Messaggio del Santo Padre Francesco inviato al Prof. Klaus Schwab, Fondatore e Presidente esecutivo del World Economic Forum, in occasione dell’apertura del 44° incontro annuale, in programma in questi giorni a Davos-Klosters (Svizzera)
Sala stampa della Santa Sede
[Text: Italiano, English, Español]
"Vi chiedo di fare in modo che la ricchezza sia
al servizio dell’umanità e non la governi"
Pubblichiamo di seguito il Messaggio che il Santo Padre Francesco ha inviato al Prof. Klaus Schwab, Fondatore e Presidente esecutivo del World Economic Forum, in occasione dell’apertura del 44° incontro annuale, in programma in questi giorni a Davos-Klosters (Svizzera). Latore del Messaggio è il Cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson, Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace:
Al Professor Klaus SCHWAB
Presidente esecutivo del World Economic Forum La ringrazio vivamente per il Suo cortese invito a rivolgermi all’incontro annuale del World Economic Forum, che, come al solito, si terrà a Davos-Klosters alla fine del mese corrente. Confidando che l’incontro sarà un’occasione per una più approfondita riflessione sulle cause della crisi economica che ha interessato tutto il mondo negli ultimi anni, vorrei offrire alcune considerazioni nella speranza che possano arricchire i dibattiti del Forum e fornire un utile contributo al suo importante lavoro.
Il nostro è un tempo caratterizzato da notevoli cambiamenti e da significativi progressi in diversi campi, con importanti conseguenze per la vita degli uomini. In effetti, «si devono lodare i successi che contribuiscono al benessere delle persone, per esempio nell’ambito della salute, dell’educazione e della comunicazione» (Evangelii gaudium, 52), come pure in tanti altri campi dell’agire umano, e occorre riconoscere il ruolo fondamentale che l’imprenditoria moderna ha avuto in tali cambiamenti epocali, stimolando e sviluppando le immense risorse dell’intelligenza umana. Tuttavia, i successi raggiunti, pur avendo ridotto la povertà per un grande numero di persone, non di rado hanno portato anche ad una diffusa esclusione sociale. Infatti, la maggior parte degli uomini e delle donne del nostro tempo continua a vivere ancora una quotidiana precarietà, con conseguenze spesso drammatiche.
In questa sede, desidero richiamare l’importanza che hanno le diverse istanze politiche ed economiche nella promozione di un approccio inclusivo, che tenga in considerazione la dignità di ogni persona umana e il bene comune. Si tratta di una preoccupazione che dovrebbe improntare ogni scelta politica ed economica, ma a volte sembra solo un’aggiunta per completare un discorso. Coloro che hanno incombenze in tali ambiti hanno una precisa responsabilità nei confronti degli altri, particolarmente di coloro che sono più fragili, deboli e indifesi. Non si può tollerare che migliaia di persone muoiano ogni giorno di fame, pur essendo disponibili ingenti quantità di cibo, che spesso vengono semplicemente sprecate. Parimenti, non possono lasciare indifferenti i numerosi profughi in cerca di condizioni di vita minimamente degne, che non solo non trovano accoglienza, ma non di rado vanno incontro alla morte in viaggi disumani. Sono consapevole che queste parole sono forti, persino drammatiche, tuttavia esse intendono sottolineare, ma anche sfidare, la capacità di influire di codesto uditorio. Infatti, coloro che, con il loro ingegno e la loro abilità professionale, sono stati capaci di creare innovazione e favorire il benessere di molte persone, possono dare un ulteriore contributo, mettendo la propria competenza al servizio di quanti sono tuttora nell’indigenza.
Occorre, perciò, un rinnovato, profondo ed esteso senso di responsabilità da parte di tutti. «La vocazione di un imprenditore è – infatti – un nobile lavoro, sempre che si lasci interrogare da un significato più ampio della vita» (Evangelii gaudium, 203). Ciò consente a tanti uomini e donne di servire con più efficacia il bene comune e di rendere più accessibili per tutti i beni di questo mondo. Tuttavia, la crescita in equità esige qualcosa di più della crescita economica, benché la presupponga. Essa esige anzitutto «una visione trascendente della persona» (Benedetto XVI, Caritas in veritate, 11), poiché «senza la prospettiva di una vita eterna, il progresso umano in questo mondo rimane privo di respiro» (ibid.). Parimenti, richiede decisioni, meccanismi e processi volti a una più equa distribuzione delle ricchezze, alla creazione di opportunità di lavoro e a una promozione integrale dei poveri che superi il mero assistenzialismo. Sono convinto che a partire da tale apertura alla trascendenza potrebbe formarsi una nuova mentalità politica ed imprenditoriale, capace di guidare tutte le azioni economiche e finanziarie nell’ottica di un’etica veramente umana. La comunità imprenditoriale internazionale può contare su molti uomini e donne di grande onestà e integrità personale, il cui lavoro è ispirato e guidato da alti ideali di giustizia, generosità e preoccupazione per l'autentico sviluppo della famiglia umana. Vi esorto, perciò, ad attingere a queste grandi risorse morali e umane, e ad affrontare tale sfida con determinazione e con lungimiranza. Senza ignorare, naturalmente, la specificità scientifica e professionale di ogni contesto, vi chiedo di fare in modo che la ricchezza sia al servizio dell’umanità e non la governi.
