sabato 11 ottobre 2014

XXVIII Domenica del Tempo Ordinario. Anno A

Il fuoco nascosto è come spento
Sotto la cenere di questo mondo…
scoppierà e incendierà divinamente
la corteccia della morte.
(San Gregorio di Nissa)

Nella 28.ma Domenica del Tempo ordinario, la liturgia ci presenta il passo del Vangelo in cui Gesù paragona il regno dei cieli a un re che fa una festa di nozze per suo figlio. Ma molti non accettano l’invito perché sono impegnati, altri addirittura lo rifiutano con violenza. Il re dice allora ai suoi servi:
“La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”.
Su questo brano evangelico, la monizione di don Ezechiele Pasotti:
Lasciamoci sorprendere dal Vangelo di oggi: dall’invito al banchetto di nozze che il re – Dio – ha preparato per i suoi invitati. Il cristianesimo è Vangelo di gioia. Per quanto povera e distorta possa essere l’immagine che noi abbiamo di Dio, spesso sentito lontano, complicato, pieno di leggi…, la parabola di oggi, questo re che per ben tre volte manda i suoi servi a chiamare gli invitati, ci dice qualcosa della “passione di Dio” per l’uomo: ha fatto l’universo in un impeto di gioia, ci ha creato per amore nella gioia, ci ha redento nella gioia della Pasqua. La Chiesa ha la missione di rendere presente nella storia questo invito alle nozze al banchetto del cielo. Dio ha creato l’uomo per questa festa. Ma la mia, la tua risposta all’invito oggi può essere quella degli invitati: “Quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero”! Ed a godere della festa sono gli ultimi. È pressante anche oggi il comando del Signore a noi suoi servi: “Andate ai crocicchi delle strade”. La gioia di Dio per la festa delle nozze risulta ancora più luminosa – per quanto ci possa scomodare! – nella parte finale della parabola: il re entra nella sala del convito e scorge un commensale senza la veste nuziale, senza il dono dello Spirito Santo. E viene gettato fuori nelle tenebre. Il Vangelo è dono di libertà, non imposizione. Oggi, giorno del Signore, siamo invitati a pregustare nell’Eucarestia il banchetto nuziale, preparato per le nozze con il nostro Dio.
*
MESSALE
Antifona d'Ingresso  Sal 129,3-4
Se consideri le nostre colpe, Signore,
chi potrà resistere?
Ma presso di te è il perdono,
o Dio di Israele.
 

Colletta

Ci preceda e ci accompagni sempre la tua grazia, Signore, perché, sorretti dal tuo paterno aiuto, non ci stanchiamo mai di operare il bene. Per il nostro Signore...

Oppure:
O Padre, che inviti il mondo intero alle nozze del tuo Figlio, donaci la sapienza del tuo Spirito, perché possiamo testimoniare qual è la speranza della nostra chiamata, e nessun uomo abbia mai a rifiutare il banchetto della vita eterna o a entrarvi senza l'abito nuziale. Per il nostro Signore Gesù Cristo...


LITURGIA DELLA PAROLA

Prima Lettura  Is 25,6-10a
Il Signore preparerà un banchetto, e asciugherà le lacrime su ogni volto.

Dal libro del profeta Isaìa
Preparerà il Signore degli eserciti
per tutti i popoli, su questo monte,
un banchetto di grasse vivande,
un banchetto di vini eccellenti,
di cibi succulenti, di vini raffinati.
Egli strapperà su questo monte
il velo che copriva la faccia di tutti i popoli
e la coltre distesa su tutte le nazioni.
Eliminerà la morte per sempre.
Il Signore Dio asciugherà le lacrime su ogni volto,
l’ignominia del suo popolo
farà scomparire da tutta la terra,
poiché il Signore ha parlato.
E si dirà in quel giorno: «Ecco il nostro Dio;
in lui abbiamo sperato perché ci salvasse.
Questi è il Signore in cui abbiamo sperato;
rallegriamoci, esultiamo per la sua salvezza,
poiché la mano del Signore si poserà su questo monte».


Salmo Responsoriale
  Dal Salmo 22
Abiterò per sempre nella casa del Signore.
Il Signore è il mio pastore:
non manco di nulla.
Su pascoli erbosi mi fa riposare,
ad acque tranquille mi conduce.
Rinfranca l’anima mia.

