giovedì 13 novembre 2014

SKANDAL!



Germania. «Lo scandalo gigantesco» dei genitori «incarcerati fino a 40 giorni» perché i figli non partecipano ai corsi gender a scuola


I corsi sono obbligatori e tanti sono già finiti in prigione, come i coniugi Martens. Intervista a Mathias Ebert, che ha fondato a Colonia l’associazione “Genitori preoccupati”: «Centinaia di genitori sono nella stessa situazione»

di Leone Grotti
Il 24 ottobre un ufficiale di polizia si è presentato alla porta della famiglia Martens a Eslohe, piccolo comune della Renania Settentrionale-Vestfalia, in Germania. Mentre apriva la porta, Eugen conosceva già lo scopo di quella visita: l’arresto della moglie e madre dei suoi nove figli Luise. Sapeva tutto in anticipo perché per lo stesso motivo lui stesso era già stato arrestato il 15 agosto del 2013.
Che cosa hanno fatto dunque i due coniugi di 37 anni di così grave da meritare l’arresto? Non hanno ucciso, non hanno rubato né danneggiato alcuno. La loro unica colpa è di essere padre e madre di una bambina che si è rifiutata di partecipare due volte ai corsi di educazione sessuale previsti per le elementari. L’anno scorso Luise non è stata portata in carcere insieme al marito perché era incinta. Quest’anno, l’ufficiale di polizia non l’ha «prelevata con la forza come dovrei» perché sta ancora allattando l’ultimo figlio. «Purtroppo però non finisce qui. L’ufficio del procuratore farà applicare la decisione del giudice», afferma il poliziotto nel video che vedete qui sotto.

«Tantissime famiglie sono nella stessa situazione dei coniugi Martens in Germania», dichiara a tempi.it Mathias Ebert, sposato con quattro figli, che dopo essere venuto a conoscenza della storia dei Martens, ha deciso di fondare a Colonia l’associazione Besorgte Eltern (“Genitori preoccupati”). Il movimento ha già organizzato diverse manifestazioni in Germania con migliaia di partecipanti perché «si discuta pubblicamente di questo scandalo gigantesco e si impedisca la corruzione dei nostri figli», che a partire dai sei anni devono partecipare a corsi di educazione sessuale dove si propugna l’ideologia del gender.
Perché se una bambina salta due ore di scuola i genitori vengono messi in carcere?In Germania la scuola è obbligatoria e se un bambino salta le lezioni la scuola ha la facoltà di denunciare i genitori e il tribunale può multare la famiglia. I coniugi Martens hanno per questo ricevuto una multa di circa 30 euro. Questo è assurdo perché la figlia ha abbandonato di sua iniziativa la lezione.


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La famiglia non poteva pagare e basta?No, perché è una questione di principio. Quello che fa arrabbiare è che il tribunale usi due pesi e due misure. Alcuni bambini non vanno a scuola per mesi e ai genitori non succede niente. Però quando una bambina salta due ore di educazione sessuale, ecco che la famiglia viene subito denunciata. È ingiusto e infatti nel video che abbiamo realizzato il poliziotto è imbarazzato e dà tutta la colpa alla procura.
Perché la bambina non voleva partecipare ai corsi di educazione sessuale?Perché il contenuto delle lezioni è perverso. Non solo si mostra ai bambini come funziona il sesso dei maschi e delle femmine, ma li si mette davanti alla “varietà” delle pratiche sessuali: sesso orale, sesso anale e molto altro. Si dice anche ai bambini, fin dalle elementari, che il loro genere non è determinato e che non possono sapere se sono maschietti o femminucce, che devono pensarci su. Questa per me si chiama manipolazione dei più piccoli.
Ci sono stati altri casi oltre a quello della famiglia Martens?Certo. Non conosco il numero esatto dei genitori incarcerati, ma solo il piccolo gruppo dei genitori della città di Paderborn (150 mila abitanti, ndr) ha scontato negli ultimi anni complessivamente 210 giorni di galera. È uno scandalo gigantesco anche perché sono gli stessi bambini a voler uscire dalle classi. Nella città di Borken, ad esempio, in una classe la lezione ha turbato così tanto i bambini che sei di loro sono svenuti.

