venerdì 4 luglio 2014

Papa Francesco e le donne

Da mercoledì 9 luglio in edicola con "Il Sole 24 Ore", il volume con le riflessioni di Lucetta Scaraffia e Giulia Galeotti sul ruolo delle donne all'interno della Chiesa cattolica

Il Sole 24 Ore, in collaborazione con L’Osservatore Romano, presenta in edicola, a partire da mercoledì 9 luglio, il volume “Papa Francesco e le donne”, scritto dalle storiche e giornalisteLucetta Scaraffia e Giulia Galeotti: un libro per riflettere sul ruolo delle donne nella Chiesa cattolica e sulle questioni ancora irrisolte, anche attraverso le parole di Bergoglio.
Il libro raccoglie infatti tutti i testi in cui il Pontefice ha parlato della “questione femminile” nella Chiesa cattolica. Testi efficaci, che hanno suscitato molta attenzione e che sono qui introdotti da due saggi limpidi e appassionati di Lucetta Scaraffia e Giulia Galeotti.
Lucetta Scaraffia nel suo saggio analizza i nodi storici e teologici connessi a questo problema, con parole che fanno riflettere: “In un contesto di emancipazione femminilerealizzato, quale è quello dei paesi occidentali, l’atteggiamento della Chiesa sembra [...] rovesciarsi. Soprattutto in una cultura in cui l’emancipazione delle donne viene misurata sul libero accesso agli anticoncezionali e sulla legalizzazione dell’aborto, la Chiesa viene percepita come una nemica dell’emancipazione. A questo conflitto culturale si aggiunge- continua Scaraffia – l’assenza di donne nelle sfere decisionali della Chiesa, benché le religiose siano, almeno per ora, molto più numerose  dei religiosi. Inoltre, esse sono in genere relegate in ruoli di sottoposte [...] con compiti subalterni”.
Gli ultimi dati, risalenti al 2012, ci dicono che le religiose cattoliche nel mondo sono 702.529, mentre i religiosi (esclu­si i sacerdoti) 55.314. Il che significa che su 14 consacrati, 13 sono donne. Detto altrimenti, a livello mondiale i maschi costituiscono il 7 per cento della comunità religiosa cattolica. Le proporzioni cambiano se ai maschi religiosi sommiamo i vescovi (5.133) e i sacerdoti (414.313): in questo caso il peso femminile risulta ridimensionato, ma le donne rappresenta­no comunque il 60 per cento della Chiesa consacrata.
Giulia Galeotti nel suo saggio illustra il ruolo che le donne, religiose e laiche, hanno svolto nella storia della Chiesa, con le risposte che i Papi contemporanei hanno dato alle richieste di una presenza femminile più rilevante all’interno dell’istituzione.
“Si tratta di presenze femminili di cui si è persa completamente la forza di rottura e di cambiamento: edulcorandone le parole, i gesti e le esperienze, non ci si è dimenticati di loro, ma le si è ricordate male. Non è un problema di memoria, dunque, ma di prospettiva: tramandate attraverso lo sguardo maschile, sono state completamente snaturate.” Questa l’interpretazione e il fil rouge del saggio di Giulia Galeotti nell’excursusstorico sulle donne che hanno fatto grande la Chiesa.
È in questo contesto socio-culturale che va collocato il punto di vista di Papa Francesco, che ha detto parole importanti sulla questione, ancora così controversa, della donna nella Chiesa, sottolineando più volte nei suoi discorsi la sua disponibilità a una presenza più significativa della figura femminile.
Il pensiero di Bergoglio, ribadito in molte circostanze, è molto chiaro – riprende Lucetta Scaraffia nelle sue riflessioni: “Denuncia con una sincerità e un coraggio veramen­te nuovi la condizione di subalternità in cui si trovano oggi le donne nella Chiesa, e chiede uno studio approfondito per motivare una loro presenza più autorevole.” Non ritiene che sia sufficiente un’apertura alle donne concessa da una persona – sia pure il Papa – ma pensa sia necessario il riconoscimento della loro importanza per la vita della Chiesa. Il cambiamento quindi ci deve essere, e deve essere profondo e accompagnato da una adeguata riflessione

