Ieri mattina sono andato alla Sistina a votare tranquillamente, mai avrei immaginato quello che stava per succedere. Appena è cominciato il pericolo per me, i due colleghi che mi erano vicini mi hanno sussurrato parole di coraggio. Uno di loro ha aggiunto: "Non abbia paura, in tutto il mondo c’è tanta gente che prega per il nuovo papa". Venuto il momento, ho accettato.
Albino Luciani
(Vincenzo Bertolone) La parabola umana e cristiana di Albino Luciani, il Papa dei trentatré giorni, inizia alla vigilia della prima guerra mondiale (17 ottobre 1912) e termina con la sua inattesa morte (29 settembre 1978). Congiunge l’alfa e l’omega della sua parabola da Forno di Canale, la sua prima finestra sul mondo, sino al Vaticano — il «labirinto di Cnosso» (così egli stesso, il giorno dopo l’elezione a Papa, definì la sua nuova casa) — secondo un filo che attraversa tutte le tappe del suo servizio alla Chiesa e all’umanità, nel segno dell’umiltà.
Uomo di intenso spessore spirituale, dalla personalità granitica, totalmente evangelica, di continue letture e approfondimenti, egli ha lasciato un’eredità di grande portata che fa vibrare l’anima, di speranza e soprattutto di volontà di riscoprire la bellezza della fede. La sua personalità poliedrica non può dirsi esaurita. Per questo la pubblicazione dell’Opera omnia (a cura del Centro di Spiritualità e di Cultura «Papa Luciani» di Belluno) ci consente di studiarla e approfondirla nell’ampio spettro ecclesiologico.
Uomo totalmente immerso nella storia del suo tempo, trova tuttavia soluzioni concrete ed efficaci alle grandi questioni che la Chiesa affronta prima e dopo il Vaticano II. La forza della sua testimonianza di vita e di fede nella potenza dell’amore divino è talmente impressionante da farci interrogare sulla profondità e sulla qualità della sua esperienza di Dio. Il compito che ci impegna, dunque, è dare un inizio di recupero della singolarità teologica, cristologica, antropologica ed ecclesiologica di tale esperienza. L’uomo di Luciani è «oggetto fortunato e privilegiato». Il vivere, soffrire, immolarsi e risorgere di Cristo è stato il vero grande salto del progresso per l’umanità. Ora tutto deve crescere in vista di Lui. Ogni uomo deve farsi canale non intasato, perché l’amore circoli nel corpo del mondo e della Chiesa. Là dove aumenta la presenza di Cristo, c’è il vero progresso del mondo. Là dove l’uomo diventa nuovo, anche il mondo diventa nuovo.
Consapevole che dal cielo scorre un grande fiume d’amore, come il sangue nelle vene, Luciani sprona allora i suoi ascoltatori a immergersi in questo fiume lasciandosi afferrare e trasformare da Lui. Per non vivere più per se stesso e in virtù di se stesso, si deve «scaraventare dalla finestra qualcuno: l’altro, quello che san Paolo chiama “il vecchio uomo”». Oggi c’è bisogno di promozione, di partecipazione alle decisioni, di riconoscimento, di problemi sociali risolti. Un cristiano che rifiutasse di capire questo, non sarebbe un cristiano a posto. «Non vogliamo più l’egoistico nome io, ma vogliamo il noi, la comunitarietà, la solidarietà, il salire in cordata». Ciò che conta è solo l’amore, e chi più ama più è amato dall’Amore, chiunque egli sia stato (cfr. Luca, 7, 47).
Il primato dell’amore risuona nella trafila della sua vita sacerdotale ed episcopale. La mitra, l’anello, lo zucchetto scompaiono. «Mando in vacanza l’adulto ed anche il vescovo, con relativo contegno grave, posato e ponderato, per abbandonarmi alla tenerezza spontanea, che ha un bambino davanti a papà e mamma. Essere, almeno per un’ora, davanti a Dio, quello che in realtà sono con la mia miseria e con il meglio di me stesso: sentire affiorare dal profondo del mio essere il fanciullo di una volta, che vuol ridere, chiacchierare, amare il Signore e talora sente il bisogno di piangere, perché gli venga usata misericordia».
