sabato 15 novembre 2014

Moderna schiavitù



Aperto il simposio della Pontificia Accademia delle scienze sui giovani e la tratta di persone. 
L'Osservatore Romano
«La schiavitù moderna è una delle conseguenze della globalizzazione dell’indifferenza». Lo ha detto il vescovo Marcelo Sánchez Sorondo, cancelliere della Pontificia Accademia delle scienze, aprendo i lavori del simposio «Giovani contro la prostituzione e la tratta di persone: massima violenza contro l’essere umano», che si svolge nella Casina Pio IV, in Vaticano, fino al 16 novembre. Promosso dall’Accademia in collaborazione con le associazioni Global freedom network e Vinculos en red, l’incontro appare orientato fin dalle prime battute a rafforzare l’impegno dei giovani nell’opera di sensibilizzazione dell’opinione pubblica sulla gravità e le risonanze del problema del traffico di esseri umani. Base di partenza è stata la riflessione sui vari problemi che la tratta comporta all’interno delle famiglie, della società e degli individui. Si stima che a livello globale — sono le cifre esposte nel simposio — circa 21 milioni di uomini, donne, bambini e bambine vengano ingannati, venduti, costretti o sottomessi a condizioni di schiavitù in varie forme e in diversi settori, quali l’agricoltura, il servizio domestico, la prostituzione, la pornografia, il turismo sessuale, i matrimoni servili, il traffico di organi. A questa cifra vanno aggiunti i tre milioni di persone che ogni anno incrementano questa massa di derelitti. 
La parte più fragile è naturalmente quella delle donne e dei bambini. Costoro soffrono a causa di aggressioni, violenza, discriminazioni, come si evince dall’analisi comune a molti interventi. Sono i più vulnerabili, quindi esposti a una grande insicurezza economica e, pertanto, spesso costretti a emigrare in modo irregolare. Si creano così le condizioni che favoriscono lo sfruttamento, l’abuso e la violenza. Non è infrequente nemmeno il caso di lavoratori costretti ad accettare una vera e propria forma schiavitù in cambio di lavoro sottopagato. 
Davanti a questo scenario così drammatico, i giovani riuniti nel simposio offrono le loro testimonianze personali e raccontano le diverse esperienze in ambito di volontariato e di impegno sociale a favore di tante persone legate al traffico di esseri umani. Per questo, fanno sentire la loro voce lanciando un appello per chiedere che la prostituzione sia condannata come violazione dei diritti e il reato di tratta di persone sia dichiarato un crimine contro l’umanità in tutto il mondo, ben oltre, quindi, la regolamentazione normativa delle legislazioni vigenti in diversi Paesi. I giovani hanno chiesto anche il rafforzamento della prevenzione nella difesa dei diritti umani, invocando maggiore attenzione e sostegno per le famiglie, quale base per la costruzione di una società più giusta ed equa. 
Durante i lavori del simposio sono state ascoltate varie testimonianze di giovani impegnati direttamente in associazioni di volontariato. È emersa, per esempio, l’esperienza di un ragazzo di diciotto anni che si occupa di assistenza alle vittime della tratta, dando vita a un’opera di sensibilizzazione e di coinvolgimento che coinvolge altri giovani e adolescenti. Il giovane ha parlato di Papa Francesco come di una guida per i tutti i suoi coetanei, perché cerca di far comprendere loro che è possibile cambiare il mondo e raggiungere l’obiettivo di estirpare la violenza alla sua radice. 
Ha preso la parola anche una volontaria impegnata nella tutela dei minori, in particolare di quanti vengono costretti a lavorare senza garanzie. La sua opera cerca di sensibilizzare i genitori e le famiglie nel rispettare i loro figli per impedire che subiscano problemi di sviluppo mentale, morale e fisico a causa del lavoro a cui vengono sottoposti. 
Anche una religiosa ha raccontato la sua esperienza nel recupero delle vittime della tratta, ricordando che occorre reintegrare queste donne nella vita della comunità non solo dal punto di vista sociale ma anche spirituale.
L'Osservatore Romano