JESUS, ottobre 2014
Rubrica La bisaccia del mendicante
di ENZO BIANCHI
Rubrica La bisaccia del mendicante
di ENZO BIANCHI
AMA LA TERRA COME TE STESSO
C’è un comandamento non espresso nelle tavole delle dieci parole di Mosè (cf. Es 20,1-21; Dt 5,1-22) ma che si potrebbe dedurre da ognuna di esse, ne potrebbe essere la sintesi o anche il preambolo alla loro osservanza. Da anni io lo formulo così: “Amerai la terra come te stesso”.
Conosciamo il comandamento che Gesù ha unito a quello dell’amore per Dio (cf. Dt 6,5): “Amerai il prossimo tuo come te stesso” (Lv 19,18; Mc 12,31 e par.). Ma io sono convinto che per amare Dio con tutto il cuore, tutta la mente e tutte le forze, e il prossimo come se stessi, occorre anche amare la terra come se stessi. La terra (adamah), da cui ogni terrestre (adam) è stato tratto (cf. Gen 2,7), è nostra matrice, di essa siamo fatti, a essa torniamo (cf. Gen 3,19). Ma la terra non è solo polvere – come si è sempre detto –, è un organismo vivente che dobbiamo rispettare, amare, contemplare e soprattutto sentire solidale con noi. Senza la terra noi non siamo, e anche la nostra vita interiore non è estranea alla terra, alle piante, agli animali, alla natura. Anzi, è vita interiore vera e viva se ingloba tutte le co-creature con le quali siamo la terra in corsa nell’universo.
Un cristiano, dunque, ama Dio, ama il prossimo ma ama anche la terra come se stesso, perché la terra è la realtà più prossima per ogni persona. La terra è la nostra radice, è l’humus che ci ha custodito e nutrito, ma ora tocca a noi custodire la terra, e il cammino di umanizzazione che ci attende deve avvenire nella consapevolezza che ora siamo noi responsabili davanti alla terra. Per millenni la terra ci ha fornito riparo, con i suoi alberi ci ha protetto, dei suoi frutti ci ha nutrito, ma noi verso di essa siamo diventati nemici o figli ingrati… Dipendevamo dalla terra, ma oggi è la terra che dipende da noi e ci chiede rispetto, salvaguardia, protezione, amore…
Diventa allora urgente un’etica della terra, per i cristiani un’etica della creazione, che affermi la responsabilità umana di fronte all’ambiente terrestre. Quest’etica della terra richiede innanzitutto una coscienza ecologica che sia vigilante e pronta ad assumersi la responsabilità dell’ambiente. Quanta attenzione dedicata nei secoli passati in occidente e in oriente all’ascesi personale, in vista della vita spirituale. Oggi sono urgenti un’attenzione e un impegno per una disciplina, un’ascesi nell’uso delle risorse, nell’abitare il mondo: sobrietà, compassione cosmica, attenzione a ogni creatura devono ridiventare parole eloquenti per l’umanità.
Ma quest’etica richiede anche che si concretizzi il principio della destinazione universale dei beni, della condivisione della terra e delle sue risorse. La terra è una tavola imbandita, alla quale tutti sono invitati e dalla quale nessuno può essere escluso. Oggi sono i paesi ricchi che consumano la quasi totalità delle risorse, lasciando popoli interi nella miseria e nella fame, infliggendo loro uno sfruttamento irrazionale e segnato da profonda ingiustizia. Riscoprire l’uguaglianza e la giustizia è assolutamente necessario per affermare la fraternità universale, altrimenti questa è solo una menzogna, cioè una verità affermata con forza e solennità ma di fatto calpestata.
Infine, l’etica della terra richiede di pensare ai diritti delle generazioni future: ogni generazione dovrebbe andarsene dalla terra dopo averla resa più bella, conosciuta, amata e difesa, ma in realtà soprattutto le nostre ultime generazioni sembrano solo capaci di lasciare bruttezza nel paesaggio, nell’ambiente, e sembrano responsabili dell’avanzata dei deserti su tutte le terre.
C’è una conversione planetaria da fare, c’è un nuovo comandamento da proclamare: “Amerai la terra come te stesso, e la terra ti ricompenserà”.
Pubblicato su: Jesus