Per aprire alle donne le porte della cultura / Domenica 21 ottobre Benedetto XVI proclama sette nuovi santi, tra i quali suor Carmen Sallés y Barangueras (1848-1911)
L'Osservatore Romano
(María Asunción Valls Salip, postulatrice generale delle Concezioniste missionarie dell’insegnamento) Il desiderio di «unire contemplazione e azione» è alla base del carisma di Carmen Sallés y Barangueras (Vic, 1848 - Madrid, 1911), fondatrice delle Concezioniste missionarie dell’insegnamento. La religiosa conferì infatti un’impronta originale alla spiritualità del tempo, incentrandola sull’unione tra l’essere e l’agire.
In primo luogo ella comprese che il pensiero si alimenta di parole, ma per quanto dotte possano essere, esse servirebbero a poco senza l’assimilazione personale, ossia senza appropriarsene vivendole. Sono allora le parole che spingono all’azione: «Le inclinazioni si mostrano con le parole — amava ripetere — e queste danno lo stampo alle opere, le opere ordinano la vita». Per questo nelle costituzioni della congregazione da lei fondata espose l’itinerario che conduce dal pensiero alle opere: ricevere, assimilare, esercitare. Perché spiegava: «Le cose della religione e la perfezione religiosa non può insegnarle colei che le ha solo udite o lette, ma colei che in se stessa le ha esercitate e praticate».
Queste «appropriazioni», illuminate con le loro matrici personali, costituiscono un’eredità che viene trasmessa alle generazioni concezioniste successive, con espressioni significative, che permettono di dotarle di vita propria, attraverso l’evoluzione socio-culturale.
A «quanto udito o letto» appartiene il motto della sua canonizzazione: «Avanti, sempre avanti, Dio provvederà», presente nel suo ambiente e nella sua cultura. Questa fiducia non esclude però lo sforzo personale. Concetto riflesso in un’altra delle sue «appropriazioni» che Giovanni Paolo II ha ricordato durante l’omelia della beatificazione, il 15 marzo 2011: «Fai quel che fai, fallo bene, fallo per Dio».
Carmen Sallés attinse anche alle fonti della contemplazione dell’ambiente naturale circostante e di quello costituito da persone e situazioni. Come il suo maestro san Giovanni della Croce, traeva dalla natura immagini e parabole: il fuoco, l’acqua, il vento, una barca, un ponte o un giardino, potevano mostrare una situazione personale o diventare un’utile catechesi. In particolare, era usuale in lei la lettura di situazioni e persone, compiuta ai piedi del Crocifisso, condividendo con Lui amore e dolore. Leggere la storia di donne umiliate e perse la portò a contemplare il progetto divino sulla creatura umana, realizzato in Maria Immacolata, che divenne così il suo modello personale e le indicò l’educazione evangelizzatrice come anticipazione amorosa. Nell’assunzione di Maria Immacolata vide la conseguenza finale della fedeltà alla sua Immacolata Concezione: «Dato che l’educazione viene a costituire una sorta di seconda natura, per raggiungere buoni fini sono necessari buoni principi». La conseguenza fu di fondare una congregazione religiosa dedita all’educazione delle bambine e delle giovani di tutte le classi sociali, affinché tutte, come spose e madri, ma anche come cittadine, fosse un prolungamento visibile della presenza di Maria Immacolata.
La fondatrice volle che le sue figlie fossero educatrici, che anticipassero qualsiasi emergenza, attingendo le virtù dalla preghiera, «canale da dove discendono tutte le grazie», ma specificando quello che realmente voleva: «virtù solide, non di quelle di facciata, che fanno tanto rumore», bensì con quella solidità che viene dalla grazia divina e dallo sforzo personale, mediante lo studio responsabile. La sua ispirazione era di aprire il campo della cultura alla donna, in tutta l’ampiezza allora possibile. Ampiezza che la legge limitava: di fatto fino al 1905 non era ufficialmente consentito alle giovani di accedere al liceo e solo nel 1910 furono aperte loro le porte dell’università. Appena un anno dopo, il 25 luglio 1911, Carmen Sallés moriva, lasciando aperte nuove porte.
