Acerac: messaggio dei vescovi in difesa della famiglia africana
23 risoluzioni: tante sono quelle approvate dalle Conferenze episcopali della regione dell’Africa centrale (Acerac), al termine della decima Plenaria, svoltasi dal 6 al 13 luglio a Brazzaville, in Congo. Incentrata sul tema “La famiglia in Africa oggi”, l’Assemblea ha diffuso un messaggio conclusivo dedicato, appunto, alla difesa ed alla promozione del nucleo familiare, basato sul matrimonio tra uomo e donna e cellula fondamentale della società.
Dopo una premessa in cui i vescovi africani constatano la crisi che incontra oggi la famiglia, in particolare quella cristiana, a causa dei “contraccolpi provocati dai cambiamenti socio-culturali” e dal contesto contemporaneo segnato da “individualismo, utilitarismo, cupidigia” – tutti atteggiamenti in contrasto con “i valori familiari tradizionali” che si basano sulla “gratuità dell’amore” -, i presuli suggeriscono, quindi, ventitré risoluzioni.
Le prime dieci, accomunate dalla necessità di una preparazione adeguata al matrimonio ed alla vita familiare, propongono innanzitutto di “ristrutturare la pastorale delle famiglie”, armonizzando le diverse Commissioni diocesane che operano nel settore. L’Acerac punta, quindi, sulla formazione adeguata degli agenti pastorali impegnati in tale ambito, affinché le coppie di coniugi siano costantemente accompagnate dalla Chiesa nel loro percorso matrimoniale. E formazione adeguata viene richiesta anche alle stesse famiglie, perché – notano i presuli – “vivere in famiglia non è facile e non si improvvisa”.
In ambito formativo, inoltre, la Chiesa dell’Africa centrale lancia un appello per l’educazione dei bambini: “La famiglia – si legge nel documento – è la prima scuola di valori; essa include l’educazione affettiva e sessuale, in cui si apprende la conoscenza ed il rispetto del proprio corpo”.
Essenziale, poi, sottolinea ancora il messaggio dell’Acerac, la testimonianza delle famiglie, poiché “non c’è vita cristiana senza testimonianza”, e perché è proprio testimoniando la fede che “le famiglie cristiane evangelizzano le altre famiglie”.
La seconda decina di risoluzioni proposte dall’Acerac punta, invece, sulla dimensione spirituale della famiglia e ribadisce l’importanza di “quattro pilastri”: ascolto della Parola di Dio, partecipazione regolare all’Eucaristia, preghiera collettiva e invito alla comunione. Di qui, l’accento posto dai presuli africani sull’importanza di un “dialogo franco e sincero” in famiglia, accompagnato anche da una “auto-valutazione periodica”, durante la quale i componenti del nucleo familiare possano “tracciare un bilancio degli obiettivi raggiunti”, anche alla luce delle difficoltà incontrate. Una “pastorale familiare di conversione, perdono e riconciliazione”, inoltre, potrà fungere da volano per “un impegno alla riconciliazione” in tutto il continente.
Guardando, poi, ad alcuni aspetti tipici della realtà tradizionale africana, l’Acerac suggerisce di “restituire alla dote il suo valore simbolico iniziale”, ovvero “uno scambio di doni e un approfondimento di rapporti tra le famiglie”, affinché non sminuisca più “la dignità della donna, considerata come una merce”. Sullo stesso piano, i presuli pongono la necessità di una “pastorale attiva per i matrimoni misti ed interreligiosi”, che “spesso creano difficoltà alla coesione familiare ed all’educazione dei figli”. Per questo, si legge nel messaggio, è necessario “un discernimento adeguato, in particolare di fronte alla crescita degli estremismi”.
E ancora: in ambito spirituale, i vescovi africani invitano i fedeli a resistere alle sètte e alla stregoneria – fenomeni in crescita a causa della “grande disperazione economica, sociale, sanitaria, politica ed affettiva” - partendo da una formazione spirituale “solida” e da una “pastorale della razionalità”, che contrasti “la lettura fondamentalista della Bibbia”.
Infine, le ultime risoluzioni contenute nel messaggio dell’Acerac chiedono la promozione di una pastorale familiare che guardi alla “solidarietà” per le famiglie “economicamente fragili” a causa della crisi finanziaria. L’ultima risoluzione invita poi ad “iniziare un direttorio sulla catechesi della famiglia”, con percorsi triennali. “La crisi attuale della famiglia – concludono i vescovi africani – non va intesa necessariamente in senso negativo”, bensì come “un appello dello Spirito Santo a lavorare alla promozione ed alla ristrutturazione dei nuclei familiari, nella prospettiva della nuova evangelizzazione”. (A cura di Isabella Piro)
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Monsignor Vincenzo Paglia ai vescovi dell’Africa centrale. Centralità della famiglia
C’è la cultura individualista esasperata alla radice della crisi della famiglia, che segna ormai anche la realtà africana. Perciò anche in questo continente occorre riproporre il valore dell’istituto familiare al centro della vita della Chiesa e della società. Ne è convinto l’arcivescovo Vincenzo Paglia, presidente del Pontificio consiglio per la famiglia, intervenuto nei giorni scorsi alla decima assemblea generale dell’Associazione delle conferenze episcopali dell’Africa centrale (Acerac), svoltasi a Brazzaville, in Congo.
Il presule ha citato lo studioso africano Albert Tévoédjrè, che in un suo libro afferma: «Per i cristiani laici, nell’Africa agitata da varie correnti, difendere la famiglia come l’ha voluta Dio, non è solo un atto coerente con la loro fede», ma significa «preservare le fondamenta stesse della società e di un autentico sviluppo». Purtroppo invece le minacce alla famiglia in Africa oggi sono innumerevoli, tipo: «la dissoluzione della morale — ha fatto notare l’arcivescovo — gli attacchi alla unicità del matrimonio; l’allentamento dei legami tra i membri della famiglia; la proliferazione delle unioni di fatto, ma anche la povertà e l’aumento della disoccupazione che non permettono ai genitori di adempiere alle loro responsabilità». E la situazione è ancor più grave in un continente in cui la famiglia è sempre stata il fondamento della società, un luogo di formazione e di trasmissione dei valori culturali e spirituali.
Ecco allora l’esortazione dell’arcivescovo Paglia a riaffermare «con forza che c’è un grande bisogno di costruire forti relazioni tra le generazioni, di tessere una rete di solidarietà tra bambini, giovani e anziani». Ma questo vale per l’Africa, come per l’Europa, come per il resto del mondo. Non a caso Papa Francesco ha voluto dedicare alla famiglia due Sinodi dei vescovi: quello speciale del prossimo ottobre e quello ordinario in programma nel 2015. Le «altre istituzioni pubbliche, politiche, economiche, giuridiche e culturali — ha quindi concluso il presule — dovrebbero prendere esempio dalla Chiesa cattolica, nel mettere la famiglia al centro dei loro pensieri e delle loro decisioni».
Da ricordare infine che oggi, mercoledì 16, si apre a Lilongwe, in Malawi, la diciottesima assemblea plenaria dell’Associazione delle conferenze episcopali dell’Africa orientale (Amecea). Il tema scelto è «La nuova evangelizzazione attraverso una vera conversione e la testimonianza della fede cristiana». Tra i relatori ci sarà anche monsignor Paglia che nella sessione di venerdì 18 luglio interverrà sul tema «La pastorale familiare oggi».
L'Osservatore Romano