sabato 4 gennaio 2014

II DOMENICA DOPO NATALE


   


Nella seconda Domenica dopo Natale, la liturgia ci propone il celebre prologo del Vangelo di Giovanni:

“E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità”.

Su questo brano evangelico il commento di don Ezechiele Pasotti, prefetto agli studi nel Collegio Diocesano missionario “Redemptoris Mater” di Roma:

In questa Domenica la Chiesa ci presenta una sintesi di tutto quello che abbiamo celebrato, ricevuto e vissuto durante il tempo di Natale: il dono che Dio ci ha fatto della sua Sapienza, il suo Figlio Gesù Cristo, che è venuto a mettere la sua tenda tra di noi, per farci il dono della “divinizzazione”, per farci diventare come Dio, “familiari” (= della famiglia) di Dio (cf Ef 2,19). Il Verbo, la Parola di Dio, è il “divinizzatore” di quanti lo accolgono, perché dona loro lo Spirito Santo, tutta la Grazia di Dio. Davanti a questa “manifestazione di Dio” (epifania), davanti a questo dono di Dio noi restiamo liberi. Davvero possiamo accoglierlo e ci si spalanca davanti il cielo, la vita eterna, oppure rifiutarlo e restare con i nostri piccoli o grandi sogni e progetti, frustrati tutti dalla morte che ci attende. La libertà, essere liberi, è il vero principio divino dentro di noi, ma deve essere intesa bene: non solo come capacità di scegliere tra bene e male, ma come capacità di amare, di donarsi agli altri, come Dio si dona a noi e dona tutto a noi: Cristo sulla Croce. Ecco l’uomo libero, perché interamente donato. Come osserva bene il Catechismo della Chiesa Cattolica: “Quanto più si fa il bene, tanto più si diventa liberi. Non c’è vera libertà se non al servizio del bene e della giustizia. La scelta della disobbedienza e del male è un abuso della libertà e conduce alla schiavitù del peccato” (n. 1733). Possiamo chiederci: Ma io sono cosciente di “essere stato fatto figlio di Dio”, di avere la natura di Dio? Chi vive con me percepisce che io sono “figlio di Dio”?




MESSALE
Antifona d'Ingresso  Sap 18,14-15
Nel quieto silenzio che avvolgeva ogni cosa,
mentre la notte giungeva a metà del suo corso,
il tuo Verbo onnipotente, o Signore,
è sceso dal cielo, dal trono regale.


Dum médium siléntium tenérent ómnia, et nox in suo cursu médium iter habéret, omnípotens sermo tuus, Dómine, de cælis a regálibus sédibus venit.
 
Colletta

Dio onnipotente ed eterno, luce dei credenti, riempi della tua gloria il mondo intero, e rivelati a tutti i popoli nello splendore della tua verità. Per il nostro Signore...


Omnípotens sempitérne Deus, fidélium splendor animárum, dignáre mundum glória tua implére benígnus, et cunctis pópulis appáre per tui lúminis claritátem. Per Dóminum.

Oppure:

Padre di eterna gloria, che nel tuo unico Figlio ci hai scelti e amati prima della creazione del mondo e in lui, sapienza incarnata, sei venuto a piantare in mezzo a noi la tua tenda, illuminaci con il tuo Spirito, perché accogliendo il mistero del tuo amore, pregustiamo la gioia che ci attende, come figli ed eredi del regno. Per il nostro Signore Gesù Cristo, ......


LITURGIA DELLA PAROLA


Prima Lettura
  Sir 24, 1-4. 8-12, neo-vulg. 24,1-4.12-16
La sapienza di Dio è venuta ad abitare nel popolo eletto.
 

