Cari amici, il primo anniversario dello storico gesto della rinuncia di Benedetto XVI, primo Papa in duemila anni di storia della Chiesa a rinunciare al pontificato per motivi d’età, si sono letti tanti commenti e analisi. In alcuni – vi confesso che a leggerli sono rabbrividito - si adombra quasi l’idea di una diarchia, se non addirittura il fatto che il “vero” Papa rimane Ratzinger. E purtroppo non mi riferisco soltanto alla galassia dei seguaci delle profezie – o delle pseudo-profezie – apocalittiche, ma anche a firme dalle quali nessuno si sarebbe potuto immaginare prese di posizione simili appena un anno fa. Per non parlare di quanti, non sentendosi oggi più così “confermati” in certe loro visioni, battaglie culturali, strategie pastorali, presenzialismi da primi della classe e schemi mentali, invece di un salutare esame di coscienza finiscono per fare i nostalgici e per contrapporre – più o meno subdolamente – il magistero di Benedetto a quello di Francesco.
Nell’anniversario della rinuncia, una grande lezione di umiltà e di amore alla Chiesa è venuto proprio da Benedetto XVI. Il teologo ribelle Hans Kueng ha infatti rivelato di aver ricevuto una lettera nella quale, tra l’altro, Ratzinger parla così del suo rapporto con Francesco: “Io sono grato di poter essere legato da una grande identità di vedute e da un’amicizia di cuore a Papa Francesco. Io oggi vedo come mio unico e ultimo compito sostenere il suo Pontificato nella preghiera”.
Una grande lezione per tutti, a cominciare dai sedicenti “ratzingeriani”, da chi “usa” la propria immagine del magistero di Benedetto (dopo averlo in molti casi ridotto ai propri schemi) per contrapporlo più o meno apertamente a quello di Francesco. Sono convinto che oggi essere davvero “ratzingeriani” significhi seguire Benedetto in questo “unico e ultimo compito” di sostegno al successore: sia che sia cardinali, vescovi, sacerdoti, religiosi e religiose, teologi, leader di movimenti e associazioni, direttori di settimanali cattolici, blogger, etc. etc…
Andrea Tornielli (*)
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(*) Con il quale chi amministra questo blog concorda in toto.
I commenti che seguono sono invece evidentemente di ratzingeriani sedicenti..... Mah!
*
Benedetto XVI un papa contrastato. Fin da subito.
Un anno fa le “dimissioni” più famose al mondo, quelle di Papa Benedetto XVI. Su quel gesto così fuori dall’ordinario si sono sprecate le speculazioni; certamente a noi è dato di vivere un momento particolare nella storia della Chiesa Cattolica. Al di là di quell’ “ingravescentem aetatem” che motivò la rinuncia, e accanto a momenti indimenticabili, bisogna riconoscere, senza per questo essere più “ratzingeriani” di Ratzinger, che tante nubi grigie hanno affollato il cielo del pontificato di Benedetto XVI. Fin da subito.
Nel settembre 2005, infatti, poco dopo l’elezione al soglio di Pietro, sulla rivista Limes qualcuno spifferò al vaticanista Lucio Brunelli i presunti segreti del conclave che aveva portato all’elezione del “panzer cardinal”.
Secondo quanto riporta Nicolas Diat nel suo libro “L’homme qui ne voulait pas être pape – histoire secrète d’un règne (Albin Michel editore)”, appena pubblicato in Francia, per “molte eminenze l’ambizione di questa pubblicazione era di rendere fragile l’azione di Benedetto XVI e di deprezzare l’ampiezza del suo successo”. Il buon giorno si vede dal mattino. Recentemente ne ha parlato anche Antonio Socci in un interessante articolo dal titolo emblematico “Chi ha spinto Papa Benedetto a mollare e perché”.
Chi, e come, passò questo sedicente “Diario” del conclave al giornalista del Tg2 è difficile dire, alcune chiacchere anonime, presenti anche nel libro “Confession d’un cardinal” di Oliver Le Gendre (Piemme, 2009), rimanderebbero ad un azione orchestrata dal Card. Achille Silvestrini che all’epoca del conclave aveva 81 anni, ma ancora con una grande influenza tra gli elettori. Il libro di Diat in un certo senso conferma.
