VII Congresso Mondiale della Pastorale dei Migranti. Discorso del Cardinale Antonio Maria Vegliò
Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti[Text: Italiano, Français, English, Español]
Eminenze, Eccellenze,
Distinti ospiti,
Stimati partecipanti a questo VII Congresso Mondiale della Pastorale dei Migranti,
Cari fratelli e sorelle in Cristo,
Ho l’onore di darvi il benvenuto a questo importante Evento, che abbiamo aperto pochi minuti fa con il canto del Veni Creator, con il quale abbiamo voluto affidare questo Incontro mondiale alla guida docile ma possente dello Spirito Santo, lasciando a Lui di ispirarci e dirigerci nella buona direzione.
Insieme a me, vi salutano il Segretario, Mons. Joseph Kalathiparambil, il Sotto-Segretario, Padre Gabriele Bentoglio, i Membri, i Consultori e gli Officiali del Dicastero, con la speranza e la fiducia che questa riunione di Cardinali, Vescovi, sacerdoti, religiosi e laici giunti da tutti i confini della terra e impegnati nella pastorale delle migrazioni contribuisca ad approfondire la questione migratoria al fine di dare risposte adeguate al fenomeno, che sta assumendo proporzioni senza precedenti.
Rivolgo un saluto ai nostri Delegati Fraterni, Sua Eminenza Stefanos del Patriarcato Ecumenico, Sua Eccellenza Siluan del Patriarcato Ortodosso Rumeno, il Dott. Emmanouil Papamikroulis della Chiesa Ortodossa di Grecia, la Rev.da Catherine Anne Graham della Comunione Anglicana, il Rev.do Jooseop Keum del Consiglio Ecumenico delle Chiese e la Dott. Doris Peschke della Federazione Luterana Mondiale. La vostra presenza sta a dimostrare che condividiamo la stessa preoccupazione e sollecitudine per le situazioni che il fenomeno della migrazione comporta.
Do il cordiale benvenuto all’Onorevole Angelino Alfano, Ministro dell’Interno del Governo italiano. Rivolgo un saluto agli Ambasciatori e ai rappresentanti delle Missioni Diplomatiche presso la Santa Sede, e ai membri delle Organizzazioni internazionali non-governative. Vi ringrazio per la vostra presenza, segno dell’importanza che riveste la questione della migrazione per lavoro, e testimonianza dell’impegno di coloro che hanno la responsabilità di governo nelle società odierne.
Infine, desidero anche rivolgere un particolare saluto agli esperti nei settori accademici che si occupano delle questioni relative alla nostra sollecitudine pastorale, insieme ai rappresentanti di associazioni e organizzazioni impegnate in questo ambito. Vi ringrazio fin da ora per il contributo che offrirete in questi giorni e che certamente sarà di arricchimento per ogni Congressista.
Anche se può sembrare una frase scontata, dobbiamo affermare che la migrazione continua ad essere un segno dei tempi, che influisce profondamente sulle nostre società e, vivendo in un’epoca di cambiamenti rapidi e senza precedenti, porta con sé potenzialità e rischi.
Le migrazioni pongono particolari sfide per le diverse problematiche di natura sociale, economica, politica, culturale e religiosa che sollevano, e per le diverse emergenze che interpellano la Comunità internazionale. Rappresentano un fenomeno complesso a causa del loro legame con tutte le sfere della vita quotidiana, ed è per ciò che, a volte, sono così difficile da gestire. Ad ogni modo, il fatto che molti migranti si muovano nonostante i persistenti ostacoli mostra, se posso dire, una certa “incompatibilità” tra gli approcci restrittivi, e un mondo che sta avanzando verso una crescente liberalizzazione di altri flussi. Una tale incoerenza può essere considerata, in qualche modo, responsabile del gran numero di migranti senza documenti e anche della comparsa di certe aree di transito migratorio in varie parti del mondo, come pure del fatto di costituire terreno fertile per diversi gravi crimini contro i diritti umani, vale a dire il traffico di esseri umani attraverso le frontiere.
