lunedì 19 gennaio 2015

La domanda di Glyzelle



La domanda di Glyzelle durante l’incontro del Papa con i giovani. Perché Dio permette questo?

A introdurre l’incontro di Papa Francesco con i giovani, svoltosi domenica 18 gennaio nell’università Santo Tomas di Manila, è stato il vescovo di Bangued, monsignor Leopoldo C. Jaucian, presidente della commissione episcopale per la gioventù. Il presule ha sottolineato come la maggior parte della popolazione delle Filippine sia composta da giovani. Alcuni di loro, ha aggiunto, hanno sperimentato diverse forme di povertà, la mancanza di beni di prima necessità come cibo, alloggi e indumenti, divenendo vittime di abusi, calamità e conflitti. Nel Papa, ha detto, vedono il padre che ascolta le loro crisi, le loro speranze e i loro sogni. 
Il primo a offrire la sua drammatica testimonianza è stato Jun Chura. Ex ragazzo di strada, quattordici anni, ha raccontato di aver abbandonato la casa e la famiglia, perché non potevano più permettersi di mandarlo a scuola. Si nutriva di quello che trovava nelle pattumiere. Era costretto a dormire sul marciapiede, cercando un pezzo di cartone per un giaciglio di fortuna. Insieme ad alcuni coetanei di strada, Jun aspettava che la gente avesse finito di mangiare nei ristoranti per chiedere loro gli avanzi. Cercava del materiale gettato via, come bottiglie di plastica o pezzi di carta, per rivenderli e comprare così del cibo. 
Il ragazzo è stato testimone di cose terribili che capitavano ai suoi compagni di strada. Ha visto qualcuno insegnare loro a rubare, anche a uccidere, e a non avere più nessun rispetto per gli adulti. Ha visto perfino bambini ai quali veniva spiegato l’utilizzo della droga come il “shabu”, la marijuana o il tabacco. Ha visto i suoi compagni respirare del solvente o della colla. È stato testimone degli inganni degli adulti nei confronti di questi bambini di strada, ai quali davano soldi mentendo sui veri fini di quel gesto: nel migliore dei casi i piccoli finivano per essere costretti a fare le pulizie nelle case, nel peggiore a dover subire le loro molestie.
Dopo di lui ha preso la parola Gyzelle-Iris Palomar, dodici anni, anch’essa ex bambina di strada. E prima di scoppiare in lacrime si è rivolta al Papa dicendo: «Ci sono tanti bambini trascurati dai loro genitori. Ce ne sono anche tanti che diventano vittime e cose terribili capitano a loro come la droga o la prostituzione. Perché Dio permette cose del genere anche se i bambini non sono colpevoli? E perché così poche persone ci aiutano?».
È stata poi la volta di Leandro Santos II, studente di giurisprudenza all’Università Santo Tomas, il quale ha sottolineato come il progresso in campo informatico abbia cambiato il modo di studiare e di apprendere. Ciò ha comportato però il sorgere di nuovi interrogativi e di nuove sfide. Il giovane ha ricordato che gli studenti hanno bisogno di aiuto, di guida, di imparare ad accettare che il solo valore di cui non si può fare a meno è quello che proviene da Cristo. Occorrono valori sicuri, perché questo è cruciale nella loro formazione. Valori, ha affermato Leandro, che possono essere ben compresi solo sforzandosi di ascoltare Dio. L’abbandono dell’insegnamento della Chiesa, ha fatto notare, è ciò che conduce alla distrazione. Da qui la domanda al Papa: «Cos’è il vero amore? Come possiamo trovarlo in questi tempi moderni?».
Ha poi preso la parola Rikki Q. Macolor, ingegnere elettronico di 29 anni, inventore della solar night light, una luce notturna a energia solare destinata alle popolazioni dell’area colpita dal tifone Yolanda. Ha ricordato i momenti drammatici in cui è giunto a Tacloban e ha raccontato del suo progetto per provvedere all’illuminazione e condividere così con la gente la luce della speranza. Con l’aiuto di alcuni compagni di studio e di alcuni esperti, ha progettato questa tecnologia e l’ha condivisa con gli abitanti della zona. Non ha negato le difficoltà e gli ostacoli, ma ha assicurato di essere stato contento di riuscire a insegnare come costruire questo sistema alle persone del luogo. 
Al Papa, in conclusione, è stato chiesto di spiegare come sia possibile per i giovani fare di più per diventare strumenti di grazia e di compassione e raggiungere il successo e la prosperità senza essere mondani.

