martedì 11 giugno 2013

Bambini senza futuro



Rapporto in occasione della Giornata mondiale contro il lavoro minorile. 

Centocinquanta milioni costretti a impieghi spesso pericolosi. Nel mondo, sono oltre 150 milioni i bambini di età compresa fra i cinque e i quattordici anni costretti a lavorare. Lo ha reso noto oggi l’Unicef, il Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia, che ha diffuso questi drammatici dati in occasione della Giornata mondiale contro il lavoro minorile, indetta per mercoledì 12 giugno.
Dei milioni di bambini impiegati nelle forme peggiori di lavoro — come quelle che prevedono carichi pesanti, contatto con sostanze chimiche o velenose e un orario di lavoro prolungato (spesso anche di notte) — oltre il 60 per cento risulta impiegato nell’agricoltura; il 7 per cento nell’industria e il 26 per cento nei servizi.
Nell’Africa subsahariana, più di un terzo dei bambini è costretto a lavorare, mentre in quella occidentale oltre 300.000 minori vengono venduti a bande di criminali senza scrupoli, che li costringono a lavorare come domestici, nei campi, nelle miniere, nei mercati. Tra le cause principali che aggravano il fenomeno, la povertà, la richiesta di mano d’opera, le famiglie sempre più sgretolate, i conflitti e le disparità sociali.
«Il lavoro minorile è sia causa che conseguenza della povertà e del disagio sociale» si legge nel rapporto dell’Unicef. Nei Paesi in via di sviluppo, molti bambini sono costretti a lavorare perché sono orfani o separati dalle famiglie, o perché devono sostenere il reddito familiare.
La crisi finanziaria globale ha ulteriormente spinto i minori ad avviarsi precocemente al lavoro, specie verso le forme più pericolose. E per le bambine la situazione è ancora più pesante, perché oltre a lavorare, esse devono occuparsi delle faccende domestiche e della cura dei fratellini più piccoli, rinunciando alla scuola. «Se è vero che la povertà è il seme del problema, bisogna intervenire per spezzare il circolo vizioso povertà, lavoro minorile, ignoranza, povertà» conclude il documento.
Nella lotta al fenomeno, le Nazioni Unite hanno concentrato il loro impegno sull’istruzione, l’arma migliore per allontanare lo spettro di un’ignoranza che è in primo luogo non conoscenza dei propri diritti e delle proprie potenzialità, e sulla diffusione della cultura della responsabilità sociale d’impresa.
La responsabilità sociale d’impresa consiste nel tutelare i diritti dei bambini, stringendo collaborazioni efficaci tanto con i Governi quanto con le aziende, al fine di promuovere da un lato la responsabilità degli Stati, dall’altro quella delle aziende nel rispettare e sostenere i diritti dei bambini nei luoghi di lavoro, nel mercato e nella comunità. Per supportare imprese e Governi nella tutela dei diritti dei minori, il Fondo dell’Onu per l’infanzia sta sviluppando delle linee guida in materia.
Quest’anno la Giornata mondiale contro il lavoro minorile è dedicata agli impieghi domestici. Si tratta di una forma nascosta di sfruttamento, cui spesso si legano fenomeni di abuso, rischi per la salute e vari di tipi di vessazioni e di violenze.
Proprio per questo, l’Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo) ha chiesto che siano avviate concrete riforme della normativa e delle politiche dirette all’eliminazione del lavoro domestico minorile e stabilite condizioni di impiego dignitose e protezione adeguata per i giovani e le giovani lavoratrici di questo settore, che abbiano raggiunto l’età minima di ammissione al lavoro.
E che siano prese misure adeguate per rafforzare il movimento globale contro la piaga del lavoro minorile, oltre a un maggiore impegno delle organizzazioni sindacali del settore domestico per affrontare al meglio il grave problema.
L'Osservatore Romano