lunedì 17 novembre 2014

Alle origini della violenza sessuale

Tentazione di Adamo e Eva, particolare da un affresco di Masolino (1383-1440). Firenze, chiesa del Carmine.

Gianfranco Ravasi
Cardinale arcivescovo e biblista

I capitoli 2 e 3 della Genesi sono simili a un dittico segnato da due tonalità antitetiche. Da un lato, c’è la luce che inonda il cap. 2 ove il protagonista, ha-’adam, in ebraico “l’Uomo” di tutti i tempi, cioè l’umanità, vive in dialogo armonico col suo Dio, col suo simile, la donna, e con gli animali e la materia. 

D’altro lato, ecco irrompere nel cap. 3 la tenebra: con la sua libertà, l’Uomo vuole edificare un progetto alternativo che si rivela disastroso. È quello che siamo soliti chiamare “il peccato originale”. Questa demolizione del progetto iniziale divino è rappresentata secondo lo schema del giudizio divino che condanna la scelta umana alternativa. Le frasi che Dio pronuncia, in realtà, vogliono mostrare e non imporre quello che rimane delle armonie precedenti dopo il peccato, ossia un cumulo di macerie. 

Così, l’Uomo se ne va lontano da Dio, espulso dall’orizzonte paradisiaco della comunione con lui; infrange il legame con la terra che sembra ribellarsi alla sua tirannia e soprattutto s’interrompe il vincolo d’amore della coppia, segno della storia di violenza che pervaderà la vicenda umana nei secoli. È su quest’ultimo aspetto che ci soffermiamo. Sotto la forma di un verdetto giudiziario divino si descrive ciò che col peccato accade nella relazione tra uomo e donna: «Alla donna [Il Signore] disse: Moltiplicherò i tuoi dolori e le tue gravidanze, con dolore partorirai figli. Verso tuo marito sarà il tuo istinto, ed egli ti dominerà» (Genesi 3,16). L’autore sacro per mostrare che l’armonia della coppia è ora spezzata ricorre a due segni simbolici. 

Il primo è quello del parto, visto nella Bibbia come espressione della benedizione divina. Un antico proverbio berbero afferma: «Se una donna ha nel ventre un figlio, il suo corpo è come una tenda quando soffia il vento nel deserto, il ghibli, è come l’oasi per l’assetato, come il tempio per chi vuol pregare». Il parto è, però, accompagnato da dolori atroci, simbolo della sofferenza più lacerante (vedi Isaia 26,17). 

La Bibbia interpreta questi dolori, di per sé naturali, come il segno della disarmonia tra uomo e donna nella loro relazione di coppia, nella sessualità, nell’amore e soprattutto nel momento più alto e più bello, quello della generazione. Non è, quindi, che si veda il parto come una punizione, né che si voglia proibire la tecnica del parto indolore. È solo un’immagine per rappresentare l’insinuarsi del male anche nella realtà così gloriosa del matrimonio. L’altro segno dell’infrangersi dell’armonia tocca il rapporto di coppia. Prima del peccato era rappresentato come comunione, raffigurata nell’essere «una carne sola». 

Ora, alla pulsione (“l’istinto”) che regge l’attrazione sessuale, si accompagna un possesso brutale (“ti dominerà”). Il verbo ebraico usato per indicare il “dominio” del maschio sulla donna è quello del re, del potente, del tiranno. Si delinea, così, quell’infame sequenza di violenze sessuali che, in forme subdole o volgari, raffinate o macabre, si perpetrano anche ai nostri giorni e macchiano di sangue tutta la storia della coppia. 
Famiglia Cristiana