Di seguito riporto alcuni discorsi presentati al Sinodo per la Nuova Evangelizzazione, in cui si parla dell’importanza della fede vissuta e promossa nelle piccole comunità.
- Per l’America: S. E. R. Mons. Carlos AGUIAR RETES, Arcivescovo di Tlalnepantla, Presidente della Conferenza Episcopale, Presidente del Consiglio Episcopale Latinoamericano (C.E.L.AM.) (MESSICO)
Le piccole comunità collegate tra di loro stanno sperimentando il vantaggio della comunicazione e della comunione. La parrocchia si rinnova manifestando un nuovo volto della Chiesa che cresce e si sviluppa con forza (cfr. Instrumentum laboris per la XIII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo, nn. 80-107), quando la parrocchia è in rapporto organico con le altre, guidate insieme, come diocesi, dal Vescovo (“Una via di rinnovamento parrocchiale, particolarmente urgente nelle parrocchie delle grandi città, si può forse trovare considerando la parrocchia come comunità di comunità e di movimenti”. EIA, n. 41). Questa dinamica di comunione ecclesiale è più urgente e indispensabile nelle città e nelle grandi zone urbane delle metropoli (cfr. DA, nn. 517-518).
La vita della Chiesa come comunità di comunità, in comunione e unità, permette a ogni cristiano di scoprire che nel XXI secolo è possibile vivere come discepolo di Cristo in una comunità di discepoli del Signore Gesù e prendere coscienza come discepolo missionario dell’urgente necessità di dare una testimonianza credibile e affidabile della fede nel mondo attuale (“Annunciando la conversione dobbiamo offrire anche una comunità di vita, uno spazio comune del nuovo stile di vita. Non si può evangelizzare solo a parole. Il Vangelo crea la vita, crea la comunità in cammino. Una conversione puramente individuale non ha consistenza”: NE, JR).
La vita della Chiesa come comunità di comunità, in comunione e unità, permette a ogni cristiano di scoprire che nel XXI secolo è possibile vivere come discepolo di Cristo in una comunità di discepoli del Signore Gesù e prendere coscienza come discepolo missionario dell’urgente necessità di dare una testimonianza credibile e affidabile della fede nel mondo attuale (“Annunciando la conversione dobbiamo offrire anche una comunità di vita, uno spazio comune del nuovo stile di vita. Non si può evangelizzare solo a parole. Il Vangelo crea la vita, crea la comunità in cammino. Una conversione puramente individuale non ha consistenza”: NE, JR).
- S. Em. R. Card. Stanisław RYŁKO, Presidente del Pontificio Consiglio per i Laici (CITTÀ DEL VATICANO)
Al n. 115 dell’Instrumentum laboris leggiamo che “il fiorire in questi decenni in modo spesso gratuito e carismatico di gruppi e movimenti dediti in modo prioritario all’annuncio del Vangelo è un altro dono della Provvidenza alla Chiesa”.
Il Magistero degli ultimi Pontefici ha ribadito in molte circostanze questa natura provvidenziale della “nuova stagione aggregativa dei fedeli laici”, evidenziandone la stretta relazione con la “rinnovata Pentecoste” del Concilio Vaticano II. In particolare, il Beato Giovanni Paolo II non ha mancato di rimarcare il dinamismo missionario dei movimenti e delle nuove comunità che: “rappresentano un vero dono di Dio per la nuova evangelizzazione e per l’attività missionaria propriamente detta. Raccomando, quindi, di diffonderli e di avvalersene per ridare vigore, soprattutto tra i giovani, alla vita cristiana e all’evangelizzazione, in una visione pluralistica dei modi di associarsi e di esprimersi”. Il Papa Benedetto XVI a sua volta ha ribadito che “strumento provvidenziale per un rinnovato impulso missionario sono i movimenti ecclesiali e le nuove comunità; accoglieteli e promuoveteli nelle vostre Diocesi”. E in un’altra occasione ha incoraggiato i vescovi ad accoglierli “con molto amore”.
