Il 21 novembre 1964 Paolo VI promulgava la «Lumen gentium» Già l’anno successivo i documenti «Gaudium et spes» e «Ad gentes» ne daranno una prima lettura approfondita.
(Angelo Sodano) Sovente si dice che il cristiano attira a Cristo più per attrazione, con il suo stile di vita, che con la sua parola. Sappiamo però che una via non esclude l’altra, anzi la esige e la completa. È la grande lezione lasciataci dal Papa Paolo VI nella sua esortazione apostolicaEvangelii nuntiandi.
In tale documento il grande Pontefice del concilio ci ricordava che la testimonianza ha certamente un’importanza primordiale nell’evangelizzazione, ma poi subito soggiungeva: «Anche la più bella testimonianza si rivelerà a lungo impotente, se non è illuminata, giustificata... esplicitata da un annunzio chiaro ed inequivocabile del Signore Gesù. Non c’è vera evangelizzazione se il nome, l’insegnamento, la vita, le promesse, il Regno, il mistero di Gesù di Nazaret, Figlio di Dio, non siano proclamati. La storia della Chiesa, a partire dal discorso di Pietro la mattina di Pentecoste, si mescola e si confonde con la storia di quest’annunzio» (Evangelii nuntiandi, n. 22). Del resto, era già questo il grido di san Paolo ai Corinti: «Per me evangelizzare non è un titolo di gloria, ma un dovere. Guai a me se non evangelizzassi».
Per quest’impulso dato dal concilio Vaticano II all’azione evangelizzatrice della Chiesa vogliamo oggi ringraziare il Signore. Ma è anche giusto ringraziarlo per l’opera di rinnovamento che il concilio ha suscitato nella sua Santa Chiesa.
È la stessa costituzione Lumen gentium che ci parla di una Chiesa «santa e allo stesso tempo sempre bisognosa di purificazione».
Oltre al continuo impegno per una purificazione interiore, il concilio parlò poi della necessità di un «rinnovamento» delle strutture ecclesiastiche, anzi di una loro «riforma». Del resto già san Tommaso d’Aquino aveva scritto nella sua Somma Teologica che la stessa vita di Cristo era una «riforma» del genere umano.
Purtroppo il concetto di riforma oggi può essere stravolto. La riforma indica l’atto che intende riportare una data realtà alla sua «forma» iniziale. È quindi un termine ben diverso da «trasformazione» o «deformazione».
Come è noto, sull’esigenza di una continua vera riforma della Chiesa ritorna sovente il Papa Francesco, posto dallo Spirito Santo a reggere la Santa Chiesa di Cristo nella fase attuale della sua storia.
Basti citare quanto egli ha scritto nella sua prima esortazione apostolica, la Evangelii gaudium, a conclusione dell’anno della fede. Lì il Papa parlava appunto di un improrogabile rinnovamento ecclesiale, che parte dai singoli individui, per giungere poi alla Chiesa intera e alla riforma delle sue strutture.
In questa meditazione sulla Chiesa del concilio, vorrei però ricordare che c’è sempre la tentazione di soffermarci troppo sull’elemento umano della Chiesa, invece di contemplarne il suo elemento divino. In realtà, essa è il Corpo mistico di Cristo. Essa è il capolavoro di Dio.
*
Si chiude il 21 novembre presso l’Aula Paolo VI della Pontificia Università Lateranense un convegno di tre giorni sul tema «La Chiesa, Mistero e Comunione. A cinquant’anni dalla Lumen gentium». Agli incontri prende parte, tra gli altri, il professore di teologia della Pontificia Universidad Católica Argentina del cui intervento pubblichiamo una parte. Sempre il 21 novembre, alle 11.30, nel giorno della promulgazione della costituzione dogmatica, presso la Cappella del Seminario Romano Maggiore si è celebrata la Santa Messa presieduta dal decano del Collegio cardinalizio. Pubblichiamo stralci dall’omelia.(Carlos María Galli) Nel 1992 dettando il corso di teologia pastorale fondamentale in un centro di formazione sacerdotale, ho domandato quale era il titolo dei tre primi capitoli della Lumen gentium. Quando un alunno ha risposto che il primo era il mistero, gli altri hanno aggiunto in coro che i seguenti erano comunione e missione. Allora ho notato che questo fecondo schema tripartito poteva sostituire inconscientemente la ecclesiologia conciliare. Da parte mia rimango fedele allo schema dei due primi capitoli della costituzione con l’ordine mistero-popolo e alla logica del secondo capitolo che culmina con la missione del popolo di Dio (17). Seguo l’ordine mistero–popolo-missione articolando una ecclesiologia del Mistero della comunione del popolo di Dio missionario, che è sacramento universale di salvezza.