Nel conclave 2005 sembra chiaro che vi fu un testa a testa tra il Card. Ratzinger e il Card. Bergoglio, nell’ambito di una contrapposizione tra un gruppo più numeroso di cardinali che sosteneva la candidatura Ratzinger, e un altro, numericamente più ridotto, di stampo liberal che era contrario. Quest’ultimo gruppo piano, piano avrebbe fatto convergere i voti sul Card. Bergoglio, il quale non era però facilmente classificabile da una parte o dall’altra.
Secondo la ricostruzione di Diat il Card. Silvestrini sarebbe stato il maitre a penser di questo gruppoliberal che si contrapponeva alla candidatura Ratzinger. Ma poi fu proprio il Cardinale di Buenos Aires a mettere tutti d’accordo chiedendo a chi lo votava di smettere di farlo. Una curiosità emerge anche dal libro di un altro vaticanista, Gianluca Barile “Diario di un papista” (Ed. Segno), in cui il Card. Francesco Marchisano, amico dell’attuale Papa Francesco, fa una piccola indiscrezione. Marchisano, al conclave del 2005, chiese a Bergoglio quale nome avrebbe assunto se fosse stato eletto ricevendo questa risposta: “Giovanni, mi sarei chiamato Giovanni, come il Papa Buono, mi sarei ispirato completamente a lui”. Nel conclave 2013 la sua scelta, come tutti sappiamo, sarà però diversa.
Un anonimo cardinale latino-americano che parla con Nicolas Diat dice: “la sera dell’elezione [di Papa Benedetto XVI, NdA] ho incrociato il Card. Silvestrini nei pressi di S.Pietro. Era un uomo abbattuto. Portava in lui una collera sorda. (…) Pensava che Ratzinger non sarebbe stato che un pontefice di transizione. Io compresi che non avrebbe mai accettato questa elezione. Per lui, e per altri prelati, Benedetto XVI era la negazione della battaglia riformista, l’antitesti delle lotte della loro vita”.
Nel 2009, sulla rivista francese L’Homme nouveau, compariva un interessante studio dell’Abbè Barthe, titolo: “L’opposizione romana al Papa”. In Francia era da poco stato pubblicato il libro di Oliver Le Gendre con le confessioni del cardinale anonimo. Anche l’Abbè Barthe parlava del Card. Silvestrini come possibile orchestratore della spifferata al giornale italiano Limes e, più in generale, del gruppo di cardinali liberal che si contrapponevano a Benedetto XVI.
“Immediatamente dopo il conclave – scriveva l’Abbè Barthe – l’inossidabile cardinal Silvestrini aveva con urgenza tentato di rianimare le energie deluse facendo pubblicare su una piccola rivista di un’opera educativa da lui patrocinata, la “Villa Nazareth”, la foto d’una riunione “segreta” che avevano tenuto, prima dell’elezione, otto cardinali anti-Ratzinger : egli stesso, Danneels, arcivescovo di Malines-Bruxelles, che aveva altresì rifiutato il tradizionale invito del nuovo Papa a condividere il tavolo all’indomani del conclave, Backis, arcivescovo di Vilnius, Kasper, Lehmann, arcivescovo di Magonza, oggi molto malato, Martini, l’inglese Murphy-O’Connor, arcivescovo di Westminster, e il francese Tauran, allora incaricato della Biblioteca vaticana, di cui nessuno, a cominciare da lui stesso, sapeva cosa ci faceva in quel posto.”
E’ difficile giudicare tutte queste congetture e queste considerazioni che si basano molto spesso su dichiarazioni rilasciate dietro l’anonimato, di certo si può affermare come fa Antonio Socci che “nel postconcilio [Ratzinger] diventerà il nemico di tutti coloro che pretendevano di usare il Vaticano II per spazzar via la Chiesa di sempre e costruirne una prona al mondo e alle ideologie: da Rahner ad Hans Kung, fino a Martini che – come cardinale – si è opposto frontalmente a Ratzinger e a papa Wojtyla.”
A proposito del Card. Martini l’Abbè Barthe, nel suo studio del 2009, registrava che i propositi dell’anonimo cardinale raccolti da Olivier Le Gendre avevano una sostanziale identità con il programma che il defunto Arcivescovo di Milano “aveva steso alla fine del Sinodo dei vescovi d’Europa del 1999. Questi i “nodi” che, secondo il Card. Martini, la Chiesa doveva sciogliere nel nuovo millennio:
- la «carenza drammatica di ministri ordinati»: non potrà essere risolta se non con l’ordinazione di uomini sposati;
- il posto delle donne nella Chiesa: si dovrà giungere all’accesso alle donne, almeno, per iniziare, alle soglie del presbiteriato ;
- i problemi afferenti la «sessualità»: si dovrà fare appello ai diritti della coscienza individuale per superare l’effetto catastrofico per l’immagine che ne è derivata alla Chiesa a causa dell’Humanæ vitæ;
- la «disciplina del matrimonio» : dovrà essere riesaminata onde permettere l’accesso dei divorziati «risposati» all’Eucarestia ;
- «l’esperienza ecumenica» dovrà essere rivitalizzata”.
