mercoledì 17 ottobre 2012

Età: 17 anni. Segni particolari: martire.

 Domenica prossima, 21 ottobre, il Papa proclamerà santo il diciassettenne martire filippino Pedro Calungsod.
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Quando Giovanni Paolo II lo ha beatificato, il 5 marzo 2000, ha indicato nella sua testimonianza un esempio per tutti i giovani. Il martire filippino Pedro Calungsod, catechista tra le popolazioni dei Chamorros, nell’Oceano Pacifico occidentale, «oggi intercede per i giovani, in particolare quelli della sua terra filippina — disse in quell’occasione Papa Wojtyła — e li sfida: giovani amici, non esitate a seguire l'esempio di Pedro».
Ma chi era il catechista diciassettenne ucciso insieme con il gesuita Diego Luis de San Vitores?
Originario della regione di Visayas, era nato nel territorio dell’arcidiocesi di Cebu, nel 1655. Di lui si sa ben poco. È certo che fu uno dei ragazzi catechisti che, insieme ai missionari gesuiti spagnoli, dalle Filippine si spinsero fino alle Isole Ladroni, situate nell’Oceano Pacifico occidentale, per evangelizzare i Chamorros.
La vita in quelle terre era dura: le provviste per la missione non arrivavano regolarmente; la giungla era troppo fitta per essere attraversata; le scogliere si scalavano con molta difficoltà e le isole venivano frequentemente flagellate da devastanti tifoni.
Ciò nonostante, i missionari lavoravano con tenacia per evangelizzare gli abitanti delle isole, molti dei quali si convertivano al cristianesimo. Furono gli stessi gesuiti a ribattezzare quelle terre con il nome di Marianne, in onore della Madonna e della regina reggente di Spagna, María Anna, che fu la benefattrice della missione.
Le vicende dei missionari si intrecciarono con quelle di un guaritore cinese, chiamato Choco, che operava tra i Chamorros denigrando sistematicamente l’azione dei gesuiti. Le calunnie nei confronti dei religiosi cominciarono a diffondersi, creando difficoltà alla missione e allontanando da essa le popolazioni. In questo clima di tensione ebbe inizio una vera e propria persecuzione contro i missionari.
L’episodio più drammatico si verificò il 2 aprile 1672, che quell’anno coincideva col sabato precedente la domenica della Passione. Verso le sette del mattino, Pedro e il superiore della missione, padre de San Vitores, giunsero al villagio di Tomhom, nell’isola di Guam.
Venuti a conoscenza della nascita di una bambina, si recarono dal padre della piccola, chiamato Matapang, per chiedergli di battezzarla. Matapang, dapprima convertitosi al cristianesimo e amico dei missionari ma in seguito allontanatosi da loro, rifiutò decisamente. Sperando di riuscire a fargli cambiare idea, padre Diego e Pedro riunirono i bambini e gli adulti del villaggio presso la spiaggia vicina e cominciarono a parlare con loro delle verità della fede. Invitarono anche Matapang, il quale tuttavia continuò a mantenere il suo atteggiamento ostile, manifestando addirittura l’intenzione di uccidere i missionari.
Per mettere in atto il suo proposito cercò un alleato in un altro abitante del villaggio, di nome Hirao, che non era cristiano. Dapprima egli rifiutò, memore della gentilezza dei missionari verso gli indigeni; ma quando Matapang lo bollò da codardo, si sentì offeso e acconsentì. Nel frattempo, durante l’assenza di Matapang dalla sua capanna, padre Diego e Pedro, con il consento della madre, avevano preso la decisione di battezzare la bambina.
Quando lo venne a sapere, Matapang divenne furioso e attaccò il giovane Pedro scagliando contro di lui lance e frecce. I testimoni raccontano che il ragazzo avrebbe avuto la possibilità di scappare, ma non volle lasciare solo padre Diego.
Quanti conobbero personalmente Pedro testimoniarono che egli avrebbe avuto la meglio nei confronti dei suoi aggressori se solo avesse avuto a disposizione qualche strumento con cui difendersi; ma padre Diego non permise mai ai suoi compagni di andare in giro armati. Alla fine Pedro fu raggiunto da una freccia in pieno petto e cadde al suolo. Hirao si scaraventò su di lui e lo finì con un colpo di scimitarra alla testa.
Padre Diego riuscì a impartire a Pedro l’assoluzione sacramentale. Poi gli assassini uccisero anche lui.
Matapang prese il crocifisso del religioso e lo fece a pezzi con una pietra. Poi i due carnefici spogliarono i corpi di Pedro e padre Diego, li trascinarono fino alla riva del mare, legarono ai loro piedi dei grandi massi, li portarono al largo su una barca e li gettarono nel fondo dell’oceano. I resti mortali dei martiri non furono mai recuperati.
Padre Diego Luis de San Vitores è stato beatificato da Giovanni Paolo II il 6 ottobre 1985.

