venerdì 21 novembre 2014

Per un nuovo slancio missionario



III Congresso Mondiale dei movimenti ecclesiali e delle nuove comunità. La conversione missionaria dei movimenti ecclesiali
Pontificio Consiglio per i Laici
La seconda giornata del Terzo Congresso mondiale dei movimenti ecclesiali e delle nuove comunità è stata caratterizzata da due tavole rotonde precedute dalla relazione introduttiva di Guzman Carriquiry, a lungo sottosegretario del Pontificio Consiglio per i Laici ed oggi vice presidente della Commissione per l’America Latina.Carriquiry ha inserito il cammino dei movimenti in quella che ha definito l’ora di grazia del pontificato di papa Francesco. In questo contesto “la prima domanda che dobbiamo porci - ha detto - è questa: lo Spirito di Dio cosa ci sta dicendo, cosa ci sta chiedendo di cambiare, per mezzo dell’odierno pontificato? Cosa dicono concretamente le sue parole e  i suoi gesti al nostro movimento, alla nostra comunità? Se non ci poniamo a fondo queste domande è forse segno preoccupante del nostro rimanere attaccati alle nostre sicurezze, incuranti delle sorprese dello Spirito”.  
Una delle questioni centrali dell’odierna giornata di lavori è stata quella sul rapporto di papa Francesco con i movimenti ecclesiali. Carriquiry ha spiegato che papa Bergoglio li conosce bene e li apprezza fin da quando era arcivescovo di Buenos Aires “e non ha, di certo, smentito tutto ciò. Anzi,  ha detto cose importanti incontrandoli tutti in piazza San Pietro, a coloro che seguono il Cammino Neocatecumenale nell’Aula Nervi, ai “carismatici” nello Stadio Olimpico, alla Comunità di Sant’Egidio a Santa Maria in Trastevere, al movimento dei Focolari nella sua recente assemblea generale, al movimento di Schönstatt che ha festeggiato i 100 anni dell’alleanza di amore con la Mater, e nelle udienze ai singoli fondatori e ai loro successori e servitori”.  Ma c’è una diversità nel suo approccio: “il suo stile sembra più pacato. Forse non suscita la vostra auto-esaltazione. Vuol dire che è meno convinto dei movimenti? No! Forse è più esigente”. 
Per papa Francesco, secondo Carriquiry, il cuore del problema è la conversione missionaria: “se abbiamo applaudito quando papa Benedetto ha richiamato i movimenti ecclesiali ad essere sempre di più collaboratori del ministero universale del Papa, quanto importante è sentirsi chiamati, tra l’altro, dal Medio Oriente in tempesta (in cui le minoranze cristiane rischiano di scomparire) all’ Estremo Oriente (dove c’è un “mondo” da evangelizzare). Sentirsi chiamati anche dai Paesi africani assai abbandonati, dai Paesi del continente americano (che hanno bisogno urgente di rivitalizzare la loro tradizione cattolica), dall’ Europa sempre più scristianizzata (dove, in molte parti, si può parlare di un mondo post-cristiano), dalla Russia sino alla Siberia (nel dialogo con l’Ortodossia e gli enormi territori senza cura pastorale). Occorre anche proseguire sulla strada dell’ecumenismo con i nostri fratelli cristiani e nel dialogo e nell’amicizia con i credenti di altre tradizioni religiose. Guai a qualsiasi imborghesimento!”
I lavori sono continuati con la tavola rotonda dal titolo “Un popolo dai molti volti” all’interno della quale Daniela Martucci, mons. Dominique Rey, p. Gianfranco Ghirlanda ed Anna Pelli hanno individuato alcuni ambiti concreti nei quali i movimenti possono vivere la conversione pastorale e missionaria chiesta da papa Francesco.