- il posto delle donne nella Chiesa: si dovrà giungere all’accesso alle donne, almeno, per iniziare, alle soglie del presbiteriato ;
- i problemi afferenti la «sessualità»: si dovrà fare appello ai diritti della coscienza individuale per superare l’effetto catastrofico per l’immagine che ne è derivata alla Chiesa a causa dell’Humanæ vitæ;
- la «disciplina del matrimonio» : dovrà essere riesaminata onde permettere l’accesso dei divorziati «risposati» all’Eucarestia ;
- «l’esperienza ecumenica» dovrà essere rivitalizzata”.
Per tornare al libro di Nicolas Diat, appena pubblicato in Francia, ad un certo punto l’autore si chiede:Papa Francesco nell’esortare la Chiesa ad uscire da sé stessa è più vicino a Benedetto XVI o al Card. Martini? “Incontestabilmente – afferma Diat – Francesco si situa vicino a Josef Ratzinger. Perché, contrariamente all’antico Arcivescovo di Milano, non vuole cambiare i fondamenti della Chiesa, la sua identità, ma i suoi strumenti di lavoro”.
Il prossimo Sinodo dei Vescovi sul tema della famiglia sarà sicuramente una grande occasione per capire dove Papa Francesco guiderà la Chiesa, visto che non mancano spinte molto forti non solo per cambiare “gli strumenti di lavoro”, ma anche per cambiare i fondamenti. Questo almeno sta emergendo dalle risposte al famigerato “questionario” inviato nel mondo dal Vaticano proprio in vista del Sinodo.
Lorenzo Bertocchi
*
Dubbi sulla “rinuncia” di Papa Benedetto
di Antonio Socci (fonte: Libero)
Il “ritiro” di Benedetto XVI – un anno dopo – si tinge di giallo. Perché emergono “dettagli” che impongono di interrogarsi seriamente sulla sua effettiva validità canonica.
Parto da ciò di cui io stesso sono stato testimone personale. Nell’estate del 2011 ricevo da fonte certa la notizia: Benedetto XVI ha deciso di dimettersi e lo farà dopo aver compiuto gli 85 anni, cioè dall’aprile 2012.
Scrissi tutto su queste colonne il 25 settembre 2011. Fui seppellito da una valanga di risposte sprezzanti sia dall’entourage vaticano che dai vaticanisti. Arrivati alla primavera 2012 qualcuno dei vaticanisti fece ripetutamente notare che la mia previsione non si era realizzata.
Io risposi che si era in pieno nella tempesta di Vatileaks e per quella ragione il Papa non si era ancora dimesso. Infatti l’11 febbraio 2012, appena chiuso il caso Valileaks, Benedetto XVI comunica il suo clamoroso ritiro (si era sempre nel suo 85° anno).
Tuttavia ancora ieri i rosiconi di “Vatican Insider” scrivevano: “Nel corso degli anni, sui giornali italiani, Antonio Socci e Giuliano Ferrara parlarono, con motivazioni diverse, dell’ipotesi che Joseph Ratzinger si dimettesse. Nessuno, a ogni modo, seppe prevedere la tempistica”.
A parte il fatto che la mia era una notizia, mentre l’articolo di Ferrara, uscito mesi dopo, era una sua riflessione culturale, nel mio articolo la tempistica era molto ben definita.
Parto da ciò di cui io stesso sono stato testimone personale. Nell’estate del 2011 ricevo da fonte certa la notizia: Benedetto XVI ha deciso di dimettersi e lo farà dopo aver compiuto gli 85 anni, cioè dall’aprile 2012.
Scrissi tutto su queste colonne il 25 settembre 2011. Fui seppellito da una valanga di risposte sprezzanti sia dall’entourage vaticano che dai vaticanisti. Arrivati alla primavera 2012 qualcuno dei vaticanisti fece ripetutamente notare che la mia previsione non si era realizzata.