Come insegna Ad gentes, «la Chiesa è tutta missionaria, e l’opera dell’evangelizzazione è un dovere fondamentale di tutto il Popolo di Dio» (35). La categoria “soggetto sociale e storico” permette di considerare il popolo di Dio pellegrino come il soggetto comunitario della missione evangelizzatrice nella storia. Questa articolazione tra le due sezioni ci permette di analizzare ora l’identità missionaria del popolo di Dio in America latina.
Uno dei valori del capitolo II della Lumen gentium (numeri 9-17) sta nella sua capacità di situare la missione della Chiesa pellegrina nel cammino verso l’escatologia del Regno di Dio. Il popolo di Dio indica l’inserimento dell’ecclesiologia nell’antropologia, e della missionologia nell’ecclesiologia. La costituzione De Ecclesia include come culmine del capitolo II l’incarico missionario, per manifestare che il popolo di Dio è il soggetto della missione nella storia (Lumen gentium). Così la missione è collocata nel centro dell’ecclesiologia ed è considerata in importanti testi conciliari. Da allora il Magistero insegna che evangelizzare è missione di tutto il popolo di Dio.
Le due maggiori costituzioni del concilio si completano con il decreto Ad gentes. Le prospettive trinitarie, cristologiche, pneumatologiche ed escatologiche di Lumen gentium sono completate dal decreto missionario, che rafforza una delle mie tesi: i documenti del 1965, soprattutto Gaudium et spes e Ad gentes, fanno una prima rilettura della Lumen gentium.
Il capitolo 1 (Ad gentes, 2-9) ha carattere dottrinale e rivela i contributi di Yves Congar e di Joseph Ratzinger. Fornisce un fondamento teologico della missione coerente con quello che si insegna in Lumen gentium 2-4, per cui si verifica la correlazione di ambedue i documenti. Presenta la Chiesa nella storia della salvezza a partire dalla comunicazione delle persone divine nelle missioni trinitarie. Nascendo dall’amore fontale del Padre, essendo costituita e inviata da Gesù Cristo, e spinta dallo Spirito inviato dal Padre e il Figlio, la Chiesa pellegrina è una comunione missionaria. La sua missione prolunga l’opera storico-salvifica della Trinità, ma — a differenza di quello formulato in Lumen gentium — quest’opera deriva non solamente dalle missioni temporali ma anche dalle procedenze eterne, la generazione del Figlio e la procedenza dello Spirito. E questo insegna un paragrafo che contiene un salto qualitativo nel concilio, che Papa Benedetto XVI ha ricordato.
«La Chiesa pellegrinante è, per sua natura missionaria, poiché prende la sua origine dalla missione del Figlio e dalla missione dello Spirito Santo, secondo il proposito di Dio Padre. Questo proposito emana dall’amore sorgivo o carità di Dio Padre che, essendo Principio senza principio da cui è generato il Figlio e da cui procede lo Spirito Santo dal Figlio, creandoci liberamente (...) e chiamandoci gratuitamente a partecipare con Lui nella vita e nella gloria, ha diffuso con liberalità (...) la bontà divina» (Ad gentes 2).
Il Vaticano II è l’inizio di una nuova evangelizzazione. Giovanni Paolo II ha chiamato «il cammino della nuova evangelizzazione» questo processo sorto dalla visione conciliare della Chiesa che cerca una rinnovata relazione pastorale con il mondo. Così ha riletto la storia sinodale.
«Nel cammino di preparazione all’appuntamento del 2000 si include la serie di sinodi iniziata dopo il concilio Vaticano II: sinodi generali e continentali, regionali, nazionali e diocesani. Il tema di fondo è quello dell’evangelizzazione, meglio ancora, quello della nuova evangelizzazione, le cui basi sono state fissate dall’esortazione Evangelii nuntiandi di Paolo VI, pubblicata nell’anno 1975 dopo la terza assemblea generale del sinodo dei vescovi. Questi sinodi già formano parte per se stessi della nuova evangelizzazione: nascono dalla visione conciliare della Chiesa» (Tertio millennio adveniente, 21). Il tema di fondo del postconcilio è la nuova evangelizzazione che nasce dalla visione conciliare della Chiesa. Evangelii nuntiandi gioca un ruolo mediatore tra l’ecclesiologia e la pastorale perché è «l’interpretazione del magistero conciliare su quello che è il compito essenziale della Chiesa».