Signor Presidente, cari amici,
Confidando che in queste mie brevi parole possiate scorgere un segno di sollecitudine pastorale e un contributo costruttivo affinché le Vostre attività siano sempre più nobili e feconde, desidero rinnovare il mio augurio per il felice esito dell’incontro, mentre invoco la benedizione divina su di Lei, sui partecipanti al Forum, come pure sulle Vostre famiglie e attività. Vaticano, 17 gennaio 2014
FRANCISCUS PP.
INGLESE
To Professor Klaus Schwab
Executive Chairman of the World Economic Forum
I am very grateful for your kind invitation to address the annual meeting of the World Economic Forum, which, as is customary, will be held at Davos-Klosters at the end of this month. Trusting that the meeting will provide an occasion for deeper reflection on the causes of the economic crisis affecting the world these past few years, I would like to offer some considerations in the hope that they might enrich the discussions of the Forum and make a useful contribution to its important work.
Ours is a time of notable changes and significant progress in different areas which have important consequences for the life of humanity. In fact, “we must praise the steps being taken to improve people’s welfare in areas such as health care, education and communications” (Evangelii Gaudium, 52), in addition to many other areas of human activity, and we must recognize the fundamental role that modern business activity has had in bringing about these changes, by stimulating and developing the immense resources of human intelligence. Nonetheless, the successes which have been achieved, even if they have reduced poverty for a great number of people, often have led to a widespread social exclusion. Indeed, the majority of the men and women of our time still continue to experience daily insecurity, often with dramatic consequences.
In the context of your meeting, I wish to emphasize the importance that the various political and economic sectors have in promoting an inclusive approach which takes into consideration the dignity of every human person and the common good. I am referring to a concern that ought to shape every political and economic decision, but which at times seems to be little more than an afterthought. Those working in these sectors have a precise responsibility towards others, particularly those who are most frail, weak and vulnerable. It is intolerable that thousands of people continue to die every day from hunger, even though substantial quantities of food are available, and often simply wasted. Likewise, we cannot but be moved by the many refugees seeking minimally dignified living conditions, who not only fail to find hospitality, but often, tragically, perish in moving from place to place. I know that these words are forceful, even dramatic, but they seek both to affirm and to challenge the ability of this assembly to make a difference. In fact, those who have demonstrated their aptitude for being innovative and for improving the lives of many people by their ingenuity and professional expertise can further contribute by putting their skills at the service of those who are still living in dire poverty. What is needed, then, is a renewed, profound and broadened sense of responsibility on the part of all. “Business is - in fact - a vocation, and a noble vocation, provided that those engaged in it see themselves challenged by a greater meaning in life” (Evangelii Gaudium, 203). Such men and women are able to serve more effectively the common good and to make the goods of this world more accessible to all. Nevertheless, the growth of equality demands something more than economic growth, even though it presupposes it. It demands first of all “a transcendent vision of the person” (Benedict XVI, Caritas in Veritate, 11), because “without the perspective of eternal life, human progress in this world is denied breathing-space” (ibid.). It also calls for decisions, mechanisms and processes directed to a better distribution of wealth, the creation of sources of employment and an integral promotion of the poor which goes beyond a simple welfare mentality.
I am convinced that from such an openness to the transcendent a new political and business mentality can take shape, one capable of guiding all economic and financial activity within the horizon of an ethical approach which is truly humane. The international business community can count on many men and women of great personal honesty and integrity, whose work is inspired and guided by high ideals of fairness, generosity and concern for the authentic development of the human family. I urge you to draw upon these great human and moral resources and to take up this challenge with determination and far-sightedness. Without ignoring, naturally, the specific scientific and professional requirements of every context, I ask you to ensure that humanity is served by wealth and not ruled by it.
Dear Mr Chairman and friends,
I hope that you may see in these brief words a sign of my pastoral concern and a constructive contribution to help your activities to be ever more noble and fruitful. I renew my best wishes for a successful meeting, as I invoke divine blessings on you and the participants of the Forum, as well as on your families and all your work.
From the Vatican, 17 January 2014
FRANCISCUS PP.
SPAGNOLO
Al Profesor Klaus Schwab
Presidente ejecutivo del Foro económico mundial
Le agradezco mucho su amable invitación para dirigirme a la reunión anual del Foro Económico Mundial, que, como de costumbre, se celebrará en Davos-Klosters, a final del mes. Confiando en que este encuentro brinde una oportunidad para una reflexión más profunda sobre las causas de la crisis económica que sacude al mundo en los últimos años, quisiera aportar algunas consideraciones con la esperanza de que puedan enriquecer los debates del Foro y dar una contribución útil a su importante labor.
