Il cardinale Baldisseri a Lisieux per la festa dei beati Zélie e Louis Martin.
Lei era merlettaia, lui orologiaio: insomma appartenevano alla piccola borghesia della Normandia del XIX secolo i coniugi Zélie e Louis Martin, meglio conosciuti per essere i genitori di santa Teresa di Lisieux. Cosa hanno da dire a tante coppie del mondo di oggi? Che la santità può essere vissuta all’interno del matrimonio, come due in una sola carne. In tal senso, la loro vita di educatori, genitori, collaboratori laici di Dio è quanto mai attuale in vista del prossimo Sinodo sulla famiglia.
Lo ha sottolineato il cardinale Lorenzo Baldisseri, segretario generale del Sinodo dei vescovi, presiedendo l’Eucaristia nella cattedrale di Alençon, sabato scorso 12 luglio, memoria liturgica dei due sposi, beatificati 19 ottobre 2008.
In particolare, il porporato si è soffermato sulla figura di Zélie, «che conduceva quasi la vita di una donna di oggi, dividendo il proprio tempo tra la vita familiare e quella professionale», essendo madre di nove bambini e alla testa di una piccola impresa di merletti del famoso punto d’Alençon. «Senza alcun dubbio — ha detto il celebrante — è lei l’ispiratrice della bella massima teresiana: “Amare è donarsi interamente e donare se stessi”».
Conosciuta nel suo ambiente «per la competenza professionale e l’integrità» morale, la madre di santa Teresina aveva un alto «senso della giustizia e dell’attenzione agli altri», ha spiegato il porporato. Soprattutto in lei colpisce «lo “sguardo spirituale” che metteva in tutto ciò che la circondava». Infatti, ha aggiunto, «la sua capacità di amare non si limitava, come troppo spesso succede, alla sola sfera familiare, ma si estendeva come una macchia d’olio alle sue operaie e ai bisognosi» che incontrava.
Il segretario generale del Sinodo dei vescovi ha poi messo in luce la «responsabilità di Zélie verso i suoi dipendenti e le loro famiglie», che si concretizzava per esempio «assicurando il mantenimento e l’autonomia finanziaria delle donne» che lavoravano per lei. Insomma, «prima ancora delle grandi encicliche sociali del magistero», Zélie «aveva preavvertito questa verità proveniente dalla nostra fede: il lavoro è prima di tutto “per l’uomo” e non l’uomo “per il lavoro”, come diceva Giovanni Paolo II nella Laborem exercens». Cioè per dirla con il linguaggio di Papa Francesco ogni lavoro compiuto dall’uomo deve essere stimato soprattutto nella misura della dignità del soggetto stesso del lavoro, cioè della persona, dell’uomo che lo esegue.
Il cardinale Baldisseri ha quindi offerto una riflessione sull’episodio evangelico delle nozze di Cana — che fa parte della liturgia della Parola per la celebrazione della festa dei beati Martin — sottolineando come Maria per facilitare l’inizio della vita pubblica del suo Figlio, «fa quello che ogni donna e ogni madre fa: posa uno sguardo d’amore sugli avvenimenti e sulle persone». Infatti, come diceva Papa Wojtyła nella Mulieris dignitatem: «La dignità della donna si misura nell’ordine dell’amore che è essenzialmente un ordine di giustizia e di carità». E a questo proposito, il porporato ha affermato che solo la persona può amare, e solo la persona può essere amata. A maggior ragione ciò vale per la donna, la cui dignità è «intimamente legata all’amore che riceve in ragione stessa della sua femminilità e, d’altra parte, all’amore che ella dona a sua volta. È proprio l’attenzione agli altri, segno eminente dell’amore caritativo — nel caso delle nozze di Cana l’amore verso i giovani sposi — che muove la santa Vergine e la spinge a intervenire». Così, ha proseguito il cardinale Baldisseri, «nel caso di Zélie, è l’amore che la muove ad aprirsi e a donarsi agli altri». E nel loro ambiente familiare vivificato dall’amore reciproco, i beati hanno saputo testimoniare, e continuano a farlo nei confronti di quanti sono sposati e di chi si prepara a esserlo, che «il matrimonio è un sentiero di fede». Non solo: essi incoraggiano «a riscoprire per la vita di coppia la centralità di Gesù Cristo e del cammino nella Chiesa». Come Maria, la quale insegna che «il bene di ciascuno dipende dall’ascolto docile della Parola del suo Figlio». Cana, in effetti, ha concluso il cardinale Baldisseri, è «l’annuncio e l’anticipazione del dono del vino nuovo dell’Eucaristia, sacrificio e banchetto nel quale il Signore ci unisce, ci rinnova e ci trasforma».
L’episodio evangelico delle nozze di Cana è stato poi ripreso dal porporato anche nella celebrazione eucaristica di domenica mattina 13 luglio, proprio nella basilica di Lisieux. «Fate tutto quello che vi dirà» dice la Vergine in quell’occasione. «Non è senza interesse — ha spiegato all’omelia — notare brevemente che i beati Louis e Zélie Martin hanno fatto di questa frase della Vergine, il leitmotiv della loro vita di coppia, della loro vita familiare, della loro vita di cristiani, tanto il loro ascolto e la loro obbedienza a Cristo e a tutti i suoi rappresentanti sulla terra ai quali ha affidato la sua Chiesa, erano grandi!».