lunedì 19 gennaio 2015

Mai così tanti



Nuovo tweet del Papa: "Ai miei amici nello Sri Lanka e nelle Filippine: Dio vi benedica tutti. Per favore pregate per me." (19 gennaio 2015)

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Nuovo tweet del Papa: "Quante volte dimentichiamo di concentrarci su ciò che conta veramente! Dimentichiamo di essere figli di Dio." (18 gennaio 2015)

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«Tra 6 e 7 milioni» per l'ultima grande messa di Francesco nelle Filippine nel giorno della festa del Santo Niño. Nell'omelia dice: «L’uomo ha creato strutture sociali che hanno reso permanenti povertà e corruzione». «Il diavolo si nasconde dietro il fascino di essere “moderni”, di essere come tutti gli altri»

ANDREA TORNIELLIINVIATO A MANILA

«Dio ha creato il mondo come uno splendido giardino», ma «l’uomo ha sfigurato quella naturale bellezza» e ha creato «strutture sociali che hanno reso permanente la povertà, l’ignoranza e la corruzione». Piove a dirotto su milioni di persone che nel Grandstan Rizal Park di Manila assistono alla messa celebrata da Papa Francesco nel giorno conclusivo della sua visita nelle Filippine. Una folla straboccante lo ha seguito per le vie della città, sfidando il maltempo. Per le autorità di Manila - comunica padre Federico Lombardi, direttore della Sala stampa della Santa Sede - i fedeli presenti sono tra 6 e 7 milioni: è record assoluto per gli incontri con i Papi.

Bergoglio, con addosso l'impermeabile giallo, a bordo di una papamobile locale che ha la forma della tipica jeepney filippina ci mette un'ora soltanto per attraversare l'aerea e salutare i pellegrini.

È il giorno della festa del Santo Niño, il Gesù Bambino festeggiato la terza domenica di gennaio. Migliaia di statue del Santo Niño, con i suoi vestiti spagnoleggianti, vengono innalzati al passaggio di Francesco. La liturgia prevede invocazioni in varie lingue locali - ilocano, kapampang, taglog, bicolano, cebuano, waray, hiliagaynon. Una donna non vedente proclama la prima Lettura leggendola dal testo in braille. Nell'omelia, che legge in inglese, spiega: «Nel corso della mia visita vi ho sentito cantare la canzone “Siamo tutti figli di Dio”. Questo è ciò che il Santo Niño viene a dirci. Ci ricorda la nostra più profonda identità. Tutti noi siamo figli di Dio, membri della famiglia di Dio... Ne abbiamo visto una bellissima espressione quando i Filippini si sono stretti intorno ai fratelli e alle sorelle colpiti dal tifone».

Dio, «ha creato il mondo come uno splendido giardino e ci ha chiesto di averne cura. Tuttavia, con il peccato, l’uomo ha sfigurato quella naturale bellezza; mediante il peccato, l’uomo ha anche distrutto l’unità e la bellezza della nostra famiglia umana, creando strutture sociali che hanno reso permanente la povertà, l’ignoranza e la corruzione».

«Qualche volta - dice ancora Francesco - vedendo i problemi, le difficoltà e le ingiustizie, siamo tentati di rinunciare. Sembra quasi che le promesse del Vangelo non si possano attuare, siano irreali. Ma la Bibbia ci dice che la grande minaccia al piano di Dio per noi è ed è sempre stata la menzogna. Il diavolo è il padre della menzogna. Spesso egli nasconde le sue insidie dietro l’apparenza della sofisticazione, il fascino di essere “moderni”, di essere “come tutti gli altri”. Egli ci distrae con il miraggio di piaceri effimeri e di passatempi superficiali. In tal modo noi sprechiamo i doni ricevuti da Dio, giocherellando con congegni futili; sprechiamo il nostro denaro nel gioco d’azzardo e nel bere; ci ripieghiamo su noi stessi. Trascuriamo di rimanere centrati sulle cose che realmente contano. Trascuriamo di rimanere interiormente come bambini».