Purtroppo movimenti e nuove comunità rimangono ancora una risorsa non ancora pienamente valorizzata nella Chiesa, un dono dello Spirito e un tesoro di grazie ancora nascosti agli ocehi di molti Pastori, forse intimoriti dalla novità che apportano alla vita delle diocesi e delle parrocchie. Il Santo Padre è ben consapevole di questa difficoltà, perciò esorta i Pastori a “non spegnere i carismi, essere grati anche se sono scomodi”. Si esige dunque una vera “conversione pastorale” dei vescovi e dei preti, chiamati a riconoscere che i movimenti sono innanzitutto un dono prezioso piuttosto che un problema.
Lo slancio missionario delle nuove realtà, infatti, non deriva da un entusiasmo emotivo e superficiale, ma scaturisce da esperienze molto serie ed esigenti di formazione dei fedeli laici ad una fede adulta, capace di rispondere adeguatamente alle sfide della secolarizzazione. La novità della loro azione, dunque, non va ricercata nei loro metodi, ma nella capacità di riaffermare la centralità di Dio nella vita dei cristiani, una questione fondamentale negli insegnamenti del Santo Padre Benedetto XVI. Anche per il compito delIa nuova evangelizzazione vale l’antico adagio scolastico: “operari sequitur esse”, perché il nostro agire esprime sempre ciò che siamo. L’evangelizzazione non è solo e non è tanto questione di “saper fare”, ma è innanzitutto una questione di “essere”, essere cioè cristiani veri e autentici.
D’altronde i metodi di evangelizzazione che movimenti e nuove comunità adottano sono all’apparenza diversissimi, veramente multiformi, ma tutti riconducibili alle “tre leggi della nuova evangelizzazione” che l’allora Cardinale Ratzinger formulò per catechisti e insegnanti di religione in occasione del Giubileo del 2000: innanzitutto la “legge dell’espropriazione”, ovvero non parlare a nome proprio, ma a nome delia Chiesa, tenendo fermo che “evangelizzare non è semplicemente una forma di parlare, ma una forma di vivere”, cioè la chiara coscienza di appartenere a Cristo e al Suo Corpo (Chiesa!) che trascende il proprio io. La seconda è la “legge del granellino di senapa”, cioè il coraggio di evangelizzare con pazienza e perseveranza, senza pretendere di ottenere risultati immediati, e ricordando sempre che la legge dei grandi numeri non è la legge del Vangelo. È un’attitudine che possiamo riconoscere, ad esempio, nell’opera di evangelizzazione intrapresa da movimenti e nuove comunità nelle zone più secolarizzate della terra. La terza “legge” è quella del chicco di grano, che per dare la vita deve morire, deve accettare la logica della croce. In queste leggi è racchiuso il segreto più profondo dell’efficacia dell’impegno evangelizzatore della Chiesa in tutti i tempi.
Il Magistero degli ultimi Pontefici ha ribadito in molte circostanze questa natura provvidenziale della “nuova stagione aggregativa dei fedeli laici”, evidenziandone la stretta relazione con la “rinnovata Pentecoste” del Concilio Vaticano II. In particolare, il Beato Giovanni Paolo II non ha mancato di rimarcare il dinamismo missionario dei movimenti e delle nuove comunità che: “rappresentano un vero dono di Dio per la nuova evangelizzazione e per l’attività missionaria propriamente detta. Raccomando, quindi, di diffonderli e di avvalersene per ridare vigore, soprattutto tra i giovani, alla vita cristiana e all’evangelizzazione, in una visione pluralistica dei modi di associarsi e di esprimersi”. Il Papa Benedetto XVI a sua volta ha ribadito che “strumento provvidenziale per un rinnovato impulso missionario sono i movimenti ecclesiali e le nuove comunità; accoglieteli e promuoveteli nelle vostre Diocesi”. E in un’altra occasione ha incoraggiato i vescovi ad accoglierli “con molto amore”.