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La domenica del Santo Niño
L'Osservatore Romano
(Giovanni Maria Vian) Era stracolmo il Rizal Park di Manila per la messa che ha concluso la visita del Papa nelle Filippine proprio nel giorno di una festa cara ai cattolici del Paese, la domenica del Santo Niño. I media sottolineano la presenza di almeno sei milioni di persone, e a questi vanno aggiunti quelli che in questi giorni si sono riversati nelle strade della capitale e nell’isola di Leyte devastata dal peggior tifone che si ricordi e dove Francesco ha pronunciato parole indimenticabili: dovevo essere qui. E prima il Pontefice è stato accolto con interesse e simpatia nello Sri Lanka, dove i cattolici sono una minoranza e dove la sua presenza ha incoraggiato il dialogo e la collaborazione tra religioni diverse e nella società, reduce da una lunga guerra civile.
Il viaggio in Asia ha confermato che Francesco ha nel cuore la missione, testimone della misericordia di Dio e del Vangelo. Come si è visto nei due incontri della domenica dedicata al piccolo Gesù vestito come un re: in quello con i giovani e nella messa nel Rizal Park, sigillata dai ringraziamenti calorosissimi del presidente della conferenza episcopale, l’arcivescovo Villegas, e dell’arcivescovo di Manila, il cardinale Tagle, più volte interrotti dagli applausi e che hanno saputo interpretare la gratitudine e l’affetto dei filippini per il Papa.
Come nell’incontro delle famiglie, anche in quello con i giovani Francesco ha abbandonato il discorso preparato e, ricordata la volontaria morta a Leyte, a lungo ha improvvisato in spagnolo, interpellato e visibilmente commosso dalle testimonianze, in questo caso di due bambini riscattati dalla strada e di due giovani impegnati per gli altri. Di fronte alla realtà drammatica della miseria e dello sfruttamento ignobile di moltissimi minori, fino agli abusi e al ributtante fenomeno del turismo sessuale, ma anche sull’aridità autoreferenziale diffusa in una società sempre più sommersa dalle informazioni, il Papa ha trovato parole che non si rivolgono solo ai giovani filippini.
Bergoglio ha così tessuto un altissimo elogio della donna, colpito dal pianto della bambina che aveva appena raccontato la sua sconvolgente storia, chiedendosi il perché della sofferenza dei più piccoli: «A volte siamo troppo maschilisti, e non lasciamo spazio alla donna. Ma la donna sa vedere le cose con occhi diversi dagli uomini. La donna sa fare domande che noi uomini non riusciamo a capire. Fate attenzione: lei oggi ha fatto l’unica domanda che non ha risposta. E non le venivano le parole, ha dovuto dirlo con le lacrime. Così, quando verrà il prossimo Papa a Manila, che ci siano più donne!» ha esclamato. Assimilando poi le lacrime della bambina a quelle di Gesù che piange, come raccontano più volte i vangeli.
Celebrando il Santo Niño a conclusione di giorni memorabili Francesco ha di nuovo evocato, mentre in tutta la Chiesa si sta preparando il secondo sinodo sulla famiglia, la necessità di proteggerla «da attacchi insidiosi e da programmi contrari a tutto quanto noi riteniamo vero e sacro, a tutto ciò che nella nostra cultura è più nobile e bello». In uno sforzo di decifrare il «piano di Dio per noi», che ha il solo scopo di costruire un mondo di onestà e pace. g.m.v.


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Il viaggio del Papa sui media. Quell’impermeabile giallo

