lunedì 17 giugno 2013

La fede non è morta ma nemmeno scontata



A colloquio con il cardinale vicario Agostino Vallini sul convegno diocesano di Roma. 

(Fabrizio Contessa) «La fede non si può imporre, nasce da un cuore generoso, innamorato di Cristo, che non ha paura di testimoniare e di donare agli altri la bellezza di quanto incontrato». Il cardinale vicario Agostino Vallini, spiega così, in un colloquio con «L’Osservatore Romano», il significato del convegno diocesano che si apre nella sera di lunedì 17 — per la prima volta in Vaticano — con una catechesi di Papa Francesco. Un appuntamento a cui la diocesi ha subito risposto con entusiasmo. «Avremo la gioia — ha scritto il cardinale Vallini nella lettera inviata alla diocesi — di poter ascoltare per la prima volta Papa Francesco, il quale dopo la presa di possesso della basilica di San Giovanni in Laterano, avvenuta lo scorso 7 aprile, incontrerà nuovamente la sua Chiesa». Fino a ieri sera i partecipanti attesi erano diecimila, ma alle ore 14 di oggi, lunedì 17, ha rivelato il porporato, il numero degli iscritti ha sfiorato i quindicimila. E per coloro che non troveranno posto nell’aula Paolo VI, all’esterno sono stati allestiti dei maxi-schermi. Un interesse che — sottolinea ancora il cardinale — mostra come «la fede a Roma non è morta», perché «c’è tanto bene che vive e cresce nella testimonianza operosa e silenziosa».
Proprio il tema della testimonianza cristiana è al centro dei lavori del convegno che si articola in tre serate. La prima, appunto, nell’aula Paolo VI in Vaticano con la riflessione del Papa sul tema paolino «Io non mi vergogno del Vangelo» (Romani, 1, 16) alla quale seguirà un momento di preghiera e meditazione. Nella seconda serata, questa volta nella cattedrale di San Giovanni in Laterano, è attesa la relazione del vescovo di Novara, Franco Giulio Brambilla, cui seguirà l’intervento del cardinale vicario. La conclusione è prevista mercoledì in incontri programmati nelle prefetture e nelle parrocchie. Il collante sarà appunto quello della testimonianza sul tema «Cristo, tu ci sei necessario. La responsabilità dei battezzati nell’annuncio di Gesù Cristo». 
Per il cardinale Vallini si tratta di un’ulteriore tappa nel cammino già intrapreso nell’intento di «ripensare la fede», di operare un «aggiornamento» nel senso inteso dal concilio Vaticano II. La fede e il concilio, un binomio quanto mai attuale nell’Anno della fede indetto proprio per ricordare il cinquantenario dell’inizio dell’assise conciliare: «Il punto centrale è la risposta a questa domanda: come riproprorre in maniera credibile il Vangelo di sempre agli uomini di oggi». Una questione che soprattutto in una città grande e importante coma Roma assume una rilevanza cruciale. «La città è profondamente cambiata nelle sue dimensioni e, soprattutto, nella sua identità. Negli ultimi sessant’anni si è aggiunto un milione di persone di provenienza e di fedi diverse. Noi cristiani siamo provocati da questo fatto. Anche perché Roma non ha più un solo centro. Nelle periferie i veri punti di riferimento sono le parrocchie». Anche se, aggiunge il cardinale, la fede «non può più essere data per scontata». Per questo, proprio nell’ottica conciliare, la diocesi negli ultimi anni ha messo al centro della propria riflessione il tema della «corresponsabilità ecclesiale». La testimonianza cristiana non è infatti un compito affidato solo ai sacerdoti e ai consacrati, ma riguarda tutti i singoli battezzati. Di qui, ha ricordato il cardinale vicario, negli anni più recenti i convegni diocesani hanno approfondito la riflessione sul mistero della celebrazione dell’Eucaristia come culmine e fonte di ogni autentico cammino cristiano, sulla testimonianza della carità e sull’iniziazione cristiana, con particolare riferimento al battesimo e all’accompagnamento pastorale dei genitori che per i loro figli chiedono questo sacramento che li introduce nella comunità cristiana. In questa prospettiva si colloca appunto questo convegno diocesano aperto dal Papa. Nuova tappa di un cammino di comunione: vescovo e popolo insieme.
L'Osservatore Romano