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Quanto devono stare in carcere i genitori?Dipende. Un padre con cui ho parlato recentemente qui nella Renania Settentrionale-Vestfalia ha passato in galera 21 giorni e sua moglie rischia la stessa pena perché il figlio ha abbandonato le lezioni di sua spontanea volontà. Altri restano in carcere anche 40 giorni ma nessuno li ascolta. Nessuna consente loro di alzare la voce e protestare.
La storia dei Martens però ha fatto il giro della Germania.Sì, perché sono persone molto coraggiose. Hanno scelto di rendere pubblica la loro storia e non è scontato, visto che la maggior parte degli altri genitori non parla di questa cose.
Perché?Perché ha paura. In Germania quando si viene puniti, si viene subito considerati come “criminali”. Quindi non è difficile farsi intimidire. Io però sto cercando di mobilitare queste famiglie perché le loro storie escano alla luce del sole. La famiglia Martens ha da subito parlato pubblicamente ed è stato grandioso: se tanta gente verrà a conoscenza di questi fatti, finalmente se ne discuterà. Alle cose non si dà il giusto peso: in Germania uno stupratore viene lasciato a piede libero se non era pregiudicato, mentre si rinchiudono in prigione i genitori onesti.
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Che cosa chiedete nelle vostre manifestazioni?Che non vengano turbati i sentimenti dei bambini. Non è giusto. È una violenza nei loro confronti. È chiaro che se abbandonano le classi è per il clima che respirano in casa, ma questo è forse sbagliato? È sbagliato che un bambino si porti addosso determinati valori trasmessi in famiglia e viva in base ad essi? Io credo di no. Il nostro primo obiettivo però è che si parli di queste cose: ecco perché scenderemo in strada, faremo manifestazioni, discuteremo con i media, perché tutto il Land ne venga a conoscenza.
Perché ha fondato l’associazione Besorgte Eltern?Ho quattro bambini, sono testardo proprio come il mio amico Eugen e quando toccherà a me so che potrei fare la stessa fine. Ma questa è una follia. Inoltre ho scoperto che migliaia di genitori tedeschi sono uniti da questo trauma e stanno dalla nostra parte. Abbiamo le spalle coperte dalla gente e questo ci dà forza. Abbiamo cominciato a protestare a gennaio e ora ci hanno raggiunto migliaia di persone. Questo movimento è importante, perché solo se si è informati è possibile difendersi. E se i nostri bambini oggi vengono corrotti, il futuro del nostro paese sarà presto corrotto. Allora non potremo più rimediare.

Tempi


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Gender nelle scuole di Milano: "ottima iniziativa della Curia"


La Manif pour Tous Italia saluta con favore l'iniziativa dell'Arcidiocesi di chiedere agli insegnanti di religione di segnalare corsi scolastici sul gender



L'Arcidiocesi di Milano ha inviato agli oltre seimila insegnanti di religione del territorio una circolare nella quale si chiede di segnalare progetti scolastici che trattano i temi della sessualità, ell'affettività e della questione dell'identità di genere. Iniziativa che la Manif pour Tous Italia giudica "quanto mai utile e opportuna".
Secondo l'organizzazione, "questi progetti, proposti e condotti da associazioni del movimento gay, propongono un modello antropologico che nega la naturale complementarietà tra l’uomo e la donna e quanto ne consegue a livello sociale, insieme ad una visione prettamente materialistica della sessualità; si tratta di prospettive che contrastano con le convinzioni morali, religiose o filosofiche della stragrande maggioranza delle famiglie, quasi sempre tenute all’oscuro dello svolgimento di questi corsi".
Si tratta pertanto di un'opera di "vero e proprio indottrinamento ideologico, che riceve centinaia di migliaia di euro di finanziamenti pubblici per questioni di mero tornaconto elettorale". Per questo la Manif, auspicando che nella società "fermenti un moto di critica e protesta", definisce "comprensibili" del perplessità della Curia, dal momento che il movimento gay "ha sempre ritenuto importante non pubblicizzare alle famiglie la propria attività nelle scuole per non rischiare che i figli fossero esentati dal parteciparvi".