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I lavori del terzo congresso mondiale dei movimenti. 
Un «risorgimento cristiano nelle anime» per accogliere le sorprese di Dio «oltre le proprie sicurezze materiali, ecclesiastiche, spirituali e ideologiche». È quanto viene richiesto ai movimenti e alle nuove comunità ecclesiali per poter rinnovare il loro slancio educativo, missionario e caritativo sulla scia dell’«imprevisto e sorprendente “effetto Francesco”». Lo ha sottolineato il segretario incaricato della vicepresidenza della Pontificia commissione per l’America latina, Guzmán Carriquiry, aprendo venerdì mattina, 21 novembre, la seconda giornata del congresso mondiale organizzato a Roma dal Pontificio consiglio per i laici.
Il relatore, che è stato sottosegretario del dicastero vaticano dal 1991 al 2011, ha esortato i membri dei movimenti a rinnovare se stessi per rinnovare la Chiesa, evidenziando come Papa Bergoglio auspichi che essi rilancino «l’impeto originario e le prime fasi della loro storia, oltre certa odierna sedimentazione e stabilizzazione».
E in proposito ha fatto notare come ci sia nel modo di porsi e di parlare del Pontefice latinoamericano una sorta di «scossa di destabilizzazione per aiutare a rompere ciò che c’è di conformismo mondano nella vita cristiana, per andare oltre il tran-tran quotidiano, per superare stanchezza e ripetizione, per non accontentarsi di ciò che si considera come già acquisito, per evitare che la forza dirompente del carisma diventi schema e istituzione»: insomma per vincere «la ricorrente tentazione di appiattire il dinamismo di un movimento dentro una logica associativa, per non limitare il dispiegarsi della libertà e della corresponsabilità secondo forme cristallizzate».
Sono seguiti due approfondimenti tematici. Il primo, in mattinata, sul tema «Un popolo dai molti volti», è stato animato dal vescovo francese Dominique Marie Jean Rey, dal gesuita Gianfranco Ghirlanda e da due relatrici: Daniela Martucci della comunità Nuovi orizzonti, e Anna Pelli del movimento dei Focolari. Martucci ha offerto la propria testimonianza personale di impegno soprattutto tra i giovani problematici delle periferie romane, mentre Pelli ha rilanciato la necessità per le aggregazioni laicali di collaborare insieme per non correre invano e di rallegrarsi per i frutti degli altri, contro la tentazione dell’autoreferenzialità.
Nel pomeriggio è stato affrontato il tema della conversione permanente per ritrovare la gioia di evangelizzare. Alle relazioni di due sacerdoti esperti di psicanalisi e psicologia, monsignor Tony Anatrella e il canossiano Amedeo Cencini, è seguita quella del vescovo di Reggio Emilia - Guastalla, Massimo Camisasca. Legato all’esperienza del movimento di Comunione e liberazione e fondatore della Fraternità sacerdotale dei missionari di San Carlo Borromeo, il presule ha analizzato il ruolo dei preti all’interno dei movimenti, non prima però di aver messo in luce come questi ultimi siano stati e continuino a essere fonte di tante nuove vocazioni oltre che di riscoperta della bellezza del proprio ministero per presbiteri in crisi.
Infine Daniela Sironi, della comunità di Sant’Egidio, ha invitato a porsi in ascolto di anziani e giovani, perché pur essendo considerati spesso dalla società una forza debole, nella logica di Dio essi costituiscono una speranza per tutti i popoli.
L'Osservatore Romano

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"In vitro veritas": l'era della disincarnazione

Il filosofo Fabrice Hadjadj racconta la sua conversione al cristianesimo in un'era dominata dal nichilismo e dalla tecnica