L'Osservatore Romano 18 ottobre 2012

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L'intervista che segue a Mons. Anthony Apuron, arcivescovo di Agaña a Guam, l'isola dove fu martirizzato Pedro, è tratta da Zenit.
Eccellenza, quali sono i suoi sentimenti per la canonizzazione del Beato Pedro Calungsod?
Arcivescovo Apuron: Penso che sia un momento di orgoglio per tutti i filippini, e soprattutto per quelli della regione Visayan, a cui proprio oggi, prima della Messa molti vescovi hanno detto: "Non dovreste essere voi a chiederci scusa (a nome della Camorra) per aver ucciso Pedro Calungsod, ma noi a ringraziarvi per averci donato un santo". Ora la Chiesa universale ha veramente un santo a cui guardare. Pedro aveva solo 18 anni, morì circa un minuto e mezzo prima del Beato Diego Luis de San Vitores, uccisero prima lui e possiamo dire per questo che fu un proto-martire, un precursore in cielo per il Beato Diego perché è andato davanti a lui con il suo martirio.
È davvero un momento di gioia, mi auguro che Pedro possa davvero essere modello per i giovani di oggi, un invito a ricordare che siamo tutti chiamati ad essere santi un giorno. Per Pedro è avvenuto in età molto precoce, 18 anni, ma già a 14 anni aveva lasciato le Filippine per venire a Guam, dove visse 4 anni, in servizio alle missioni, fedele ai sacerdoti, ai missionari gesuiti e alla Chiesa. Ora è in cielo con il beato Diego, anche se lo ha “battuto alla santità”. Speriamo che, un giorno anche Diego verrà canonizzato.
Uno dei primi Padri della Chiesa, Tertulliano disse: “Il sangue dei martiri è il seme della Chiesa”. Il Beato Pedro fu ucciso a Guam, da questo seme quali frutti si sono visti nella regiones?
Arcivescovo Apuron: Tanti. Ora abbiamo delle vocazioni native. È stato aperto qualche anno fa un seminario chiamato Redemptoris Mater e il prossimo 3 novembre ordinerò 11 presbiteri. Ci sono poi 40 seminaristi provenienti da 16 nazioni di tutto il mondo. Sei di loro sono nativi delle Filippine e uno di loro si sta avvicinando, perché spero che l'anno prossimo sarà ordinato diacono. Quindi, le vocazioni stanno arrivando e penso che la Chiesa è ancora forte in Guam. Dopo più di 300 anni di cristianizzazione la Chiesa sopravviverà!
Qual è il significato di questo Santo in un momento particolare come l'Anno della Fede?
Arcivescovo Apuron: E’ ovvio: lui è morto per la fede. Ecco perché il Santo Padre ha voluto mostrare al mondo e alla Chiesa che può essere un esempio soprattutto per i giovani. La gioventù di oggi, infatti, tende a farsi ingannare per le vie del mondo e Pedro è un fulgido esempio di ciò che un individuo può diventare se si sceglie di stare vicino a Cristo, nella sequela di Cristo. Spero davvero che possa continuare ad essere un esempio attuale, un santo per i tempi moderni, nonostante sia morto più di 300 anni fa, perché è il modello di un giovane che veramente ha dato la sua vita all'estremo sacrificio. Molte volte si parla di soldati che si sacrificano e muoiono per il loro paese. Pedro è morto per la Chiesa, è morto per Cristo ed è morto per tutta la cristianità.
Lei avrà sicuramente seguito da vicino il Sinodo dei Vescovi ancora in corso. Qual è il suo pensiero riguardo a ciò che emerso finora dalle assemblee sinodali e che cosa spera?
Arcivescovo Apuron: Spero che i Padri sinodali si renderanno conto che c'è davvero un grido per la Nuova Evangelizzazione, che bisogna ri-evangelizzare gli evangelizzati dal momento che molti di loro tendono ad essere confusi oggi. Mi auguro, inoltre, che questo Sinodo sarà un aiuto per far emergere, con misure e frutti positivi, ciò che possiamo ancora fare come Chiesa in questo mondo moderno; per contribuire a portare il Vangelo e il suo messaggio duraturo di fede, di speranza e di amore ad un popolo tante volte disperato, che non ha amore, e che sta chiedendo un po’ di speranza. Prego, quindi, che possa aiutare tutti noi a rinnovarci.
[Traduzione dall'inglese a cura di Salvatore Cernuzio]