mercoledì 12 marzo 2014

Un modello per tutti


 Cappella Sistina - La sera del 13 marzo 2013


Messaggi e dichiarazioni augurali in occasione del primo anniversario dell’elezione di Francesco.

Una Chiesa povera per i poveri, protesa verso gli emarginati delle periferie del mondo: è l’auspicio, l’incoraggiamento, l’immagine stessa di Papa Francesco che più si riscontra ed emerge dagli innumerevoli messaggi e dichiarazioni diffusi in occasione del primo anniversario (domani 13 marzo) della sua elezione al soglio pontificio. Per i vescovi statunitensi, Francesco «ha costantemente invitato i cattolici a guardare nuovamente ai valori fondamentali del Vangelo».

Lo ha fatto dando l’esempio, «scegliendo la semplicità nello stile di vita personale, lavando i piedi ai detenuti, tenendo nelle sue mani e baciando» persone gravemente sofferenti. La sua costante apertura verso chi è emarginato, il rilievo dato alla misericordia e alla carità «sono serviti da ispirazione non solo ai cattolici ma anche agli altri cristiani e a tutti gli uomini di buona volontà».
Francesco come esempio e modello. Così è per il presidente della Conferenza episcopale degli Stati Uniti, monsignor Joseph Edward Kurtz, il quale spiega che il Pontefice «fornisce l’ispirazione in tanti modi», come comunicatore e “figlio della Chiesa”, come pastore e sacerdote, come leader, come cattolico, come persona. Francesco «ha portato energia nuova ed è punto di riferimento per i sacerdoti e modello per i vescovi». Kurtz si dice «orgoglioso» perché il Papa «ha dato nuova voce al ricco patrimonio della dottrina sociale cattolica, che parla di una Chiesa per i poveri».
Anche la scelta di dedicare un sinodo alla famiglia mostra che «questo Papa ha una visione giusta del mondo», commenta monsignor Józef Michalik, presidente della Conferenza episcopale polacca, perché «indica una consapevolezza, la volontà di guardare dov’è l’origine del problema. Se crollano le fondamenta, crolla tutta la società. Se invece l’uomo ha un punto di riferimento stabile, riesce a resistere alle difficoltà. Scegliendo allora la famiglia — sottolinea Michalik — la Chiesa e il Papa vogliono mostrare che esiste la speranza». Dal Portogallo il patriarca di Lisbona, Manuel José Macário do Nascimento Clemente, parla di «un bilancio estremamente positivo perché Papa Francesco ha realizzato tutte le speranze nate con la sua elezione».
Un grazie per questo primo anno di pontificato viene dal cardinale Oswald Gracias, arcivescovo di Bombay, che in una riflessione riportata da AsiaNews ricorda come Francesco indichi l’evangelizzazione, o la missione, come la massima priorità della Chiesa: «Il Santo Padre sottolinea come l’insegnamento sociale della Chiesa sia parte integrante del messaggio del Vangelo da proclamare nella missione», e quando afferma, dice il porporato, che i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri, per l’India, Paese «dove l’ineguaglianza è in crescita, con una evidente disparità tra ricchi e poveri», la sfida da raccogliere è quella «per la giustizia e per la pace». Domani il cardinale Gracias celebrerà messa insieme a trentadue sacerdoti, il 18 marzo con quattro vescovi dell’arcidiocesi guiderà l’adorazione eucaristica e le preghiere di ringraziamento, il 19 infine (primo anniversario dell’inizio del ministero papale) presiederà una concelebrazione eucaristica nella cattedrale del Santo Nome.
Ad Assisi, sulla tomba del Poverello, pregheranno domani, nell’ora in cui il cardinale Bergoglio veniva eletto Papa, anche i frati del Sacro convento. Sarà una giornata speciale per tutta la Chiesa, sottolinea una nota, osservando come il Pontefice stia «incarnando il carisma di Francesco attraverso temi fondamentali come la pace, il creato, la povertà». Non a caso, uno dei risultati più evidenti di questo primo anno di pontificato di Francesco è l’aumento dei volontari che si mettono a disposizione dei poveri: a rivelarlo, ieri, in un’intervista a Radio Vaticana, è stato monsignor Enrico Feroci, direttore della Caritas diocesana di Roma: «Abbiamo un corso per volontari e sono più di duecento quelli che vogliono prepararsi per prestare servizio nei nostri vari centri», ha osservato, ricordando che «noi dobbiamo non solo distribuire i pasti alle persone ma far capire loro che c’è un altro pane, un cibo più autentico e più vero che dà un’altra prospettiva». Perché — come dice il Papa — senza Gesù «la Chiesa rischia di essere solo una ong».

