giovedì 20 novembre 2014

Nessuna violazione della dignità umana

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L’intervento dell’arcivescovo Tomasi al congresso mondiale della pastorale delle migrazioni.
Con la riflessione sulla dignità del migrante, filo conduttore, giovedì 20, della terza giornata di lavori, il settimo congresso mondiale sulla pastorale delle migrazioni si avvia verso la conclusione. Incentrato sul binomio «cooperazione e sviluppo», l’incontro è promosso dal dicastero vaticano per i migranti e gli itineranti presso la Pontificia Università Urbaniana. Ed è proprio in questa ottica che assume tutta la sua importanza la dignità umana, soprattutto quando sono in gioco la sofferenza, oltreché il disagio, del popolo dei migranti e l’atteggiamento delle comunità civili ed ecclesiali, chiamate ad accogliere e a integrare al loro interno le persone costrette per motivi diversi a lasciare le loro terre.
Un concetto, quello della dignità umana, ancorato alla certezza cristiana che ogni persona è creata a immagine e somiglianza di Dio. Le varianti religiose, etniche, sociali o culturali, la cittadinanza o la mancanza di essa «non cambiano — è stato fatto notare al congresso — la situazione, anzi danno a ogni individuo una dignità e un valore intrinseco e incommensurabile, al punto da far considerare ogni singola vita come sacra». Ed è quanto, in estrema sintesi, ha sostenuto proprio giovedì mattina, l’arcivescovo Silvano Tomasi, osservatore permanente della Santa Sede presso l’ufficio delle Nazioni Unite ed istituzioni specializzate a Ginevra.
Nel suo intervento il relatore, che rappresenta la Santa Sede anche presso l’Organizzazione Internazionale per le migrazioni (oim), ha ribadito il valore unico e intrinseco della dignità umana, che nell’ottica cristiana «non deve essere violato per nessun motivo». Anzi la sua negazionesi risolve quasi sempre negli orrori già sperimentati dai «sistemi di nazisti e comunisti che torturarono, umiliarono e distrussero persone». E quanto ancora oggi la dignità della persona umana sia infranta lo dimostrano, per esempio, «il massacro dei dissenzienti dalla loro concezione di islamismo, da parte dei jihadisti» e tutte quelle forme di intolleranza etnica e religiosa che causano migliaia di vittime «senza alcuna preoccupazione per la loro dignità, integrità e vita».
A ciò si aggiungono i bambini e le donne vittime di tratte umane, i rifugiati dimenticati in campi primitivi e isolati, gli immigrati irregolari sfruttati o costretti ad accettare condizioni capestro che li privano di ogni diritto di vivere con la loro famiglia.
L’elenco, ha avvertito il presule, è infinito. E il peggio è che a volte i primi nemici sono proprio quegli Stati che, nonostante abbiano riconosciuto e sottoscritto accordi per la tutela dei migranti, dimenticano di applicare il diritto. La via da seguire, ha concluso l’arcivescovo Tomasi, è quella indicata dalla dottrina sociale della Chiesa.
L'Osservatore Romano