Dichiarazione congiunta delle Pontificie accademie delle scienze e delle scienze sociali.
I progressi dell’umanità «hanno ridisegnato l’economia mondiale rendendola sempre più interconnessa, ma anche sempre più disuguale». Parte da questa premessa la dichiarazione conclusiva dei partecipanti al seminario di lavoro congiunto delle Pontificie accademie delle scienze e delle scienze sociali, svoltosi nel maggio scorso in Vaticano. Da alcuni giorni il testo è stato reso disponibile integralmente in italiano, inglese e spagnolo sul sito internet www.casinapioiv.va in concomitanza con lo svolgimento del workshop «Verso un’economia più inclusiva» che, organizzato dal Pontificio consiglio della giustizia e della pace, si è svolto l’11 e il 12 luglio scorsi, proprio nella Casina Pio IV. Evidente la consonanza delle tematiche trattate nei due distinti momenti, chiaramente ispirate da un’approfondita riflessione sulla Evangelii gaudium, nella quale Papa Francesco non a caso ha stigmatizzato quelle che lui stesso ha definito «globalizzazione dell’indifferenza» e «economia dell’esclusione».
Nel documento diffuso in questi giorni si legge tra l’altro che «problemi sono stati esacerbati dal fatto che, attualmente, l’attività economica è misurata solo in termini di prodotto interno lordo (Pil) e non tiene conto del degrado della Terra, né delle disuguaglianze ingiuste tra Paesi e all’interno di ciascun Paese». Esplicita anche la denuncia di «divari inaccettabili tra ricchi e poveri. Questi ultimi, infatti, non hanno ancora accesso alla maggior parte dei progressi». Tra gli esempi segnalati figura che il cinquanta per cento dell’energia disponibile è fruibile da un miliardo scarso di persone, mentre gli impatti negativi sull’ambiente colpiscono tre miliardi di persone alle quali tra l’altro è negato l’accesso all’energia. Altra denuncia riguarda il degrado dell’ambiente causato dal massiccio uso di combustibili fossili, che sconvolge il clima. Il riscaldamento e le condizioni meteorologiche estreme sono destinati a crescere. E la cosa grave è che le conseguenze maggiori le sopporteranno i poveri pur avendo un ruolo minimo nel processo di degrado. Ma non solo: infatti, nonostante uno sfruttamento del suolo senza precedenti, l’insicurezza alimentare è ancora una minaccia concreta. Attualmente nel mondo si conta che un miliardo di persone soffre di fame cronica e un altro miliardo della cosiddetta «fame nascosta, dovuta alla carenza di micronutrienti. Mentre un terzo del cibo prodotto viene sprecato.
È dunque «evidente che il rapporto dell’umanità con la natura — si legge ancora — debba essere gestito tramite azioni di cooperazione collettiva a tutti i livelli». La sfida più grande resta tuttavia quella di superare gli ostacoli al raggiungimento della sostenibilità e dell’inclusione umana. Il documento li elenca: «disuguaglianza, ingiustizia, corruzione e tratta di esseri umani».
Tuttavia gli accademici concludono con un auspicio di speranza: che su questi temi «tutte le religioni e tutti gli individui di buona volontà» possano trovare un accordo comune. Perché — spiegano — «un mondo più sano, più sicuro, più giusto, più prospero e più sostenibile è alla nostra portata».