In quest’epoca di migrazioni senza precedenti non di rado emerge la tendenza a vedere il migrante straniero con sospetto e paura. Invece di accoglienza e solidarietà, i movimenti migratori suscitano diffidenze e ostilità, sospetti e pregiudizi. Si stanno aprendo numerosi dibattiti sull’opportunità e sui modi per affrontare il fenomeno delle migrazioni non solo ad alto livello, ma anche nelle comunità locali dove la presenza dei migranti è sempre più forte. Lo spirito umano, capace di grande generosità, viene messo a tacere da nuovi appelli all’isolamento e alla restrizione. In un clima così preoccupante, ci si può chiedere: come risponde la Chiesa?
Dal punto di vista biblico, il migrante è per definizione “lo straniero” e, secondo un concetto più concreto, lo straniero ospite in mezzo a noi. Per il fatto che condivide l’ambiente di vita quotidiana con gli autoctoni, con tutte le sue differenziazioni, il migrante si colloca nella prospettiva anticotestamentaria del “prossimo”. Se, poi, egli condivide la stessa fede in Cristo, è “fratello” nel senso più ampio del termine. Inoltre, poiché necessita di aiuto o di assistenza a causa dello sradicamento dal proprio Paese, delle sfide alla sua fede o perché ne è privo, appartiene a quella categoria di fratelli bisognosi con i quali, nella parabola del Giudizio Finale, Gesù stesso si è identificato (cfr. Mt 25).
La migrazione, a sua volta, nonostante gli innumerevoli aspetti che la caratterizzano, è via caratteristica attraverso la quale il confronto fratello-straniero si realizza in forme sempre nuove, mettendo allo stesso tempo anche in crisi ogni concretizzazione dell’ideale biblico della fraternità. In questa luce, quali sono gli aspetti che più si impongono per una lettura cristiana del fenomeno della migrazione per motivi di lavoro?
Il tema del nostro Incontro ci viene in aiuto poiché mette già in evidenza due vie da seguire: la cooperazione e lo sviluppo, nella prospettiva specifica della sollecitudine pastorale.
I concetti della cooperazione e dello sviluppo pongono soprattutto l’accento sull’aspetto positivo del fenomeno della migrazione, inclusa quella lavorativa. Dal punto di vista della cooperazione non si può trascurare che l’affluenza di migranti verso i Paesi di accoglienza può significare, per questi ultimi, grandi benefici, in quanto immette nuove forze creative e produttive che possono diventare di indiscutibile utilità per lo sviluppo. L’inserimento dei migranti nel settore produttivo dei Paesi d’accoglienza ha la capacità di creare ricchezza per i Paesi stessi e, allo stesso tempo, può offrire opportunità di formazione, informazione, lavoro e retribuzione per i migranti. Questi, a loro volta, possono condividere con il Paese d’origine una parte importante dei benefici ricevuti nel Paese d’accoglienza.
Bisogna, però, stare attenti a non misurare lo sviluppo solo in termini di crescita economica o di altri indicatori finanziari, come hanno sempre voluto sottolineare i Pontefici. Papa Francesco ha ribadito che “non si può ridurre lo sviluppo alla mera crescita economica, conseguita, spesso, senza guardare alle persone più deboli e indifese. Il mondo può migliorare soltanto se l’attenzione primaria è rivolta alla persona, se la promozione della persona è integrale, in tutte le sue dimensioni, inclusa quella spirituale” (Messaggio per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato 2014). È vero che la migrazione per lavoro rappresenta una grande potenzialità per lo sviluppo, soprattutto attraverso le rimesse, sebbene, a volte, l’effetto nel tempo possa avere purtroppo anche conseguenze negative per lo sviluppo del Paese d’origine. Il vero sviluppo di una società o di un Paese richiede perciò non solo cambiamenti economici e strutturali, ma soprattutto cambiamenti profondi in ambito sociale e politico. Oltre a reali politiche di cooperazione allo sviluppo con i Paesi di origine e di transito dei flussi migratori, servono politiche migratorie che considerino i migranti non solo come strumenti da attrarre o mandare via a seconda delle esigenze, ma come persone alle quali devono essere garantiti tutti i diritti e gli effetti derivanti dalla residenza e dalla cittadinanza.
