martedì 21 gennaio 2014

Attraverso uno scambio di doni




Relazioni della Santa Sede con le Chiese in Europa dell’Est. 

(Hyacinthe Destivelle, Officiale del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani) Nell’esordio della Prima lettera ai Corinzi, proposta in questo anno 2014 alla nostra meditazione per la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, san Paolo si rallegra dei doni spirituali concessi da Dio alla Chiesa di Corinto. L’apostolo esprime la sua riconoscenza e la sua gioia per la grazia di Dio che è stata data ai Corinzi in Cristo Gesù, pur sapendo che tra di essi esistono conflitti (cfr. I Corinzi, 1, 1-17).Questo testo, come sottolinea la presentazione della Settimana di preghiera preparata congiuntamente dal Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani e dalla Commissione Fede e Costituzione del Consiglio ecumenico delle Chiese, è per i cristiani un invito a riconoscere la presenza dei doni di Dio in altre comunità e a rallegrarsi delle benedizioni che esse ricevono.
È l’atteggiamento che ci propone anche Papa Francesco nella sua esortazione apostolica Evangelii gaudium, dove ci invita, nelle relazioni ecumeniche, non solo a riconoscere i doni degli altri cristiani, ma anche ad accoglierli come un dono per noi: «E se realmente crediamo nella libera e generosa azione dello Spirito, quante cose possiamo imparare gli uni dagli altri! Non si tratta solamente di ricevere informazioni sugli altri per conoscerli meglio, ma di raccogliere quello che lo Spirito ha seminato in loro come un dono anche per noi». Così, conclude il Santo Padre, «attraverso uno scambio di doni, lo Spirito può condurci sempre di più alla verità e al bene» (n. 246).
Possiamo rileggere alcuni eventi significativi delle relazioni tra la Santa Sede e diverse Chiese ortodosse slave nel corso dell’anno 2013 proprio alla luce di questo invito allo “scambio di doni”.
Uno dei doni più straordinari delle Chiese in Europa dell’Est è il rinnovamento che stanno sperimentando a seguito della caduta dei regimi che le avevano perseguitate, rinnovamento la cui vastità e rapidità sono senza precedenti. Le celebrazioni del 1025° anniversario del battesimo della Rus’, comprendenti importanti raduni panortodossi a Mosca, Kiev e Minsk, sono state anche un’occasione per celebrare la ritrovata vitalità di queste Chiese. È il dinamismo, caratteristico delle Chiese sia ortodosse sia greco-cattoliche, che il cardinale Kurt Koch ha potuto constatare in Ucraina, dove si è recato per la prima volta, dal 5 al 12 giugno, come presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, accompagnato da padre Milan Žust, officiale del medesimo dicastero. Il viaggio a Kiev, a Lviv e in Transcarpazia è stato utile per prendere coscienza della diversità delle situazioni locali. Il cardinale Koch ha incontrato il metropolita Volodymyr di Kyiv, primate della Chiesa ortodossa ucraina, e monsignor Sviatoslav Shevchuk, arcivescovo maggiore di Kyiv-Halyč, capo del sinodo della Chiesa ucraina greco-cattolica, della quale ha visitato la nuova cattedrale. A Lviv, il cardinale si è recato presso il seminario maggiore latino e l’università cattolica d’Ucraina, dove ha tenuto una conferenza sulle prospettive del dialogo ecumenico tra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa.
È innegabile che in vari luoghi sussistano tensioni interconfessionali, che si sovrappongono a fattori nazionali; occorrerà ancora del tempo per riconciliare le memorie. Di questo processo di riconciliazione è stato un bell’esempio l’incontro su «Il futuro del cristianesimo in Europa», organizzato dal 28 al 30 novembre a Varsavia dalla Conferenza episcopale polacca e dal patriarcato di Mosca. Tuttavia, sotto certi aspetti, queste tensioni sono in gran parte frutto della vitalità stessa del cristianesimo nell’Europa orientale e del rinnovamento dal quale i cristiani d’Occidente possono certamente ricevere molto.