*

Per la prima volta una donna rettore di una Università pontificia


Suor Mary Melone

La suora francescana Mary Melone nominata dal Vaticano ai vertici dell’Antonianum. Quando parlò di teologia delle donne e spiegò perché non servono le quote rosa nella Chiesa

IACOPO SCARAMUZZICITTÀ DEL VATICANO
E’ stata la prima donna professore stabile presso la facoltà di Teologia della Pontificia università Antonianum, l’ateneo romano dei francescani, la prima donna ad assumere l’incarico di decano, equivalente al titolo di preside, e ora, nell’era di Jorge Mario Bergoglio, è la prima donna che diventa rettore di una università pontificia della città eterna. La francescana Mary Melone, grande esperta di sant’Antonio da Padova, è stata nominata ai vertici dell’ateneo dalla congregazione per l’Educazione cattolica guidata dal cardinale Zenon Grocholewski per il triennio 2014-2017.

Nata a La Spezia nel 1964, Mary (Maria Domenica al secolo) Melone, dopo aver preso la maturità classica, è entrata a far parte della congregazione delle suore francescane angeline, dove emette la professione temporanea nel 1986 e quella perpetua nel 1991. Nel 1992 si laurea in pedagogia, indirizzo filosofico, alla Libera università Maria santissima assunta, con una tesi su “Corporeità ed intersoggettività in Gabriel Marcel”. Si dedica poi allo studio della teologia all’Antonianum, dove aveva già studiato dal 1983 al 1987, e consegue prima la laurea, nel 1996, e poi il dottorato, con tesi su “Lo Spirito santo nel De Trinitate di Riccardo di San Vittore” pubblicata nel 2001. Professore straordinario nella facoltà di Teologia per la cattedra di teologia trinitaria e pneumatologia, dal 2002 al 2008 è stata preside dell’Istituto superiore di Scienze religiose “Redemptor Hominis”, nel 2011 è stata eletta (da un collegio maschile) decano di Teologia. E’ presidente della Società italiana per la ricerca teologica (Sirt). Oltre ad articoli e saggi comparsi su miscellanee e riviste – Antonianum, Doctor Seraphicus, Freiburger Zeitschrift für Philosophie und Theologie, Italia francescana, Quaderni di spiritualità francescana, Ricerche teologiche, Studi francescani, Theotokos – ha curato per le Edizioni Paoline i volumi di Riccardo di San Vittore (La preparazione dell’anima alla contemplazione: Beniamino minore) e sant’Antonio di Padova (Camminare nella luce: sermoni scelti per l’anno liturgico).

“La comunità accademica formula al nuovo Rettore Magnifico, prof.ssa Mary Melone, gli auguri di un proficuo lavoro a favore della Pontificia università Antonianum”, si legge in una nota dell’ateneo di via Merulana, “e ringrazia il prof. Martin Carbajo Nunez per l’impegno profuso come Rettore Magnifico facente funzioni”.