I migranti, comunque, non hanno soltanto necessità materiali, ma anche spirituali, alle quali la Chiesa è chiamata a rispondere attraverso una cura pastorale integrale che rappresenta una specifica area d’azione all’interno della pastorale ordinaria. Il punto di partenza è sempre la comprensione della situazione dei migranti in tutte le sue dimensioni, alla luce della Parola di Dio e della Dottrina Sociale della Chiesa. Considerarli come risorsa per le comunità ecclesiali che li accolgono permetterà loro di cooperare allo sviluppo della Chiesa d’arrivo, contribuendo così alla crescita della fratellanza e dello spirito di comunità.
In conclusione, formulo l’auspicio che le nostre riflessioni, e soprattutto le nostre preghiere per i migranti, possano portare frutti abbondanti e benedizioni non solo per tutti coloro che vengono in aiuto alle persone “in cammino”, ma anche per quanti si trovano, per qualsiasi ragione, lontano da casa.
Grazie per la vostra attenzione. A tutti, buon lavoro!
Cardinale Antonio Maria Vegliò
Presidente
Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti
Santa Sede.
Inglese
Your Eminences, Your Excellences,
Honoured guests,
Esteemed participants of this 7th World Congress for the Pastoral Care of Migrants,
Dear brothers and sisters in Christ,
I have the honour of welcoming you to this special Event just started a few minutes ago with the joint hymn of the Veni Creator, by which we willingly entrusted this Meeting, truly a global one, to the docile and yet powerful guidance of the Holy Spirit, in order to inspire us and lead us in the right direction.
Along with me, they greet you also the Secretary, Mons. Joseph Kalathiparambil, the Under-Secretary, Fr. Gabriele Bentoglio, the Members, the Consulters and the Officials of the Dicastery, hoping and wishing that this gathering of Bishops, priests, religious and lay people convened from all the ends of the earth and involved in the Pastoral Care of migrants will contribute to reflect on the migration issue to provide specific answers to the phenomenon that has already taken unprecedented proportions.
A special greeting to our Fraternal Delegates, His Eminence Stephanos from the Ecumenical Patriarchate, His Excellency Siluan from the Romanian Orthodox Patriarchate, Doc. Emmanouil Papamikroulis from the Orthodox Church in Greece, Rev. Catherine Anne Graham from the Anglican Communion, Rev. Jooseop Keum from the Ecumenical Council of Churches, and Doc. Doris Peschke from the World Lutheran Federation. Your presence manifests that we share the same concern and care for the situations caused by the migration phenomenon.
I welcome the Ambassadors and representatives of the Diplomatic Missions with the Holy See, the Members of the International non-governmental Organizations and the Italian Authorities. I would like to thank you for your presence, which is a sign of the importance of the issue of labour migration, and testimony of the involvement of those responsible for governing in present societies.
Finally, I would like to greet especially the experts of the various academic disciplines studying the issues related to our specific pastoral care, along with the representatives of associations and organizations involved in this field. I would like to thank you from the present moment for your personal contribution during these days and surely of great help for every person attending the Congress.
Although it will sound like an obvious statement, we must say that migration continues to be a sign of the times, deeply influencing our societies, and living in an era of rapid and unprecedented changes it brings forth potentials and risks.
Migration poses a particular challenge due to the social, economic, political, cultural and religious questions that it raises, and for the many crises that appeal to the International Community. Migration represents a complex phenomenon because of its relationship to the different aspects of every day life and, for this reason, they are at times so difficult to manage. In any case, the fact that so many migrants move, despite the persistent obstacles, demonstrates, if I may say so, a certain “incompatability” between restrictive approaches to migration and a world that is continually moving towards the liberalization of different movements. Such incoherence can be considered, in some manner, a reason for such a large number of migrants without documentation, for the establishment of regions of migrant transit in various parts of the world, which creates opportunity for serious crimes against human rights, in particular, human trafficking across borders.
In this era of migration without precedence, it is not without reason that there exists a tendency to view the migrant with suspicion and fear. Instead of welcome and solidarity, migratory movements produce distrust and hostility, suspicion and prejudice. There are many debates regarding whether and how to deal with migration not only at the international level, but also at the local level where the presence of migrants is becoming ever more prominent. The human spirit, capable of great generosity, is silenced by new appeals for isolation and restriction. In such a distressing climate, one may ask: how should the Church respond?
