mercoledì 15 ottobre 2014

Sinodo taroccato?


di Marco Tosatti
Quando il relatore – un cardinale di Santa Romana Chiesa – disconosce più o meno espressamente la paternità di una relazione che porta la sua firma, c’è un problema.
Quando lo stesso cardinale, in riferimento a un brano del testo certamente molto interessante e foriero di problemi, richiesto di spiegazioni, gira la risposta a un arcivescovo Segretario aggiunto (dal Papa) al Sinodo, perché è lui l’autore, c’è un problema.
Quando molti vescovi e cardinali, dalla Polonia all’Africa all’Australia, si lamentano perché la Relatio così come è stata scritta e presentata alla stampa non riflette secondo loro quello che è stato detto nell’aula, e aggiunge cose che non sono mai state dette, c’è un problema.
Quando il testo viene dichiarato “inaccettabile” da cardinali e vescovi, “irredimibile” da un altro, e quando dai Circuli Minores si dice che “stiamo lavorando per rivedere il testo, cassare alcune espressioni e così via, ma è un testo malato e non si sa quanto saranno accettate le proposte”, c’è un problema.
Quando ci sono vescovi – e più di uno – che dicono di non voler più venire a eventuali futuri Sinodi, se si svolgono così, perché si tramutano in farsa, c’è un problema. Quando il cardinale sudafricano Napier afferma via twitter, cioè in maniera pubblica, che “mentre è possibile che alcuni elementi stiano cercando di adeguarsi all’opinione del mondo, la maggioranza vuole restare fermamente con la verità”; cioè afferma esattamente il contrario della tesi che alcuni giornalisti per i motivi più vari tentano di accreditare, c’è un problema.
Quando nelle scelte di vertice per il Sinodo un intero continente in cui si sta realizzando la maggiore crescita del cristianesimo e del cattolicesimo in termini di fedeli (a differenza di Europa e America del Nord, o dell’America Latina dove gli evangelici ingoiano milioni di ex-cattolici), e cioè l’Africa viene dimenticato, c’è un problema.
La cupola sinodale ha deciso di non rendere pubblici gli interventi dei partecipanti, contro una prassi decennale, la trasparenza e il diritto dei cristiani a sapere; e poi ha deciso di rendere pubblico un documento di lavoro in cui moltissimi non si riconoscono, e in cui le frasi più discutibili e discusse sono con grande probabilità l’espressione di pochi teologi e vescovi. E’ difficile non pensare a un tentativo di guidare e manipolare il treno del Sinodo.
Quando, in seguito alla pubblicazione del documento, si è costretti a fare marcia indietro, e “Voice of the Family”, che raggruppa milioni di cattolici in tutto il mondo in quindici diverse organizzazioni lo definisce tout court “un tradimento”, e afferma che “Quelli che controllano il Sinodo hanno tradito i genitori cattolici. Il report è uno dei peggiori documenti ufficiali mai redatti nella storia della Chiesa”, c’è un problema.
Il Sinodo dei Vescovi sulla Famiglia è il primo appuntamento ufficiale di Chiesa del regno di papa Francesco. E non si sta rivelando un successo, sotto nessun punto di vista, se non quello della confusione. Purtroppo il Papa non appare, come forse sarebbe più prudente e auspicabile, per rassicurare i cattolici, al di sopra e fuori delle parti. Il card. Kasper, uno dei più fieri protagonisti della battaglia, non fa che ripetere che ne ha parlato al Papa. La scelta dell’arcivescovo Forte, autore secondo molti della relazione dei giorni scorsi, come segretario aggiunto, è papale. Così come quelle dei membri aggiunti della Commissione che stenderà il rapporto finale; tutti orientati in una direzione, che però – a quanto dice il card. Napier, e non solo lui, non rappresenta il sentire comune e maggioritario dell’assemblea.
E questo non è un bene, se si cerca un’unità di sentimenti, e non quello che il card. Vingt-Trois, arcivescovo di Parigi, ha definito un “pensiero unico nella Chiesa”. Se è vero che la Chiesa non è una democrazia, e non si va avanti a colpi di maggioranza, non si può neanche sottoporre l’insieme dei credenti a minigolpe teologici e dottrinali.
Come la natura, la Chiesa non ama i salti.
fonte: San Pietro e dintorni (La Stampa)
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Rischio voto anti-Papa