"Il diritto naturale - conclude il comunicato della Manif pour Tous Italia - costituzionalizzato, di scegliere l’educazione dei figli appartiene alla famiglia e alla famiglia sola".
Zenit

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Lezione di gender
Riporto da lanuovabq:Gay e scuola: un sottosegretario ci rimprovera, ma è distratto
di Gabriele Toccafondi e Riccardo Cascioli
Caro direttore,
confesso di essere rimasto colpito, e anche un po' amareggiato, nel leggere il suo editoriale di risposta all'on. Eugenia Roccella, pubblicato suLa Nuova Bussola Quotidiana il 10 novembre, dal titolo "C'è qualcosa che viene prima della stabilità del governo". Editoriale in cui lei, in un passaggio, scrive testualmente: «Addirittura abbiamo il caso del sottosegretario all'Istruzione che assiste impassibile alla penetrazione nelle scuole dell'ideologia gender e delle organizzazioni Lgbt, come se fosse una questione minore. Ci si chiede: che differenza farebbe se in quel posto invece dell’onorevole Gabriele Toccafondi ci fosse un qualsiasi esponente del Pd?».
Caro direttore, mi dispiace, ma lei non si è documentato a sufficienza, e un giudizio così ingeneroso non rende merito alla sua professionalità e alla testata che dirige, e che seguo sempre con molta attenzione.
Sarebbe stato sufficiente fare qualche ricerca su Google o sulle agenzie di stampa, per scoprire che è stato il sottoscritto, in qualità di sottosegretario all'Istruzione, a prendere posizione sulla vicenda da lei richiamata, e a chiedere il ritiro dalle scuole dei cosiddetti manuali di educazione alla diversità, curati dall'Unar, di cui come Ministero eravamo stati tenuti all'oscuro. Come ci tengo a ricordare che è stata un'interpellanza del gruppo Ncd al Senato a portare all'attenzione dell'opinione pubblica e del mondo politico la vicenda. Per questa mia presa di posizione, sono stato attaccato da vari partiti e associazioni, con articoli usciti su agenzie di stampa, giornali e telegiornali nazionali. Sempre su internet potrà vedere i titoli di alcuni articoli 'dedicatimi' da certi organi di stampa, come "Clericali contro gli opuscoli anti-omofobia Unar per le scuole" o "Sull'omofobia il ministero sceglie la linea di Bagnasco".
Sul tema dell'educazione alla sessualità il compito primario spetta alla famiglia, e non può essere nessun altro istituto educativo, neppure la scuola, a imporre una sua visione, a maggior ragione se orientata in senso ideologico e unilaterale, come i libri più volte richiamati, i quali oltre a presentare una lettura 'partigiana' della realtà, discriminano a loro volta le persone 'religiose' e 'credenti', considerate più propense all'omofobia proprio in ragione della loro religiosità. Dal mio canto, come sottosegretario all'Istruzione, vigilerò affinché libri e opuscoli non concordati con il Miur non vengano imposti nelle scuole, come da qualche parte sta continuando ad avvenire, nonostante il mio intervento in senso contrario.
Immagino lei comprenderà che non è facile far rispettare ovunque certe direttive, visto che in Italia esistono decine di migliaia di scuole di ogni ordine e grado, in cui insegnano oltre un milione di docenti: servirebbe un ispettore in servizio permanente attivo in ogni istituto... Senza contare che esiste l'autonomia scolastica, ci sono le decisioni dei collegi, le libere iniziative dei docenti, le scuole di pertinenza dei comuni e delle province. L'unica soluzione consisterebbe nel far capire a tutti gli interlocutori che per qualsiasi cosa che riguarda la scuola, è prioritario il rapporto con i genitori, facendo così, oltre ad un passaggio ragionevole, anche un passaggio costituzionale visto che il patto educativo è sempre tra scuola e genitori, come prevede la nostra carta repubblicana.  Noi continueremo a lavorare cercando sempre di evitare che una minoranza, per quanto agguerrita, utilizzi la scuola come un campo di battaglia ideologico.
Cordiali saluti, 
Gabriele Toccafondi
Sottosegretario di Stato all'Istruzione, Università e Ricerca