Guardando ancora al Santo Niño, il Papa ha detto che «ci ricorda l’importanza di proteggere le nostre famiglie e quella più grande famiglia che è la Chiesa, la famiglia di Dio, e il mondo, la nostra famiglia umana. Oggi purtroppo la famiglia ha bisogno di essere protetta da attacchi insidiosi e da programmi contrari a tutto quanto noi riteniamo vero e sacro, a tutto ciò che nella nostra cultura è più nobile e bello». Francesco ha chiesto di «proteggere, guidare e incoraggiare i nostri giovani, aiutandoli a costruire una società degna del suo grande patrimonio spirituale e culturale. In modo specifico, abbiamo bisogno di vedere ogni bambino come un dono da accogliere, da amare e da proteggere». Infine, il Papa ha detto che i filippini sono «chiamati a essere eccellenti missionari della fede in Asia».

Nell'intervento finale, il cardinale Luis Tagle ha salutato Bergoglio a nome dei poveri, degli emarginati, degli orfani, delle vedove, dei senzatetto, degli abbandonati, degli ammalati, delle vittime di discriminazioni, di violenza, di abusi, dei sopravvissuti alle calamità naturali, assicurato le preghiere di tutti filippini al Papa che domani torna a Roma. «Ogni filippino - ha aggiunto - vuole venire con lei... ma non si preoccupi, non a Roma, ma alle periferie, nelle celle delle prigioni, negli ospedali, nel mondo della politica, della finanza, dell'arte e delle scienze, delle comunicazioni sociali. Andremo in questi mondi portando la luce di Gesù».