Il rinnovamento delle Chiese slave è stato reso fecondo dagli innumerevoli martiri che hanno testimoniato la loro fedeltà a Cristo nell’epoca ancora recente delle persecuzioni, divenendo, attraverso la loro comune sofferenza, una promessa di unità per le nostre Chiese. Questo “ecumenismo dei martiri” è una dimensione importante dello scambio di doni al quale noi siamo invitati. Pertanto, il 1700° anniversario dell’Editto di Milano, che mise fine alla persecuzione dei cristiani e concesse la libertà di culto a tutte le religioni, ha avuto un’innegabile portata ecumenica. Gli eventi organizzati dal 5 all’8 ottobre 2013 in Serbia e in Montenegro dal patriarcato serbo per commemorare questo giubileo sono stati una celebrazione della libertà religiosa, libertà che riveste un significato particolare per le Chiese ortodosse, soprattutto per quelle slave, duramente perseguitate nel ventesimo secolo in Europa dell’Est. Le celebrazioni panortodosse hanno riunito numerosi capi di Chiese autocefale, tra i quali il patriarca ecumenico Bartolomeo, il patriarca Teofilo di Gerusalemme e il patriarca Kirill di Mosca. Papa Francesco ha nominato come rappresentante della Santa Sede per queste celebrazioni il cardinale Josef Tomko, prefetto emerito della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli, che è stato accompagnato dal sottoscritto. A Nis, città natale dell’imperatore Costantino, il cardinale Tomko ha letto un messaggio augurale, trasmettendo i saluti di Papa Francesco al patriarca serbo Irenej e a tutti i primati ortodossi là riuniti. È stata un’occasione per sottolineare il fatto che in molte regioni del mondo, e soprattutto in Medio Oriente, dove la situazione dei cristiani è critica, la difesa della libertà religiosa resta non solo un campo di collaborazione, ma anche un ambito in cui lo scambio di doni tra cattolici e ortodossi è più che mai necessario.
Un campo in cui si può applicare in modo particolarmente fecondo lo scambio di doni è la cultura. Uno degli obiettivi della visita compiuta a Roma dall’11 al 13 novembre 2013 dal metropolita Hilarion, presidente del Dipartimento per le relazioni esterne del patriarcato di Mosca, è stato proprio la promozione di alcuni progetti di collaborazione culturale tra il patriarcato di Mosca e la Chiesa cattolica. Nel quadro di questa visita è stato organizzato, in omaggio all’appello alla pace lanciato da Papa Francesco, un concerto per la pace, nel corso del quale sono stati eseguiti vari brani musicali del metropolita. Qualche giorno prima del suo arrivo, in un messaggio letto in occasione di un concerto del coro sinodale del patriarcato di Mosca nella basilica di Santa Maria Maggiore, Papa Francesco, facendo riferimento alla frase di Dostoevskij «la bellezza salverà il mondo», aveva invitato a riconoscere i doni spirituali presenti nelle diverse tradizioni culturali e artistiche: «Oggi la Chiesa può e deve respirare con i suoi due polmoni, quello dell’oriente e quello dell’occidente. Dove non riusciamo ancora a farlo pienamente, secondo la misura dell’unità chiesta da Gesù nella sua preghiera al Padre, possiamo farlo in tanti altri modi», e uno di essi è proprio «il grande patrimonio di arte e cultura che le diverse tradizioni hanno prodotto per “la vita in abbondanza” del popolo di Dio».