Ella, ricordavano le prime suore, intese la legge come orientamento, non come limite. I suoi sforzi per chiarire il ruolo della donna, sia nella società sia nella Chiesa, la mise sullo stesso piano di donne pioniere come Mary Ward, Angela da Foligno, Jeanne de Lestonnac e molte altre, per la quale cosa meritò l’appellativo con cui oggi viene ricordata: una «donna di coraggio».
L'Osservatore Romano 19 ottobre 2012
In primo luogo ella comprese che il pensiero si alimenta di parole, ma per quanto dotte possano essere, esse servirebbero a poco senza l’assimilazione personale, ossia senza appropriarsene vivendole. Sono allora le parole che spingono all’azione: «Le inclinazioni si mostrano con le parole — amava ripetere — e queste danno lo stampo alle opere, le opere ordinano la vita». Per questo nelle costituzioni della congregazione da lei fondata espose l’itinerario che conduce dal pensiero alle opere: ricevere, assimilare, esercitare. Perché spiegava: «Le cose della religione e la perfezione religiosa non può insegnarle colei che le ha solo udite o lette, ma colei che in se stessa le ha esercitate e praticate».
Queste «appropriazioni», illuminate con le loro matrici personali, costituiscono un’eredità che viene trasmessa alle generazioni concezioniste successive, con espressioni significative, che permettono di dotarle di vita propria, attraverso l’evoluzione socio-culturale.
A «quanto udito o letto» appartiene il motto della sua canonizzazione: «Avanti, sempre avanti, Dio provvederà», presente nel suo ambiente e nella sua cultura. Questa fiducia non esclude però lo sforzo personale. Concetto riflesso in un’altra delle sue «appropriazioni» che Giovanni Paolo II ha ricordato durante l’omelia della beatificazione, il 15 marzo 2011: «Fai quel che fai, fallo bene, fallo per Dio».
Carmen Sallés attinse anche alle fonti della contemplazione dell’ambiente naturale circostante e di quello costituito da persone e situazioni. Come il suo maestro san Giovanni della Croce, traeva dalla natura immagini e parabole: il fuoco, l’acqua, il vento, una barca, un ponte o un giardino, potevano mostrare una situazione personale o diventare un’utile catechesi. In particolare, era usuale in lei la lettura di situazioni e persone, compiuta ai piedi del Crocifisso, condividendo con Lui amore e dolore. Leggere la storia di donne umiliate e perse la portò a contemplare il progetto divino sulla creatura umana, realizzato in Maria Immacolata, che divenne così il suo modello personale e le indicò l’educazione evangelizzatrice come anticipazione amorosa. Nell’assunzione di Maria Immacolata vide la conseguenza finale della fedeltà alla sua Immacolata Concezione: «Dato che l’educazione viene a costituire una sorta di seconda natura, per raggiungere buoni fini sono necessari buoni principi». La conseguenza fu di fondare una congregazione religiosa dedita all’educazione delle bambine e delle giovani di tutte le classi sociali, affinché tutte, come spose e madri, ma anche come cittadine, fosse un prolungamento visibile della presenza di Maria Immacolata.
La fondatrice volle che le sue figlie fossero educatrici, che anticipassero qualsiasi emergenza, attingendo le virtù dalla preghiera, «canale da dove discendono tutte le grazie», ma specificando quello che realmente voleva: «virtù solide, non di quelle di facciata, che fanno tanto rumore», bensì con quella solidità che viene dalla grazia divina e dallo sforzo personale, mediante lo studio responsabile. La sua ispirazione era di aprire il campo della cultura alla donna, in tutta l’ampiezza allora possibile. Ampiezza che la legge limitava: di fatto fino al 1905 non era ufficialmente consentito alle giovani di accedere al liceo e solo nel 1910 furono aperte loro le porte dell’università. Appena un anno dopo, il 25 luglio 1911, Carmen Sallés moriva, lasciando aperte nuove porte.
Ella, ricordavano le prime suore, intese la legge come orientamento, non come limite. I suoi sforzi per chiarire il ruolo della donna, sia nella società sia nella Chiesa, la mise sullo stesso piano di donne pioniere come Mary Ward, Angela da Foligno, Jeanne de Lestonnac e molte altre, per la quale cosa meritò l’appellativo con cui oggi viene ricordata: una «donna di coraggio».
L'Osservatore Romano 19 ottobre 2012