La nuestra, es una época de grandes cambios y avances significativos en diversas áreas, y esto tiene consecuencias importantes para la vida humana. Efectivamente "son de alabar los avances que contribuyen al bienestar de la gente, como, por ejemplo, en el ámbito de la salud, de la educación y de la comunicación” (Evangelii Gaudium, 52), así como en muchos otros sectores de la actividad humana, y hay que reconocer el papel fundamental desempeñado por la economía moderna en estos cambios, a la hora de fomentar y desarrollar los recursos inmensos de la inteligencia humana. Sin embargo, los objetivos logrados -aunque hayan reducido la pobreza de un gran número de personas - a menudo han llevado aparejada una amplia exclusión social. De hecho, la mayor parte de los hombres y mujeres de nuestro tiempo siguen experimentando la inseguridad cotidiana, y no raramente con consecuencias trágicas. Con respecto a vuestra reunión, me gustaría hacer hincapié en la importancia que tienen los distintos sectores políticos y económicos en la promoción de un enfoque inclusivo que tenga en cuenta la dignidad de toda persona humana y el bien común. Me refiero a la atención que debería plasmar cualquier decisión política y económica, pero que, de momento, parece ser poco más que un replanteamiento. Los que trabajan en estos sectores tienen una responsabilidad precisa para con los demás, especialmente con los más frágiles, débiles y vulnerables. Es intolerable que todavía miles de personas mueran cada día de hambre, a pesar de las grandes cantidades de alimentos disponibles y, a menudo, simplemente desperdiciados. Del mismo modo, no pueden dejar de impresionarnos los imnumerables refugiados que buscando condiciones de vida con un mínimo de dignidad, no sólo no consiguen encontrar hospitalidad, sino que a menudo mueren trágicamente mientras se desplazan de un lugar a otro. Sé que estas son palabras fuertes, incluso dramáticas , pero al mismo tiempo quieren reafirmar y desafiar la capacidad de este Foro para marcar la diferencia. De hecho, los que han demostrado la capacidad para innovar y mejorar la vida de muchas personas a través de su creatividad y experiencia profesional, pueden ofrecer una contribución adicional poniendo sus capacidades al servicio de los que aún viven en medio de una terrible pobreza.
Hace falta, por lo tanto, un renovado, profundo y amplio sentido de responsabilidad por parte de todos. “La vocación de un empresario es una noble tarea, siempre que se deje interpelar por un sentido más amplio de la vida” (Evangelii Gaudium , 203). De este modo, los hombres y las mujeres pueden servir más eficazmente al bien común y hacer que los bienes del mundo sean más accesibles para todos. Sin embargo, el crecimiento de la igualdad requiere algo más que el crecimiento económico, aunque si lo presupone. Se requiere, en primer lugar, "una visión trascendente de la persona" (Benedicto XVI , Caritas in Veritate, 11 ), porque "sin la perspectiva de una vida eterna, el progreso humano en este mundo se queda sin aliento”. (Ibid) . Además, necesita decisiones, mecanismos y procesos encaminados a una mejor distribución de la riqueza, la creación de fuentes de empleo y la promoción integral del pobre, que va más allá de una simple mentalidad de asistencia.
Estoy convencido que una apertura tal a lo trascendente puede dar forma a una nueva mentalidad política y económica, capaz de reconducir toda la actividad económica y financiera dentro de un enfoque ético que sea verdaderamente humano. La comunidad económica internacional puede contar con muchos hombres y mujeres de gran honestidad e integridad personal, cuya labor se inspira y guía por nobles ideales de justicia, generosidad y atención por el auténtico desarrollo de la familia humana. Os exhorto a aprovechar estos grandes recursos humanos y morales, y a haceros cargo de este desafío con determinación y visión de futuro. Sin ignorar, por supuesto, los requisitos específicos, científicos y profesionales, de cada sector, os pido que os esforzéis para que la humanidad se sirva de la riqueza y no sea gobernada por ella. Estimado Presidente, queridos amigos
espero que podáis ver en estas breves palabras un signo de mi atención pastoral y una aportación constructiva para que vuestra actividad sea siempre más noble y fecunda. Renuevo mis mejores deseos para el éxito de la reunión e invoco la bendición divina sobre vosotros y los participantes del Foro, así como sobre vuestras familias y vuestro trabajo.
Vaticano, 17 de enero de 2014.
FRANCISCUS PP.
"Vi chiedo di fare in modo che la ricchezza sia
al servizio dell’umanità e non la governi"
Pubblichiamo di seguito il Messaggio che il Santo Padre Francesco ha inviato al Prof. Klaus Schwab, Fondatore e Presidente esecutivo del World Economic Forum, in occasione dell’apertura del 44° incontro annuale, in programma in questi giorni a Davos-Klosters (Svizzera). Latore del Messaggio è il Cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson, Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace:al servizio dell’umanità e non la governi"