From a Biblical perspective, the migrant is by definition “the stranger” and with a more concrete concept, the stranger who is a guest in our midst. Because of the fact that he shares the daily living environment of the local people, with all of its diversities, the migrant can be placed in the Old Testament perspective of the “neighbour”. In addition, if he shares the same faith in Christ, he is a “brother” in the wider sense of the term. Also, because he needs help and care as a consequence for the uprooting from his country, for the challenges to his faith or because he does not have it, he belongs to that category of the needy brothers with whom, in the parable of the Final Judgment, Jesus Christ identified himself (cfr. Mt 25).
Migration also, despite the many aspects that is defined by, is a specific way through which the relationship brother-stranger creates ever new forms, by putting to the test also every attempt to materialize the biblical ideal of fraternity. In this light, what are the aspects that better explain in a Christian perspective the phenomenon of labour migration?
The theme of our Meeting helps us out in highlighting two directions to follow: cooperation and development, under the specific perspective of the Pastoral care.
The concepts of cooperation and development especially stress the positive aspect of the phenomenon of migration. From the cooperation viewpoint, we have to consider the fact that the arrival of migrants into the welcoming countries may signify for them great benefits, because it brings new creative and productive energies that could be of great benefit toward their development. The migrants’ involvement in the productive sector of the welcoming countries can produce an enrichment for the very countries and, at the same time, can offer the opportunity of formation, information, work and retribution for migrants. They themselves, then, can share with their country of origin an important part of the benefits received in the welcoming countries.
However, we must be aware not to consider development only in terms of economic growth or other financial factors, as the Popes have always try to underscore. Pope Francis affirmed that “Development cannot be reduced to economic growth alone, often attained without a thought for the poor and the vulnerable. A better world will come about only if attention is first paid to individuals; if human promotion is integral, taking account of every dimension of the person, including the spiritual”(Message for the 2014 World Day of Migrants and refugees). Indeed, labour migration manifests a great potential for development, especially through the remittances, although the time factor sometimes might have also negative effects for the development of the country of origin. Real development in a society or country therefore needs not only economic and structural changes, but especially deep changes in the social and political realm. In addition to real policies of cooperation on behalf of the development of countries of origin and transit of migratory flows, there is a need for migration policies considering migrants not only like tools to be received or discarded according to the present needs, but like persons for whom all rights and effects deriving from their residence and citizenship must be safeguarded.
Migrants, then, do not only have material needs, but also spiritual ones, which the Church is called to minister to through an integral pastoral care specifying a specific area of action within the ordinary pastoral care. The starting point is always the understanding of the migrants’ condition in all its dimensions seen under the light of God’s Word and of the Social Doctrine of the Church. By considering them as a resource for the ecclesial welcoming communities, it will allow them to cooperate to the development of the host Church, thus contributing to the growth of fraternity and the community spirit.
In the end, I fervently hope that our reflections, and especially our prayers for migrants, may bring abundant fruit and blessings for all those who give support to people “on the move”, as well as for those who for any reason are far away from home.
Thank you for your attention and participation at this Congress!
Spagnolo
Eminencias, Excelencias,
Distinguidos huéspedes,
Estimados participantes de este VII Congreso Mundial de la Pastoral de los Migrantes,
Estimados hermanos y hermanas en Cristo,
Tengo el honor de darles la bienvenida a este importante Evento, que hemos abierto hace algunos minutos con el canto conocido del Veni Creator, con el cual hemos querido confiar este Encuentro, realmente mundial, a la guía dócil pero potente del Espíritu Santo, dejándole nos inspire y nos dirija hacia una buena dirección.
Junto conmigo, los saludan el Secretario, Mons. Joseph Kalathiparambil, el Subsecretario, Padre Gabriele Bentoglio, los Miembros, los Consultores y los Oficiales del Dicasterio, con la esperanza y la confianza de que esta reunión de Obispos, sacerdotes, religiosos y laicos reunidos de todos los confines de la tierra y comprometidos en la pastoral de las migraciones contribuyan a profundizar la cuestión migratoria con el fin de dar respuestas adecuadas al fenómeno, que está asumiendo proporciones sin precedentes.
