mercoledì 5 ottobre 2011

Dal giorno che l'ho incontrato...



Una pagina struggente di un grande innamorato, ottima per concludere il giorno...

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"Signore, Tu mi hai sedotto ed io mi sono lasciato sedurre. Tu mi hai fatto violenza e sei stato il più forte" (Ger. 20, 7).


Non potersi più liberare di Dio è l'inquietudine opprimente di ogni vita cristiana. Chiunque ha scommesso un giorno su Dio, non può più sfuggirgli. Come un bambino non si stacca più da sua madre. Come un uomo non si stacca più dalla donna che ama. Colui al quale Dio un giorno ha rivolto la parola non può più dimenticarla completamente.Dio continua ad accompagnarlo nella buona e nella cattiva sorte. Lo segue come ci segue la nostra ombra. L'uomo finisce per trovare ingombrante questa prossimità continua. Prende troppo spazio. Va al di là delle nostre forze e a volte capita di pensare: "Se solo io non avessi mai avuto niente a che fare con Dio! Pesa troppo per me. Distrugge la pace della mia anima e la mia felicità". Ma tutto ciò non serve più a nulla. Non può più liberarsi. Succeda quel che succeda, è obbligato a continuare la strada con Dio. E se pensa che è diventato un Dio insopportabile, sa tuttavia che egli resta nelle sue mani e che è la sua vittima.
Ma proprio quando uno si immagina di non essere più in grado di proseguire questo cammino con Dio perchè è troppo difficile, ecco che la vicinanza di Dio, la fedeltà di Dio, la forza di Dio diventano la sua consolazione e il suo soccorso. Solo allora noi sappiamo chi è Dio e quale è il senso della nostra vita.
Non poter più sfuggire a Dio significa molta angoscia, molto scoraggiamento, molto tormento. Ma questo vuol dire anche che Dio è con noi su ogni nostro cammino, nella fede e nel peccato, nella persecuzione, nello scherno e nella morte. Cosa importano le nostre persone, la nostra felicità, la nostra pace!
A condizione che la parola,la volontà, la forza di Dio siano glorificate nella nostra debole vita mortale e peccatrice. A condizione che nella nostra debolezza sia versata la potenza di Dio. I prigionieri non portano vesti sontuose, ma catene. Tuttavia queste catene glorificano Colui che passa vincitore attraverso il cuore del mondo e dell'umanità. Le nostre catene, i nostri stracci, le nostre ferite sono la sua lode. Il corteo vittorioso della verità e della giustizia, il corteo vittorioso di Dio e del suo Evangelo attraverso il mondo trascina con sè, dietro il suo carro trionfale, quanti sono incatenati e prigionieri delle tenebre e dell'ombra di morte. Possa Egli infine attaccarci al suo carro, perchè partecipiamo alla sua vittoria, anche se incatenati e scorticati. Egli ci ha sedotto, Egli ci ha preso con la forza. Non ci lascia più. Cosa ci importano legami e fardelli! Cosa ci importano il peccato, la sofferenza e la morte! Egli ci tiene saldi. Signore, seducici sempre di nuovo. Prendici di forza, perchè possiamo assistere alla tua vittoria. Amen.
Dietrich Bonhoeffer, Si je n'ai pas l'amour, Genève 1972, pp. 180-181