Tra la visita del presidente ad interim Mansour al patriarca ortodosso Tawadros II e l’importante referendum costituzionale della prossima settimana.
Per Antonios Aziz Mina, vescovo di Guizeh dei Copti, che è stato rappresentante per la Chiesa cattolica nel comitato dei “cinquanta saggi” che nei mesi scorsi ha elaborato la bozza di Costituzione, si tratta di «un testo che può diventare esempio anche per i Paesi vicini». Infatti, ha aggiunto il presule all’agenzia Sir, «sono stati mesi di lavoro duro ma il risultato è molto positivo. Ora la parola spetta al popolo, ma ci aspettiamo un gran sì. Tutti i rappresentanti sono stati contenti, come testimonia il fatto che ogni articolo è stato approvato con almeno il 75 per cento dei consensi». Sempre per monsignor Mina, infatti, «questa Carta è un guadagno per il nostro Paese soprattutto negli articoli relativi alle libertà e ai diritti fondamentali che sono garantiti al massimo». E anche se i principi della legge islamica sono riconosciuti come «preminente fonte del diritto», essi non sono più l’unica fonte e, soprattutto, «la loro interpretazione spetta alla Corte costituzionale e non alle scuole coraniche».
Il mese scorso lo stesso presule ha tenuto un incontro pubblico nella cattedrale copto-cattolica di Minya per illustrare contenuti e orientamenti della bozza di nuova Costituzione. L’intento, come ha spiegato all’agenzia Fides il vescovo di Minya, Botros Fahim Awad Hanna, è stato quello di fornire alla cittadinanza tutte le informazioni e i criteri utili al discernimento, così che ognuno possa fare le sue scelte in maniera responsabile, fuori dai condizionamenti della propaganda manipolata. Niente indicazioni di voto, dunque, e tanto meno attribuzioni di significati “religiosi” alle scelte che i cittadini sono chiamate a fare, in piena libertà. E proprio, probabilmente, per evitare strumentalizzazioni il patriarca di Alessandria dei copti ortodossi Tawadros II ha deciso di rinviare la tradizionale catechesi del mercoledì che avrebbe dovuto tenere in concomitanza con la consultazione referendaria. Il clima di tensione, infatti, suggerisce prudenza, anche perché cresce anche il timore degli attentati contro i cristiani copti che, dopo la proclamazione dei Fratelli musulmani come “gruppo terrorista” da parte del Governo, temono lo scatenarsi di una nuova ondata di violenza simile a quella avvenuta il 14 agosto scorso, quando furono assalite oltre venti chiese cristiane. Per padre Rafic Greiche, portavoce della Chiesa cattolica egiziana, «il rischio di violenze è alto e lo è anche la paura fra la popolazione cristiana. I Fratelli musulmani si sono ormai alleati con i gruppi terroristi islamici legati ad Al Qaeda responsabili dei numerosi attentati nella penisola del Sinai». In particolare, i gruppi islamisti — nota ancora il sacerdote — «stanno cercando di seminare il terrore fra la popolazione, per poter influenzare il risultato del referendum che si terrà il 14 e il 15 gennaio».
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