Mi guida per il giusto cammino
a motivo del suo nome.
Anche se vado per una valle oscura,
non temo alcun male, perché tu sei con me.
Il tuo bastone e il tuo vincastro
mi danno sicurezza.

Davanti a me tu prepari una mensa
sotto gli occhi dei miei nemici.
Ungi di olio il mio capo;
il mio calice trabocca.

Sì, bontà e fedeltà mi saranno compagne
tutti i giorni della mia vita,
abiterò ancora nella casa del Signore
per lunghi giorni.
 

Seconda Lettura
  Fil 4,12-14.19-20
Tutto posso in colui che mi dà forza. 

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai FilippésiFratelli, so vivere nella povertà come so vivere nell’abbondanza; sono allenato a tutto e per tutto, alla sazietà e alla fame, all’abbondanza e all’indigenza. Tutto posso in colui che mi dà la forza. Avete fatto bene tuttavia a prendere parte alle mie tribolazioni.
Il mio Dio, a sua volta, colmerà ogni vostro bisogno secondo la sua ricchezza con magnificenza, in Cristo Gesù.
Al Dio e Padre nostro sia gloria nei secoli dei secoli. Amen.


Canto al Vangelo
  Cfr Ef 1,17-18
Alleluia, alleluia.

Il Padre del Signore nostro Gesù Cristo
illumini gli occhi del nostro cuore
per farci comprendere a quale speranza ci ha chiamati.

Alleluia.

   
   
Vangelo  Mt 22,1-14 (Forma breve Mt 22,1-10)
Tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze.

Dal vangelo secondo Matteo
[ In quel tempo, Gesù, riprese a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti e ai farisei] e disse:
«Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire.
Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: Dite agli invitati: “Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”. Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città.
Poi disse ai suoi servi: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali. 
]
Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. Gli disse: “Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?”. Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: “Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”.
Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».
 

*

Solo rivestiti della "giustizia" di Dio i cristiani possono compiere la loro missione

Commento al Vangelo della XXVIII Domenica del Tempo Ordinario. Anno A


“Tutte le genti” sono avvolte da una “coltre” di menzogna.  Un “velo” copre la “faccia” di “tutti i popoli”. Così Isaia vedeva le grandi civiltà allora conosciute. Per quanto sviluppata e capace di opere meravigliose, qualsiasi cultura giace nell’oscurità, perché non ha la risposta alla questione fondamentale dell’esistenza: la morte. Essa esiste, e quando arriva riempie di “lacrime ogni volto”.

Certo, si può arrivare addirittura a definirla dolce, quando la si sceglie per mettere fine alle sofferenze. Ma rimane morte, il nulla che ingoia la vita. E non si tratta solo della morte fisica. Filosofie, ideologie e politiche si sono inutilmente affacciate sul mistero del dolore e del male, senza riuscire a offrire una soluzione alla morte interiore.

Anche se uno sciopero riesce a far ottenere condizioni migliori ai lavoratori, esso non elimina il tradimento di mio marito. Anche se ottengo giustizia e chi mi ha fatto del male sconta in prigione i suoi giorni, questo non mi restituisce quanto ho perduto. Niente può “asciugare le mie lacrime”.

Nessuno ha saputo mai insegnare la vera sapienza,  cioè a saper vivere nella pace sia “essendo ricco” che “essendo povero”. Lo studio e il progresso, infatti,  hanno come obiettivo “la sazietà” e “l’abbondanza”, per sconfiggere “fame” e “indigenza”.  Ma tralasciano di cercare l’origine del male, e così, anche se abbiamo sconfitto gravi malattie, ebola ci terrorizza. La creazione giace incompiuta, perché esiste il peccato, che genera la morte.

Per questo la fame aumenta, la povertà vomita carni stremate sulle spiagge dell’Europa, la crisi economica stritola le famiglie. E il cuore, oggi è più “indigente” che mai, preda dell’angoscia e della solitudine. Il tuo, il mio. Siamo fragili, i nostri figli sono incapaci di reggere l’urto delle difficoltà. Non “possiamo” nulla. Ed entriamo nella sfiducia, nelle depressioni, nella disperazione. Come Israele in Egitto, schiavo del faraone, costretto a fare mattoni per un altro, sempre di più, senza riposo. 

Ma come nella notte di Pasqua quando Dio scese a liberare il suo Popolo, in ogni generazione la Chiesa è uscita fuori a cercare gli uomini schiavi della paura della morte, inoltrandosi ai “crocicchi” della strade. Questo termine in greco indica la fine delle strade urbane, dove esse sboccano nei campi.