Alla carità dedica anche l’ultimo dei suoi quattro discorsi pontifici del mercoledì (27 settembre 1978), partendo dalla preghiera insegnatagli da mamma Bortola e confessando che la recita ancora, più volte al giorno: «Mio Dio, amo con tutto il cuore sopra ogni cosa voi, bene infinito e nostra eterna felicità, e per amor vostro amo il prossimo mio come me stesso e perdono le offese ricevute. O Signore, ch’io vi ami sempre più».
Oltre che a Dio, bisogna «voler bene al prossimo, aiutare, compatire, sopportare, perdonare», fare «posto all’amore, a un grande amore verso Dio e verso il prossimo». Si devono amare «e Dio e l’uomo». Il dramma principale dell’uomo è tuttavia «diventare figlio prodigo e pecora smarrita», commettendo «il peccato nel senso pieno della parola», cioè «non riconoscendo più Dio come padre e rifiutando la sua amicizia e alleanza», con «piena avvertenza e deliberato consenso». «Sarà esagerato vedere peccati gravi dappertutto, ma è esagerato anche il non trovarne mai. (...) La tendenza, oggi, è di passar sopra ai peccati personali e di denunciare, invece, i peccati sociali. Ebbene, il vero peccato è sempre personale. Soltanto per analogia possiamo parlare di peccati sociali, triste risultato di tanti nostri peccati e responsabilità e omissioni personali. Così, la guerra, la tortura, il razzismo, la strumentalizzazione e lo sfruttamento delle persone, la società piena di molte ingiustizie e cose sbagliate in cui viviamo. Dire che Cristo ha voluto liberarci anche da queste cose è giusto. Denunciare queste colpe sociali è bene, può essere doveroso, purché non diventi un alibi, un battere il mea culpa sul petto degli altri invece che sul mio».
L’uomo di Luciani è comunque un uomo pellegrino. Parlando della cosiddetta «teologia dell’esodo», afferma: «Per i cristiani la vita presente non è altro che un pellegrinaggio; nel centro di questa vita tutto un popolo, la Chiesa, è in marcia: fa da guida Cristo, spinge lo Spirito Santo, si punta verso il paradiso. “Io sono la via”, dice Cristo e ammonisce: I miei discepoli “non sono di questo mondo”. “Non abbiamo quaggiù una città stabile — completa san Paolo —, ma siamo alla ricerca della città futura”: “siamo dei rifugiati in Dio”; siamo “stranieri e pellegrini sulla terra”».
Nell’esperienza lucianiana dell’uomo troviamo la concretizzazione e l’esaltazione dell’uomo chiamato a spogliarsi di ogni cosa e soprattutto di se stesso per potersi arricchire di Dio e, in e per lui, della comunione dei fratelli e di tutte le creature. Quanto all’humilitas, può essere vista come il concentrato dell’esperienza che Luciani vede nell’evoluzione dell’uomo proiettato verso il Cristo, l’umile assoluto.
Questa visione dell’uomo, radicata e modellata sull’esperienza e sulla comprensione del Cristo povero e umile, si rivela come il fondamento di tutti gli atteggiamenti virtuosi che colorano l’umanità di Luciani. La familiarità con i numerosissimi dati biografici presenti in varie fonti, l’amore fa emergere sempre più chiaramente. Molte sono le virtù: la continuità è la regina. Essa però regna attraverso l’umiltà («non disgiunta dalla necessaria fortezza») la mitezza e la cortesia, la garbatezza e la giocondità.
Mentre proseguono i lavori sinodali sulla nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana, in concomitanza con l’Anno della fede, solennemente aperto l’11 ottobre, nel cinquantesimo anniversario dell’apertura del Vaticano II e nel ventesimo della promulgazione del Catechismo della Chiesa cattolica, la celebrazione del centenario della nascita di Giovanni Paolo I offre un fecondo input: l’esplorazione del suo universo spirituale, con una sintetica ricostruzione dei contenuti essenziali, radicati nel cuore del Vangelo che svela la grandezza e l’attualità della sua esperienza umana e cristiana.