Dirijo un saludo a nuestros Delegados Fraternos, Su Excelencia Stephanos del Patriarcado Ecuménico, Su Excelencia Siluan del Patriarcado Ortodoxo Rumeno, el Dr. Emmanouil Papamikroulis de la Iglesia Ortodoxa de Grecia, a la Rev. Catherine Anne Graham de la Comunión Anglicana, al Rev. Jooseop Keum del Consejo Ecuménico de las Iglesias y a la Dra. Doris Peschke de la Federación Luterana Mundial. Su presencia demuestra que compartimos la misma preocupación y solicitud para las situaciones que comporta el fenómeno de la migración.
Doy la bienvenida a los Embajadores y a los representantes de las Misiones Diplomáticas en la Santa Sede, a los miembros de las Organizaciones internacionales no gubernamentales y a las Autoridades italianas. Les agradezco por la presencia, señal de importancia que reviste la cuestión de la migración por el trabajo, y el testimonio de compromiso de aquellos que tienen la responsabilidad de gobierno en las sociedades de hoy.
Finalmente, me gustaría también dirigirle un particular saludo a los expertos en los sectores académicos que se ocupan de las cuestiones relacionadas a nuestra solicitud pastoral, junto a los representantes de asociaciones y organizaciones comprometidas en este ámbito. Les agradezco desde ahora por la contribución que ofrecerán en estos días y que ciertamente será de enriquecimiento para todos los Congresistas.
Incluso si puede parecer una frase evidente, debemos afirmar que la migración continúa siendo una señal de los tiempos, que influye profundamente en nuestras sociedades y que, viviendo en una época de cambios rápidos y sin precedentes, lleva consigo potencialidades y riesgos.
Las migraciones plantean retos específicos a causa de los diferentes problemas de naturaleza social, económica, política, cultural y religiosa que generan, y las distintas emergencias que interpelan a la comunidad internacional. Representan un fenómeno complejo debido a su vínculo con todos los sectores de la vida cotidiana, razón por la que a veces son tan difíciles de abordar. De todos modos, el hecho de que muchos migrantes se desplazan a pesar de los persistentes obstáculos, demuestra, si me lo permiten, una cierta “incompatibilidad” entre los enfoques restrictivos y un mundo que avanza hacia una mayor liberalización de otros flujos. Dicha incoherencia se puede considerar, de alguna manera, responsable del gran número de inmigrantes indocumentados, así como de la aparición de ciertas áreas de tránsito migratorio en diferentes partes del mundo, como también el ser un terreno fértil para diversos crímenes graves que atentan contra los derechos humanos, es decir, la trata de seres humanos a través de las fronteras.
En esta era de migraciones sin precedentes, a menudo, existe una tendencia a ver al extranjero migrante con recelo y con temor. En lugar de acogida y solidaridad, los movimientos migratorios suscitan recelo y hostilidad, desconfianzas y prejuicios. Se están emprendiendo una serie de debates acerca de las oportunidades y sobre cómo afrontar el fenómeno de las migraciones, no solo a altos niveles sino también en las comunidades locales donde la presencia de los inmigrantes es cada vez más fuerte. El espíritu humano, capaz de gran generosidad, es silenciado por los nuevos llamamientos al aislamiento y a la restricción. En un clima tan preocupante, nos preguntamos: ¿cómo responde la Iglesia?
Desde el punto de vista bíblico, el migrante es por definición “el extranjero” y, según un concepto más concreto, el extranjero huésped en nuestro medio. Por el hecho que comparte el ambiente de vida cuotidiana con los autóctonos, con todas sus diferenciaciones, el migrante se pone en la perspectiva del Antiguo Testamento del “prójimo”. Si, después, él comparte la misma fe de Cristo, es “hermano” en el sentido más amplio del término. Además, porque necesita de ayuda y de asistencia por causa de la separación del propio País, de los desafíos a su fe o porque se le priva de ella, pertenece a la categoría de hermanos necesitados con los cuales, en la parábola del Juicio Final, el mismo Jesús se identificó (cfr. Mt 25).
