martedì 7 gennaio 2014

L'offensiva di Bartolomeo

Bartolomeo I


Il Patriarca ecumenico di Costantinopoli ha convocato i Primati delle chiese ortodosse per preparare il Sinodo del 2015

GIANNI VALENTEROMA

Con una mossa a sorpresa, il Patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I ha convocato tutti gli altri Primati delle Chiese ortodosse a una riunione fissata il prossimo marzo presso la sede patriarcale affacciata sul Corno d'Oro per fare il punto sui tempi e i modi di lavoro della Commissione istruttoria che sta preparando il Sinodo panortodosso, annunciato per l'ormai non lontano 2015. Lo rivela un articolo firmato Nat da Polis e pubblicato sull'agenzia AsiaNews, dove  si delinea in via ufficiosa anche l'intento di fondo che ispira l'iniziativa patriarcale: si tratta di “un tentativo di uscire da una emarginazione dovuta a una mentalità localista che ha caratterizzato le Chiese ortodosse nell'era moderna”, anche a causa del “filetismo” (nazionalismo) che ha segnato la fisionomia di tante Chiese ortodosse nell'ultimo secolo. Costantinopoli – così viene spiegata la convocazione – intende ricordare alle altre Chiese ortodosse che non si possono affrontare le urgenze poste dalla globalizzazione senza iniziative comuni.

Pigiando sull'acceleratore del “Santo e Grande Concilio”, Bartolomeo punta anche a riaffermare il suo ruolo di Primus inter pares tra i Patriarchi ortodossi. Sono decenni che l'Ortodossia si affanna sull'urgenza di dar vita a una grande assise ecclesiale per affrontare i problemi che assillano la presenza ortodossa nel tempo presente. A fianco del Patriarca ecumenico c'è il Metropolita di Pergamo Ioannis Zizioulas, considerato da molti come il più grande teologo cristiano vivente, Zizioulas lancia da tempo l'allarme sui rischi di una “introversione” del  mondo ortodosso. Per lui l'Ortodossia ha bisogno di vivere un'esperienza sinodale di ampio respiro, paragonabile a quella che i cattolici hanno avuto con il Concilio Vaticano II, se non vuole rinchiudersi nei ghetti della propria auto-emarginazione. Nel suo libro Ortodossia e Mondo modernoZizioulas ha scritto che il maggior pericolo per l'Ortodossia, ma anche per tutto il mondo cristiano, “non è l'ateismo, il potere secolare o in genere i suoi vari nemici” ma “ogni fuga dalla realtà storica e la continua ricerca della propria identità solo nel passato”, coltivata in particolare da uomini di Chiesa totalmente definiti da un “autocompiacimento narcisista che porta a sterili contrapposizioni”. Parole che richiamano in maniera singolare gli affondi sui pericoli di una Chiesa “autoreferenziale” più volte proposti da Papa Francesco.

In effetti, proprio le parole e i gesti dell'attuale vescovo di Roma sembrano aver innescato riflessi dinamici e effetti-domino anche in campo ortodosso. Il Patriarca ecumenico Bartolomeo ha intuito al volo le chances apertesi in ambito ecumenico con l'inizio del nuovo Pontificato. La sua presenza alla messa inaugurale del ministero petrino di Francesco e l'incontro annunciato per il prossimo maggio tra i successori dei fratelli Apostoli Pietro e Andrea a Gerusalemme sono segnavia di un cammino appena iniziato, dagli sviluppi non ancora immaginabili. Ma il modus operandi del Papa argentino ha interpellato con i suoi registri inediti anche l'Ortodossia di matrice moscovita. Il segno di croce e il bacio che Vladimir Putin e Papa hanno offerto insieme all'icona della Madonna della Tenerezza, quando il Presidente russo ha visitato il Vaticano, sono rimasti impressi nell'immaginario collettivo degli ortodossi russi. D'altro canto, gli uomini forti del Patriarcato moscovita – compreso Hilarion di Volokolamsk, ricevuto anche lui da Papa Francesco - hanno ribadito la loro preferenza per un dialogo che privilegi come terreno comune la difesa dei valori morali e dei cristiani delle sofferenti comunità mediorientali, piuttosto che puntare sullo scioglimento del “nodo teologico” rappresentato dal primato petrino. A fine dicembre, il Sinodo della Chiesa ortodossa russa ha ribadito il suo “niet” al documento di Ravenna, il testo di lavoro prodotto dalla Commissione teologica mista cattolico-ortodossa in cui si tentava di configurare una dottrina teologica del Primato che fosse “sostenibile” anche per gli ortodossi.

Il rapporto con Papa Francesco fa da catalizzatore alle partite mai concluse in ambito ortodosso tra Mosca e Costantinopoli. Ma potrebbe nel tempo far emergere anche altre contraddizioni che covano in seno all'Ortodossia. L'immagine del pastore dimentico di sé e pieno di passione apostolica offerta da Bergoglio apre brecce di simpatia anche tra i fedeli ortodossi. Scattano inevitabili i paragoni con un alto clero – quello delle Chiese ortodosse – che in molti suoi rappresentanti si compiace di pose da nomenklatura privilegiata. In Russia, dopo gli scandali degli ecclesiastici che hanno causato vittime alla guida dei loro fuoristrada, sta montando proprio in questi giorni la polemica contro la presunta  “lobby gay” operante in seno al Patriarcato di Mosca, denunciata dal noto protodiacono-blogger Andrei Kuraev.  Una vicenda che potrebbe avere sviluppi imprevedibili.