mercoledì 22 ottobre 2014

L’iran che dialoga



di Bernardo Cervellera
Viaggio nella città santa sciita di Qom, dove cinquantamila studiosi frequentano decine di scuole teologiche e università. E coltivano un islam in grado di confrontarsi con le altre fedi e la modernità


La parola "Iran" suscita immagini terribili di paura: ostaggi, kamikaze-martiri, esecuzioni pubbliche, clero sciita onnipresente, donne soffocate dal chador, come a un perenne funerale. L'Iran era forse così ai tempi dell'ayatollah Khomeini, quando in nome di una purezza morale si proibiva a qualunque ragazzo di avvicinarsi a una ragazza, o si gettava acido sul viso delle ragazze che osavano non portare il velo o il chador. La musica rock era proibita, come pure le danze e i ritrovi.Ma una rivoluzione contro Mahmoud Ahmadinejad, un presidente eletto coi brogli, e la serie di manifestazioni che ne sono seguite (l'"Onda verde") hanno fatto tremare il sistema della dittatura clericale. L'Onda verde è stata soffocata con le prigioni e la censura, ma nelle scorse elezioni è emerso vincitore Hassan Rouhani, un moderato che non fa la guerra al "Grande Satana", ma va all'Onu a parlare di riconciliazione; non vuole la cancellazione dello Stato di Israele, anche se chiede diritti per i palestinesi; condanna l'Olocausto degli ebrei da parte dei nazisti e per Hannouka (il capodanno ebraico), invia un tweet di augurio.Certo, l'Iran odierno non ha tagliato i ponti col suo recente passato: ancora oggi le gigantografie del viso arcigno di Khomeini si ritrovano sui muri dei grandi edifici, vi sono prigionieri politici ed esecuzioni. Ma c'è anche un'aria diversa. A Teheran è facile vedere ragazzo e ragazza, se non a braccetto, almeno mano nella mano; le ragazze portano i jeans (che tanti musulmani considerano peccaminosi) e il velo - spesso nel colore che fa pendant con la camicia o con la maglietta - è portato in modo sbarazzino, coi capelli che emergono sulla fronte o sulle spalle.

Di sera i giovani, ragazzi e ragazze insieme, si ritrovano nei parchi a cantare e suonare, a leggere opere di teatro moderno iraniano o straniero e se qualche poliziotto o guardiano della rivoluzione viene a predicare la sua morale, i giovani semplicemente lo ignorano.Con Rouhani si è indebolita la parte più oltranzista e fondamentalista che è stata al potere per più di trent'anni e che ha portato il Paese al tracollo economico, alla disoccupazione, all'inimicizia col resto del mondo. Indebolita, ma non finita. L'ala oltranzista continua a mettere i bastoni fra le ruote nei dialoghi sul nucleare che Rouhani - con il suo ministro degli Esteri Javad Zarif - è riuscito a riaprire dopo anni di stallo, garantendo un alleggerimento delle sanzioni e un lieve miglioramento dell'economia. Nei giorni in cui gli aerei israeliani bombardavano Gaza, Rouhani offriva di inviare medici iraniani nella Striscia per affrontare l'emergenza; altri ayatollah gridavano a una guerra contro Israele. E anche all'interno, di fronte a chi vorrebbe maggiore libertà di stampa e nell'uso dei social media, vi sono pressioni e tentativi per far nascere la "polizia religiosa" col compito di controllare la morale e il buon comportamento degli iraniani.Se si guarda alla storia dell'islam iraniano si comprende che queste due tendenze sono presenti da sempre nel mondo sciita: un islam che cerca di dominare la società attraverso la politica e le leggi e un altro più spirituale, che cerca di incontrare il cuore del credente. A Qom, la città santa dell'Iran, si trovano tutte e due le tendenze, fianco a fianco.Qom, la città dove è vissuto Khomeini, con oltre un milione di abitanti, ospita più di 50 mila studiosi, fra seminaristi sciiti e no, laici e religiosi, che frequentano le circa 50 scuole teologiche o istituti universitari.Fra questi vi sono scuole di tipo integralista, centrate sul Corano e sulla giurisprudenza, dove l'incidenza sulla società viene misurata dal potere politico che l'islam può avere e dalle regole che bisogna attuare per evitare un secolarismo a priori malsano. «Dobbiamo combattere contro l'immoralità - mi dice uno di questi studiosi - e voi cristiani dovete aiutarci».Ma a Qom vi è anche un islam con una stupefacente apertura culturale, che studia con attenzione le altre religioni, che ha contatto con università mondiali, che si confronta con la storia, la filosofia, le scienze della modernità. Vi sono scuole teologiche e università in cui si leggono i testi delle altre religioni, si studia in modo scientifico la storia, si dibattono filosofie e teologie moderne, le scienze matematiche e quelle umane come sociologia e psicologia.Fra le varie scuole visitate, vale la pena ricordare l'Università delle religioni e denominazioni (University of religions and denominations, Urd), situata poco fuori da Qom. Mi accompagna il professor Mahdi Salehi, responsabile della rivista dell'università. Trentaquattro anni, sposato, con una figlia di quattro anni, il professor Salehi mi spiega che, iniziata come un centro di ricerche 15 anni fa, oggi l'università, il cui cancelliere è l'hojatoleslam Navab, ha circa duemila studenti, la maggior parte iraniani. Ogni studente deve avere un buon livello di inglese per partecipare ai corsi. Presso di loro è possibile laurearsi in teologia e denominazioni islamiche, ma anche in cristianesimo, induismo, buddismo. Vi sono anche lezioni di ebraismo, tenute da professori ebrei.L'Urd ha programmi comuni e scambi di studenti con diverse università nel mondo: Paderborn, Francoforte, Postdam, Sorbona (Parigi), Gregoriana (Roma), Mumbai...Il team dei professori si è anche specializzato nel tradurre molte opere di altre fedi. «Per conoscere altre religioni - afferma lo studioso - occorre studiarne i testi base alle fonti, traducendole in persiano. Finora abbiamo pubblicato almeno 200 libri, fra cui 50 volumi di fonti cristiane».«Il motto del nostro cancelliere - continua -  è pure la filosofia dell'università, ed è questo: molti dei conflitti fra le religioni dipendono dal fatto che non ci si conosce l'un l'altro. Se vogliamo vivere in pace e coesistere, dobbiamo conoscerci. La filosofia di questa università è proprio la coesistenza e il dialogo fra le religioni».Proprio l'Urd ha terminato da poco una traduzione in persiano del Catechismo della Chiesa cattolica, con una introduzione del cardinale Jean-Louis Tauran. Il professor Ahmad Reza Meftah, che ha curato la traduzione, mi spiega: «Per noi e per i nostri studenti era importante conoscere di più il cristianesimo da ciò che i cristiani dicono di se stessi e non da quello che dicono gli altri. In tal modo possiamo rimuovere incomprensioni, schemi ideologici e accrescere il rispetto gli uni per gli altri».

