
Cardinal calls on UK Parliament to take a lead from Catholics
The Catholic Church in England and Wales
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Il principe Carlo d’Inghilterra sulle persecuzioni dei cristiani.
Di fronte all’«indescrivibile tragedia» della persecuzione cristiana nessun leader religioso, specialmente musulmano, può far finta di niente e scegliere di restare in silenzio. È questo il senso del forte appello che il principe Carlo d’Inghilterra ha diffuso ieri in un messaggio registrato in occasione della pubblicazione del rapporto 2014 sulla libertà religiosa nel mondo.
Ricerca, curata da Aiuto alla Chiesa che soffre, dalla quale — come riferito nell’edizione di ieri — emerge chiaramente che i cristiani sono «la minoranza religiosa più perseguitata». Come dimostrato drammaticamente anche dall’ultimo cruento episodio di odio religioso verificatosi proprio nelle stesse ore in Pakistan, dove una coppia di giovani cristiani è stata arsa viva perché accusata di blasfemia.
Ricerca, curata da Aiuto alla Chiesa che soffre, dalla quale — come riferito nell’edizione di ieri — emerge chiaramente che i cristiani sono «la minoranza religiosa più perseguitata». Come dimostrato drammaticamente anche dall’ultimo cruento episodio di odio religioso verificatosi proprio nelle stesse ore in Pakistan, dove una coppia di giovani cristiani è stata arsa viva perché accusata di blasfemia.
Secondo l’erede al trono britannico, «gli eventi orrendi e strazianti dell’Iraq e della Siria hanno portato il tema della libertà religiosa e delle persecuzioni alla ribalta dell’informazione internazionale». Si tratta, appunto, di una «tragedia indescrivibile», perché «il cristianesimo è ora sotto attacco in Medio oriente, in un’area dove i cristiani hanno vissuto per duemila anni, convivendo pacificamente per secoli con popoli di altre fedi religiose».
In questa prospettiva, il principe di Galles ha rinnovato l’invito a sostenere il dialogo tra le religioni. Infatti, «prima di tutto, piuttosto che rimanere in silenzio, i leader religiosi hanno una responsabilità nell’assicurare che la gente della loro fede rispetti la gente delle altre fedi». Le comunità religiose hanno al loro interno delle potenzialità che devono ancora esprimersi appieno e che devono per questo venire continuamente coltivate. In questo, senso, ha detto, «la mia fede cristiana mi ha permesso di parlare e ascoltare la gente di altre tradizioni, tra cui l’islam».
In secondo luogo, il principe Carlo è tornato a richiamare la responsabilità dei vari Governi che devono garantire il concreto esercizio della libertà religiosa. Anche perché, ha detto, «la Dichiarazione universale dei diritti umani è chiara nell’affermare che questo diritto include anche la libertà di cambiare la propria religione o credenza». E, «ancora oggi, anche in Occidente, questo diritto è spesso messo in discussione».
Tuttavia, ha aggiunto, anche di fronte a notizie «profondamente sconcertanti», come quelle che arrivano da alcune regioni del pianeta, occorre che l’opinione pubblica mondiale non ceda alla rassegnazione e non perda la speranza. E ha citato il caso — risoltosi positivamente a seguito della mobilitazione internazionale — di Meriam Ibrahim, la giovane cristiana sudanese condannata a morte per apostasia. Sono proprio casi come questi che richiamano alla memoria le parole dell’apostolo Paolo sul significato della persecuzione, ha detto citando un brano della Lettera ai Romani: «Noi ci vantiamo anche nelle tribolazioni, ben sapendo che la tribolazione produce pazienza, la pazienza una virtù provata e la virtù provata la speranza. La speranza poi non delude» (5, 3-5).
L'Osservatore Romano
In questa prospettiva, il principe di Galles ha rinnovato l’invito a sostenere il dialogo tra le religioni. Infatti, «prima di tutto, piuttosto che rimanere in silenzio, i leader religiosi hanno una responsabilità nell’assicurare che la gente della loro fede rispetti la gente delle altre fedi». Le comunità religiose hanno al loro interno delle potenzialità che devono ancora esprimersi appieno e che devono per questo venire continuamente coltivate. In questo, senso, ha detto, «la mia fede cristiana mi ha permesso di parlare e ascoltare la gente di altre tradizioni, tra cui l’islam».
In secondo luogo, il principe Carlo è tornato a richiamare la responsabilità dei vari Governi che devono garantire il concreto esercizio della libertà religiosa. Anche perché, ha detto, «la Dichiarazione universale dei diritti umani è chiara nell’affermare che questo diritto include anche la libertà di cambiare la propria religione o credenza». E, «ancora oggi, anche in Occidente, questo diritto è spesso messo in discussione».
Tuttavia, ha aggiunto, anche di fronte a notizie «profondamente sconcertanti», come quelle che arrivano da alcune regioni del pianeta, occorre che l’opinione pubblica mondiale non ceda alla rassegnazione e non perda la speranza. E ha citato il caso — risoltosi positivamente a seguito della mobilitazione internazionale — di Meriam Ibrahim, la giovane cristiana sudanese condannata a morte per apostasia. Sono proprio casi come questi che richiamano alla memoria le parole dell’apostolo Paolo sul significato della persecuzione, ha detto citando un brano della Lettera ai Romani: «Noi ci vantiamo anche nelle tribolazioni, ben sapendo che la tribolazione produce pazienza, la pazienza una virtù provata e la virtù provata la speranza. La speranza poi non delude» (5, 3-5).
L'Osservatore Romano
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Archbishop Justin Welby's sermon at service for journalists killed in war zones
The Archbishop of Canterbury
The Archbishop of Canterbury
The Archbishop of Canterbury preached today at a special service for fallen journalists held at St Bride's Church, Fleet Street - the first time an Archbishop of Canterbury has preached at the annual service. (...)
Archbishop of Canterbury praises reporters of wars and Ebola crisis (John Plunkett, Guardian)