La migración, por su vez, no obstante los innumerables aspectos que la caracterizan, es caracterizada a través de la confrontación hermano-extranjero que se realiza de forma siempre nueva, poniendo al mismo tiempo también en crisis todas las concretizaciones del ideal bíblico de la fraternidad. Con esta luz, ¿cuáles son los aspectos que más se imponen para una lectura cristiana del fenómeno de la migración por motivos laborales?
El tema de nuestro encuentro nos ayuda porque pone en evidencia dos caminos para seguir: la cooperación y el desarrollo, en la perspectiva específica de la solicitud pastoral.
Los conceptos de cooperación y de desarrollo ponen el acento, sobre todo, en el aspecto positivo del fenómeno de la migración, inclusive en el laboral. Desde el punto de vista de la cooperación no se puede descuidar que la afluencia de migrantes hacia los Países de acogida puede significar, para estos últimos, grandes beneficios, en cuanto invierte nuevas fuerzas creativas y productivas que pueden convertirse en una indiscutible utilidad para el desarrollo. La inserción de los migrantes en el sector productivo de los Países de acogida tiene la capacidad de crear riquezas para los Países mismos y, al mismo tiempo, puede ofrecer oportunidades de formación, información, trabajo y retribución para los migrantes. Estos, a su vez, pueden compartir con el País de origen una parte importante de los beneficios recibidos en el País de acogida.
Se necesita, sin embargo, estar atentos a no confundir el desarrollo, sólo en términos de crecimiento económico o de otros indicadores financieros, como han querido siempre subrayar los Papas. Papa Francisco recalcó que “no se puede reducir el desarrollo al mero crecimiento económico, conseguido, frecuentemente, sin mirar a las personas más débiles e indefensas. El mundo puede mejorar solamente si la atención primaria es dirigida a la persona, si la promoción de la persona es integral, en todas sus dimensiones, incluso la espiritual” (Mensaje para el Día Mundial del Migrante y del refugiado 2014). Es verdad, que la migración por trabajo representa una grande potencialidad para el desarrollo, sobre todo a través de las remesas, si bien, a veces, el efecto en el tiempo pueda tener desgraciadamente también consecuencias negativas para el desarrollo del País de origen. El verdadero desarrollo de una sociedad o de un País exige por ello no sólo cambios económicos y estructurales, sino sobre todo cambios profundos en ámbito social y político. Además de reales políticas de cooperación al desarrollo con los Países de origen y de tránsito de los flujos migratorios, sirven políticas migratorias que consideren a los migrantes no solo como instrumentos de atracción o de mandarse afuera, de acuerdo a las exigencias, sino como personas a las cuales deben ser garantizados todos los derechos y los efectos que derivan de la residencia y de la ciudadanía.
Los migrantes, con todo, no tienen solamente necesidades materiales, sino también espirituales, a las cuales la Iglesia es llamada a responder a través de un cuidado pastoral integral que representa una específica área de acción al interno de la pastoral ordinaria. El punto de partida es siempre la comprensión de la situación de los migrantes en todas sus dimensiones, a la luz de la Palabra de Dios y de la Doctrina Social de la Iglesia. Considerarlos como recursos para las comunidades eclesiales que los acogen les permitirá cooperar al desarrollo de la Iglesia de llegada, contribuyendo así al crecimiento de la fraternidad y del espíritu de comunidad.
En conclusión, formulo el deseo de que nuestras reflexiones, y sobre todo nuestras oraciones por los migrantes, puedan llevar frutos abundantes y bendiciones no sólo para todos aquellos que vienen en ayuda de las personas “a camino”, sino también para cuantos se encuentran, por cualquier razón, lejos de casa.
Gracias por su atención. A todos, ¡buen trabajo!
Francese
Eminences, Excellences,
Chers hôtes,
Chers participants à ce VIIème Congrès Mondial de la Pastorale des Migrants,
Chers frères et sœurs dans le Christ,
J’ai l’honneur de vous souhaiter la bienvenue à cet important Evénement, que nous avons ouvert il y a quelques minutes à peine par le chant commun du Veni Creator, par lequel nous avons voulu confier cette Rencontre, vraiment mondiale, à la conduite docile mais puissante de l’Esprit Saint, en le laissant nous inspirer et nous guider dans la bonne direction.
