Il cardinale Baldisseri sui contenuti della prossima assemblea straordinaria del Sinodo sulla famiglia.
(NIcola Gori) È come se fosse stata disegnata l’immagine tipo della famiglia, con tutte le sue luci e tutte le sue ombre, pronta per essere ritoccata in modo tale da poter entrare di diritto tra i tesori da difendere a livello universale, in quanto patrimonio dell’umanità. È il contenuto dell’Instrumentum laboris, il documento che i padri sinodali utilizzeranno nella prossima assemblea straordinaria di ottobre. Toccherà a loro scorgervi i chiari e gli scuri, le figure poco nitide, le imperfezioni, i ritocchi da fare. Toccherà a loro focalizzare la luce sulle problematiche attuali, senza lasciarsi condizionare dalla pressione mediatica nel privilegiare alcuni aspetti piuttosto che altri. Il lavoro che li attende è notevole, e così le aspettative perché la Chiesa, ma anche le altre religioni, gli Stati e le società attendono delle risposte sul tema della famiglia. Di queste situazioni parla il cardinale Lorenzo Baldisseri, segretario generale del Sinodo dei vescovi, in questa intervista al nostro giornale.
Papa Francesco ha più volte sottolineato il rischio che l’opinione pubblica venga dirottata a considerare il Sinodo come una discussione sui divorziati e i risposati. Cosa si può fare per riportare tutto nella giusta ottica?
Sono certo che l’avvenuta pubblicazione dell’Instrumentum laborisfavorirà la giusta collocazione dell’argomento a cui lei fa riferimento. Dalla lettura del testo si intuisce infatti che l’assemblea speciale del prossimo ottobre tratterà della famiglia nella sua complessità e urgenza, affrontando tutti i temi che la riguardano, elencati nel documento, nel quale confluiscono le risposte alle 38 domande del questionario distribuito a suo tempo agli episcopati e alle istituzioni di diritto. Vorrei ricordare che il documento si compone di tre parti, con rispettivi capitoli, diviso in 159 numeri, di cui solo pochi si occupano dell’argomento di cui lei parla. La progressiva attenzione alla vastità della tematica familiare che si sviluppa organicamente nel documento apporterà comprensione e chiarezza per tutti e diminuirà la tendenza, anche a livello mediatico, a privilegiare alcuni aspetti rispetto ad altri. Soprattutto è da tenere presente che i vari temi sono strettamente collegati gli uni gli altri, e per un sano e corretto intendimento, studio ed eventualmente punto di risoluzione debbono essere considerati nell’insieme e in uguale misura.
Papa Francesco ha anche messo in guardia dal proporre un modello esclusivamente occidentale della famiglia valido come fosse valido per tutto il mondo. È un rischio effettivo? E come, semmai, si potrà evitare?
Non c’è dubbio che la fede cristiana è trasmessa con la veste della cultura occidentale e mediorientale, ben sapendo che l’incarnazione è avvenuta in un tempo e in uno spazio preciso. Tuttavia, come dice Papa Francesco nell’Evangelii gaudium al numero 117: «Non farebbe giustizia alla logica dell’incarnazione pensare ad un cristianesimo monoculturale e monocorde. Sebbene sia vero che alcune culture sono state strettamente legate alla predicazione del Vangelo e allo sviluppo di un pensiero cristiano, il messaggio rivelato non si identifica con nessuna di esse e possiede un contenuto transculturale». Allora la panoramica mondiale sulla famiglia che si ricava dall’indagine, riportata nel documento, apre orizzonti di trasmissione del Vangelo della famiglia che saranno utili alla riflessione nel prossimo Sinodo. I padri sinodali sulla base delle informazioni e dei suggerimenti che ivi emergono si sentiranno maggiormente capaci e motivati per rispondere alle sfide in questione, e lo faranno con proposte culturalmente diversificate nel solco dell’insegnamento e della disciplina della Chiesa. Essi infatti sono invitati a preparare sin da ora l’intervento in aula della prossima assemblea come espressione dell’esperienza di fede inculturata nella propria Conferenza episcopale, e a contribuire nell’assise con piena libertà di parola a formulare proposte pastorali mature ed adeguate al delicato tema della famiglia.
In che misura potrà aiutare l’Istrumentum laboris in questa operazione?
In primo luogo vorrei ribadire che l’Instrumentum laboris, come indica l’espressione, è un documento base per i lavori del sinodo. Non è un documento magisteriale, un’esposizione dottrinale o pastorale sul tema in questione. È la sintesi elaborata di dati, informazioni, suggerimenti, vita vissuta, esperienze individuali, comunitarie, pastorali, della realtà oggettiva della famiglia oggi con le sue luci e le sue ombre. Questa elaborazione presenta lo status attuale della famiglia nei suoi molteplici aspetti, che saranno ulteriormente integrati da altri nella seconda tappa dell’iter sinodale che si concluderà con l’assemblea generale ordinaria del 2015. Spetta ai Padri sinodali esaminare, studiare, confrontare questa realtà e metterla a confronto con l’insegnamento e la disciplina della Chiesa, che peraltro sono ben descritti nella prima parte del documento, e indicare nuove o rinnovate piste pastorali per rispondere alle sfide segnalate. In secondo luogo, circa il rischio di proporre un modello occidentale della famiglia, un’impostazione corretta della tematica sinodale, che parte da ciò che è certo e sicuro per procedere verso ciò che non è ancora conosciuto e esplorato, sarà la risposta adeguata. Per camminare non occorrono due piedi? Ebbene, per avanzare si alza un piede solo quando si è certi che l’altro resta ben piantato in terra. Questo è a mio avviso il modo di procedere sinodale. Camminare alla scoperta di nuove forme ed esperienze senza abbandonare nulla di quello che è certo, sicuro e valido. A livello planetario è compito della Chiesa, come lo ha fatto lungo i secoli, inculturare la fede. Non mancano documenti a riguardo, come ad esempio l’enciclica Redemptoris missio di Giovanni Paolo II, che indica i criteri di questo procedimento. L’assise sinodale raccoglie persone provenienti da tutte le culture e tradizioni del pianeta e sono convinto che vi sarà al riguardo un apporto considerevole, al fine di esprimere meglio il Vangelo della famiglia con le sue ricadute proficue nella teologia e nella disciplina.
