lunedì 20 gennaio 2014

Nel dialogo con le Chiese ortodosse orientali



Per una filosofia dell’incontro.

(Gabriel Quicke, Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani)
Nei mesi passati, abbiamo visto le immagini di siriani che fuggono dal loro Paese per cercare rifugio in Libano, in Giordania e in Iraq. La situazione di questi rifugiati ci riporta col pensiero ai cristiani che vivono in Medio Oriente, su un territorio che si estende dalle valli del Tigri e dell’Eufrate alle rive del Nilo.Questa dolorosa realtà ci ricorda che Cristo è tutt’oggi sofferente e povero. Cristo ha ancora fame, sete e freddo. Papa Francesco ha più volte espresso la sua preoccupazione per la situazione di quei cristiani che subiscono le conseguenze di tensioni e di conflitti in molte regioni del Medio Oriente. Il Santo Padre ci ha invitati a digiunare e a pregare per la pace in Siria e in altri Paesi lacerati dalla guerra. La carità ecclesiale vuole la solidarietà e la pace, vuole nutrire il Cristo affamato, dare da bere al Cristo assetato, rivestire il Cristo spogliato, visitare il Cristo ammalato e accogliere il Cristo esiliato.
Il Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani (Pcpuc) ha frequenti contatti con le Chiese di appartenenza di questi cristiani. Qui di seguito è riportata una breve panoramica dell’attività ecumenica che coinvolge le Chiese in Medio Oriente o che è scaturita dalla loro attività missionaria.
Rappresentanti della Chiesa cattolica e delle Chiese ortodosse orientali, ovvero le antiche Chiese con le quali la separazione risale al iv e v secolo, si sono riuniti dal 23 al 27 gennaio 2013 come membri della Commissione mista internazionale per il dialogo teologico tra la Chiesa cattolica e le Chiese ortodosse orientali, sotto la co-presidenza, da parte cattolica, del cardinale Kurt Koch, presidente del Pcpuc e, da parte ortodossa, del metropolita Bishoy di Damiette, della Chiesa ortodossa copta. L’incontro ha avuto luogo a Roma presso la Domus Internationalis Paulus vi, ospitato dal Pcpuc.
I membri della Commissione hanno approfondito lo studio della comunione e della comunicazione esistenti tra le Chiese fino alla metà del v secolo della storia cristiana, come pure lo studio dell’importanza rivestita dal martirio e dal monachesimo nella vita della Chiesa primitiva. In particolare, è stato esaminato il ruolo del mutuo riconoscimento dei santi. Gran parte del tempo è stata dedicata all’attenta valutazione di una bozza di documento dal titolo The Exercise of Communion in the Life of the Early Church and its Implications for our Search for Communion Today.
Quanto ai rapporti con le Chiese malankaresi in India, dal 1989, due dialoghi paralleli hanno luogo una volta all’anno in Kerala (India del sud): uno con la Chiesa sira ortodossa malankarese e l’altro con la Chiesa ortodossa sira malankarese. Questi dialoghi si occupano principalmente di questioni legate a tre tematiche: la storia della Chiesa, l’ecclesiologia e la testimonianza comune. La delegazione cattolica comprende rappresentanti della Santa Sede (guidati dal vescovo segretario del Pcpuc, Brian Farrell ) e membri di Chiese di rito diverso: della Chiesa latina, della Chiesa siro-malabarese e della Chiesa cattolica siro-malankarese.
La Commissione mista di dialogo tra la Chiesa cattolica e la Chiesa sira ortodossa malankarese ha tenuto il suo sedicesimo incontro presso il Centro patriarcale di Puthencruz il 16 dicembre 2013. L’incontro era co-presieduto dal vescovo Farrell e dal Kuriakose Mar Theophilose, metropolita e vicario patriarcale in Germania, Svizzera e Austria. Tra i principali punti all’ordine del giorno figuravano il ministero petrino secondo la tradizione liturgica e patristica siriana e la riflessione su un documento prodotto nell’ottobre del 2010 dalla Consultazione teologica tra ortodossi nordamericani e cattolici, intitolato Steps Towards A Reunited Church: A Sketch Of An Orthodox-Catholic Vision For The Future.
La Commissione mista di dialogo tra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa sira malankarese si è riunita per il suo ventitreesimo incontro presso il Sophia Centre di Kottayam, nei giorni 18 e 19 dicembre 2013. I co-presidenti erano il vescovo Farrell e il metropolita Gabriel Mar Gregorios, presidente del dipartimento per le relazioni ecumeniche della Chiesa ortodossa sira malankarese. Vari temi sono stati discussi, tra cui l’opera dello Spirito Santo e il rinnovamento spirituale della Chiesa, il fondamento e la comprensione epistemologica del diritto canonico nella tradizione ortodossa e le sfide sollevate dai pentecostali e dalle nuove chiese cristiane. La Commissione mista lavora attualmente a un documento sulla prassi del principio di economia nell’amministrazione dei sacramenti ad altri cristiani in specifiche situazioni pastorali da un punto di vista ortodosso e sui principi teologici cattolici relativi all’amministrazione dei sacramenti ad altri cristiani.
Gli incontri ecumenici e lo scambio di visite ci ricordano che il dialogo non può essere separato dalla vita delle Chiese. Il dialogo della verità e il dialogo della carità sono strettamente congiunti. Una visita ecumenica porta a una migliore comprensione reciproca e questa è a sua volta necessaria per far avanzare il dialogo teologico e creare ponti di reciproca fiducia e di amicizia. Tawadros II, papa di Alessandria e Patriarca della Sede di San Marco, capo della Chiesa copta ortodossa d’Egitto (la Chiesa cristiana più grande in Medio Oriente), ha compiuto una visita di cinque giorni a Roma, la sua prima visita fuori dall’Egitto da quando è stato intronizzato. Il viaggio a Roma gli ha dato l’opportunità di incontrare, oltre alle varie comunità copte presenti in Italia, Papa Francesco, che lo ha ricevuto in un’udienza privata il 10 maggio 2013 e ha avuto con lui un momento di preghiera. Prima dell’udienza, il patriarca si era recato anche presso il Pcpuc. L’incontro con Papa Francesco ha avuto luogo a quarant’anni di distanza dallo storico incontro tra Paolo VI e il predecessore di Tawadros II, Shenouda III, nel corso del quale fu firmata una dichiarazione comune che affermava l’impegno delle due Chiese nella promozione della riconciliazione e dell’unità.
Un’altra visita degna di nota è stata quella di Baselios Martoma Paulose II, catholicos dell’Oriente e metropolita malankarese, che ha incontrato Papa Francesco il 5 settembre 2013. Egli ha anche visitato la tomba dell’apostolo Pietro ed è stato ricevuto presso il Pcpuc.
Le visite ecumeniche mettono in evidenza un fatto: le persone non hanno semplicemente un incontro o un dialogo; ogni persona è un incontro, ogni persona è un dialogo. Questa filosofia dell’incontro richiede una “spiritualità di comunione”, un “ecumenismo di vita”. Tramite l’accoglienza e l’amicizia le ferite del passato possono rimarginarsi e ciò che ci divideva può diventare rinnovata opportunità di guarigione.
L'Osservatore Romano