Avec moi, vous saluent également le Secrétaire, Mgr Joseph Kalathiparambil, le Sous-Secrétaire, le Père Gabriele Bentoglio, les Membres, les Consulteurs et les Officiaux du Dicastère, avec l’espérance et la confiance que cette réunion d’évêques, de prêtres, de religieux et de laïcs venus de tous les coins de la terre et engagés dans la pastorale des migrations contribue à approfondir la question migratoire afin d’apporter des réponses adéquates à ce phénomène, qui atteint des proportions sans précédent.
J’adresse mes salutations à nos Délégués fraternels, Son Eminence Stephanos du Patriarcat Œcuménique, Son Excellence Siluan du Patriarcat Orthodoxe Roumain, le Doct. Emmanouil Papamikroulis de l’Eglise Orthodoxe de Grèce, la Révérende Catherine Anne Graham de la Communion Anglicane, le Révérend Jooseop Keum du Conseil Œcuménique des Eglises et la Doct. Doris Peschke de la Fédération Luthérienne Mondiale. Votre présence démontre que nous partageons la même préoccupation et la même sollicitude pour les situations que comporte le phénomène migratoire.
Je souhaite également la bienvenue aux Ambassadeurs et aux représentants des Missions Diplomatiques près le Saint-Siège, aux membres des Organisations internationales non gouvernementales et aux Autorités italiennes. Je vous remercie pour votre présence, signe de l’importance que revêt la question de la migration pour raison de travail, et qui témoigne de l’engagement de ceux qui exercent des responsabilités de gouvernement dans les sociétés contemporaines.
Enfin, je désire également adresser mes salutations particulières aux experts des secteurs académiques qui s’occupent des questions relatives à notre sollicitude pastorale, ainsi qu’aux représentants d’associations et d’organisations engagées dans ce domaine. Je vous remercie dès à présent pour la contribution que vous nous offrirez ces jours-ci et qui, j’en suis sûr, constituera un enrichissement pour chaque congressiste.
Même si cela peut sembler une phrase escomptée, nous devons affirmer que la migration continue d’être un signe des temps, qui influe profondément sur nos sociétés et, à notre époque de changements rapides et sans précédent, qui comporte des potentialités et des risques.
Les migrations présentent des défis particuliers en raison des diverses problématiques de nature sociale, économique, politique, culturelle et religieuse qu’elles soulèvent et à cause des urgences qui interpellent la Communauté internationale. Elles représentent un phénomène complexe en raison de leur lien avec toutes les sphères de la vie quotidienne ; c’est pourquoi elles sont parfois si difficiles à gérer. Quoi qu’il en soit, le fait que de nombreux migrants se déplacent malgré les obstacles persistants prouve, si je puis dire, une certaine « incompatibilité » entre les approches restrictives et un monde en marche vers une croissante libéralisation d’autres flux. D’une certaine façon, cette incohérence peut être considérée comme responsable du grand nombre de migrants sans papiers et de l’apparition de certaines aires de transit migratoires dans différentes parties du monde ; elle constitue également un terrain fertile pour certains graves crimes commis contre les droits de l’homme, surtout le trafic d’êtres humains à travers les frontières.
A cette époque de migrations sans précédent, il n’est pas rare de voir émerger la tendance à considérer le migrant étranger avec peur et suspicion. Au lieu de l’accueil et de la solidarité, les mouvements migratoires suscitent la méfiance et l’hostilité, la suspicion et les préjugés. De nombreux débats ont lieu sur l’opportunité et sur les façons d’affronter le phénomène des migrations non seulement à un échelon élevé, mais aussi dans les petites communautés locales où la présence des migrants est toujours plus importante. L’esprit humain, capable d’une grande générosité, est réduit au silence par les nouveaux appels à l’isolement et à la restriction. Dans un climat aussi préoccupant, nous pouvons nous demander : comment l’Eglise répond-elle ?