L'Osservatore Romano

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Le conseguenze di Papa Francesco

Il nuovo numero di Limes, rivista italiana di geopolitica, fa il bilancio di un anno di pontificato. Il Direttore Lucio Caracciolo: “Bergoglio ha riportato la Chiesa, attraverso se stesso, al centro del mondo. Ma il suo ostacolo più grande sarà l’alto clero”

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A poco meno di un anno dall’elezione di Jorge Mario Bergoglio, la rivista di geopolitica Limes traccia un articolato bilancio del suo pontificato.  
La monografia, da oggi in edicola, indaga da prospettive molteplici il tentativo di riforma delle istituzioni ecclesiastiche messo in campo da Bergoglio, provando a riflettere su “Le conseguenze di Papa Francesco” a partire dall’analisi di vari elementi del suo Ministero Petrino: l’agenda di politica estera, la centralità dell’America Latina, la visione evangelica, i cambiamenti all’interno della curia, il terremoto nell’opaco mondo delle finanze vaticane, i rapporti con le altre Chiese, la trasposizione “romana” dei riferimenti teologici latinoamericani. 

“La prima conseguenza di Bergoglio– dice il Direttore di Limes Lucio Caracciolo - è quella di aver rilanciato la Chiesa, attraverso se stesso, nel mondo. Di averla riportata al ruolo di soggetto del dibattito pubblico - politico, religioso e culturale - internazionale e di averne fatto di nuovo un attore geopolitico, ascoltato e influente: il caso più eclatante è quello della Siria ma ve ne sono altri. Sul piano interno, poi, il Papa ha avviato una riforma dell’istituzione ecclesiastica che dovrà essere perfezionata ma che per ora continua a portare avanti col suo stile.”  

La prima parte del volume, “Il papa da Baires a Santa Marta”, descrive il profondo impatto di questo papato sulla geografia politico-istituzionale e sugli assetti di potere del Vaticano. Tra gli autori che hanno fornito il loro contributo a questa sezione ci sono Lucio Brunelli e Gianni Valente, scrittore e firma di Vatican Insider, con un articolo dal titolo “Lo spazio e il tempo di Papa Francesco” che ricostruisce il mondo di Jorge Mario Bergoglio dalle “villas miseria” di Buenos Aires alla cattedra di Pietro, passando per il suo rapporto col peronismo.  

Antonio Spadaro, direttore di “La Civiltà Cattolica”, con un saggio dal titolo “Come pensa e come opera il Papa gesuita” e Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, in “Il primo Papa della globalizzazione”. 
“Francesco – puntualizza Caracciolo - ha dimostrato che è possibile diffondere il vangelo, cosa che le istituzioni ecclesiastiche avevano dimenticato di fare negli ultimi decenni. Se tutta la Chiesa voglia seguire il suo esempio non saprei dirlo, ma è utile sapere che Francesco quando parla di essa non si riferisce al clero bensì ai credenti, ha in mente l’ecumene cristiano-cattolica. L’innovazione, dunque, sta nella ripresa di un’idea conciliare della Chiesa che si riflette nella sua missione.” 

La seconda parte del numero, “Le radici di Bergoglio”, indaga i riferimenti teologico-dottrinali di questo papa e il suo stile comunicativo. Tra i saggi pubblicati, quello di Anna Maria Cossiga, “Il Papa è comunista?” e Francisco Mele, “Farsi popolo”. La terza parte, “Francesco nel mondo”, analizza i tratti salienti dell’azione internazionale di Francesco attraverso articoli come quello di Dario Fabbri “Come una rockstar, il Papa egalitario turba e seduce Washington” e Giorgio Cuscito “Il Papa che piace ai cinesi”. Da segnalare il saggio di Marco Ansaldo “Chi e perché rema contro Bergoglio”, che fa il punto su quali poteri favoriscono e quali altri invece ostacolano Bergoglio nella sua azione riformatrice. 

“I poteri che potrebbero opporsi all’azione riformatrice di Bergoglio – conclude il Direttore di Limes Caracciolo - sono in primo luogo quelli che si sentono minacciati da essa. Mi riferisco in particolare all’alto clero, quello curiale. Ma più in generale al clero che non accetta di essere considerato semplicemente come uno strumento, che serve ad altri, per l’evangelizzazione del mondo. Evangelizzazione che tenderebbe inevitabilmente al cambiamento dello stile di vita della struttura clericale e non è facile passare dall’idea che si possa sperperare tutto il denaro che si vuole a una prassi più francescana: quindi è importante considerare anche l’aspetto prettamente materiale. Infine c’è un elemento ideologico, confessionale: la Chiesa forse, aprendosi troppo, alla fine può finire per distruggersi” 

FLAVIO ALIVERNINI (La STAMPA)


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Il Giornale
(Marinella Bandini) La nuova squadra della Curia rappresenta il vero volto di Bergoglio. Ha creato un team internazionale senza temere esclusioni clamorose. Un anno dopo, la Curia di Francesco inizia a prendere forma. Il Papa non è un cesellatore, in cerca di difficili (...)