Con monsignor Dal Toso un bilancio dell’attività di Cor Unum nel 2013.
(Mario Ponzi) Mai forse come nell’anno appena concluso l’opinione pubblica internazionale ha potuto cogliere l’essenzialità del Pontificio Consiglio Cor Unum nell’interpretare il ruolo di “mano” della carità del Papa. La tragedia vissuta dal popolo siriano ma, soprattutto, l’eco che questa ha suscitato nel mondo, hanno infatti acceso i riflettori mediatici su un’attività — quella del dicastero — troppo spesso ignorata, nonostante continui incessante da quando, il 15 luglio 1971, fu istituito per iniziativa di Paolo VI. E anche nel 2013 il Pontificio Consiglio, oltre che per l’emergenza Siria, si è impegnato su diversi fronti, alcuni molto importanti anche dal punto di vista strutturale e organizzativo. Ce ne parla il segretario, monsignor Giampietro Dal Toso, in questa intervista al nostro giornale.
L’emergenza Siria resta indubbiamente il banco di prova che ha impegnato di più il dicastero durante quest’anno. Lei è sempre stato accanto al cardinale presidente Robert Sarah in occasione delle diverse missioni compiute. Vogliamo ripercorrere questo cammino?
Ricordiamo anzitutto che, secondo la Pastor bonus, Cor Unum «esprime la sollecitudine della Chiesa cattolica verso i bisognosi, perché sia favorita la fratellanza umana e si manifesti la Carità di Cristo», in particolare nelle situazioni di sofferenza fisica e spirituale delle popolazioni colpite da un conflitto, da una catastrofe naturale o da una emergenza umanitaria. Nel 2013 — oltre alla catastrofe causata dal tifone Haiyan nelle Filippine, che vede oggi impegnata tutta la Chiesa attraverso l’assistenza fornita dalle diverse agenzie di carità — la guerra in Siria e la crisi umanitaria a essa conseguente (secondo le stime più recenti, il numero degli sfollati ammonterebbe a oltre sei milioni) sono state al centro della nostro attenzione. Un’attenzione rafforzata dalle parole di Papa Francesco in occasione della giornata di preghiera e di digiuno per la pace del 7 settembre. Il Pontificio Consiglio ha dato perciò vita a diverse iniziative, destinate a rinnovarsi anche nel corso del nuovo anno. Il 4 e 5 giugno il dicastero ha convocato una riunione di coordinamento sulla crisi, a cui hanno partecipato circa 25 rappresentanti delle Chiese locali, degli organismi caritativi attivi, donatori istituzionali del mondo cattolico, della Santa Sede, e il nunzio apostolico in Siria.
A quali risultati pratici ha portato questo incontro?
Come frutto immediato della riunione, Cor Unum si è fatto promotore della nascita a Beirut di un ufficio informazioni e comunicazione, istituito presso la sede di Caritas Mona (Medio Oriente e Nord Africa), con il fine di raccogliere informazioni sulla presenza e sull’attività dei diversi organismi cattolici di carità nell’area della crisi. Un risultato estremamente importante, che ha permesso di aggregare tutte le agenzie cattoliche che operano in una zona di grande significato storico e spirituale per il cristianesimo. Questa struttura, che continuerà a essere centrale anche nella fase del dopo conflitto e di ricostruzione del Paese, costituisce una “buona pratica” con la quale misurarsi anche in altri casi simili. Ed è la migliore espressione della efficace collaborazione degli organismi di carità, che in nome della missione della Chiesa universale hanno deciso di condividere le proprie competenze e la propria opera di testimonianza. Papa Francesco, ricevendo in udienza i partecipanti alla riunione di giugno, ha ribadito come «l’opera delle agenzie di carità cattoliche è estremamente significativa: aiutare la popolazione siriana, al di là delle appartenenze etniche o religiose, è il modo più diretto per offrire un contributo alla pacificazione e alla edificazione di una società aperta a tutte le diverse componenti». Ed è quanto la Chiesa fa dall’inizio del conflitto nel 2011.
Un mese fa lei ha accompagnato il cardinale Robert Sarah in una missione in Libano. A che scopo?