Dal libro del Siràcide
La sapienza fa il proprio elogio,
in Dio trova il proprio vanto,
in mezzo al suo popolo proclama la sua gloria.
Nell'assemblea dell'Altissimo apre la bocca,
dinanzi alle sue schiere proclama la sua gloria,
in mezzo al suo popolo viene esaltata,
nella santa assemblea viene ammirata,
nella moltitudine degli eletti trova la sua lode
e tra i benedetti è benedetta, mentre dice:
«Allora il creatore dell'universo mi diede un ordine,
colui che mi ha creato mi fece piantare la tenda e mi disse:
"Fissa la tenda in Giacobbe e prendi eredità in Israele,
affonda le tue radici tra i miei eletti" .
Prima dei secoli, fin dal principio,
egli mi ha creato, per tutta l'eternità non verrò meno.
Nella tenda santa davanti a lui ho officiato
e così mi sono stabilita in Sion.
Nella città che egli ama mi ha fatto abitare
e in Gerusalemme è il mio potere.
Ho posto le radici in mezzo a un popolo glorioso,
nella porzione del Signore è la mia eredità,
nell'assemblea dei santi ho preso dimora».
  
Salmo Responsoriale
  Dal Salmo 147
Il Verbo si è fatto carne
e ha posto la sua dimora in mezzo a noi.
 
Celebra il Signore, Gerusalemme,
loda il tuo Dio, Sion,
perché ha rinforzato le sbarre delle tue porte,
in mezzo a te ha benedetto i tuoi figli.
 
Egli mette pace nei tuoi confini
e ti sazia con fiore di frumento.
Manda sulla terra il suo messaggio:
la sua parola corre veloce.
 
Annuncia a Giacobbe la sua parola,
i suoi decreti e i suoi giudizi a Israele.
Così non ha fatto con nessun'altra nazione,
non ha fatto conoscere loro i suoi giudizi. 

 
Seconda Lettura  Ef 1, 3-6. 15-18
Mediante Gesù, Dio ci ha predestinati a essere suoi figli adottivi. 
 

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesini.
Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo. In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità, predestinandoci a essere per lui figli adottivi mediante Gesù Cristo, secondo il disegno d'amore della sua volontà, a lode dello splendore della sua grazia, di cui ci ha gratificati nel Figlio amato.
Perciò anch'io 
[Paolo], avendo avuto notizia della vostra fede nel Signore Gesù e dell'amore che avete verso tutti i santi, continuamente rendo grazie per voi ricordandovi nelle mie preghiere, affinché il Dio del Signore nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per una profonda conoscenza di lui; illumini gli occhi del vostro cuore per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi. 
Canto al Vangelo   Cf 1 Tm 3,16
Alleluia, alleluia.

Gloria a te, o Cristo, annunziato a tutte le genti;
gloria a te, o Cristo, creduto nel mondo.

Alleluia.

   
   
Vangelo  
Gv 1,1-18

Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi.
 

Dal vangelo secondo Giovanni
  
[ In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
Egli era, in principio, presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l'hanno vinta. 
]
Venne un uomo mandato da Dio:
il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce.
Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità. 
]
Giovanni gli dà testimonianza e proclama:
«Era di lui che io dissi:
Colui che viene dopo di me
è avanti a me,
perché era prima di me».
Dalla sua pienezza
noi tutti abbiamo ricevuto:
grazia su grazia.
Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè,
la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
Dio, nessuno lo ha mai visto:
il Figlio unigenito, che è Dio
ed è nel seno del Padre,
è lui che lo ha rivelato.

*

COMMENTO DELLA CONGREGAZIONE PER IL CLERO

In questa seconda domenica dopo Natale, abbiamo sentito proclamare il bellissimo inno, conosciuto da sempre come “il prologo”, che san Giovanni ha ripreso e incastonato nel primo capitolo del suo Vangelo.

Questo inno, che già ci è stato proposto dalla liturgia nel giorno di Natale, ci fa ripercorrere il mistero di Dio, del suo Verbo fatto carne per noi. Ci rivela, versetto dopo versetto, quanto Dio abbia progettato fin dall’eternità, il Suo desiderio di farsi conoscere, di comunicare la Sua presenza, di rivelare la Sua Parola nel suo Unigenito, fatto uomo per noi.