Papa Luciani, il volto della tenerezza invigorita e del vigore intenerito, ulteriormente focalizza la nostra attenzione su un rinnovato «incontro con Gesù Cristo e la bellezza della fede in lui», e sospinge «a riscoprire il cammino della fede», a ritrovare «il gusto di nutrirci della Parola di Dio», a lasciar plasmare il cuore «dalla grazia che trasforma», a essere testimoni «gioiosi e credibili» per quanti sono alla ricerca del senso di vita.
«Innamorato» di Dio e «abitato» dal “fuoco divino”, egli non cessa di trasmettere e comunicare quell’unico e insostituibile punto dove possono incontrarsi bambini e adulti, semplici e mistici, credenti e non credenti: l’amore oblativo, gratuito e disinteressante, totale e totalizzante. Il suo cammino non è indicato da un libro, una costituzione, un codice di pesi e di misure, ma è scolpito nello stesso spirito. «So di chi mi sono fidato» (2 Timoteo, 1, 12): «O Signore, ch’io ti ami sempre più», ripeteva con fiducia. Solo chi è mosso da quel “fuoco divino” (la divina «capacità di Dio» o la divina inquietudine) ha il coraggio di mettersi in cammino e intraprendere il «bel rischio di crescere», verso la piena umanità: il Cristo, perfetta e inimmaginabile risposta al nostro desiderio più alto, alla nostra inquietudine più profonda, al nostro sogno più nobile.
Giovanni Paolo I ha attraversato il cielo della cristianità come una meteora, luminosa e fulminea, lasciando un segno indelebile. Pensando a lui non si riesce a sottrarsi alla commozione e alla gratitudine per quanto ha fatto e testimoniato. Che dal cielo egli continui a essere per tutti un luminoso e vigoroso punto di riferimento, alimentando in noi, come ha sottolineato Benedetto XVI, «il coraggio e la forza della fede, che nello stesso tempo è coraggio e forza dell’amore».
L'Osservatore Romano 17 ottobre 2012
* * *
Riporto da "Avvenire" di oggi 17 ottobre.
Cade oggi il centesimo anniversario della nascita di Albino Lucani, l’indimenticato Giovanni Paolo I che fu Pontefice per soli 33 giorni. Una ricorrenza importante non solo per la cifra tonda ma soprattutto perché proprio oggi si compie a Roma un gesto importante nel cammino che potrebbe portare, forse anche in tempi brevi, il "Papa del sorriso" all’onore degli altari. Alla vigilia di questo evento Avvenire ha intervistato il vescovo Enrico dal Covolo, rettore della Lateranense e postulatore della causa di papa Luciani.
Eccellenza in che cosa consiste la cerimonia odierna?
Si tratta di un evento semplice ma significativo, della consegna del Summarium, cioè della prima parte dell’intera Positio, al prefetto della Congregazione delle cause dei santi, il cardinale Angelo Amato. Come è noto, la Positio è il dossier che dimostra al meglio l’eroicità della vita e delle virtù della persona di cui si parla. Il Summarium è una sorta di sintesi delle testimonianze offerte al riguardo dai testimoni interrogati. Nel caso di Luciani, si tratta di 167 testimoni. Alla cerimonia parteciperanno da una parte i superiori del dicastero; dall’altra io stesso, la mia collaboratrice per la causa, la dottoressa Stefania Falasca e un rappresentate del vescovo di Belluno-Feltre, don Davide Fiocco.
Quando è prevista la consegna della Positio completa?
La seconda parte della Positio, quella che raccoglie i documenti e, in generale, le questioni storico-biografiche, è quasi pronta. Così avremo due grossi volumi, elegantemente rilegati in tela rossa, come vuole la prassi, ed entro la fine dell’anno la Congregazione dei Santi avrà a sua disposizione la "Positio" completa per gli esami di rito.
Quali saranno i passaggi successivi della Causa?