Va detto che per le leggi iraniane, ogni Chiesa cristiana ha diritto ad usare la sua lingua (armena, caldea, latino, inglese...) ma non la lingua persiana, forse per il timore di facilitare quello che le autorità chiamano "proselitismo". Per questo, alla Chiesa cattolica sarebbe stato impossibile pubblicare il volume in lingua persiana. «In questo modo - afferma ridendo il professor Meftah - abbiamo aiutato la libertà di espressione dei cristiani: non era il nostro scopo principale, ma è uno dei frutti».È curioso che proprio nella città considerata una specie di "Vaticano dello sciismo", si trovi un'apertura simile, molto diversa da ciò che si può incontrare in scuole sunnite.Cerco di comprendere di più andando a visitare il mausoleo di Fatima Mesume, sorella di Reza, l'ottavo imam dello sciismo duodecimano. Il santuario, con la sua cupola d'oro, domina la città e accoglie pellegrini da tutto l'Iran e dall'Iraq. La tomba di Mesume è un'edicola coi muri ricoperti di argento e il tetto dorato. Con due percorsi diversi per uomini e donne, la folla passa vicino alle pareti, si sofferma a guardare il sarcofago attraverso le feritoie, toccando, baciando, appoggiando la fronte, bisbigliando, invocando.Già questo tipo di espressione religiosa mostra la distanza fra l'islam sciita e quello sunnita. Quest'ultimo, nel sottolineare l'assolutezza di Allah, rischia di cancellare l'uomo. Ricordo che oltre un anno fa, alla morte del re saudita Abdallah, i giornali arabi si sono premurati di dire che la sua tomba non aveva alcun segno di riconoscimento, né una scritta, né il nome, né una foto: tutto andava cancellato per onorare Allah. Qui invece, la tomba di Mesume, come quelle di diversi personaggi, sono riconoscibili e ricevono l'onore, la gratitudine, il dolore dei vivi.
L'islam sciita, forse per una certa influenza del sufismo (l'islam mistico) e per la tradizione legata ad Alì e ai suoi figli Hassan e Hussein uccisi dai primi califfi, ha sempre avuto bisogno di un qualche intermediario fra l'uomo e Dio. E mentre lo sciismo esalta il maestro spirituale che spiega, interpreta, rilegge il Corano, il sunnismo si è ossificato nella giurisprudenza, nell'applicazione delle leggi, nella lettura letteralista del Corano.Queste mie impressioni sono confermate da un grande studioso dell'islam, il padre Samir Khalil Samir. «Le mie esperienze con gli sciiti - mi dice - sono sempre state profonde e aperte, molto più che con i sunniti. Gli sciiti ammettono una lettura interpretativa del Corano, mentre con i sunniti tale interpretazione è sempre letterale e già bloccata».«Ieri sera - continua - è venuto all'improvviso uno studente sciita iracheno e abbiamo dialogato per quasi due ore su questioni spirituali: era uno scambio di profonda ricchezza, e lui legge molte cose sul cristianesimo. Stamattina sto aspettando quattro professori sciiti dell'università di Kufa (Iraq) che vogliono incontrarmi. Ho sempre avuto l'impressione che gli sciiti siano molto aperti, sia dogmaticamente che spiritualmente, e che cerchino di conoscerci». MM