Du point de vue biblique, le migrant est, par définition « l’étranger » et, selon un concept plus concret, l’hôte étranger au milieu de nous. Du fait qu’il partage le milieu de vie avec les autochtones, avec toutes ses différentiations, le migrant se situe dans la perspective vétérotestamentaire du « prochain ». Si, de plus, il partage la même foi dans le Christ, il est « frère » au sens le plus large du terme. En outre, comme il a besoin d’aide ou d’assistance du fait qu’il est déraciner de son pays, à cause des défis posés à sa foi ou parce qu’il en est privé, il appartient à cette catégorie de frères nécessiteux auxquels Jésus lui-même s’est identifié dans la parabole du Jugement Dernier (cf. Mt 25).
A son tour et malgré les innombrables aspects qui la caractérisent, la migration est la voie caractéristique par laquelle la confrontation frère-étranger se réalise sous des formes toujours nouvelles, mettant en même temps en crise toute concrétisation de l’idéal biblique de la fraternité. A cette lumière, quels sont les aspects qui s’imposent davantage pour une lecture chrétienne du phénomène de la migration pour raisons de travail ?
Le thème de notre Rencontre nous vient en aide puisqu’il met déjà en évidence deux voies à suivre : la coopération et le développement, dans la perspective spécifique de la sollicitude pastorale.
Les concepts de la coopération et du développement mettent surtout l’accent sur l’aspect positif du phénomène de la migration, y compris la migration pour raison de travail. Du point de vue de la coopération, on ne peut pas négliger le fait que l’affluence de migrants vers les pays d’accueil peut apporter, pour ces derniers, de grands bénéfices, dans la mesure où elle apporte de nouvelles forces créatives et productives qui peuvent devenir d’une utilité indiscutable pour le développement. L’insertion des migrants dans le secteur productif des pays d’accueil comporte la capacité de créer de la richesse pour ces mêmes pays et, en même temps, elle peut offrir des opportunités de formation, d’information, de travail et de rétribution pour les migrants. A leur tour, ceux-ci peuvent partager avec leur pays d’origine une part importante des bénéfices reçus dans le pays d’accueil.
Il faut cependant être attentifs à ne pas mesurer le développement uniquement en termes de croissance économique ou d’autres indicateurs financiers, comme ont tenu à le souligner les derniers Papes. Le Pape François a réaffirmé que « le développement ne peut être réduit à la simple croissance économique, obtenue, souvent sans regarder aux personnes plus faibles et sans défense. Le monde peut progresser seulement si l’attention première est dirigée vers la personne ; si la promotion de la personne est intégrale, dans toutes ses dimensions, incluse la dimension spirituelle » (Message pour la Journée Mondiale du Migrant et du Réfugié 2014). Il est vrai que la migration pour le travail représente une grande potentialité pour le développement, surtout à travers les transferts, bien que parfois son effet, avec le temps, peut hélas avoir aussi des conséquences négatives pour le développement du pays d’origine. Le véritable développement d’une société ou d’un pays requiert donc non seulement des changements économiques et structurels, mais surtout des changements profonds dans le domaine social et politique. En plus de réelles politiques de coopération pour le développement avec les pays d’origine et avec les pays de transit des flux migratoires, les politiques migratoires doivent considérer les migrants non seulement comme des instruments à attirer ou à renvoyer selon les exigences, mais comme des personnes auxquelles doivent être garantis tous les droits et les effets dérivant de la résidence et de la citoyenneté.
En tout cas, les migrants n’ont pas seulement des besoins matériels, mais aussi spirituels, auxquels l’Eglise est appelée à répondre grâce à une pastorale intégrale qui représente un domaine d’action spécifique à l’intérieur de la pastorale ordinaire. Le point de départ est toujours la compréhension de la situation des migrants sous toutes ses dimensions, à la lumière de la Parole de Dieu et de la Doctrine Sociale de l’Eglise. Les considérer comme une ressource pour les communautés ecclésiales qui les accueillent leur permettra de coopérer au développement de l’Eglise d’arrivée, contribuant ainsi à la croissance de la fraternité et de l’esprit de communauté.
En conclusion, je formule le souhait que nos réflexions, et surtout nos prières pour les migrants, puissent apporter des fruits abondants et des bénédictions non seulement pour tous ceux qui viennent en aide aux personnes « en chemin », mais aussi pour ceux qui se trouvent, pour quelque raison que ce soit, loin de chez eux.
Merci de votre attention et bon travail à tous !