(Silvia Guidi e Gabriele Nicolò) «Recordman in impermeabile» titola «Die Welt» l’articolo dedicato alla visita appena conclusasi di Papa Francesco nelle Filippine. Una «partita giocata in casa» in un Paese dove il Papa è molto amato, scrive Sophie Mühlmann. L’immagine simbolo del viaggio, secondo il quotidiano tedesco, resterà l’impermeabile di plastica gialla indossato dal Papa e da altri milioni di persone a Tacloban e Manila, sintesi visiva del fatto che il successore di Pietro vuole stare tra la gente e condividerne il cammino. Il vicario di Cristo «è il nostro amico, la nostra ispirazione e il nostro impermeabile nella pioggia» aveva dichiarato l’arcivescovo di Lingayen-Dagupan Socrates Villegas, insistendo sulla stessa immagine.
Till Fähnders sulla «Frankfurter Allgemeine Zeitung» racconta «il corteo trionfale di Francesco» descrivendo la sintonia fra un Papa molto amato dalla gente e la religiosità popolare diffusa nelle Filippine, mentre Matthias Drobinski sulla «Süddeutsche Zeitung» scrive che il Pontefice fa sua la critica all’idolatria dell’economia, ormai diffusa, e sposta gradualmente l’accento dall’Europa al continente asiatico. In nessuna parte del mondo, continua Drobinski, il numero di cristiani cresce come in Asia e in nessun’altra parte del mondo è così ampio il divario fra “turbocapitalismo” e miseria, senza rispetto per l’uomo e per l’ambiente. 
Osservando quella folla che nessuno poteva contare, commenta invece Luigi Accattoli sul «Corriere della sera», «veniva da chiedersi se è ancora possibile che il Vangelo di Cristo sia inteso da vaste moltitudini, quasi da un intero popolo». Stenteremmo a crederlo, continua il giornalista, e invece «un fatto è chiaro e vistoso: è solo per ascoltare le parole di pietà della tradizione cristiana che quell’umanità si è mossa dalle case e dalle baracche per incontrare un profeta disarmato che non aveva nulla di materiale o di politico da offrire». 
Anche il «Financial Times», in un articolo in prima pagina, dà risalto al fatto che il Papa, nonostante la pioggia battente, abbia attirato una folla record a Manila. «Con sette milioni di fedeli presenti — scrive il giornale — Francesco ha superato qualsiasi pronostico». Le immagini del viaggio che colpiscono di più e che sono, non a caso, le più riproposte anche dalla stampa locale, scrive quindi Sébastien Maillard sul quotidiano francese «la Croix», mostrano Papa Francesco come un pastore pieno di pietà e di compassione per i problemi che si devono affrontare nella vita di tutti i giorni. 
«The Wall Street Journal» descrive la folla oceanica che a Manila ha sfidato le intemperie pur di assistere alla messa del Papa, ma il quotidiano aggiunge come il viaggio in Asia abbia permesso a Bergoglio di porre un rinnovato accento su alcune delle questioni a lui più care: la giustizia sociale, la lotta alle disuguaglianze, la povertà, come pure i gravi disagi che le migrazioni forzate causano a tante famiglie. Al tempo stesso si mette in risalto un altro tema prioritario nell’agenda del Papa: il rispetto per il creato, sul quale verterà l’enciclica che il Pontefice sta preparando. 
Tutti i giornali polacchi dedicano ampio spazio al viaggio e, in particolare, alla massiccia presenza di fedeli alla messa celebrata a Rizal Park. Secondo il quotidiano «Rzeczpospolit» è la conferma del grande carisma del Papa e di quanto le persone desiderino ascoltare parole di speranza. Stretti tra disastri naturali e povertà, gli abitanti delle Filippine sono particolarmente sensibili ai problemi degli agglomerati di periferia, mentre anche le condizioni meteorologiche durante il pellegrinaggio hanno sottolineato l’importanza della questione ecologica.
L’«International New York Times», nell’articolo sulla messa a Manila, riporta varie testimonianze di fedeli. Spiccano, in particolare, quelle dei giovani che si dicono felici di aver visto, anche se «da lontanissimo» il Pontefice, che per loro rappresenta l’unico, vero riferimento in un mondo segnato da tante sofferenze. «Il suo costante richiamo a combattere la povertà ci aiuta a sperare in un futuro migliore» dice una ragazza. Le fa eco Neil Ormerod, professore di teologia della Australian Catholic University, che sottolinea come Bergoglio sia «determinato a non dimenticare i poveri». Nello stesso tempo Ormerod evidenzia come l’interesse per la questione ecologica stia a indicare quanto il Pontefice dedichi la sua attenzione e la sua preoccupazione al bene di tutti. E se anche la Bbc dà ampio risalto alla “messa dei record”, l’emittente britannica pone l’accento sulle parole del Pontefice rivolte ai giovani, i quali non devono in alcun modo essere privati della speranza. 
«The Guardian» scrive che Papa Francesco ha entusiasmato Manila e cita le testimonianze di alcuni fedeli che raccontano come non abbiano mai visto prima tanti volti felici e sorridenti: una felicità, afferma una ragazza, che solo il Papa può dare, ed è una felicità per sempre.
L’attenzione di Francesco alle periferie non è «per modo di dire» scrive Pablo Ordaz su «El País». A parte Strasburgo, non ha mai «camminato sulla moquette» nei suoi viaggi. Le destinazioni scelte, sia in Italia che altrove, sono luoghi dove la vita e il cristianesimo navigano con il vento contrario: è andato in Sardegna per guardare in faccia la crisi, a Lampedusa per abbracciare gli immigrati, in Calabria per condannare la ‘ndrangheta. E i viaggi in Albania, in Corea e in Turchia hanno avuto lo scopo di attirare l’attenzione mediatica nei luoghi dove il cattolicesimo è minoritario. 
La Chiesa cattolica ha lo sguardo e il cuore rivolti verso l’Estremo oriente, nota Anastasio Gil García su «La Razón». E questo viaggio lo ha confermato.

L'Osservatore Romano