Il tweet di Papa Francesco: "Non temete di gettarvi fra le braccia di Dio: qualunque cosa vi chieda, vi ridonerà il centuplo." (10 luglio 2014)
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Oltre quattrocento milioni di persone vivono ancora in condizioni di indigenza.
Nonostante progressi negli ambiti dell’istruzione e della sanità, ancora oggi 410 milioni di africani vivono in condizioni di estrema povertà, in particolare nella regione subsahariana. E alla luce di questi dati allarmanti il raggiungimento di alcuni obiettivi di sviluppo del millennio è ancora lontano. Tale scenario viene descritto nel rapporto pubblicato ieri dalle Nazioni Unite, in cui si evidenzia che dal 1990 è in continuo aumento il numero di africani che vive con meno di un dollaro al giorno: si è passati da 290 a 414 milioni di persone. Il continente, denuncia il dossier, è rimasto indietro nel suo processo di sviluppo e crescita rispetto ad altre regioni del pianeta a causa anzitutto dei conflitti. Inoltre pesano negativamente i ciclici periodi di calo degli aiuti internazionali, vitali per l’Africa.
Un altro dato molto preoccupante riguarda la malnutrizione infantile, che colpisce 58 milioni di bambini rispetto ai 44 milioni del 1990. Ma è anche da segnalare che nell’arco dello stesso periodo è diminuito dal 33 per cento al 25 per cento il numero di persone che soffrono la fame. Dati confortanti vengono dall’istruzione: dal 2000 al 2012 la percentuale di bambini che hanno frequentato le scuole elementari è passata dal 60 per cento al 78 per cento, anche se nel 2012 ancora trentatré milioni di piccoli non sono potuti andare a scuola, soprattutto a causa dei persistenti conflitti. Sul piano sanitario gli obiettivi per il 2015 dovrebbero essere conseguiti per quanto riguarda la lotta alla malaria, alla tubercolosi e in merito all’accesso a cure antiretrovirali.
Oggi intanto si ricorda il terzo anniversario dell’indipendenza del Sud Sudan. È una ricorrenza che cade nel mezzo di una crisi politica esplosa con scontri tra l’esercito fedele al presidente Salva Kiir Mayardit e i ribelli che invece sostengono la causa dell’ex vice presidente Riek Machar: i combattimenti sono costati la vita a migliaia di persone. A pesare sull’anniversario c’è anche la crisi economica, derivante dalla mancata soluzione del problema delle esportazioni di petrolio. Ma la piaga principale del Paese è rappresentata dall’indigenza. Per far fronte all’emergenza, l’Unicef e il Programma alimentare mondiale stanno in questo periodo intensificando le missioni congiunte. L’obiettivo principale è quello di fornire adeguata assistenza alle persone che vivono nelle zone isolate del Sud Sudan. In queste aree, infatti, il numero di bambini che rischiano di morire per cause legate alla malnutrizione è aumentato drammaticamente: e ora si teme una catastrofe alimentare. In tutto il Paese, si legge in un comunicato congiunto, è stato istituito un Rapid Response Mechanism integrato per facilitare il trasporto degli operatori umanitari e delle forniture nelle aree isolate, e fornire aiuti umanitari d’urgenza alle persone che non hanno finora potuto beneficiare di nessuna forma di assistenza.
La situazione più critica viene registrata nei tre Stati colpiti dal conflitto, quelli di Jonglei, Unity e Upper Nile. Qui i dati indicano che tra il sessanta per cento e il settantacinque per cento della popolazione vive una grave condizione di insicurezza alimentare. Si stima poi che 235.000 bambini sotto i cinque anni, quest’anno, avranno bisogno di un trattamento per malnutrizione grave acuta, ovvero il doppio rispetto all’anno scorso. Inoltre almeno 675.000 bambini hanno bisogno di un trattamento per malnutrizione grave moderata. Finora, a causa delle difficili condizioni di sicurezza, le autorità competenti sono state in grado di fornire il trattamento richiesto solo al dieci per cento di questi bambini.
L'Osservatore Romano