giovedì 20 novembre 2014

Un gigante della carità.



Domenica la canonizzazione di Ludovico da Casoria. 

(Crescenzo Sepe) La santità è possibile. E non è soltanto di uomini eletti, ma anche e soprattutto delle persone semplici, di quelle che sanno mettere da parte il proprio io, il proprio interesse e le proprie ambizioni, facendo esclusivamente la volontà di Dio, ponendosi alla sequela di Cristo, ascoltando la sua parola, osservando i suoi insegnamenti, amando il prossimo. 
In Ludovico da Casoria, (1814-1885) francescano dell’ordine dei frati minori, fondatore delle suore francescane elisabettine — che domenica mattina, 23 novembre, sarà canonizzato da Papa Francesco — trovano sintesi tutti questi presupposti della santità. Nasce da una famiglia modesta e in un paesino agricolo, Casoria, che poi assume le dimensioni tipiche di una città. 
Per le deboli condizioni economiche della sua famiglia, vive anni difficili facendo anche l’apprendista artigiano, ma riesce ugualmente a studiare, alimentando la sua vocazione alla vita religiosa e il suo impegno sacerdotale, con la mente rivolta a Francesco di Assisi.
Compie studi seri e severi di filosofia e di matematica che insegna per lunghi anni, ma senza esaltarsi, e operando sempre con dedizione assoluta per il bene degli altri.
Per padre Ludovico evangelizzare è un atto di amore e di fede, che realizza portando la parola di conversione non disgiunta dall’attenzione e dalla cura per il fratello povero o malato. La sua è un’opera di salvezza integrata dell’uomo, che guarda all’anima e al corpo. Questo suo essere e agire lo ha reso un gigante della carità. 
Ha rivolto le sue premure, umane e cristiane, innanzitutto ai poveri e agli infermi, ai sacerdoti e religiosi malati, agli “accattoncelli”, quelli che oggi definiamo minori a rischio ossia gli scugnizzi, i ragazzi di strada, ai sordomuti e ai ciechi, ai vecchi pescatori. A tutti si è dedicato con amore e dedizione assoluta, preoccupandosi di dare loro assistenza, alloggio, vitto e soprattutto istruzione e formazione cristiana.
Padre Ludovico ha svolto il suo ministero sacerdotale sempre con spirito missionario, catechizzando con la carità, la strada maestra che porta a Cristo. Con questa ottica ha realizzato oltre duecento opere, a Napoli ma anche ad Assisi e in altre località italiane, che servivano ad accogliere, ad assistere e ad accompagnare nella crescita e nella quotidianità persone e giovani lasciati soli. 
Ha fatto in modo che tanti avessero un tetto, trovassero cura e assistenza, venissero addestrati ai mestieri artigianali, fossero formati cristianamente e diventassero essi stessi missionari di Cristo, come fece con i “moretti” e le “morette”, che accolse nelle case della Sanità e di Capodimonte, sostenendone la formazione e inviandoli poi nel Sudan, dove lui stesso si era recato su incarico del Vaticano, e in altri Paesi dell’Africa che pure aveva visitati, per evangelizzare gli indigeni, profeticamente convinto che “l’Africa convertirà l’Africa”.
Un pozzo inesauribile di carità, un gigante dell’amore per i più deboli e fragili, sempre operando con profonda umiltà. Questo gli ha permesso di entrare nei salotti buoni di Napoli e non solo, accolto con grande rispetto e attenzione da nobili, principi e regnanti, i quali, sedotti dal fraticello, modesto nel portamento ma grande per lo spessore morale, umano, francescano e sacerdotale, si sono lasciati convincere e coinvolgere nelle attività umanitarie e caritatevoli poste in essere dal “San Francesco del XIX secolo”, come è stato definito.
Quello ci viene da padre Ludovico è un messaggio di amore e di solidarietà umana, un messaggio di impegno cristiano, un grande esempio di evangelizzazione attraverso l’insegnamento, vissuto e concreto, dell’amore di Cristo, per abbattere le barriere dell’orgoglio e dell’egoismo, sanare gli squilibri sociali e le disuguaglianze, combattere le ingiustizie, restituire dignità di persona a chi viene emarginato. Un carisma di grande attualità in questi giorni bui e tristi, attraversati da una grave crisi economica e caratterizzati da una povertà crescente che acuisce ulteriormente le disparità sociali.
L'Osservatore Romano