La famiglia può diventare oggetto del dialogo tra le religioni?
La famiglia è un tema che interessa tutti, persone e istituzioni, Chiese, confessioni religiose, società, Stato. La presenza dei delegati fraterni nell’assemblea del Sinodo manifesta chiaramente che la famiglia diventerà oggetto di dialogo ecumenico e interreligioso. I temi, come i matrimoni misti, la famiglia e la legge naturale, l’ideologia del “gender”, sono di comune interesse e certamente saranno debitamente trattati.
Quali prospettive per le coppie di fatto?
Questo argomento fa parte delle situazioni familiari difficili, registrate nel documento, che risultano in crescita nei Paesi occidentali, con ripercussioni anche in altri continenti. A questo fenomeno si associa quello delle convivenze tra i giovani, come conseguenza della crisi profonda di valori, la percezione dell’amore come fatto privato, il legame matrimoniale come perdita della libertà personale, il matrimonio come decisione troppo impegnativa. Il tutto aggravato dall’incidenza di fattori esterni quali la crisi economica e le politiche degli Stati che non aiutano anzi penalizzano coloro che vogliono formarsi una famiglia per la mancanza di lavoro, l’incertezza di conservarlo, i bassi salari, la precarietà dell’assistenza sanitaria, il problema della casa, nonché certi media e social network, che propugnano anti-modelli, valori errati e fuorvianti.
Dalle risposte al questionario è possibile intuire qual è l'attenzione che il mondo religioso riserva alla famiglia?
È di alto grado, direi di prima grandezza, nel senso che si rileva l’interesse e la grande stima della famiglia cristiana e del suo significato in sé e in relazione alla Chiesa e alla società, con le relative sfide. Prova ne è l’accoglienza del questionario, che è stata del massimo rilievo e ha suscitato un’inaspettata risposta corale da ogni parte. La reazione infatti è stata immediata, diretta, ampia, sia da parte di coloro che hanno voluto esprimere la loro testimonianza circa la bellezza e i valori della famiglia cristiana per la società di oggi, sia da coloro ne hanno rilevato le sfide e i problemi. L’aspetto positivo è che l’annuncio del Vangelo della famiglia è stato riportato abbondantemente nella prima parte del documento, dunque degno di essere letto con la dovuta attenzione, per sottolineare il fatto che i cattolici nel mondo sentono profondamente il valore cristiano della famiglia, come segno e modello per tutte le famiglie del mondo. L’aspetto delle sfide e delle problematiche è descritto nella seconda parte del documento, che affronta organicamente i temi riguardanti la pastorale attuale della famiglia, le situazioni difficili familiari, le unioni dello stesso sesso. Rilevanti sono la crisi di fede, le situazioni critiche interne alla famiglia, come la violenza e gli abusi, ed esterne, come le guerre, le migrazioni e le povertà; poi le convivenze, le coppie di fatto, i fallimenti con le situazioni dei separati, divorziati, e divorziati risposati, i figli di tali unioni e le ragazze madri. Dinanzi a questi drammi familiari, con vittime e feriti che fanno pensare all’immagine dell’“ospedale da campo”, la Chiesa è chiamata a chinarsi e a prendersene cura, pur restando suo compito primario l’annuncio del Vangelo della famiglia e della bellezza della vocazione all’amore, grande potenziale anche per la società. L’apertura alla vita e la responsabilità educativa sono i temi della terza parte del documento, come prospettiva e sfida pastorale, in cui si segnalano le difficoltà, si evidenziano le iniziative pastorali in atto, si fanno delle richieste e si offrono proposte.
Non si rischia di considerare la pastorale familiare uno strumento legalista?
La pastorale in genere e tanto meno quella familiare non può essere uno strumento legalista per la sua stessa natura di concreta applicazione dell’insegnamento e della disciplina della Chiesa, che non si riduce alla casistica. Al contrario è l’espressione vera della fede, che si manifesta in gesti, i sacramenti, e in parole, la predicazione, effettuati con le persone e nella comunità. L’Instrumentum laborisporta a conoscenza queste realtà pastorali in atto sulla famiglia, e interroga tutti sul come annunciare oggi il Vangelo e non solo della famiglia. L’omelia, la predicazione, la catechesi, il linguaggio sono elementi pastorali di trasmissione della fede, che non hanno niente a che vedere con il legalismo. Al contrario sono gli strumenti necessari per l’annuncio e per l’azione pastorale della Chiesa. L’approccio e il come oggi la Chiesa deve annunciare il Vangelo, sono rilevanti nell’Evangelii gaudium, in cui Papa Francesco riferendosi all’omelia dice che i predicatori sanno quello che devono dire, ma trascurano il come, indicando il rischio di abituarsi al proprio linguaggio, spesso tecnico e poco comprensibile. Per la catechesi è importante il ruolo fondamentale del primo annuncio, il kèrigma, affinché, come diceva Hugo Rahner, la teologia non sia per noi soltanto scienza, ma essenzialmente annuncio-salvezza.
L'Osservatore Romano