Purtroppo movimenti e nuove comunità rimangono ancora una risorsa non ancora pienamente valorizzata nella Chiesa, un dono dello Spirito e un tesoro di grazie ancora nascosti agli ocehi di molti Pastori, forse intimoriti dalla novità che apportano alla vita delle diocesi e delle parrocchie. Il Santo Padre è ben consapevole di questa difficoltà, perciò esorta i Pastori a “non spegnere i carismi, essere grati anche se sono scomodi”. Si esige dunque una vera “conversione pastorale” dei vescovi e dei preti, chiamati a riconoscere che i movimenti sono innanzitutto un dono prezioso piuttosto che un problema.
Lo slancio missionario delle nuove realtà, infatti, non deriva da un entusiasmo emotivo e superficiale, ma scaturisce da esperienze molto serie ed esigenti di formazione dei fedeli laici ad una fede adulta, capace di rispondere adeguatamente alle sfide della secolarizzazione. La novità della loro azione, dunque, non va ricercata nei loro metodi, ma nella capacità di riaffermare la centralità di Dio nella vita dei cristiani, una questione fondamentale negli insegnamenti del Santo Padre Benedetto XVI. Anche per il compito delIa nuova evangelizzazione vale l’antico adagio scolastico: “operari sequitur esse”, perché il nostro agire esprime sempre ciò che siamo. L’evangelizzazione non è solo e non è tanto questione di “saper fare”, ma è innanzitutto una questione di “essere”, essere cioè cristiani veri e autentici.
D’altronde i metodi di evangelizzazione che movimenti e nuove comunità adottano sono all’apparenza diversissimi, veramente multiformi, ma tutti riconducibili alle “tre leggi della nuova evangelizzazione” che l’allora Cardinale Ratzinger formulò per catechisti e insegnanti di religione in occasione del Giubileo del 2000: innanzitutto la “legge dell’espropriazione”, ovvero non parlare a nome proprio, ma a nome delia Chiesa, tenendo fermo che “evangelizzare non è semplicemente una forma di parlare, ma una forma di vivere”, cioè la chiara coscienza di appartenere a Cristo e al Suo Corpo (Chiesa!) che trascende il proprio io. La seconda è la “legge del granellino di senapa”, cioè il coraggio di evangelizzare con pazienza e perseveranza, senza pretendere di ottenere risultati immediati, e ricordando sempre che la legge dei grandi numeri non è la legge del Vangelo. È un’attitudine che possiamo riconoscere, ad esempio, nell’opera di evangelizzazione intrapresa da movimenti e nuove comunità nelle zone più secolarizzate della terra. La terza “legge” è quella del chicco di grano, che per dare la vita deve morire, deve accettare la logica della croce. In queste leggi è racchiuso il segreto più profondo dell’efficacia dell’impegno evangelizzatore della Chiesa in tutti i tempi.
- RELATIO ANTE DISCEPTATIONEM DEL RELATORE GENERALE, S. EM. R. CARD. DONALD WILLIAM WUERL, ARCIVESCOVO DI WASHINGTON (USA)

Nuove Comunità / Movimenti Ecclesiali
Noi non siamo soli ad affrontare il compito della Nuova Evangelizzazione. E non siamo neanche i primi a studiare come portare avanti questa operazione. Un segno della Nuova Evangelizzazione sono i movimenti ecclesiali e le nuove comunità che sono una grande benedizione alla Chiesa di oggi. Queste espressioni del lavoro dello Spirito Santo si aggiungono alla ricchezza spirituale dei carismi antichi degli ordini religiosi e delle congregazioni che con tanta fedeltà lavorano a testimoniare la venuta del regno con il loro impegno a vivere i consigli evangelici di perfezione. L’invito di Cristo a molti di diventare suoi discepoli è ancora vivo nella Chiesa in modo speciale nella vita religiosa. (cf Instrumentum laboris n. 115)
Non cercherò di elencare qui le nuove comunità religiose, per timore di lasciarne fuori troppe che stanno già dando grandi frutti. Lo stesso vale per i nuovi movimenti ecclesiali come Comunione e Liberazione, Opus Dei e il Cammino Neocatecumenale, per citarne solo tre. Tutti puntano verso l’opera dello Spirito Santo, che impegna la Chiesa di oggi ad andare verso quelli che si sono allontanati.