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La Messa più grande del mondo
di Massimo Introvigne
La giornata del 18 gennaio 2015, terza del viaggio di Papa Francesco nelle Filippine, è stata dedicata all’incontro con trentamila giovani nel campus dell'Università Santo Tomas di Manila e alla Messa celebrata sul parco permanente Quirino Grandstand dell’immenso Parco Rizal di Manila di fronte a oltte sette milioni di persone. Il Papa entra così nel Guinness dei primati per avere raccolto la più grande folla mai radunata da un leader vivente – folle maggiori si sono infatti radunate in occasioni dei funerali dell’ayatollah Kohmeini in Iran nel 1989 e dell’uomo politico indiano C.N. Annadurai nel 1969 - superando il precedente record stabilito da san Giovanni Paolo II nel 1995 sempre a Manila, quando erano affluiti per la Giornata Mondiale della Gioventù cinque milioni e mezzo di fedeli. 
Nell’ultimo giorno di incontri nelle Filippine il Papa è tornato su diversi temi a lui cari: il misterodella sofferenza, l’uso corretto delle nuove tecnologie e il significato dell’amore – due temi al centro dell’esperienza e delle preoccupazioni dei giovani – e l’azione del diavolo, che oggi suscita anche «attacchi insidiosi» alla famiglia, che va dunque «protetta» con ogni mezzo. Ai giovani il Papa ha parlato a braccio in spagnolo, rispondendo alle loro domande, di cui una sola veniva da una ragazza, June; «troppo poco», ha detto Francesco, date più spazio alla presenza femminile. La ragazza «ha posto l’unica domanda che non ha una risposta», tornando sul tema affrontato ieri dal Pontefice commemorando le vittime del tifone del 1993: «perché soffrono i bambini?». Come aveva fatto Benedetto XVI rispondendo in televisione a una bambina giapponese dopo il terremoto che aveva colpito il suo Paese nel 2011, anche Francesco ha insistito che la domanda non ha una vera risposta e che solo «quando il cuore sarà pronto ad interrogare se stesso e piangere, allora saremo in grado di comprendere qualcosa». Ma non basta la «compassione ‘mondana’ che non serve a nulla»: «nel mondo di oggi manca la capacità di piangere», mentre «alcune realtà della vita si vedono soltanto con gli occhi lavati dalle lacrime». La vera risposta alla domanda di June è: «impariamo a piangere». «Se non imparate come si piange non potrete essere buoni cristiani». Piangere non significa essere pavidi, ma «coraggiosi».
Francesco ha poi affrontato il tema del continuo collegamento di tanti giovani, tramite i computere gli smartphone, con canali che trasmettono informazioni: fin troppe, e «siamo sempre iper-informati. È un male? Non necessariamente. Va bene, è può essere utile. Ma corriamo il pericolo di vivere accumulando informazioni. Abbiamo moltissime informazioni, ma non sappiamo come utilizzarle. Corriamo il rischio di trasformarci in giovani ‘museo’, che hanno tutto, ma non sanno cosa farci. Non abbiamo bisogno di giovani ‘museo’, ma di giovani santi».
Ma come si diventa santi? «Qual è la materia più importante che imparate all’università?» – hachiesto il Papa. «E quale la materia più importante che dovete imparare nella vita? Imparare ad amare! É questa la grande sfida della vita, imparare ad amare. Non solo accumulare informazione, senza sapere cosa farne. È solo attraverso l’amore che questa informazione diventa feconda». Il Vangelo ce lo insegna attraverso una pedagogia in tre linguaggi: della mente, del cuore e delle mani. «Fare ciò che pensi e ciò che provi»: pensare, sentire, fare. Né si tratta solo di amare gli altri. «Il vero amore è amare e farsi amare. È più difficile farsi amare che amare. Per questo è tanto difficile comprendere l’amore perfetto di Dio». Anche qui, avere tante informazioni non basta: «Se disponi soltanto di informazioni, non hai accesso alla sorpresa, l’amore invece ti dispone alla sorpresa». «Rifiutiamo la psicologia del computer che ci fa pensare di sapere tutto. Sul computer si trovano tutte le risposte sullo schermo, ma nessuna sorpresa». Per contrasto, il Papa ha evocato il quadro della chiamata di san Matteo dipinto da Caravaggio: Matteo è un pubblicano, un peccatore ma quando passa Gesù «la sorpresa di scoprirsi amato lo vince». E Caravaggio coglie il momento preciso di questa sorpresa.
Molti giovani, ha detto il Pontefice, pensano che amore significhi dare e darsi agli altri – alla persona amata o ai poveri – e questo è certamente vero. Ma non basta, e come Gesù al giovane ricco a ognuno di questi giovani si può dire: «ti manca solo una cosa». Ti manca la capacità non solo di dare, ma di ricevere. «I sadducei, i dottori della legge dell’epoca di Gesù, davano molto al popolo, davano le leggi, insegnavano loro, ma non hanno mai permesso alla gente di dare loro qualcosa. Doveva arrivare Gesù per permettere loro di provare compassione, per essere amati». «Quanti giovani tra voi sono in questa condizione?», ha chiesto Francesco. «Sapete donare, ma non sapete ricevere». «Voi che vivete dando sempre e credete di non aver bisogno di nulla, sapete che anche voi siete poveri? Sapete che siete in povertà e che avete bisogno di farvi evangelizzare dai poveri, dagli infermi, da coloro che aiutate?».
