martedì 7 gennaio 2014

La visita del vescovo di Roma al presepe vivente della parrocchia di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori alla Giustiniana




Come il “buon pastore” del Vangelo, Papa Francesco prende in braccio un agnellino e se lo poggia sulle spalle: ha fatto il giro del mondo in pochi minuti l’immagine simbolo della visita compiuta da Papa Francesco alla comunità romana di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, alla Giustiniana. Il Pontefice vi si è recato ieri pomeriggio, lunedì 6 gennaio, per vedere il presepe vivente rappresentato sul piazzale della parrocchia.
Tutte le varie articolazioni di questa realtà all’estrema periferia nord della capitale sono impegnate da metà dicembre agli inizi di gennaio per dare vita all’originale rappresentazione della Natività. Allestita dal parroco, don Dario Pompeo Criscuoli, quest’anno vi partecipano ben 200 figuranti. Con ciascuno di loro il Santo Padre si è intrattenuto parlando e scherzando, assaggiando persino dei prodotti locali, come la ricotta preparata dai pastori e alcune ciliegie.
La visita si è protratta per oltre un’ora e mezza. Giunto verso le 16.15, il vescovo di Roma è stato accolto dal parroco, dal cardinale vicario Vallini, dal vescovo di settore Di Tora, e da bambini vestiti come i pastorelli di Betlemme che con altri coetanei hanno intonato Tu scendi dalle stelle, il tradizionale canto natalizio composto proprio dal santo napoletano cui è intitolata la parrocchia. Con il suo stile semplice e diretto, ha quindi attraversato il piazzale della chiesa dove con legno riciclato è stato ricostruito un villaggio palestinese, con tanto di botteghe e stalle, osterie e scene di vita comune al tempo di Gesù.
Con particolare tenerezza il Pontefice si è intrattenuto con le tante mamme in attesa. E a una ragazza che gli ha manifestato il dubbio se avere o no altri figli ha rivolto l’invito a rivolgersi alla Madonna. «Lei ti indicherà la strada giusta» le ha detto.
Nel corso della visita il Pontefice ha anche incontrato i numerosi famigliari del parroco, e i suoi due vicari don Edelito Ingan e don Vasile Muresan. Per sottolineare l’importanza della preghiera nella vita cristiana, ha poi voluto fermarsi in raccoglimento all’interno dell’edificio di culto. Infine, di nuovo all’esterno, ha salutato in particolare gli interpreti di Maria, di Giuseppe e di Gesù Bambino. Quest’ultimo è un neonato di due mesi, battezzato al mattino proprio con il nome di Francesco.
Emozionati, alcuni dei presenti gli hanno chiesto di poterlo abbracciare e baciare. E proprio come aveva fatto nel maggio scorso nella vicina parrocchia dei Santi Elisabetta e Zaccaria a Prima Porta — la prima visitata all’inizio del pontificato — Papa Francesco non si è sottratto: ha dispensato carezze e sorrisi, ha benedetto gli ammalati presenti.
Quindi si è rivolto alla folla entusiasta. «Vi ringrazio dell’accoglienza — ha detto — e vi ringrazio del fervore cristiano. Ringrazio questa comunità e questo bel presepe vivente, del lavoro, della catechesi. Ma ora vi dico, finisce Natale e poi? Comincia l’anno, ma Gesù sempre rimane con noi. Credete questo?», ha chiesto ai più piccoli, avviando un breve dialogo con loro. Dopo la corale risposta affermativa, ha infatti aggiunto altre domande: «Gesù vince il diavolo? E il diavolo vince tutti noi? No! Siete bravi!», ha commentato, complimentandosi con le catechiste per la preparazione dimostrata dai bambini.
Quindi, tornando a rivolgersi a tutti i presenti, ha chiesto loro di pregare: «Ora, tutti insieme, preghiamo per la comunità parrocchiale, preghiamo per i bambini, per i bambini in arrivo, per i nonni e le nonne che sono la saggezza. Ave Maria. Viva Gesù, Viva Maria».
Alle 17.50 il Papa è risalito a bordo della vettura utilitaria con cui era arrivato alla Giustiniana per rientrare in Vaticano, non prima di aver confidato al parroco: «Certo che per mettere su tutto questo tu devi essere pazzo, ma va bene: certe pazzie piacciono a Dio. Vai avanti così, non scoraggiarti». Forse anche per questo don Criscuoli ha deciso di riproporre domenica prossima, 12 gennaio, un’ultima rappresentazione del presepe vivente.
L'Osservatore Romano

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