sabato 18 gennaio 2014

Dalla parte della vita



Eutanasia e aborto temi all’attenzione dei vescovi in Francia.  Il Papa incoraggia i partecipanti alla marcia di domenica a Parigi

Domani, domenica, è in programma a Parigi la nona edizione della Marcia per la vita, organizzata dal collettivo En marche pour la vie. In una lettera inviata alla portavoce, Virginie Raoult-Mercier, il nunzio apostolico in Francia, arcivescovo Luigi Ventura, riferisce che Papa Francesco, informato dell’iniziativa, saluta i partecipanti invitandoli a mantenere viva l’attenzione su un tema così importante e ricorda l’esortazione da lui rivolta il 16 giugno 2013 nell’omelia pronunciata in piazza San Pietro per la Giornata dell’Evangelium vitae: «Cari fratelli e sorelle, guardiamo a Dio come al Dio della vita, guardiamo alla sua legge, al messaggio del Vangelo come a una via di libertà e di vita. Il Dio Vivente ci fa liberi! Diciamo sì all’amore e no all’egoismo, diciamo sì alla vita e no alla morte; (...) in una parola diciamo sì a Dio, che è amore, vita e libertà».In Francia la tutela della vita non ha mai smesso di essere al centro dell’attenzione della Conferenza episcopale. Il Consiglio permanente, riunitosi mercoledì scorso, ha diffuso una dichiarazione intitolata Fin de vie: pour un engagement de solidarité et de fraternité, nella quale si ribadisce che «nessuno può provocare deliberatamente la morte, fosse anche su richiesta di una persona gravemente malata, senza trasgredire un divieto fondamentale. “Non ucciderai” (Esodo, 20, 13) resta un importante requisito morale di ogni società e, per i credenti, un comandamento di Dio». Resta, soprattutto, il fondamento di una vita sociale rispettosa degli altri, specialmente dei più vulnerabili.
Nei giorni scorsi il presidente della Repubblica, François Hollande, ha auspicato un testo di legge, il più possibile condiviso, che consenta a un paziente affetto da una malattia incurabile di chiedere «un’assistenza medica per terminare la propria vita con dignità», mentre il tribunale amministrativo di Châlons-en-Champagne si è pronunciato contro la decisione di eutanasia passiva presa dai medici di un tetraplegico in stato minimo di coscienza (i giudici hanno imposto all’ospedale di Reims di riprendere l’alimentazione e l’idratazione artificiali dell’uomo).
Nella dichiarazione sul fine vita, i vescovi evidenziano che tanti individui oggi, a causa di una malattia, di una disabilità o dell’età, si sentono un peso per i familiari e per la società, «soffrono della loro solitudine, dell’indifferenza altrui, dello sguardo su di essi lanciato da una società basata sui valori dell’autonomia e dell’efficienza». Per affrontare la dura prova, hanno bisogno di accompagnamento, solidarietà e sostegno. «Non abbiamo nient’altro da proporre loro che di mettere fine alla loro esistenza?», si chiedono i presuli, i quali criticano una società che cerca a tutti i costi di schivare la morte e che ha ridotto ai minimi termini la vicinanza con chi sta per morire. Da qui a prendere «decisioni disumane» il passo può essere breve: «Il suicidio — si legge nel documento — è spesso presentato ai nostri giorni come “un’ultima libertà”, ma allo stesso tempo ci si allarma, giustamente, dei tassi elevati di suicidi in particolare fra i giovani e gli anziani. Come reagire davanti alla banalizzazione del suicidio e farne contemporaneamente la promozione?» e «Chi diventerebbe il giudice di vite che non vale più la pena di essere vissute?», sono le domande più urgenti. È discriminatorio valutare in modo differente il valore della vita degli uni e degli altri e ogni suicidio (anche quello medicalmente assistito) è un “colpo” per la solidarietà e la volontà di esistenza del corpo sociale.
La nota del Consiglio permanente, firmata tra gli altri dall’arcivescovo di Marsiglia, Georges Pontier, presidente dell’episcopato, ricorda che tanti in Francia sono impegnati ad alleviare le sofferenze delle persone prossime alla morte (nel sito on line della Conferenza si citano i 115 volontari dell’associazione Accompagner Ici et Maintenant quotidianamente al fianco dei pazienti ricoverati alla Maison Médicale Jeanne Garnier di Parigi). Ma c’è ancora tanto da fare e «le campagne mediatiche di promozione di una nuova legge contribuiscono purtroppo a distogliere l’attenzione da indispensabili riforme da intraprendere, fra le quali l’accesso alle cure palliative e all’accompagnamento di ogni persona malata. La nostra profonda convinzione — concludono i vescovi — è che un cambiamento legislativo deve avere come obiettivo di rendere più manifesto il rispetto dovuto a ogni individuo morente. Ciò passa attraverso il rifiuto dell’accanimento terapeutico e dell’atto di uccidere, così come per lo sviluppo delle cure palliative e il rafforzamento della solidarietà familiare e sociale».
Il provvedimento sul fine vita, teso a modificare la legge Leonetti attualmente in vigore, dovrebbe essere depositato entro la fine dell’anno, presumibilmente in estate.
Ma il 15 gennaio il Consiglio permanente ha affrontato anche il tema dell’aborto, deplorando — riferisce il portavoce, monsignor Bernard Podvin — «la trasformazione profonda della legislazione che provocherà, se votata, la sostituzione delle parole evocanti “la situazione di angoscia della donna” con le parole “che non vuole proseguire la gravidanza”». Questa soppressione del riferimento alle condizioni di disagio della donna è, secondo i vescovi, inaccettabile: «Essa elude ogni espressione di compassione della società e la sua disponibilità a rispondervi». Abortire non è mai “banale”, conclude Podvin.
L'Osservatore Romano,