Io risposi che si era in pieno nella tempesta di Vatileaks e per quella ragione il Papa non si era ancora dimesso. Infatti l’11 febbraio 2012, appena chiuso il caso Valileaks, Benedetto XVI comunica il suo clamoroso ritiro (si era sempre nel suo 85° anno).
Tuttavia ancora ieri i rosiconi di “Vatican Insider” scrivevano: “Nel corso degli anni, sui giornali italiani, Antonio Socci e Giuliano Ferrara parlarono, con motivazioni diverse, dell’ipotesi che Joseph Ratzinger si dimettesse. Nessuno, a ogni modo, seppe prevedere la tempistica”.
A parte il fatto che la mia era una notizia, mentre l’articolo di Ferrara, uscito mesi dopo, era una sua riflessione culturale, nel mio articolo la tempistica era molto ben definita.
LA CONFERMA DI BERTONE
Inoltre ieri il cardinale Bertone, con una intervista al “Giornale”, ha rivelato: “Il Papa aveva maturato la decisione da tempo, me ne parlò già a metà del 2012”.
Poi decise di ritardare un po’ la comunicazione per le tante tempeste che erano in corso. Ma la decisione era stata presa per l’aprile 2012. Proprio come avevo scritto.
A questo punto mi sono chiesto come facevano quelle mie fonti a sapere con certezza tutto questo già nell’estate del 2011, due anni prima? Chi e perché era in grado di conoscere una cosa simile?
O qualche persona molto vicina al Papa, oppure qualche gruppo di persone che l’aveva con lui “patteggiata” e ottenuta. Ebbene, nell’estate 2011 le persone vicine al Papa non lo sapevano. Dunque ci sono state forze che hanno voluto e premuto per quella decisione fino a “strappargli” una data?
Poi decise di ritardare un po’ la comunicazione per le tante tempeste che erano in corso. Ma la decisione era stata presa per l’aprile 2012. Proprio come avevo scritto.
A questo punto mi sono chiesto come facevano quelle mie fonti a sapere con certezza tutto questo già nell’estate del 2011, due anni prima? Chi e perché era in grado di conoscere una cosa simile?
O qualche persona molto vicina al Papa, oppure qualche gruppo di persone che l’aveva con lui “patteggiata” e ottenuta. Ebbene, nell’estate 2011 le persone vicine al Papa non lo sapevano. Dunque ci sono state forze che hanno voluto e premuto per quella decisione fino a “strappargli” una data?
COMPLOTTO ?
Non credo che sia un’esagerazione complottista perché, oltre ai fortissimi attacchi esterni, che hanno connotato il suo pontificato, Benedetto XVI è stato avversato in modo durissimo fin dall’inizio all’interno del mondo ecclesiastico: è evidente dal documento con cui un gruppo di cardinali anonimi, subito dopo il Conclave del 2005, ha infranto il giuramento sul Vangelo diffondendo un presunto Diario delle votazioni che delegittimava Ratzinger e in pratica gli lanciava il segnale di mollare. Prefigurando subdolamente dei fatti che poi si sono davvero realizzati.
Quella delegittimazione pubblica di un papa appena eletto, da parte di cardinali spergiuri, nascosti dietro l’anonimato, non ha eguali nella storia moderna della Chiesa.
E’ possibile pensare che da lì si sia dipanata tutta una strategia ostile che evidentemente puntava proprio alle dimissioni del Papa. Nel libro “Attacco a Ratzinger”, del 2010, Andrea Tornielli e Paolo Rodari, riportano la dichiarazione di un importante cardinale che, dopo il Conclave del 2005, disse di papa Benedetto: “due o tre anni, non durerà più di due o tre anni” (e “lo faceva accompagnando le parole con un gesto delle mani, come per minimizzare”).
Quella delegittimazione pubblica di un papa appena eletto, da parte di cardinali spergiuri, nascosti dietro l’anonimato, non ha eguali nella storia moderna della Chiesa.
E’ possibile pensare che da lì si sia dipanata tutta una strategia ostile che evidentemente puntava proprio alle dimissioni del Papa. Nel libro “Attacco a Ratzinger”, del 2010, Andrea Tornielli e Paolo Rodari, riportano la dichiarazione di un importante cardinale che, dopo il Conclave del 2005, disse di papa Benedetto: “due o tre anni, non durerà più di due o tre anni” (e “lo faceva accompagnando le parole con un gesto delle mani, come per minimizzare”).