Il programma della visita, svoltasi dal 4 all’8 dicembre, si è incentrato sulla riunione con alcune agenzie di aiuto cattoliche operanti nell’assistenza ai rifugiati, e soprattutto su quella con i vescovi della Chiesa in Siria che, a causa delle ostilità, non riuscivano a incontrarsi da venti mesi. Scopo dell’incontro è stato in particolare quello di coadiuvare i vescovi per l’assistenza umanitaria dentro il Paese. Lo stesso intento ha animato l’incontro con i vescovi maroniti, riuniti in assemblea come ogni primo mercoledì del mese, e la visita al Patriarcato siro-cattolico. È stata anche significativa la visita con il cardinale Sarah nella provincia di Zahleh, presso l’ospedale Tel Chiha, che ha dato la sua disponibilità per realizzare il progetto di una missione sanitaria finanziato da Cor Unum in collaborazione con l’ospedale pediatrico Bambino Gesù e Caritas Libano in favore dei bambini siriani rifugiati nel Paese.
Molto importante è stato anche il lavoro di riorganizzazione del coordinamento degli organismi caritativi cattolici che svolgono la loro missione in contesti di crisi, di emergenze umanitarie e di conflitti.
Un forte contributo a questo percorso è venuto dal motuproprioIntima Ecclesiae natura di Benedetto XVI del 2012, con il quale sono state stabilite alcune norme giuridiche per rivedere il servizio della carità. La nuova normativa, nata dopo aver identificato la carenza in tale senso nel Codice di diritto canonico, e aver quindi stabilito «l’essenzialità del servizio della carità nella Chiesa ed il suo rapporto costitutivo con il ministero episcopale», muove tra due principi fondamentali: da un lato, la libertà dei fedeli e la loro corresponsabilità di battezzati nell’attuazione della missione ecclesiale; dall’altro, l’autorità, l’organicità e il coordinamento di cui tale missione ha bisogno «quale presupposto per un servizio comunitario ordinato» — come afferma la Deus caritas est — essendovi la Chiesa chiamata a livello particolare e universale. Per questo, Cor Unum ha voluto promuovere specifici incontri con i rappresentanti dei diversi episcopati, con le Caritas nazionali e regionali, e con altri organismi di carità cattolici, al fine di comprendere in dettaglio il messaggio contenuto nel motuproprio, e di avviare sempre più in senso cristiano il servizio della carità. L’opera di diffusione e applicazione del documento continuerà ancora nei mesi a venire.
A dicembre si è svolta presso la Pontificia Università della Santa Croce una giornata di studio proprio su questo motuproprio. Di cosa si è parlato nello specifico?
Il tema della giornata era «Intima Ecclesiae natura. Il servizio della carità: corresponsabilità e organizzazione». Dunque si sono voluti approfondire gli aspetti più propriamente giuridici del documento. L’incontro, a cui hanno partecipato docenti e specialisti delle discipline canonistiche, si è articolato in due sessioni — dedicate alla diakonìa e al servizio della carità nella Chiesa, e alla responsabilità del vescovo diocesano nel servizio della carità — coordinate rispettivamente dal cardinale Sarah e dal cardinale Coccopalmerio, presidente del Pontificio Consiglio per i testi legislativi.
Quali altre iniziative hanno caratterizzato il 2013?