L'Osservatore Romano
(Angelo Sodano) Sovente si dice che il cristiano attira a Cristo più per attrazione, con il suo stile di vita, che con la sua parola. Sappiamo però che una via non esclude l’altra, anzi la esige e la completa. È la grande lezione lasciataci dal Papa Paolo VI nella sua esortazione apostolicaEvangelii nuntiandi.
In tale documento il grande Pontefice del concilio ci ricordava che la testimonianza ha certamente un’importanza primordiale nell’evangelizzazione, ma poi subito soggiungeva: «Anche la più bella testimonianza si rivelerà a lungo impotente, se non è illuminata, giustificata... esplicitata da un annunzio chiaro ed inequivocabile del Signore Gesù. Non c’è vera evangelizzazione se il nome, l’insegnamento, la vita, le promesse, il Regno, il mistero di Gesù di Nazaret, Figlio di Dio, non siano proclamati. La storia della Chiesa, a partire dal discorso di Pietro la mattina di Pentecoste, si mescola e si confonde con la storia di quest’annunzio» (Evangelii nuntiandi, n. 22). Del resto, era già questo il grido di san Paolo ai Corinti: «Per me evangelizzare non è un titolo di gloria, ma un dovere. Guai a me se non evangelizzassi».
Per quest’impulso dato dal concilio Vaticano II all’azione evangelizzatrice della Chiesa vogliamo oggi ringraziare il Signore. Ma è anche giusto ringraziarlo per l’opera di rinnovamento che il concilio ha suscitato nella sua Santa Chiesa.
È la stessa costituzione Lumen gentium che ci parla di una Chiesa «santa e allo stesso tempo sempre bisognosa di purificazione».
Oltre al continuo impegno per una purificazione interiore, il concilio parlò poi della necessità di un «rinnovamento» delle strutture ecclesiastiche, anzi di una loro «riforma». Del resto già san Tommaso d’Aquino aveva scritto nella sua Somma Teologica che la stessa vita di Cristo era una «riforma» del genere umano.
Purtroppo il concetto di riforma oggi può essere stravolto. La riforma indica l’atto che intende riportare una data realtà alla sua «forma» iniziale. È quindi un termine ben diverso da «trasformazione» o «deformazione».
Come è noto, sull’esigenza di una continua vera riforma della Chiesa ritorna sovente il Papa Francesco, posto dallo Spirito Santo a reggere la Santa Chiesa di Cristo nella fase attuale della sua storia.
Basti citare quanto egli ha scritto nella sua prima esortazione apostolica, la Evangelii gaudium, a conclusione dell’anno della fede. Lì il Papa parlava appunto di un improrogabile rinnovamento ecclesiale, che parte dai singoli individui, per giungere poi alla Chiesa intera e alla riforma delle sue strutture.
In questa meditazione sulla Chiesa del concilio, vorrei però ricordare che c’è sempre la tentazione di soffermarci troppo sull’elemento umano della Chiesa, invece di contemplarne il suo elemento divino. In realtà, essa è il Corpo mistico di Cristo. Essa è il capolavoro di Dio.
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Mistero e comunione. La ricezione della costituzione dogmatica in America latina. Siamo tutti missionari
Si chiude il 21 novembre presso l’Aula Paolo VI della Pontificia Università Lateranense un convegno di tre giorni sul tema «La Chiesa, Mistero e Comunione. A cinquant’anni dalla Lumen gentium». Agli incontri prende parte, tra gli altri, il professore di teologia della Pontificia Universidad Católica Argentina del cui intervento pubblichiamo una parte. Sempre il 21 novembre, alle 11.30, nel giorno della promulgazione della costituzione dogmatica, presso la Cappella del Seminario Romano Maggiore si è celebrata la Santa Messa presieduta dal decano del Collegio cardinalizio. Pubblichiamo stralci dall’omelia.(Carlos María Galli) Nel 1992 dettando il corso di teologia pastorale fondamentale in un centro di formazione sacerdotale, ho domandato quale era il titolo dei tre primi capitoli della Lumen gentium. Quando un alunno ha risposto che il primo era il mistero, gli altri hanno aggiunto in coro che i seguenti erano comunione e missione. Allora ho notato che questo fecondo schema tripartito poteva sostituire inconscientemente la ecclesiologia conciliare. Da parte mia rimango fedele allo schema dei due primi capitoli della costituzione con l’ordine mistero-popolo e alla logica del secondo capitolo che culmina con la missione del popolo di Dio (17). Seguo l’ordine mistero–popolo-missione articolando una ecclesiologia del Mistero della comunione del popolo di Dio missionario, che è sacramento universale di salvezza.