Uno dei nostri compiti nell’impegno di coinvolgere la Chiesa nell’opera della Nuova Evangelizzazione potrebbe essere quello di invitare tutti i nuovi movimenti e le nuove comunità ad integrare più pienamente le loro energie e attività nella vita di tutta la Chiesa, specialmente a livello locale, nella Chiesa particolare sotto la cura apostolica del vescovo. (cf Instrumentum laboris n. 116)
All’incontro di settembre 2011 promosso dal Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione, è venuto in grande rilievo che c’è un bel gruppo di giovani, con fede vibrante che sono già impegnati nei compiti della Nuova Evangelizzazione e che sono già riuniti in gruppi composti da una vasta gamma di movimenti e centri spirituali.
Noi non siamo soli ad affrontare il compito della Nuova Evangelizzazione. E non siamo neanche i primi a studiare come portare avanti questa operazione. Un segno della Nuova Evangelizzazione sono i movimenti ecclesiali e le nuove comunità che sono una grande benedizione alla Chiesa di oggi. Queste espressioni del lavoro dello Spirito Santo si aggiungono alla ricchezza spirituale dei carismi antichi degli ordini religiosi e delle congregazioni che con tanta fedeltà lavorano a testimoniare la venuta del regno con il loro impegno a vivere i consigli evangelici di perfezione. L’invito di Cristo a molti di diventare suoi discepoli è ancora vivo nella Chiesa in modo speciale nella vita religiosa. (cf Instrumentum laboris n. 115)
Non cercherò di elencare qui le nuove comunità religiose, per timore di lasciarne fuori troppe che stanno già dando grandi frutti. Lo stesso vale per i nuovi movimenti ecclesiali come Comunione e Liberazione, Opus Dei e il Cammino Neocatecumenale, per citarne solo tre. Tutti puntano verso l’opera dello Spirito Santo, che impegna la Chiesa di oggi ad andare verso quelli che si sono allontanati.
Uno dei nostri compiti nell’impegno di coinvolgere la Chiesa nell’opera della Nuova Evangelizzazione potrebbe essere quello di invitare tutti i nuovi movimenti e le nuove comunità ad integrare più pienamente le loro energie e attività nella vita di tutta la Chiesa, specialmente a livello locale, nella Chiesa particolare sotto la cura apostolica del vescovo. (cf Instrumentum laboris n. 116)
All’incontro di settembre 2011 promosso dal Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione, è venuto in grande rilievo che c’è un bel gruppo di giovani, con fede vibrante che sono già impegnati nei compiti della Nuova Evangelizzazione e che sono già riuniti in gruppi composti da una vasta gamma di movimenti e centri spirituali.
S. E. R. Mons. José Dolores GRULLÓN ESTRELLA, Vescovo di San Juan de la Maguana (REPUBBLICA DOMINICANA)
Tra i soggetti privilegiati per realizzare la Nuova Evangelizzazione, oltre alle diocesi, le parrocchie e le famiglie, vi sono le piccole comunità, formate da un ristretto gruppo di persone che si riuniscono come cellule primordiali di una struttura ecclesiale per vivere la fede, formarsi, evangelizzare e intraprendere azioni comunitarie.
Queste comunità nella Repubblica Dominicana sorgono come frutto di una reale conversione pastorale dei responsabili parrocchiali, che decidono di organizzare tutto il Popolo di Dio in comunità evangelizzatrici, vive e dinamiche.
Il primo passo lo compiono i gruppi di pastorale parrocchiale con a capo i loro sacerdoti che dividono in settori le parrocchie, in modo tale che, da grandi che sono, diventino molto più piccole.
Il lavoro successivo è convocare tutti i battezzati. La convocazione è opera di idealisti entusiasti del grande progetto di Dio.
Il terzo passo è favorire l’incontro con Cristo attraverso l’annuncio del Kerigma. Coloro che accettano di diventare animatori di comunità sono chiamati a prepararsi a questa missione. Essi organizzano le comunità in tutti i settori, in tutti gli isolati e negli edifici di appartamenti.