Gli esami di rito sono due: uno da parte dei Consultori della Congregazione, l’altro da parte dei cardinali e vescovi membri del dicastero. Se, come speriamo, l’esito sarà positivo, il Santo Padre darà ordine alla Congregazione di preparare il Decreto sull’eroicità, il che comporterà per Luciani il titolo di "Venerabile".
Si può fare una previsione di tempi?
Se intende alludere alla beatificazione, devo aggiungere che - dopo l’approvazione della Positio - occorrerà ancora concludere il processo parallelo sul presunto miracolo. Come si vede, si tratta di un iter alquanto complesso. Nella migliore delle ipotesi, ci vorranno ancora quattro o cinque anni.
Benedetto XVI per la causa del suo predecessore Giovanni Paolo II oltre a concedere una deroga per l’inizio del processo ha disposto anche che l’iter seguisse una corsia preferenziale. Prevede che lo stesso potrà accadere con Giovanni Paolo I accorciando così sensibilmente i tempi per vedere papa Lucani salire all’onore degli altari?
Naturalmente è ciò che io spero. Ma questo appartiene alla libera decisione del Papa...
La Positio affronta questioni che hanno particolarmente solleticato il nostro mondo mediatico, come le circostanze della morte di Giovanni Paolo I, o i suoi colloqui con suor Lucia a Fatima o la sua famosa frase su Dio "padre" e anche "madre"?
Sì, tutte le questioni vengono affrontate. Posso anticipare che verrà dissipato ogni dubbio su una presunta "morte indotta" di Luciani; che l’attribuzione di una sorta di profezia sull’elezione di Luciani a papa e sulla sua rapida morte, da parte di suor Lucia, non ha fondamento alcuno; che la famosa frase su Dio padre e madre, ricondotta al suo contesto proprio, risulta perfettamente ortodossa.
Al termine dell’udienza generale dello scorso 26 settembre lei, insieme al vescovo Giuseppe Andrich di Belluno-Feltre, ha avuto modo di parlare a Benedetto XVI della causa di beatificazione di papa Luciani. Cosa ci può dire di quel colloquio?
Abbiamo aggiornato il Papa sull’andamento della causa e gli abbiamo anticipato l’evento del 17 ottobre. Il Papa si è mostrato molto interessato. Egli non ha mai nascosto la sua grande ammirazione per Giovanni Paolo I. Basti pensare a quanto disse nel 2003 l’allora cardinale Joseph Ratzinger alla rivista 30Giorni. «Personalmente - spiegò in quella intervista - sono convintissimo che era un santo. Per la sua grande bontà, semplicità, umiltà. E per il suo grande coraggio. Perché aveva anche il coraggio di dire le cose con grande chiarezza, anche andando contro le opinioni correnti. E anche per la sua grande cultura di fede. Non era solo un semplice parroco che per caso era diventato patriarca. Era un uomo di grande cultura teologica e di grande senso ed esperienza pastorale. I suoi scritti sulla catechesi sono preziosi. Ed è bellissimo il suo libroIllustrissimi, che lessi subito dopo l’elezione. Sì, sono convintissimo che è un santo».
Qual è la cifra della santità di Giovanni Paolo I, che ha retto il soglio di Pietro per appena 33 giorni, e qual è il messaggio che la sua testimonianza può dare alla Chiesa di oggi?
Sono convinto che se - come speriamo - Giovanni Paolo I giungerà all’onore degli altari, questo sarà perché egli incarna il modello del buon pastore, che dà la vita per il suo gregge. L’accettazione stessa del supremo impegno pastorale fu un gesto di autentico eroismo, come apparirà chiaramente dalla Positio.
Eccellenza, lei ha avuto modo di conoscere personalmente Albino Luciani. Che ricordo ne ha?
L’ho già raccontato più volte, quindi non mi dilungo sui dettagli. Posso dire che quel giovane prete (eravamo nei primi anni Cinquanta: lui aveva poco più di quarant’anni, e io molti, molti anni di meno...) mi affascinava. Col senno di poi, direi che mi sembrava un salesiano. Non escludo che la sua testimonianza sacerdotale possa aver avuto un peso non indifferente nella mia storia di vocazione. (G. Cardinale)
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Riporto da "Avvenire" di oggi 17 ottobre.