“Non sono per questo tipo di etichette, teologia al femminile”, affermava suor Melone in un’intervista all’Osservatore Romano pubblicata in occasione della sua elezione a decano di Teologia. “E soprattutto non sono per le contrapposizioni, pur non ignorando che forse in passato c’è stato motivo per la contrapposizione. Forse anche nel presente, non lo so. Sicuramente lo spazio alle donne deve essere maggiormente garantito. Parlare di teologia al femminile non risponde proprio alla mia visione: c’è solo la teologia. La teologia come ricerca, come sguardo rivolto al mistero, come riflessione su questo mistero. Ma proprio perché tale va fatta con sensibilità diverse, questo sì. Il modo di accostarsi al mistero, il modo con cui una donna riflette su questo mistero che si dà, che si rivela, è sicuramente diverso da quello di un uomo. Ma non per contrapposizione. Io credo nella teologia, e credo che la teologia fatta da una donna sia propria di una donna. Diversa, ma senza la rivendicazione. Altrimenti mi sembra quasi di strumentalizzare la teologia, che invece è un campo che richiede l’onestà di chi si mette di fronte al mistero”. Quanto al ruolo delle donne nella Chiesa, “certamente lo sguardo non può essere commisurato sui tempi che la Chiesa ha, che sono tempi che riflettono una maturazione del pensiero avvenuta in centinaia di anni”, affermava sempre nell’intervista del 2011. “Però secondo me lo spazio nuovo c’è ed è reale. E credo anche che sia irreversibile, nel senso che non è una concessione, ma un segno dei tempi da cui non c’è ritorno. Non è un far finta. Credo che questo dipenda molto anche da noi donne. Siamo noi che dovremmo cominciare. La donna non può misurare lo spazio che ha nella Chiesa su quello dell’uomo: abbiamo un nostro spazio che non è né minore né maggiore di quello dell’uomo. E’ il nostro spazio. Finché penseremo che dobbiamo ottenere quello che hanno gli uomini, non funzionerà. Certo, anche se i passi fatti sono reali, ciò non significa che sia stato fatto tutto. Si può fare ancora molto, ma il cambiamento c’è, si vede, si avverte. E penso che (a prescindere dalla mia persona) l’elezione di una donna in una università pontificia sia anche un segno di questo. La seduta che mi ha eletto era tutta maschile!”. Quindi non c’è bisogno delle quote rosa? “No, non delle quote, ma della collaborazione. Anche se è auspicabile che la collaborazione cresca!”.

*

"Cerchiamo di non rendere vana la Resurrezione di Cristo!"

Intervista con la professoressa Anne-Marie Pelletier, prima donna a vincere il Premio Ratzinger 2014


