
Cattolici e presbiteriani dopo il sì del Parlamento scozzese ai matrimoni omosessuali. Una legge contro la pubblica opinione.
Nonostante il parere contrario espresso dal 64 per cento dei cittadini, il Parlamento scozzese ha dato il via libera alle unioni omosessuali. Come era già accaduto, lo scorso luglio, in Inghilterra anche a Edimburgo sono stati alcuni gruppi politici, sociali e culturali a volere, a tutti i costi, una legislazione contro la quale hanno firmato oltre cinquantamila persone, in tutta la Scozia, e che è stata contrastata, fino all’ultimo momento, dalle due più importanti religioni del Paese, quella cattolica e quella presbiteriana. Sono stati, infatti, bocciati diversi emendamenti che puntavano a proteggere individui e istituzioni che sostengono la concezione naturale del matrimonio.
Secondo l’arcivescovo di Glasgow, monsignor Philip Tartaglia, «non è possibile predire, con precisione, quale impatto la legislazione sui matrimoni gay avrà sulla società in generale o sulla comunità cattolica. Non sembra che essa costringerà i sacerdoti cattolici o la Chiesa a celebrare matrimoni con persone dello stesso sesso. Tuttavia, non possiamo escludere l’eventualità che, in futuro, alcuni individui, inizino un’azione legale contro un sacerdote cattolico o la Chiesa perché non accettano di celebrare matrimoni gay».
Quando il Governo ha lanciato il progetto di consultazione, il 64 per cento delle persone interpellate si sono dette contrarie ai «matrimoni omosessuali», la percentuale più importante mai raccolta fino a oggi in un sondaggio popolare. Eppure i partiti scozzesi, dallo Scottish National Party, il più importante, che si batte per l’indipendenza scozzese, a quello laburista, ai liberaldemocratici, ai conservatori e ai verdi, hanno tutti votato a favore della legge.
«Siamo preoccupati — ha spiegato John Deighan, che rappresenta la Chiesa cattolica al Parlamento scozzese — perché sono a rischio la libertà di praticare la propria religione e di esprimere la propria opinione. A chi lavora nel settore pubblico come assistenti sociali, infermieri, pompieri, poliziotti, potrebbe venire chiesto di promuovere, in vari modi, i matrimoni omosessuali e queste persone potrebbero perdere il lavoro se si rifiutano di farlo. Ancora più grave — ha aggiunto — il fatto che la legge comincerà a diffondere l’idea, tra le persone, che non è necessario avere un padre e una madre e, col tempo, assisteremo a un’ulteriore frammentazione della vita familiare come diretta conseguenza di questa nuova mentalità».
Secondo Deighan, «esiste uno scontro tra i valori religiosi e una società secolarizzata. La Secular society che rappresenta chi non crede in Dio, ha proposto che i genitori possano scegliere le lezioni di religione per i propri figli mentre, in questo momento, queste ore d’insegnamento sono date per scontate. Sono sempre i sostenitori della secolarizzazione a volere che vengano esclusi, dagli enti educativi dove si decide dei programmi scolastici, i rappresentanti della Chiesa cattolica e di quella presbiteriana».
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Venezuela. Nota dei vescovi contro progetto di legge sul "matrimonio gay.
Non esiste nessun fondamento per assimilare o stabilire analogie tra l’unione omosessuale e il matrimonio tra un uomo e una donna: è quanto affermano i vescovi venezuelani in una nota pastorale-dottrinale pubblicata a una settimana dall’introduzione in Parlamento di un progetto di legge a favore del matrimonio tra persone dello stesso sesso. I presuli denunciano che “negli ultimi tempi, sotto argomenti antropologici discutibili, si sono presentate visioni distorte sul matrimonio e la famiglia, insieme a un’ideologia di genere che pretende travisare la verità sulla persona umana, l’autentico senso della sessualità e addirittura cambiare l’essenza naturale del matrimonio”. La nota afferma che nel cosiddetto “matrimonio ugualitario” sono assenti gli elementi biologici e antropologici del matrimonio e della famiglia e che la Costituzione nazionale accetta come valido soltanto il matrimonio tra uomo e donna. Si sottolinea poi che non si può considerare il “matrimonio ugualitario” come un diritto umano dato che i diritti umani “nascono dalla legge naturale e dalla morale autentica e non da ideologie diffuse, proposte culturali o decisioni giuridiche e legislative”. Infine, la Conferenza episcopale invita i fedeli a riaffermare e proclamare l’insegnamento della Chiesa sulla sessualità il matrimonio e la famiglia. Il progetto di “Legge sul matrimonio civile ugualitario” presentato all’Assemblea Nazionale, lo scorso venerdì 30 gennaio, propone una riforma del Codice Civile che riconosca il matrimonio tra persone dello stesso sesso, e di conseguenza i benefici stabiliti dalla Costituzione. Tuttavia, il progetto legge - il primo approdato al Parlamento venezuelano - è stato criticato dai gruppi pro-unioni gay perché non consente il diritto alla adozione e il diritto all’identità di genere.
Radio Vaticana *
“religion.blog.lemonde.fr” - Rassegna "Fine settimana"
(Stéphanie Le Bars) Che risposta potrà dare papa Francesco ai fedeli cattolici che rifiutano in massa l'insegnamento della Chiesa in materia di morale sessuale? In uno dei panorami finora più completi e più espliciti, l'episcopato tedesco e quello svizzero hanno reso pubblici i (...)