Il Papa ha anche consegnato ai giovani un discorso scritto, dove aggiunge altri due temi: la curadell’ambiente e l’integrità morale. Quest’ultima, tanto più in un Paese segnato da tante forme di corruzione, è un’autentica sfida, ma «il termine “sfida” può essere inteso in due modi». «Il primo in senso negativo, come un tentativo di agire contro le vostre convinzioni morali, contro quanto voi professate circa il vero, il buono e il giusto. La nostra integrità morale può essere “sfidata” da interessi egoistici, dall’avidità, dalla disonestà, o dall’intenzione di strumentalizzare gli altri». Ma c’è anche un significato positivo: la sfida è «un invito ad essere coraggiosi, a dare una testimonianza profetica della propria fede e a quanto viene ritenuto sacro», anche se prendere sul serio le cose sacre oggi espone a «opposizioni e critiche, lo scoraggiamento e persino la derisione». Rispondendo a questa sfida i giovani faranno memoria anche di san Giovanni Paolo II che in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù di Manila del 1995 chiedeva «“un nuovo tipo di giovane” – uno che sia impegnato con i più alti ideali e desideroso di costruire la civiltà dell’amore».
Nelle Filippine il 18 gennaio si celebra con grande devozione la festa del Santo Niño, il Bambino Gesù, quasi un secondo Natale. Nella Messa dei record Papa Francesco ha ricordato ai sette milioni di fedeli che questo Bambino ci porta «la liberazione dalla schiavitù» e ci ricorda la nostra identità: siamo figli di Dio, fratelli e sorelle di Gesù Cristo. Queste parole hanno «una speciale risonanza nelle Filippine, perché è il primo Paese cattolico in Asia; questo è già uno speciale dono di Dio, una benedizione. Ma è anche una vocazione. I Filippini sono chiamati ad essere eccellenti missionari della fede in Asia».
Anche agli adulti, come già ai giovani, il Papa ha ricordato che siamo tutti chiamati alla santità, arealizzare il piano originario di Dio che voleva gli uomini santi. Ma «mediante il peccato, l’uomo ha anche distrutto l’unità e la bellezza della nostra famiglia umana, creando strutture sociali che hanno reso permanente la povertà, l’ignoranza e la corruzione». Qualche volta pensiamo che sia solo un bel sogno, ma «la Bibbia ci dice che la grande minaccia al piano di Dio per noi è ed è sempre stata la menzogna. Il diavolo è il padre della menzogna». È importante capire», ha detto il Pontefice, «come opera oggi il diavolo. «Spesso egli nasconde le sue insidie dietro l’apparenza della sofisticazione, il fascino di essere “moderni”, di essere “come tutti gli altri”. Egli ci distrae con il miraggio di piaceri effimeri e di passatempi superficiali. In tal modo noi sprechiamo i doni ricevuti da Dio, giocherellando con congegni futili». Il Papa ha citato anzitutto ad esempio di due piaghe filippine, il gioco d’azzardo e l’alcolismo: ma questi sono sintomi di un male più grande, di un’azione del diavolo più ampia. «Trascuriamo di rimanere centrati sulle cose che realmente contano. Trascuriamo di rimanere interiormente come bambini. I bambini infatti, come ci insegna il Signore, hanno la loro propria saggezza, che non è la saggezza del mondo».
Il Santo Niño è un segno dell’identità cattolica delle Filippine e «ci ricorda anche che questa identità va protetta». Ingannandoci con il falso invito a «essere “moderni”» il diavolo oggi se la prende specialmente con la famiglia. Il Bambino Gesù «ha avuto una famiglia qui sulla terra: la Santa Famiglia di Nazaret. In tal modo Egli ci ricorda l’importanza di proteggere le nostre famiglie e quella più grande famiglia che è la Chiesa, la famiglia di Dio, e il mondo, la nostra famiglia umana». E «oggi purtroppo la famiglia ha bisogno di essere protetta»: protetta «da attacchi insidiosi e da programmi contrari a tutto quanto noi riteniamo vero e sacro, a tutto ciò che nella nostra cultura è più nobile e bello». Papa Francesco ci ricorda che gli attacchi a quanto è vero e sacro vengono dal diavolo: e richiedono che, diventando santi, diventiamo capaci di resistergli.

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Il Papa: dovevo stare con voi
Avvenire
(Stefania Falasca) L’avevano sconsigliato di andare. «È troppo pericoloso Santità» gli hanno detto «il tifone è in arrivo e non scherza». E la tempesta tropicale è arrivata. Proprio lì, all’aeroporto di Tacloban, dove un anno fa il tifone Yolanda causò oltre seimila morti devastando intere città. Lì dove Francesco era atteso. Non ha voluto cancellare. Ed è sceso tra quella folla, centinaia di migliaia di persone sotto la pioggia battente, le raffiche di vento. Un impermeabile giallo trasparente come quello distribuito a tutti per l’emergenza. La veste bianca fradicia, le fronti baciate, le facce bagnate di lacrime.