Cade oggi il centesimo anniversario della nascita di Albino Lucani, l’indimenticato Giovanni Paolo I che fu Pontefice per soli 33 giorni. Una ricorrenza importante non solo per la cifra tonda ma soprattutto perché proprio oggi si compie a Roma un gesto importante nel cammino che potrebbe portare, forse anche in tempi brevi, il "Papa del sorriso" all’onore degli altari. Alla vigilia di questo evento Avvenire ha intervistato il vescovo Enrico dal Covolo, rettore della Lateranense e postulatore della causa di papa Luciani.
Eccellenza in che cosa consiste la cerimonia odierna?
Si tratta di un evento semplice ma significativo, della consegna del Summarium, cioè della prima parte dell’intera Positio, al prefetto della Congregazione delle cause dei santi, il cardinale Angelo Amato. Come è noto, la Positio è il dossier che dimostra al meglio l’eroicità della vita e delle virtù della persona di cui si parla. Il Summarium è una sorta di sintesi delle testimonianze offerte al riguardo dai testimoni interrogati. Nel caso di Luciani, si tratta di 167 testimoni. Alla cerimonia parteciperanno da una parte i superiori del dicastero; dall’altra io stesso, la mia collaboratrice per la causa, la dottoressa Stefania Falasca e un rappresentate del vescovo di Belluno-Feltre, don Davide Fiocco.
Quando è prevista la consegna della Positio completa?
La seconda parte della Positio, quella che raccoglie i documenti e, in generale, le questioni storico-biografiche, è quasi pronta. Così avremo due grossi volumi, elegantemente rilegati in tela rossa, come vuole la prassi, ed entro la fine dell’anno la Congregazione dei Santi avrà a sua disposizione la "Positio" completa per gli esami di rito.
Quali saranno i passaggi successivi della Causa?
Gli esami di rito sono due: uno da parte dei Consultori della Congregazione, l’altro da parte dei cardinali e vescovi membri del dicastero. Se, come speriamo, l’esito sarà positivo, il Santo Padre darà ordine alla Congregazione di preparare il Decreto sull’eroicità, il che comporterà per Luciani il titolo di "Venerabile".
Si può fare una previsione di tempi?
Se intende alludere alla beatificazione, devo aggiungere che - dopo l’approvazione della Positio - occorrerà ancora concludere il processo parallelo sul presunto miracolo. Come si vede, si tratta di un iter alquanto complesso. Nella migliore delle ipotesi, ci vorranno ancora quattro o cinque anni.
Benedetto XVI per la causa del suo predecessore Giovanni Paolo II oltre a concedere una deroga per l’inizio del processo ha disposto anche che l’iter seguisse una corsia preferenziale. Prevede che lo stesso potrà accadere con Giovanni Paolo I accorciando così sensibilmente i tempi per vedere papa Lucani salire all’onore degli altari?
Naturalmente è ciò che io spero. Ma questo appartiene alla libera decisione del Papa...
La Positio affronta questioni che hanno particolarmente solleticato il nostro mondo mediatico, come le circostanze della morte di Giovanni Paolo I, o i suoi colloqui con suor Lucia a Fatima o la sua famosa frase su Dio "padre" e anche "madre"?
Sì, tutte le questioni vengono affrontate. Posso anticipare che verrà dissipato ogni dubbio su una presunta "morte indotta" di Luciani; che l’attribuzione di una sorta di profezia sull’elezione di Luciani a papa e sulla sua rapida morte, da parte di suor Lucia, non ha fondamento alcuno; che la famosa frase su Dio padre e madre, ricondotta al suo contesto proprio, risulta perfettamente ortodossa.
Al termine dell’udienza generale dello scorso 26 settembre lei, insieme al vescovo Giuseppe Andrich di Belluno-Feltre, ha avuto modo di parlare a Benedetto XVI della causa di beatificazione di papa Luciani. Cosa ci può dire di quel colloquio?