Caro on. Toccafondi,
In realtà sono io a essere un po' stupito, perché già nello scorso marzo lei mi scrisse una analoga lettera (clicca qui) per contestare un articolo che proponeva sostanzialmente gli stessi rilievi al suo operato come sottosegretario all'Istruzione (in alcune parti è addirittura identica). Io le risposi in modo dettagliato, per cui non sto a ripetermi: le inserisco il link di quel botta e risposta (clicca qui), e per sua comodità e per comodità dei lettori copio e incollo in fondo a questa lettera, la parte di quella risposta che più direttamente riguarda il caso Unar.

Ricordo solo che la vicenda dei libretti - che anche grazie al suo intervento - sono stati ufficialmente ritirati, resta come allora un falso problema perché gli stessi contenuti sono trasmessi dal suo ministero in diversi altri modi. Cosa che lei non può non sapere. L'articolo che abbiamo pubblicato ieri sull'asilo nido di Roma, in cui vengono distribuiti libriccini per i più piccoli improntati all'ideologia gender, è solo l'ultima dimostrazione di un fenomeno che nelle scuole italiane di ogni ordine e grado sta dilagando.

Non si tratta di iniziative estemporanee, ma di una Strategia nazionale adottata dal governo Monti e tacitamente riconfermata dai governi successivi, incluso quello di cui lei fa parte. E anche questo non può non saperlo.

Sono anche stupito perché lei scrive oggi esattamente le stesse cose di otto mesi fa, come se in tutto questo tempo non fosse accaduto nulla, come se non ci fossero stati nel frattempo dei clamorosi casi di cronaca che hanno coinvolto (e sconvolto) scuole di tutta Italia (il caso del Liceo Giulio Cesare di Roma e la distribuzione di materiale porno-gay in un liceo di Modena, tanto per fare due esempi); o come se il ministro Giannini lo scorso 11 luglio non avesse assicurato alle organizzazioni Lgbt l'impegno a realizzare quella famigerataStrategia Nazionale per la prevenzione delle discriminazioni basate sull'orientamento sessuale che - come leggerà nell'allegato - è la radice di questo attacco alla scuola e alla famiglia.