Come insegna Ad gentes, «la Chiesa è tutta missionaria, e l’opera dell’evangelizzazione è un dovere fondamentale di tutto il Popolo di Dio» (35). La categoria “soggetto sociale e storico” permette di considerare il popolo di Dio pellegrino come il soggetto comunitario della missione evangelizzatrice nella storia. Questa articolazione tra le due sezioni ci permette di analizzare ora l’identità missionaria del popolo di Dio in America latina.
Uno dei valori del capitolo II della Lumen gentium (numeri 9-17) sta nella sua capacità di situare la missione della Chiesa pellegrina nel cammino verso l’escatologia del Regno di Dio. Il popolo di Dio indica l’inserimento dell’ecclesiologia nell’antropologia, e della missionologia nell’ecclesiologia. La costituzione De Ecclesia include come culmine del capitolo II l’incarico missionario, per manifestare che il popolo di Dio è il soggetto della missione nella storia (Lumen gentium). Così la missione è collocata nel centro dell’ecclesiologia ed è considerata in importanti testi conciliari. Da allora il Magistero insegna che evangelizzare è missione di tutto il popolo di Dio.
Le due maggiori costituzioni del concilio si completano con il decreto Ad gentes. Le prospettive trinitarie, cristologiche, pneumatologiche ed escatologiche di Lumen gentium sono completate dal decreto missionario, che rafforza una delle mie tesi: i documenti del 1965, soprattutto Gaudium et spes e Ad gentes, fanno una prima rilettura della Lumen gentium.
Il capitolo 1 (Ad gentes, 2-9) ha carattere dottrinale e rivela i contributi di Yves Congar e di Joseph Ratzinger. Fornisce un fondamento teologico della missione coerente con quello che si insegna in Lumen gentium 2-4, per cui si verifica la correlazione di ambedue i documenti. Presenta la Chiesa nella storia della salvezza a partire dalla comunicazione delle persone divine nelle missioni trinitarie. Nascendo dall’amore fontale del Padre, essendo costituita e inviata da Gesù Cristo, e spinta dallo Spirito inviato dal Padre e il Figlio, la Chiesa pellegrina è una comunione missionaria. La sua missione prolunga l’opera storico-salvifica della Trinità, ma — a differenza di quello formulato in Lumen gentium — quest’opera deriva non solamente dalle missioni temporali ma anche dalle procedenze eterne, la generazione del Figlio e la procedenza dello Spirito. E questo insegna un paragrafo che contiene un salto qualitativo nel concilio, che Papa Benedetto XVI ha ricordato.
«La Chiesa pellegrinante è, per sua natura missionaria, poiché prende la sua origine dalla missione del Figlio e dalla missione dello Spirito Santo, secondo il proposito di Dio Padre. Questo proposito emana dall’amore sorgivo o carità di Dio Padre che, essendo Principio senza principio da cui è generato il Figlio e da cui procede lo Spirito Santo dal Figlio, creandoci liberamente (...) e chiamandoci gratuitamente a partecipare con Lui nella vita e nella gloria, ha diffuso con liberalità (...) la bontà divina» (Ad gentes 2).
Il Vaticano II è l’inizio di una nuova evangelizzazione. Giovanni Paolo II ha chiamato «il cammino della nuova evangelizzazione» questo processo sorto dalla visione conciliare della Chiesa che cerca una rinnovata relazione pastorale con il mondo. Così ha riletto la storia sinodale.
«Nel cammino di preparazione all’appuntamento del 2000 si include la serie di sinodi iniziata dopo il concilio Vaticano II: sinodi generali e continentali, regionali, nazionali e diocesani. Il tema di fondo è quello dell’evangelizzazione, meglio ancora, quello della nuova evangelizzazione, le cui basi sono state fissate dall’esortazione Evangelii nuntiandi di Paolo VI, pubblicata nell’anno 1975 dopo la terza assemblea generale del sinodo dei vescovi. Questi sinodi già formano parte per se stessi della nuova evangelizzazione: nascono dalla visione conciliare della Chiesa» (Tertio millennio adveniente, 21). Il tema di fondo del postconcilio è la nuova evangelizzazione che nasce dalla visione conciliare della Chiesa. Evangelii nuntiandi gioca un ruolo mediatore tra l’ecclesiologia e la pastorale perché è «l’interpretazione del magistero conciliare su quello che è il compito essenziale della Chiesa».