mercoledì 8 gennaio 2014

Un Natale di concreta speranza per i cristiani in Egitto




Tra la visita del presidente ad interim Mansour al patriarca ortodosso Tawadros II e l’importante referendum costituzionale della prossima settimana. 

Celebrato il Natale sotto la continua spada di Damocle del terrorismo fondamentalista, la comunità cristiana d’Egitto vive adesso importanti ore alla vigilia del referendum sulla nuova Costituzione in programma la settimana prossima, il 14 e 15 gennaio. Domenica, con una iniziativa definita «rara» e «altamente simbolica», il presidente egiziano ad interim Adly Mansour ha reso visita al patriarca copto ortodosso Tawadros II:«Questa visita esprime la considerazione che lo Stato egiziano ha per i suoi cittadini cristiani, che hanno offerto molto, sin dall’inizio, fianco a fianco con i loro fratelli musulmani per la gloria della nazione», ha detto il portavoce di Mansour, Ehab Badawi. La visita è avvenuta in un momento nel quale vengono riversate molte delle speranze di cambiamento anche da parte delle comunità religiose, in particolare dei copti, che rappresentano circa il 10 per cento degli 85 milioni di egiziani e sono la più grande comunità cristiana in Medio Oriente. Anche perché il testo della nuova legge fondamentale, insieme con la conferma dei principi della sharia (legge islamica) quale «preminente fonte del diritto», prevede, tra le altre cose, la libertà di culto ai non islamici, ebrei e cristiani, la messa al bando di partiti religiosi — che avevano trionfato nelle precedenti elezioni — la possibilità di costruire nuove chiese ed edifici religiosi senza particolari restrizioni, Si tratta, insomma, anche dal punto di vista delle comunità religiose del Paese, di un passo decisivo verso la fine di quella travagliata fase di transizione delineata dal capo delle forze armate Abdel Fattah El Sissi nel giorno in cui venne deposto il presidente Mohamed Mursi.
Per Antonios Aziz Mina, vescovo di Guizeh dei Copti, che è stato rappresentante per la Chiesa cattolica nel comitato dei “cinquanta saggi” che nei mesi scorsi ha elaborato la bozza di Costituzione, si tratta di «un testo che può diventare esempio anche per i Paesi vicini». Infatti, ha aggiunto il presule all’agenzia Sir, «sono stati mesi di lavoro duro ma il risultato è molto positivo. Ora la parola spetta al popolo, ma ci aspettiamo un gran sì. Tutti i rappresentanti sono stati contenti, come testimonia il fatto che ogni articolo è stato approvato con almeno il 75 per cento dei consensi». Sempre per monsignor Mina, infatti, «questa Carta è un guadagno per il nostro Paese soprattutto negli articoli relativi alle libertà e ai diritti fondamentali che sono garantiti al massimo». E anche se i principi della legge islamica sono riconosciuti come «preminente fonte del diritto», essi non sono più l’unica fonte e, soprattutto, «la loro interpretazione spetta alla Corte costituzionale e non alle scuole coraniche».
Il mese scorso lo stesso presule ha tenuto un incontro pubblico nella cattedrale copto-cattolica di Minya per illustrare contenuti e orientamenti della bozza di nuova Costituzione. L’intento, come ha spiegato all’agenzia Fides il vescovo di Minya, Botros Fahim Awad Hanna, è stato quello di fornire alla cittadinanza tutte le informazioni e i criteri utili al discernimento, così che ognuno possa fare le sue scelte in maniera responsabile, fuori dai condizionamenti della propaganda manipolata. Niente indicazioni di voto, dunque, e tanto meno attribuzioni di significati “religiosi” alle scelte che i cittadini sono chiamate a fare, in piena libertà. E proprio, probabilmente, per evitare strumentalizzazioni il patriarca di Alessandria dei copti ortodossi Tawadros II ha deciso di rinviare la tradizionale catechesi del mercoledì che avrebbe dovuto tenere in concomitanza con la consultazione referendaria. Il clima di tensione, infatti, suggerisce prudenza, anche perché cresce anche il timore degli attentati contro i cristiani copti che, dopo la proclamazione dei Fratelli musulmani come “gruppo terrorista” da parte del Governo, temono lo scatenarsi di una nuova ondata di violenza simile a quella avvenuta il 14 agosto scorso, quando furono assalite oltre venti chiese cristiane. Per padre Rafic Greiche, portavoce della Chiesa cattolica egiziana, «il rischio di violenze è alto e lo è anche la paura fra la popolazione cristiana. I Fratelli musulmani si sono ormai alleati con i gruppi terroristi islamici legati ad Al Qaeda responsabili dei numerosi attentati nella penisola del Sinai». In particolare, i gruppi islamisti — nota ancora il sacerdote — «stanno cercando di seminare il terrore fra la popolazione, per poter influenzare il risultato del referendum che si terrà il 14 e il 15 gennaio».
L'Osservatore Romano

*

Il veto russo contro Francesco e Bartolomeo
Chiesa - L'Espresso
 
(Sandro Magister) Si rinnova l'abbraccio tra Roma e Costantinopoli. Ma un documento del patriarcato di Mosca gela la discussione tra cattolici e ortodossi sui poteri del papa sulla Chiesa universale (...) 
(en) The Russian Veto Against Francis and Bartholomew
(es) El veto ruso contra Francisco y Bartolomé
(fr) Le veto russe contre François et Barthélemy