INQUIETANTE APPUNTO
Va ricordato anche l’inquietante “appunto” consegnato a Benedetto XVI il 30 dicembre 2011 dal cardinale Dario Castrillòn Hoyos, nel quale si riferivano le cose che un altro cardinale, Paolo Romeo, arcivescovo di Palermo, nel novembre 2011, avrebbe detto ad alcune persone in colloqui avuti a Pechino.
Il Cardinale Romeo, secondo l’estensore del rapporto, avrebbe “aspramente criticato papa Benedetto XVI”. Infine “sicuro di sé, come se lo sapesse con precisione il Cardinale Romeo ha annunciato che il Santo Padre avrebbe solo altri dodici mesi da vivere. Durante i suoi colloqui in Cina ha profetizzato la morte di Papa Benedetto XVI entro i prossimi 12 mesi”.
Tale documento uscì poi sulla stampa nel febbraio 2012 e fece scalpore, ma fu subito dimenticato, anche dai media (sempre superficiali). Declassato a chiacchiera di qualche svagato che aveva frainteso tutto, immaginando attentati e cose simili.
Di certo quel rapporto aveva aspetti strani, ma alla luce di ciò che è davvero accaduto nei dodici mesi successivi, si può dire che era proprio casuale che fosse prevista con certezza l’uscita di scena di Ratzinger?
Di sicuro, con tutto questo oscuro subbuglio di Curia, appaiono poco credibili oggi dichiarazioni come quella fatta a caldo, al momento delle dimissioni del papa, dal cardinale Sodano: “Un fulmine a ciel sereno”.
Sodano – che era Segretario di Stato nel 2005 e fu sostituito da Benedetto XVI nel 2006 – è poi colui che, come decano del Sacro Collegio, ha gestito il nuovo Conclave del 2013. E resta l’uomo forte della Curia.
Il Cardinale Romeo, secondo l’estensore del rapporto, avrebbe “aspramente criticato papa Benedetto XVI”. Infine “sicuro di sé, come se lo sapesse con precisione il Cardinale Romeo ha annunciato che il Santo Padre avrebbe solo altri dodici mesi da vivere. Durante i suoi colloqui in Cina ha profetizzato la morte di Papa Benedetto XVI entro i prossimi 12 mesi”.
Tale documento uscì poi sulla stampa nel febbraio 2012 e fece scalpore, ma fu subito dimenticato, anche dai media (sempre superficiali). Declassato a chiacchiera di qualche svagato che aveva frainteso tutto, immaginando attentati e cose simili.
Di certo quel rapporto aveva aspetti strani, ma alla luce di ciò che è davvero accaduto nei dodici mesi successivi, si può dire che era proprio casuale che fosse prevista con certezza l’uscita di scena di Ratzinger?
Di sicuro, con tutto questo oscuro subbuglio di Curia, appaiono poco credibili oggi dichiarazioni come quella fatta a caldo, al momento delle dimissioni del papa, dal cardinale Sodano: “Un fulmine a ciel sereno”.
Sodano – che era Segretario di Stato nel 2005 e fu sostituito da Benedetto XVI nel 2006 – è poi colui che, come decano del Sacro Collegio, ha gestito il nuovo Conclave del 2013. E resta l’uomo forte della Curia.
IL GIALLO
La vicenda delle dimissioni di papa Benedetto è sempre più misteriosa. E pure imbarazzante. Non a caso, per l’anniversario del ritiro, si sono lette cose surreali, come la dichiarazione del cardinale Cottier che ad “Avvenire” ha detto: “Con molta lucidità egli ha misurato le proprie forze e il lavoro da fare. E ha deciso che non si può forzare la Provvidenza”.
Restare al suo posto sarebbe stato “forzare la Provvidenza”? E in quale bignami della teologia sarebbe scritta una simile castroneria, offensiva per papa Benedetto e pure per la Provvidenza, che non è ritenuta in grado di guidare le vite umane? Forse che il Conclave del 2005 andò contro la Provvidenza?
Eccoci dunque davanti alla domanda cruciale: quella sulla “rinuncia” di Benedetto XVI. L’11 febbraio 2013 egli l’annunciò solennemente “ben consapevole della gravità di questo atto, con piena libertà”.
Non è ammissibile dubitare delle sue parole, quindi il suo fu un gesto libero. Tuttavia per ottenere una decisione in tal senso si può premere in molti modi. Non necessariamente con un’imposizione diretta.
C’è chi ha avanzato l’ipotesi che il Papa abbia sentito ventilare eventi catastrofici per la Chiesa che, in cuor suo, riteneva di poter scongiurare facendosi da parte. In questo caso avrebbe preso liberamente la sua decisione, ma quanto sarebbe valido il suo ritiro?