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“Il nostro mondo è sempre più caratterizzato dalla disincarnazione. Siamo nell’era di in vitro veritas, sia che si tratti degli schermi che del vetro delle provette. Il padre è sostituito dall’esperto (e questo accade anche ai vescovi che rinunciano troppo sovente alla paternità in ragione di una sola posizione di superiorità gerarchica); la madre è progressivamente rimpiazzata dalla matrice elettronica. Vi diranno che ormai una coppia dello stesso sesso può avere figli allo stesso modo in cui li hanno un uomo e una donna. Anzi, vi diranno che possono averli molto meglio che un uomo con una donna, perché questi si consegnano alla procreazione attraverso l’oscurità rischiosa di un abbraccio e di una gravidanza, mentre una coppia dello stesso sesso è più responsabile, più etica, perché ricorre agli ingegneri per fabbricare un bimbo senza difetti, con un codice genetico verificato, molto più adatto al mondo che lo circonda. Ciò che bolle nei nostri laboratori è una vera contro-annunciazione: non si tratta più di accogliere il mistero della vita nell’oscurità di un grembo ma di ricostituirla nella trasparenza di una provetta”.
È la descrizione fatta dal filosofo Fabrice Hadjadj, nato da famiglia di religione ebraica, un passato da nichilista e anticlericale, attualmente sposato, padre di sei figli, insegnante di lettere e filosofia e anche drammaturgo. Dalla sua conversione ha preso il via la sua opera filosofica e letteraria. Hadjadj sostiene che all’interno della Chiesa sia avvenuta la massima comprensione e valorizzazione del corpo e della sessualità e pensa che la morte abbia la sua dignità. Tra i suoi numerosi libri vi sono Mistica della carne. La profondità dei sessi(Milano, Medusa, 2009), e Farcela con la morteAnti-metodo per vivere, edito da Cittadella, che ha vinto il Gran Premio della letteratura cattolica nel 2006.
In occasione del terzo Congresso Mondiale dei movimenti ecclesiali e delle nuove comunità, organizzato a Roma dal Pontificio Consiglio per i Laici, di cui il filosofo francese è membro, in risposta alla chiamata alla conversione missionaria che papa Francesco ha rivolto nell’Evangelium Gaudium, Hadjadj ha risposto per Zenit ad alcune domande.
Qual è la storia della sua conversione dall’ebraismo al cristianesimo?
Potrei raccontarvi una lunga storia… Dio ci converte con la sua intera creazione. La conversione è semplicemente una presa di coscienza, perché la realtà è sempre la realtà.
Quando si è convertiti, inoltre, non si è arrivati, il battesimo è un punto di partenza, potrei sempre diventare peggiore di quello che sono stato prima: continuo ad avere i miei peccati, quindi occorre sempre fare attenzione al discorso della conversione. In realtà non è vero che mi sono convertito dall’ebraismo al cristianesimo, perché non ero religioso per nulla: venivo da una famiglia ebrea sì, ma piuttosto di sinistra, marxista, a casa non avevamo nessuna Bibbia, ma solo opere di Marx, Hegel, Gramsci; io personalmente mi avvicinai molto presto a Nietzsche e ad autori atei ma, curiosamente, è attraverso degli autori anticristiani che ho scoperto il cristianesimo e, curiosamente, è proprio da cristiano che ho scoperto in maniera vera il mio essere ebreo.
Avevo la sensazione che la grandezza dell’uomo fosse legata alla sua vulnerabilità e che non si sviluppa con una sorta di potere orizzontale ma attraverso un grido verticale, un grido verso il cielo, come nella tragedia greca. Lì è evidente che la dignità tragica dell’uomo sta nel fatto che si rivolge ad un Dio e interpella il cielo.
Inoltre ero attirato intellettualmente al mistero della croce. Un giorno mio padre si ammalò gravemente. Stava per morire e mia madre mi chiamò. Ero impotente davanti a quella situazione ed io entrai in una chiesa, dove pregai la Madonna: era una Madonna circondata da tanti ex-voto, e proprio due settimane prima, entrando nella stessa chiesa con un mio amico, avevo preso in giro questi ex voto: ‘grazie di qua, grazie di là… ridicolo!’. Mi ero fatto beffe davanti a quell’immagine. Ma la sera in cui mio padre stava male andai da questa Madonnina, e in quel momento non accadde nulla di straordinario, le cose straordinarie sono sempre le più semplici: ebbi la sensazione di essere al mio posto e scoprii che la posizione dell’uomo che prega è la posizione dell’uomo per eccellenza; a partire da quel momento ebbi la certezza della verità della preghiera.
Perché l’adesione al cristianesimo è qualcosa di diverso dall’adesione ad un partito o a un’idea politica?
Siamo passati da un’epoca di estremismi ideologici a un periodo in cui tutte le ideologie sono morte, un periodo di uniformazione tecnologica: è il momento in cui si prende la diversità del reale, la molteplicità delle cose, anche la biodiversità e la si manipola, la si frantuma.
La missione della Chiesa non ha nulla a che vedere con un processo di uniformazione, perché è la stessa missione del Creatore: è il Creatore e il Redentore di tutte le cose, quindi non vuole schiacciare la singolarità delle cose con l’uniformità, ricondurle a un idea, ma permettere di essere pienamente quelle che sono, per come sono create e salvate, nella loro differenza.
Il fondamento della fede cristiana è che l’unità è un’unità di comunione, ma la comunione non è una fusione. La comunione è comunione dell’uno con l’altro, e l’altro rimane un altro, non viene assorbito né diminuito. Questo si manifesta allo stesso modo nel mistero della Trinità: c’è un solo Dio, una sola natura divina, ma allo stesso tempo ci sono tre persone, e queste persone, proprio perché sono tre, sono persone eternamente differenti. Noi pensiamo all’unità di Dio come un’unità che porta in sé la diversità eterna. Questo ci invita a considerare la missione della Chiesa non più come propaganda ideologica che riduce all’uniformità, ma come ospitalità che permette a ciascun essere di essere riconosciuto pienamente se stesso.
Sia Benedetto XVI che papa Francesco hanno detto che l’evangelizzazione non cresce per proselitismo ma per attrazione: cosa significa questa espressione e quali sono, secondo lei, i pericoli del proselitismo?
Possono sembrare solo due modi di dire lo stesso concetto: il proselitismo e l’attrazione, in opposizione a uscire da sé stessi. Attirare a se stessi o uscire da sé stessi?
Vanno fatti funzionare entrambi, perché il rapporto tra l’esterno e l’interno nella missione non è quella di dire ‘siamo una setta, noi abbiamo la verità e usciamo per portare dentro gente che è completamente fuori’: il mistero consiste proprio nel fatto che colui che è fuori dalla Chiesa, è allo stesso tempo creato per colui che è dentro la Chiesa, non vi è nulla di assolutamente fuori dalla Chiesa; le cose esistono, e non sono fuori dalla Chiesa, ma è la Chiesa che è creata dal Creatore. La missione per noi non è quella del proselitismo per cui bisogna incontrare qualcuno e ridurlo alle nostre stesse idee, ma è allo stesso tempo un uscire e un attrarre. Un’uscita perché andiamo verso l’altro, ma un’attrazione perché sentiamo, con il suo cuore una certa risonanza: questo è importante per i cristiani, credere alle parole di Gesù: ‘attirerò a me tutti gli uomini della terra’. È vero, tutti gli uomini sono attirati da Cristo, occorre fidarsi di questa parola qui! Io mi fido e sapete perché? Perché ero l’uomo più lontano da Cristo, ero quello la cui conversione era la più improbabile, ero aspramente anticlericale. Dobbiamo avere fiducia che il cuore del non cristiano, il cuore del nemico, il cuore del persecutore, è attirato da Cristo.