"In tutta la mia vita accademica, ho avuto il desiderio di stare al confine tra la Chiesa e il mondo, tra la fede e la cultura, tra credenti e non credenti”. “Credo che non possa esserci una negazione cristiana del mondo". “La bussola della mia vita è stata la Scrittura” e “credo nel potere dell’altro sepolto nelle profondità della vita ordinaria!"
Sono poche affermazioni che però tratteggiano la personalità forte e profonda della professoressa Anne-Marie Pelletier, teologa e vincitrice del Premio Ratzinger 2014. La prima donna a cui viene riconosciuto un premio così prestigioso. In una intervista concessa a ZENIT, la Pelletier spiega che il premio “è stata una grande sorpresa”, a dimostrazione del fatto che “la maggior parte di ciò che costruisce la storia è spesso nascosto alla vista dei più”.
Pur ammirando molte figure pubbliche, la Pelletier dice di credere "nel potere dell’altro sepolto nelle profondità della vita ordinaria!”. Mamma e nonna, la teologa esprime “gratitudine alla Fondazione Ratzinger” e gioia per il fatto di essere una cristiana chiamata a vivere la vita battesimale, immersa nel mondo di oggi e impegnata nel campo della cultura.
“In tutta la mia vita accademica - racconta - ho avuto il gusto e la voglia di stare al confine tra la Chiesa e il mondo, come è scritto nella Gaudium et Spes, tra la fede e la cultura, tra credenti e miscredenti”.
La Pelletier narra poi della sua vita nel mondo, occupata a scrivere con passione, a leggere, interpretare e insegnare come il linguaggio umano e divino si incrociano nel mistero dell’incarnazione. Suo riferimento intellettuale e spirituale è il grande esegeta padre Paul Beauchamp, e il discorso fatto al mondo della cultura da Papa Benedetto XVI al Bernardine College, nel settembre 2008.
La donna ha avuto modo di incontrare personalmente il Papa emerito durante il Sinodo del 2001, ma già aveva avuto con lui uno scambio epistolare su questioni antropologiche e teologiche.
Secondo la Pelletier, “Ratzinger è una persona di grande intelligenza e umiltà, capace di un insegnamento luminoso, come è evidente nei testi che ha scritto”. “Completamente dedicato al servizio dell'intelligenza-verità - afferma - non ad un insieme di idee e argomenti, ma alla persona di Cristo. Non bisogna dimenticare mai, che lo ‘splendore della verità’ non è altro che la gloria della persona di Gesù, che splende nella narrazione dei Vangeli!”.
Alla domanda sulle affinità con San Benedetto, la docente francese risponde che “San Benedetto non mi è certo indifferente. È il mondo monastico è stata un delle fonti della mia vita (…). La vita monastica nella sua singolarità, non è solo un ideale di qualche elité cristiana... E' una vita che rivela la vita! Il suo compito è, quello di cercare e integrare la relazione con Dio, la relazione con l'altro, il rapporto con il tempo. Ciò riguarda ogni cristiano!".
"La vita monastica - prosegue la teologa - ci porta al cuore della vita cristiana, che altro non è che la vita segnata dal battesimo, che invita ciascuno, dal più grande al più piccolo, ad essere il figlio di Dio, e per mezzo di Cristo. Niente di più, niente di meno! Da lì un sacco di cose sono ordinate. A me sembra che questo sia il punto di partenza, il fondamento di ogni ecclesiologia, il punto di riferimento di tutte le nostre discussioni sulla vita della Chiesa”.
Essere la prima donna ad essere premiata con il “Ratzinger” significa che esiste un modo femminile di leggere la Bibbia e fare teologia? A questa domanda la studiosa francese risponde che “sì, tra esegesi e teologia c’è unità di fondo", ma "sarebbe rovinoso se le donne rimanessero bloccate in uno stile che sarebbe il loro esclusivo". Tuttavia, "con l’ermeneutica contemporanea, che riecheggia il documento stilato nel 1993, relativo alla interpretazione della Bibbia nella Chiesa, possiamo dire che la lettura del femminile o del maschile è tutt'altro che indifferente". Così, secondo la Pellettier, "la pratica della Scrittura da parte delle donne ha rivelato oggi nuove domande, nuove figure e ruoli dimenticati nelle narrazioni bibliche. Consente di trovare tutte le densità antropologica della rivelazione biblica è in particolare ciò che accade nell’ incontro tra uomini e donne”.
Interrogata sul suo punto di vista per il prossimo Sinodo che rifletterà sulla famiglia, la professoressa afferma: “La vita familiare è una scuola di vita. Non esiste niente di più completo della famiglia per sperimentare la ricchezza, la complessità e la difficoltà dei rapporti tra gli esseri umani. La famiglia è il luogo delle più grandi gioie e di eventi a volte più grandi".
"Un sinodo sulla famiglia - sottolinea - deve supporre che la realtà con tutte le sue espressioni contemporanee va analizzata e presa in considerazione. Questo è anche buon senso che è stato inteso dagli organizzatori”. Tuttavia,“mi sembra importante non perdersi in immagini irreali. Se Dio è presente in tutto ciò che anima la gentilezza, la generosità, la libertà, l’amore fedele e paziente, non è meno presente nelle famiglie che stanno affrontando prove più dure. Oserei dire, che Dio è intimidito dai nostri altezzosi ideali di perfezione".
"Maternamente - conclude la vincitrice del premio Ratzinger - mi sento di dire che la Chiesa deve testimoniare prima di tutto la misericordia, vale a dire, quello sguardo di Cristo che chiede la fiducia di tutti. Diciamoci la verità: la misericordia ha il potere di convertire ciò che dovrebbe essere nelle nostre società. La cosa bella è che Dio non si è piegato né si è perso. Cerchiamo, in questo mondo spesso difficile di non rendere vana la Resurrezione di Cristo!”.
A. Kurian