Questo inno, che più volte ritorna nel tempo di Natale, riassume il grande cammino dell’Avvento. Maria e Giuseppe, Elisabetta e Zaccaria, Giovanni Battista e tutti i Profeti, ci hanno accompagnato nel nostro itinerario di preparazione al Natale e ci hanno insegnato a riconoscere la presenza e l’azione di Dio, divenendone testimoni e annunciatori.

Questo inno, che racchiude la fede della Chiesa e di tutto il Creato, porta in sé il segreto rivelativo del Verbo fatto carne, di Gesù il Cristo venuto nel mondo, ma non accolto, proprio dai suoi. Egli è stato un Messia rifiutato, perché le Sue parole erano più abbaglianti della luce del sole, perché la Sua vita era un richiamo costante alla verità di Dio e alla verità dell’uomo, senza compromessi con il male, senza sconti nell’interpretazione della Scrittura.
In questo inno, la testimonianza del Battista è ancora oggi “voce”, che annuncia l’Agnello di Dio venuto e presente nel mondo, che desidera intercettare il nostro cuore e il cuore di ogni uomo e di ogni donna.

Nell’uomo è presente una propensione strutturale per la luce, per la verità; tutto questo ci appartiene  in modo irresistibile! Questo bisogno profondo di verità e di luce è un frammento della vita di Dio in noi, è un frammento del Verbo di Dio in noi!
La vita di Dio in noi è un frammento di immortalità!
Accogliere questa essenza dell’uomo in relazione con Dio ci porta ad accettare o a rifiutare questa verità e questa scintilla della Sua luce in noi. Questa conoscenza, questa sapienza divina, non è la filosofia del mondo, non viene dalle culture umane, né da ragionamenti o invenzioni dell’uomo, ma è un dono libero e gratuito di Dio.

Ricevere questo dono, accogliere il Verbo di Dio fatto carne per noi, nel grembo di Maria, per opera dello Spirito Santo, è allo stesso tempo un acconsentire alla paternità di Dio, alla Sua volontà di renderci partecipi della Sua vita, rivelandosi come Padre. Per questo san Paolo, nella seconda lettura tratta dalla lettera agli Efesini, così ci esorta: il Padre “ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità, predestinandoci a essere per lui figli adottivi mediante Gesù Cristo, secondo il disegno d'amore della sua volontà” (Ef 1,4-6).
La luce di Dio, in Cristo ha vinto le nostre tenebre, per questo nello Spirito Santo possiamo dirci ed essere veramente figli di Dio, figli della luce divina.

Con san Paolo preghiamo per ogni cristiano e per ogni persona che abita sulla terra, perché “il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per una profonda conoscenza di lui; illumini gli occhi del vostro cuore per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi” (Ef 1,17-18).

Oggi nella fede, illuminata da questo antichissimo inno, il nostro cuore,insieme alla Chiesa intera, esulta dicendo: “Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo” (Ef 1,3).

*

II domenica dopo Natale
5 gennaio 2014
Commento al Vangelo di ENZO BIANCHI
Anno AGiovanni 1,1-18