Direi diversi importanti incontri. Il 4 e il 5 marzo si è svolto a Roma il colloquio accademico «Teologia della carità e/o etica sociale?» promosso da Cor Unum e dalla Katholische Sozialwissenschaftliche Zentralstelle (Ksz). All’incontro, che ha avuto il sostegno e l’incoraggiamento di Benedetto XVI, hanno partecipato professori ed esperti provenienti principalmente dall’area tedesca. L’esigenza dell’iniziativa è nata dal fatto che il rapporto tra la teologia della carità e la dottrina sociale della Chiesa, e tra attività pastorale e riflessione sociale, è centrale per la missione ecclesiale, in quanto chiama in causa l’ispirazione ultima dell’attività caritativa della Chiesa e, ancora più a fondo, diventa un interrogativo da inserire nell’orizzonte più ampio della questione circa i rapporti tra Chiesa e mondo. Non potendosi esaurire in breve tempo, l’argomento verrà riproposto nel corso di un nuovo appuntamento in questo 2014, come un passaggio per una ulteriore riflessione. Importante anche il seminario sul tema «Testimoniare la fede attraverso la carità», realizzato in collaborazione con la commissione Caritas in veritate del Consiglio delle conferenze episcopali d’Europa (Ccee), e su invito dell’arcivescovo di Trieste, monsignor Giampaolo Crepaldi, presidente della suddetta commissione, dal 4 al 6 novembre a Trieste, alla presenza di vescovi e delegati responsabili per il settore caritativo degli episcopati europei. L’approfondimento ha riguardato il legame tra fede e carità nella sua prospettiva propriamente teologica, ecclesiologica e pastorale. Sono intervenuti il cardinale Sarah, il cardinale Bagnasco, arcivescovo di Genova, presidente della Conferenza episcopale italiana e vicepresidente del Ccee, i professori Helmuth Pree, dell’università di Monaco di Baviera, e Heinrich Pompey, dell’università di Olomuc, nella Repubblica Ceca. L’analisi e lo studio del motuproprio hanno tuttavia coinvolto anche l’ambito più specificatamente accademico.
Cor Unum ha un rapporto speciale con le tante organizzazioni cattoliche di carità nel mondo. Cosa può dirci in proposito?
In quest’anno sono emerse sempre più l’importanza della collaborazione e del coordinamento tra Cor Unum e gli organismi di carità cattolici, nonché l’efficacia del percorso di accompagnamento e orientamento che il dicastero può svolgere nei confronti di tali agenzie. Con Caritas internationalis in particolare — in base a quanto stabilito dal decreto generale del segretario di Stato del 2 maggio 2012, relativo alla sua personalità giuridica pubblica e al suo funzionamento — è stato avviato un positivo percorso di applicazione delle nuove norme riguardanti gli statuti, il regolamento interno e il regolamento del personale. Cor Unum ha preso parte alle assemblee generali delle sette regioni (Africa, Asia, Medio Oriente e Nord Africa, Europa, America latina e Caraibi, Nord America, Oceania) nelle quali è suddivisa la confederazione Caritas, e ha ospitato a Roma un incontro con i presidenti di dette articolazioni regionali per riflettere sia sugli orientamenti pastorali del servizio della carità che sulla concreta applicazione del decreto in ambito regionale.
E per quanto riguarda le fondazioni affidate direttamente a Cor Unum?
Intanto è proseguita l’opera di orientamento delle attività delle due fondazioni pontificie Giovanni Paolo II per il Sahel e Populorum progressio per l’America latina. La prima ha avviato un processo di aggiornamento delle strutture, degli scopi e delle persone, in grado di renderla maggiormente efficiente ed efficace nella realizzazione dei progetti caritatevoli per il contrasto della desertificazione nell’area saheliana. Il rinnovamento delle attitudini e delle persone passa attraverso la promozione di percorsi di formazione di base per gli agenti e i rappresentanti diocesani che si occupano della selezione dei progetti da presentare alla fondazione, la quale sarà poi chiamata alla loro implementazione a seconda delle esigenze espresse a livello locale. Anche la seconda, coerentemente con la missione affidatale, ha continuato a svolgere la sua attività in favore delle popolazioni indigene, meticce, afroamericane e contadine povere dell’America latina e dei Caraibi; ha avviato un percorso di modifica degli statuti e delle strutture organizzative, al fine di migliorare l’efficienza nella gestione dei progetti e contribuire a una maggiore visibilità della propria attività di testimonianza e di aiuto ai bisognosi. Nel corso del 2014 è previsto un consiglio di amministrazione della fondazione, da tenersi a Roma, per il quale vi è il desiderio di sollecitare il Santo Padre circa la possibilità di avere un orientamento sulle priorità da seguire nel servizio della carità per il futuro del continente latinoamericano.
L'Osservatore Romano