In quegli incroci si sedevano i poveri, gli zoppi, gli impuri a chiedere l’elemosina. Proprio come ciascuno di noi. Non ti ha incontrato il Signore proprio lì, agli “di-exodos” della tua storia, sulla soglia di un esodo che avresti voluto iniziare ma non ne avevi la forza? Gli “apostoli” del Signore ci hanno “chiamato” proprio mentre, come il cieco disteso aicrocicchi di Gerico, chiedevamo in elemosina brandelli di vita e felicità, senza riuscire a saziarci.

Non eravamo “degni” di tanto amore. Non facevamo parte della corte del Re; tra di noi nessun dignitario, parente o amico. Eppure è accaduto che la chiamata giungesse proprio a te e a me: “non ci sono tra voi molti sapienti secondo la carne, non molti potenti, non molti nobili. Ma Dio ha scelto ciò che nel mondo è stolto, è debole, è ignobile, - letteralmente di natali incerti, i figli abbandonati - e disprezzato e ciò che è nulla”.

E siamo entrati nella Chiesa, anche perché qualcuno che era “degno” di esserci ha rinunciato. E’ un mistero grande quello della “chiamata”. Essa esprime l’amore infinito e incondizionato di Dio per tutti, “buoni e cattivi”. Ma è un “work in progress”, non garantisce di potersi sedere al banchetto di nozze.

E infatti, proprio quelli che ne avevano diritto per censo o per posizione sociale o per amicizia, non vi sono entrati. Perché mai hanno rifiutato l’invito del Re di partecipare a un avvenimento così importante?

In essi vi era una indifferenza colpevole, che in alcuni si è trasformata in violenza assassina. Segni di una ribellione verso l’autorità del Re, indizi di un golpe che covavano in un cuore indurito nell’incredulità: “il dio di questo mondo aveva accecato la mente incredula, perché non vedessero lo splendore del glorioso vangelo di Cristo che è immagine di Dio”. Un “velo” di orgoglio serrava i loro occhi sull’amore di Dio, impedendo la maturazione della chiamata, che consisteva proprio nell’accogliere l’invito a partecipare alla gioia intima del Re.

“Tutto era pronto”, il Messia era arrivato, ed era quel Figlio che li attendeva alle nozze. Dio aveva ormai compiuto in Lui ogni “sacrificio” per “preparare” il loro cuore alla salvezza. Bastava accogliere Gesù. Ma Israele “non ricercava la giustizia dalla fede, ma come se derivasse dalle opere”.

Avevano da lavorare nei “campi” e “curare i propri affari”, come potevano curarsi di quel Figlio e delle sue nozze? Così hanno perduto la “dignità”, perché “chi non odia suo padre, sua madre, i suoi fratelli e perfino la propria vita non èdegno di Gesù”.

Accadeva loro come alle città che avevano rifiutato l’annuncio dei discepoli inviati da Gesù, destinate a una sorte peggiore di quella di Sodoma, immagine di chi non accoglie gli inviati di Dio: finire distrutti tra le “fiamme”, perché “la malizia uccide l’empio”.

Ma un cuore perverso può celarsi anche in quanti sono stati “raccolti” per “riempire la sala di commensali”. Non basta essere entrati nella Chiesa. La parabola di oggi è anche una sintesi di ecclesiologia. E ci aiuta a comprendere molto di quanto si sta discutendo al Sinodo sulla Famiglia.

La Chiesa accoglie tutti, ma per adempiere alla missione che le ha dato il Signore, di essere cioè un sacramento di salvezza. Dio “chiama” misteriosamente senza tener conto delle qualità morali. Ma “chiama” perché i “chiamati” siano formati e trasformati in “eletti”, perché diventino “sale, luce e lievito” per il mondo. Nella libertà di ciascuno: per questo “molti sono i chiamati, ma pochi gli eletti”.

Vi è in questa affermazione di Gesù l’eco del cammino che conduceva i catecumeni al battesimo. La “chiamata” avevarivelato in essi la “scelta” di Dio e generato il desiderio della vita di Cristo.

La “chiamata” aveva però bisogno di farsi carne trasfigurata, candida come la “veste battesimale” lavata nel sangue di Cristo, immagine della nuova natura ricevuta nel catecumenato e che li rendeva “degni” di partecipare al banchetto di nozze dell’Agnello che li aveva redenti.

