla volontà di Dio».
L'Osservatore Romano