Un altro campo dove lo “scambio di doni” tra cattolici e ortodossi è necessario è l’antropologia. Più di altre, le Chiese ortodosse slave hanno sofferto a causa di regimi che hanno promosso un’antropologia perversa. È indubbiamente per questo motivo che la Chiesa ortodossa russa ha avvertito molto presto, alla fine dell’era comunista, il bisogno di esprimere la propria concezione dell’uomo, che ha ispirato «I fondamenti della dottrina sociale» adottati dal concilio episcopale nell’anno 2000. Le questioni antropologiche sono anche al centro dei dibattiti attuali sul matrimonio e sulla famiglia che agitano le società occidentali. Durante la permanenza del metropolita Hilarion a Roma, il 13 novembre è stato organizzato dal Pontificio Consiglio per la famiglia, insieme al Dipartimento per le relazioni esterne del patriarcato di Mosca, un simposio dal titolo «Ortodossi e cattolici insieme per la famiglia». Alcuni giorni dopo, dal 17 al 19 novembre, si è tenuta l’ottava Conferenza internazionale interconfessionale di Minsk su «L’antropologia cristiana dinanzi alla sfida della modernità», organizzata dall’Istituto per il dialogo interreligioso e le comunicazioni interconfessionali del sinodo della Chiesa ortodossa bielorussa e dal Centro di educazione cristiana dei santi Metodio e Cirillo, sotto la presidenza del metropolita Filaret di Minsk, esarca patriarcale di tutta la Bielorussia. Il cardinale Francesco Coccopalmerio, presidente del Pontificio Consiglio per i testi legislativi, vi ha partecipato in rappresentanza del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, di cui è membro. Nel suo intervento, dove ha sottolineato che la fonte dell’antropologia è la teologia, ha ricordato in particolare l’enciclica Lumen fidei di Papa Francesco: «La fede ci insegna a vedere che in ogni uomo c’è una benedizione per me, che la luce del volto di Dio mi illumina attraverso il volto del fratello» (n. 54).
Nella sua esortazione apostolica Evangelii gaudium, Papa Francesco fa un esempio concreto dei doni che i cattolici possono ricevere dagli ortodossi: «Nel dialogo con i fratelli ortodossi, noi cattolici abbiamo la possibilità di imparare qualcosa di più sul significato della collegialità episcopale e sulla loro esperienza della sinodalità» (n. 246). La sinodalità è stata proprio uno dei temi dell’incontro che il cardinale Kurt Koch ha avuto con il patriarca di Mosca e di tutta la Russia, Kirill, durante il secondo viaggio che ha compiuto in Russia come presidente del Pontificio Consiglio, dal 14 al 19 dicembre. Nel corso di questa visita il porporato, accompagnato dal sottoscritto, si è recato prima di tutto e per la prima volta a San Pietroburgo, dove ha visitato la Laura di Sant’Alexander Nevskij, che quest’anno celebra il suo trecentesimo anniversario, accolto dal suo superiore, il vescovo Nazarij (Lavrinenko). Il cardinale si è inoltre recato presso l’Accademia di teologia ortodossa, dove è stato ricevuto dal rettore, il vescovo Amvrosij (Ermakov), e ha tenuto una conferenza sul dialogo cattolico-ortodosso alla presenza dei docenti e degli studenti dell’accademia. Su invito dell’arcivescovo di Madre di Dio a Mosca, Paolo Pezzi, Koch ha incontrato il clero cattolico nel quadro dei colloqui pastorali dedicati al concilio Vaticano II e al dialogo ecumenico.
Questi contatti della Santa Sede con le Chiese slave nel 2013 mostrano fino a che punto può essere fecondo l’invito di san Paolo a rallegrarci della «grazia di Dio che è stata data» ad altre Chiese, nel campo teologico come pure in quello spirituale o culturale. Tale atteggiamento paolino è senza dubbio un requisito affinché, divenendo i nostri stessi doni un motivo di rendimento di grazie anche per gli altri cristiani, s’instauri tra di noi quella fiducia indispensabile al nostro cammino verso l’unità, come ci rammenta ancora Papa Francesco nell’Evangelii gaudium: «Dobbiamo sempre ricordare che siamo pellegrini, e che peregriniamo insieme. A tale scopo bisogna affidare il cuore al compagno di strada senza sospetti, senza diffidenze, e guardare anzitutto a quello che cerchiamo: la pace nel volto dell’unico Dio» (n. 244).
L'Osservatore Romano