L’eucarestia, infatti, era l’ultimo atto dell’iniziazione cristiana: con essa i neofiti erano accolti nell’intimità di Cristo.Attualizzava ciò che il sacramento significava, che cioè si erano uniti indissolubilmente a Cristo:  “spogliati dell’uomo vecchio con le sue azioni” e avevano “rivestito il nuovo, che si rinnova, per una piena conoscenza, ad immagine del suo Creatore”.

Come d’uso in Israele ai tempi di Gesù, lo Sposo aveva donato loro il “kittel”, una veste speciale da indossare per il suo matrimonio, intessuta di “sentimenti di misericordia, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di pazienza”.

Solo rivestiti della “giustizia” di Dio i cristiani possono compiere la loro missione. Essi sono più che invitati. Nel seno materno della Chiesa sono preparati per divenire la Sposa di Cristo! La “veste” immacolata, infatti, significa che sono ormai “alter Christus”, e li rende testimoni della luce pasquale. In ogni pensiero, gesto e parola, incarnano la risurrezione di Cristo: per questo “possono tutto in Colui che dà loro forza”.

E lo annunciano come una Buona Notizia a chi, oggi, ha visto il suo matrimonio sgretolarsi a causa del peccato. Non c’è situazione nella quale Cristo risorto non abbia potere! Non c’è incomprensione, tradimento, chiusura alla vita,  che non possa sanare dal profondo.

Per tutti è pronta una veste nuziale, la Grazia del battesimo, come quella del matrimonio o del presbiterato. Ma per riceverla è necessaria una comunità, come le piccole “sinagoghe” nelle quali i “servi” hanno “raccolto” i “chiamati”. Un luogo dove, a poco a poco,  lasciarsi togliere il lievito vecchio dell’ipocrisia perché cada il “velo” che impedisce di contemplare con fede lo Sposo, la causa del rifiuto di Israele e di chi, allo stesso modo, indurisce il suo cuore nell’orgoglio.

Non a caso il banchetto nuziale della parabola, avveniva alla fine delle nozze; dopo la liturgia nuziale, si prolungavano, infatti, per sette giorni, nei quali lo sposo e la sposa restavano soli in una stanza per consumare il matrimonio. Alla fine essa usciva finalmente senza “velo”: non doveva più temere il “disonore”, era “degna” dello Sposo,  gli apparteneva.

Anche noi, nella comunità cristiana, “a volto scoperto, riflettendo come in uno specchio la gloria del Signore, veniamo trasformati in quella medesima immagine, di gloria in gloria, secondo l'azione dello Spirito del Signore”.

Guai allora se, “visitati dal Re” - attraverso i fatti della vita, la Parola di Dio, i pastori e i catechisti - siamo “trovati senza “l’abito nuziale”. Significherebbe che, nonostante i tanti segni e prodigi compiuti da Dio in nostro favore, non siamo ancora preparati per indossare la “veste di lino fino, splendente e puro”. E forse è proprio così, non appaiono in noi “le opere giuste dei santi”, ma siamo scandalo per il mondo che ha diritto di vedere Cristo riflesso nella vita della sua Sposa.

"Se non ho la carità, non serve a nulla”. Ecco l'abito delle nozze! Esaminate voi stessi: se lo avete, avvicinatevi sicuri al banchetto del Signore"S. Agostino). Ma se il Re ci scopre senza carità, non temiamo! Nonostante tutto siamo ancora suoi "amici". Non chiudiamoci nell'orgoglio come Giuda, ma "ammutoliamo" umilmente come Giobbe. Cerchiamo un cammino nella Chiesa, accorriamo all’iniziazione cristiana post-battesimale che si inaugura proprio in questo tempo in tante parrocchie; lasciamoci accogliere in una comunità dove siano "legati mani e piedi" del nostro uomo vecchio perché, crocifisso con Cristo, sia "gettato" nella "notte" del sepolcro.

Solo così potremo risorgere con Lui a vita nuova, e ricevere la “veste nuziale”, la Grazia che ci fa cristiani: sposi cristiani, genitori cristiani, preti cristiani, vittoriosi sul peccato. E’ questa la risposta della Chiesa ai gravi problemi in discussione al Sinodo: la comunità cristiana che cammina nella fede per far riscoprire ai cristiani il proprio battesimo. Esso è la fonte alla quale tornare e attingere perché la vita eterna zampilli ogni giorno e risani e ricrei quello che il demonio vorrebbe distruggere.