  In questo tempo di Natale la chiesa medita e contempla in modi diversi il mistero dell’incarnazione di Dio nell’uomo Gesù, figlio di Maria. A Natale guardando alla sua nascita a Betlemme; nell’Ottava ricordando la circoncisione di Gesù e l’imposizione del Nome dato dall’angelo al figlio che Maria ha concepito grazie alla potenza dello Spirito santo; nella prima domenica dopo Natale celebrando la famiglia che ha accolto Gesù. Oggi, seconda domenica dopo Natale, la chiesa ci fa ascoltare una lettura altra dell’incarnazione nel vangelo “altro”, quello secondo Giovanni.
Nella fede della chiesa espressa dal quarto evangelista l’affermazione centrale è la seguente: “La Parola di Dio si è fatta carne e ha posto la sua tenda tra di noi”. Ma quando si contempla la Parola diventata uomo, diventata Gesù, si risale all’in-principio, a prima della creazione del mondo, alla vita di Dio stesso. Ecco allora un vero inizio, quell’in-principio con il quale si apre il primo libro della Bibbia, la Genesi: “In-principio Dio creò…” (Gen 1,1). L’in-principio di Giovanni va ancora più in profondità, non certo una profondità cronologica: “In-principio era la Parola, e la Parola era rivolta verso Dio e la Parola era Dio”.
È una visione che dà le vertigini, in cui comprendiamo per allusioni e solo grazie alla rivelazione, all’alzare il velo sul mistero da parte di Dio. La Parola di Dio era già nell’in-principio, era orientata, rivolta a Dio nella sua intimità ed era Dio: è la vita divina in Dio stesso, uno slancio di vita e di amore, una dinamica di vita e di amore che ha sentito il bisogno di un’uscita da se stessa, sicché tutta la creazione è stata fatta per mezzo della Parola creatrice.
Potremmo dire, con le nostre povere parole (segno della nostra incapacità di sostenere questa contemplazione!), che la Parola ha una nascita eterna da Dio e in Dio stesso, e che quando Dio in un’estasi di vita e di amore vuole creare il cosmo, lo crea attraverso la sua Parola, per esprimersi, per comunicare se stesso in ciò che egli crea.
Potremmo dire, al di là dello sta scritto di Giovanni, che Dio crea il cosmo con le sue mani sante, con la Parola e lo Spirito, secondo la bella intuizione di Ireneo di Lione. Così infatti dice il libro della Genesi: Dio crea parlando (cf. Gen 1,3.6, ecc.), mediante il suo respiro, il suo alito, lo Spirito santo, lo stesso Spirito che cova “la terra informe e deserta” (Gen 1,2). Questa Parola, sempre generata da Dio, in termini umani potrebbe essere definita il suo Figlio, il Figlio amato del Padre (cf. Mc 1,11 e par.; 9,7 e par.), nel quale c’è la vita e la luce per tutte le realtà create, in primo luogo per l’umanità.
Ma questa luce ha incontrato le tenebre, che l’hanno combattuta, senza però poter prevalere. Una luce vittoriosa ha continuato ad accompagnare l’uomo in tutta la storia, una luce che era la Parola di Dio rivolta ad Abramo, a Mosè, a Israele, ai profeti…, fino a Giovanni il Battista, “il testimone” della venuta della Parola nel mondo. Giunta la pienezza dei tempi, la Parola di Dio, sempre accompagnata dalla potenza dello Spirito santo, si fa embrione, carne, nasce come bambino da Maria, facendosi uomo come noi, in mezzo a noi.
Il Dio trascendente, tre volte santo, cioè tre volte “altro”, è venuto in mezzo a noi fino a essere uno di noi: Dio – dice Giovanni – si è fatto sárx, carne fragile, nata per la morte, carne in un’unica vita, carne che ha conosciuto la seduzione del male e la debolezza della natura, fino alla tentazione e alla morte ignominiosa della croce.
Non dimentichiamo, infine, che Dio ha attuato questo svuotamento delle sue prerogative divine (cf. Fil 2,6-8) per essere, in Gesù, quell’Adam che per amore aveva creato e posto al vertice di tutta la sua opera (cf. Col 1,15-17). Quando Dio creava l’uomo, Adam, lo modellava secondo l’immagine del suo Figlio, della sua Parola, e nella pienezza dei tempi vede il Figlio nel mondo, vero Adam, vero uomo e nello stesso tempo sua Parola, suo Figlio, spogliato di tutta la sua potenza divina per essere il vero Adam che tanto aveva atteso.
Sì, noi oggi con Giovanni confessiamo che Dio nessun uomo l’ha mai visto e mai sulla terra lo vedrà, ma suo Figlio, la sua Parola fatta uomo, ce lo ha raccontato (exeghésato). Ormai tutto ciò che possiamo sapere di Dio dobbiamo impararlo dall’umanità di Gesù, da come egli è nato, è vissuto ed è morto.
Fr. Enzo Bianchi, Priore di Bose