di Franca Giansoldati (Il Messaggero)
Avviso ai naviganti: burrasca in vista. Si sta avvicinando la tempesta perfetta. Il bollettino meteo dalle parti di San Pietro non è dei migliori, tutta colpa del documento sinodale contenente rivoluzionarie aperture verso i gay e i divorziati risposati. L’ala conservatrice non ha digerito molti di quei 58 punti e ora pure diversi moderati faticano a riconoscersi. Ai loro occhi è un salto in avanti rispetto alla dottrina, non rispecchiano la sintesi degli interventi fatti in aula la settimana scorsa. Insomma, problemi su problemi. I 191 padri sinodali da lunedì, due volte al giorno, si sono riuniti nei «Circoli minori», gruppi di studio linguistici in cui hanno dato libero sfogo al malumore. «Un testo così formulato non lo voterei; va modificato, mitigato in alcune sue parti» sostiene il cardinale Filoni, prefetto di Propaganda Fide, diplomatico di lungo corso. Da ieri ha preso a tirare una brutta aria.
SORPRESE
Il testo della discordia – stilato in gran parte da monsignor Forte e presentato dal relatore cardinale Erdo – ha sollevato un vespaio. Il Papa osserva silenzioso e preoccupato. A Santa Marta, nella messa mattutina, da giorni martella sul concetto che «non si può sempre rimanere chiusi nei propri sistemi, che occorre aprirsi alle sorprese di Dio». Già, le sorprese. Tante. Innanzitutto le contestazioni aperte, inaspettate, spontanee, istintive rivolte al cardinale Baldisseri specie durante la pausa caffè per come ha organizzato e sta conducendo il Sinodo sulla Famiglia. Un (autorevolissimo) cardinale tedesco ha commentato tranchant, rivolgendosi ad un gruppo di padri sinodali: «Dal letame non nasce nulla» riferito al testo in questione. Un altro porporato, stavolta moderato, scuotendo la testa sconsolato: «Ha un impianto confuso». Clima pesante, difficile da gestire, sicchè Baldisseri ha autorizzato padre Lombardi, il portavoce, a leggere una dichiarazione pubblica che suona come una frenata in corsa: «In seguito alle reazioni e al fatto che la natura del documento non è stata spesso correttamente compresa, si precisa che è solo una piattaforma di lavoro riassuntiva degli interventi e del dibattito della prima settimana, ora passato alla discussione». Uno dei primi padri a fare fuoco è stato Stanislaw Gadecki, presidente della conferenza episcopale polacca: «Con questo documento ci si allontana dall’insegnamento di Giovanni Paolo II, in esso si vedono persino le tracce dell’ideologia antimatrimoniale». L’americano Burke, ultra tradizionalista, da giorni va ripetendo che la fede non si decide con dei voti e che non è possibile adottare una prassi (sul matrimonio e sui gay) scollata dalla verità del magistero. «Questa non è una assemblea democratica dove i vescovi si radunano per cambiare la dottrina a maggioranza». Sulla stessa linea il sudamericano Fox Napier che prende le distanze dal testo: «Non possiamo assumerci la responsabilità per una relazione che non abbiamo scritto e stiamo ancora discutendo: ci sono cose che appaiono controverse al momento, ecco perchè serve la discussione nei circoli linguistici».
LA CONTA
Intanto proprio nei «Circoli minori» si lavora alacremente agli emendamenti. Saranno parecchi. Esattamente come i rischi. Se gli emendamenti non verrano inseriti nel testo la sorpresa più grande potrebbe arrivare dalla votazione in aula. Al momento la maggioranza non sembra favorevole. E la conta potrebbe rivelarsi fatale. Un brutto test per Papa Bergoglio.

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Sinodo dei vescovi 2014, settimo giorno. Il variegato fronte conservatore   
Huffington Post
 
(Massimo Faggioli) La "chiarificazione" sulla relazione di lunedì. La conferenza stampa di martedì si è aperta con una "chiarificazione" del cardinale Baldisseri, letta da padre Lombardi, sul fatto che la relazione letta in Sinodo lunedì mattina dal cardinale Erdö è uno "strumento di lavoro" (...)

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Aperture: la voce di chi teme fughe in avanti    
Famiglia Cristiana
 
(Alberto Bobbio) Il confronto continua. Molti gli interventi, tra cui tutti i big. L'Osservatore romano sottolinea come si siano ulteriormente delineate “le diverse linee già espresse nei giorni scorsi”. E c'è chi getta acqua sul fuoco: “al Sinodo non si tiene un referendum, ma un dialogo”. Le riflessioni dei cardinali Müller e Burke. (...)