Abbiamo aggiornato il Papa sull’andamento della causa e gli abbiamo anticipato l’evento del 17 ottobre. Il Papa si è mostrato molto interessato. Egli non ha mai nascosto la sua grande ammirazione per Giovanni Paolo I. Basti pensare a quanto disse nel 2003 l’allora cardinale Joseph Ratzinger alla rivista 30Giorni. «Personalmente - spiegò in quella intervista - sono convintissimo che era un santo. Per la sua grande bontà, semplicità, umiltà. E per il suo grande coraggio. Perché aveva anche il coraggio di dire le cose con grande chiarezza, anche andando contro le opinioni correnti. E anche per la sua grande cultura di fede. Non era solo un semplice parroco che per caso era diventato patriarca. Era un uomo di grande cultura teologica e di grande senso ed esperienza pastorale. I suoi scritti sulla catechesi sono preziosi. Ed è bellissimo il suo libroIllustrissimi, che lessi subito dopo l’elezione. Sì, sono convintissimo che è un santo».
Qual è la cifra della santità di Giovanni Paolo I, che ha retto il soglio di Pietro per appena 33 giorni, e qual è il messaggio che la sua testimonianza può dare alla Chiesa di oggi?
Sono convinto che se - come speriamo - Giovanni Paolo I giungerà all’onore degli altari, questo sarà perché egli incarna il modello del buon pastore, che dà la vita per il suo gregge. L’accettazione stessa del supremo impegno pastorale fu un gesto di autentico eroismo, come apparirà chiaramente dalla Positio.
Eccellenza, lei ha avuto modo di conoscere personalmente Albino Luciani. Che ricordo ne ha?
L’ho già raccontato più volte, quindi non mi dilungo sui dettagli. Posso dire che quel giovane prete (eravamo nei primi anni Cinquanta: lui aveva poco più di quarant’anni, e io molti, molti anni di meno...) mi affascinava. Col senno di poi, direi che mi sembrava un salesiano. Non escludo che la sua testimonianza sacerdotale possa aver avuto un peso non indifferente nella mia storia di vocazione. (G. Cardinale)
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Il ricordo seguente è di Andrea Tornielli.
Il 17 ottobre 1912, esattamente cent’anni fa, nell’unica stanza un po’ riscaldata della casain vicolo Rividella 8, a Forno di Canale (oggi Canale d’Agordo), nasceva Albino Luciani.
Riporto ancora una volta le parole che usò monsignor Luciani nell’omelia d’ingresso nella diocesi di Vittorio Veneto, alla guida della quale lo aveva chiamato, alla fine del 1958, il beato Giovanni XXIII:
«Appena designato vostro vescovo, ho pensato che il Signore venisse attuando anche con me un suo vecchio sistema: certe cose, scriverle non sul bronzo o sul marmo, ma addirittura sulla polvere, affinché, se la scrittura resta, non scompaginata o dispersa dal vento, risulti chiaro che il merito è tutto e solo di Dio. Io sono la polvere; la insigne dignità episcopale e la diocesi di Vittorio Veneto sono le belle cose che Dio si è degnato scrivere su me; se un po’ di bene verrà fuori da questa scrittura, è chiaro fin da adesso che sarà tutto merito della grazia e della misericordia del Signore. Ho anche pensato ad un’altra legge divina: che non si può fare del bene alle anime, se prima non si vuole loro bene. È per questo che San Pio X, entrando novello patriarca a Venezia, diceva al suo popolo: “Che sarebbe di me, se non vi amassi?”. Miei cari sacerdoti, miei fedeli, io sarei un vescovo veramente sfortunato, se non vi volessi bene. Posso invece assicurarvi che vi amo, che desidero solo entrare al vostro servizio e mettere a disposizione di tutti le mie povere forze, quel poco che ho e che sono».
Cent’anni dopo la nascita, e 34 anni dopo la nascita al cielo del Papa Giovanni Paolo I, la causa di beatificazione procede speditamente: proprio oggi parte della “Positio” – i volumi che raccolgono le testimonianze del processo canonico – viene consegnata alla Congregazione per le cause dei santi.