Insomma, dalla sua lettera sembra che lei non si stia accorgendo di nulla, il che non fa che rafforzarmi nel giudizio espresso nell'articolo da lei contestato.
Ma a parte questo, tengo a ribadire il concetto centrale dell'articolo che ha provocato la sua reazione, e che rispondeva a una lunga, appassionata, lettera dell'on. Eugenia Roccella sul rapporto tra cattolici e politica. Aldilà delle buone intenzioni e della buona volontà che alcuni parlamentari hanno, ciò che non mi trova affatto d'accordo è il giudizio per cui è comunque meglio restare al governo (mandando giù anche qualche rospo) per poter incidere maggiormente e limitare i danni. La realtà dimostra il contrario e credo che ben pochi capirebbero, ad esempio, la coerenza tra l'organizzazione di una manifestazione per la famiglia e poi il voto favorevole in Parlamento a una qualsiasi legge che introduca nuove norme per regolare le unioni civili (soprattutto omosessuali). Il giudizio su cosa è prioritario deve essere chiaro: se sono davvero convinto che ci siano dei princìpi irrinunciabili per il bene del Paese, su questo non ci può essere compromesso. Tanto per essere chiari e concreti: non si può accettare il para-matrimonio gay in cambio del bonus bebé.
Riccardo Cascioli
da: GAY E SCUOLA, CATTOLICI DI LOTTA E DI GOVERNO, 13 Marzo 2014
(Risposta di Riccardo Cascioli all'on. Gabriele Toccafondi)
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3. Ma veniamo alla questione centrale, i famosi opuscoli dell’Istituto Beck e dell’Unar che sono stati bloccati ma che, come lei stesso ammette, continuano a girare per le scuole italiane. Su questo punto è bene non prendersi in giro: questi volumetti sono un falso problema, uno specchietto per le allodole per distrarre dalla vera questione. Intendiamoci, la loro pubblicazione e diffusione è un fatto grave ma concentrare esclusivamente l’attenzione su questi libretti come se fossero tutto il problema è fuorviante.

Come La Nuova BQ ha denunciato fin dall’inizio – in perfetta solitudine – l’origine sta nell’adozione da parte del governo Monti della Strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere (2013-2015). E’ qui che si trova il piano per far entrare l’ideologia di genere nelle scuole (clicca qui): come sottosegretario all’Istruzione lei non può non sapere che già da mesi in tantissime scuole italiane si fanno circolare questionari tra gli studenti allo scopo di “far superare gli stereotipi di genere”, tra cui rientra ovviamente il contemplare solo il sesso maschile e femminile e il considerare la famiglia solo quella fondata sul matrimonio tra uomo e donna. Né lei può ignorare che è parte di questa Strategia far tenere nelle scuole corsi di “indottrinamento” tenuti esclusivamente da rappresentanti di associazioni Lgbt, e il caso sollevato in questi giorni dalla presenza di Wladimir Luxuria in tour per le scuole non è un caso (clicca qui). 
Ed è sempre sviluppo di quella Strategia nazionale lo stampato distribuito dal suo Ministero dal titolo “Tante diversità, uguali diritti – Omofobia (Interventi contro la discriminazione dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere)”. Il contenuto di questa pubblicazione è perfettamente in linea con quello dei libretti che hanno fatto tanto rumore. Anche di questo ha parlato La Nuova BQ (clicca qui), al Miur è giunta anche la protesta delle associazioni di genitori. Lei non può non saperlo. E’ troppo comodo prendersela con dei libretti facendo ricadere tutta la responsabilità sull’Unar, quando è il suo Ministero che sta propagando quegli stessi contenuti. Non bastasse, il suo Ministero e l’Unar hanno creato insieme un sito internet (www.noisiamopari.it) in cui si invitano le scuole a condividere progetti in tal senso. Lei forse può non essere ritenuto responsabile dei volumetti dell’Unar, ma non può non sapere cosa fa il suo stesso Ministero.
La questione è che questo progetto di indottrinamento è stato iniziato dal governo Monti, continuato dal governo Letta e ora quanto meno non ostacolato dal governo Renzi, e sempre con esponenti cattolici all’interno dell'esecutivo che fanno finta di non vedere.
Lei, caro on. Toccafondi, ora si trova al Miur, il ministero al centro di questo progetto distruttivo per i ragazzi. Sono contento che sia intervenuto per bloccare i famigerati libretti, è già qualcosa; ma come è chiaro da quanto esposto fin qui ben altre sono le azioni necessarie. Spero perciò che fin da subito voglia adoperarsi per fermare questa macchina infernale che vuole imporre un’ideologia di stato indottrinando anzitutto le nuove generazioni. Noi continueremo a giudicare dai fatti.
Riccardo Cascioli