Il problema della validità canonica delle sue dimissioni è enorme. L’invalidità infatti – secondo alcuni canonisti – non riguarda solo il caso di costrizione, ma è da discutere anche in altri casi.
Restare al suo posto sarebbe stato “forzare la Provvidenza”? E in quale bignami della teologia sarebbe scritta una simile castroneria, offensiva per papa Benedetto e pure per la Provvidenza, che non è ritenuta in grado di guidare le vite umane? Forse che il Conclave del 2005 andò contro la Provvidenza?
Eccoci dunque davanti alla domanda cruciale: quella sulla “rinuncia” di Benedetto XVI. L’11 febbraio 2013 egli l’annunciò solennemente “ben consapevole della gravità di questo atto, con piena libertà”.
Non è ammissibile dubitare delle sue parole, quindi il suo fu un gesto libero. Tuttavia per ottenere una decisione in tal senso si può premere in molti modi. Non necessariamente con un’imposizione diretta.
C’è chi ha avanzato l’ipotesi che il Papa abbia sentito ventilare eventi catastrofici per la Chiesa che, in cuor suo, riteneva di poter scongiurare facendosi da parte. In questo caso avrebbe preso liberamente la sua decisione, ma quanto sarebbe valido il suo ritiro?
Il problema della validità canonica delle sue dimissioni è enorme. L’invalidità infatti – secondo alcuni canonisti – non riguarda solo il caso di costrizione, ma è da discutere anche in altri casi.
SEGNALI SIGNIFICATIVI
Per esempio ci si può domandare se il Pontefice in cuor suo ha messo nella decisione il concorso della volontà, cioè se si è ritirato – oltreché esteriormente – anche interiormente.
Sembra una questione aleatoria, ma nelle cose di Dio il cuore, che Lui solo vede, è determinante.
Infatti perfino per i sacramenti è necessario questo requisito. Nella consacrazione dell’eucaristia ci vuole materia, forma e intenzione: se manca anche solo uno di questi elementi il sacramento è invalido.
Per esempio se manca l’intenzione interiore del sacerdote di consacrare, se egli formula le parole, ma non ha l’intenzione di consacrare, la consacrazione non è valida.
Benedetto XVI si è ritirato anche interiormente?
Oltre al linguaggio delle parole c’è quello dei gesti. Quello che vediamo è che ha scelto di continuare a stare “nel recinto di Pietro”, di vestire in abito bianco, di definirsi “papa emerito” e di continuare a chiamarsi Benedetto XVI (si firma così).
Inoltre ha rifiutato il cambiamento del suo stemma che lo riportava a cardinale, tenendo ancora quello con le chiavi di Pietro. Il Vaticano ha fatto sapere che Benedetto “preferisce non adottare un emblema araldico espressivo della nuova situazione creatasi con la sua rinuncia al Ministero Petrino”.
Sappiamo che nella Chiesa c’è anche il “magistero tacito” . Forse questo è il caso. E di certo Benedetto è in accordo con Francesco. Un bel mistero.
Sembra una questione aleatoria, ma nelle cose di Dio il cuore, che Lui solo vede, è determinante.
Infatti perfino per i sacramenti è necessario questo requisito. Nella consacrazione dell’eucaristia ci vuole materia, forma e intenzione: se manca anche solo uno di questi elementi il sacramento è invalido.
Per esempio se manca l’intenzione interiore del sacerdote di consacrare, se egli formula le parole, ma non ha l’intenzione di consacrare, la consacrazione non è valida.
Benedetto XVI si è ritirato anche interiormente?
Oltre al linguaggio delle parole c’è quello dei gesti. Quello che vediamo è che ha scelto di continuare a stare “nel recinto di Pietro”, di vestire in abito bianco, di definirsi “papa emerito” e di continuare a chiamarsi Benedetto XVI (si firma così).
Inoltre ha rifiutato il cambiamento del suo stemma che lo riportava a cardinale, tenendo ancora quello con le chiavi di Pietro. Il Vaticano ha fatto sapere che Benedetto “preferisce non adottare un emblema araldico espressivo della nuova situazione creatasi con la sua rinuncia al Ministero Petrino”.
Sappiamo che nella Chiesa c’è anche il “magistero tacito” . Forse questo è il caso. E di certo Benedetto è in accordo con Francesco. Un bel mistero.
Antonio Socci
Da “Libero”, 12 febbraio 2014