Per creare comunità cristiane fraterne ed evangelizzatrici, la Chiesa ha bisogno di sacerdoti e laici che rimangano in Gesù e non gli rifiutino niente; che si lascino animare dallo Spirito di Gesù in grado di ravvivare la fede e dare ardore e passione; che annuncino il Kerigma con coraggio e testimonianza di vita; che si sentano inviati da Gesù per essere discepoli; che vivano la gioia di camminare con un popolo che percorre il sentiero della salvezza; che sappiano lavorare in team, andando nella stessa direzione con un progetto comune; che siano innamorati di Dio tanto da contagiare tutti; che siano appassionati di Gesù e della sua azione missionaria; che siano evangelizzatori che seminano tra le lacrime.
Queste comunità nella Repubblica Dominicana sorgono come frutto di una reale conversione pastorale dei responsabili parrocchiali, che decidono di organizzare tutto il Popolo di Dio in comunità evangelizzatrici, vive e dinamiche.
Il primo passo lo compiono i gruppi di pastorale parrocchiale con a capo i loro sacerdoti che dividono in settori le parrocchie, in modo tale che, da grandi che sono, diventino molto più piccole.
Il lavoro successivo è convocare tutti i battezzati. La convocazione è opera di idealisti entusiasti del grande progetto di Dio.
Il terzo passo è favorire l’incontro con Cristo attraverso l’annuncio del Kerigma. Coloro che accettano di diventare animatori di comunità sono chiamati a prepararsi a questa missione. Essi organizzano le comunità in tutti i settori, in tutti gli isolati e negli edifici di appartamenti.
Per creare comunità cristiane fraterne ed evangelizzatrici, la Chiesa ha bisogno di sacerdoti e laici che rimangano in Gesù e non gli rifiutino niente; che si lascino animare dallo Spirito di Gesù in grado di ravvivare la fede e dare ardore e passione; che annuncino il Kerigma con coraggio e testimonianza di vita; che si sentano inviati da Gesù per essere discepoli; che vivano la gioia di camminare con un popolo che percorre il sentiero della salvezza; che sappiano lavorare in team, andando nella stessa direzione con un progetto comune; che siano innamorati di Dio tanto da contagiare tutti; che siano appassionati di Gesù e della sua azione missionaria; che siano evangelizzatori che seminano tra le lacrime.
- S. E. R. Mons. Yves LE SAUX, Vescovo di Le Mans (FRANCIA)
Mi sembra necessario chiarire il contenuto dell’espressione “Nuova Evangelizzazione”. Non si tratta di un rinnegamento del passato, né di una chiusura identitaria, né di una riconquista. Si tratta di annunciare la novità della Salvezza in Cristo, la misericordia di Dio, in un mondo in continuo cambiamento che vive come se Dio non esistesse, immerso in un profondo vuoto interiore. Innanzitutto, occorre osare parlare di Dio, risvegliare nel cuore dell’uomo la nostalgia di Dio.
Evidenzierò tre preoccupazioni.
Risvegliare la coscienza missionaria dei battezzati. L’evangelizzazione, la trasmissione della fede passa innanzitutto da persona a persona. Ogni battezzato è capace di testimoniare a parenti, vicini e colleghi, l’umile gioia di conoscere Cristo. Qui si presenta una seria difficoltà. Molti vivono una forma di relativismo, della cui portata non ci si è resi conto. La fede viene ridotta a una semplice scelta personale.
La questione dei “battezzati non credenti”, che si rivolgono ai parroci per il battesimo dei figli o per la preparazione al matrimonio. Ignorano il senso della loro richiesta. Talvolta si dichiarano non praticanti, non credenti, cosa che fa disperare i sacerdoti. Come accogliere queste richieste? Come trasformarle in cammino di tipo catecumenale, ispirandosi al rituale dei catecumeni adulti? Il futuro dell’evangelizzazione dipende dalla riscoperta e dall’esperienza del sacramento della tlinericonciliazione, che è centrale. È opportuno anche lavorare sulla corretta comprensione dei sacramenti d’iniziazione (battesimo, cresima e eucaristia) e sulla loro unità.
Non siamo più in un contesto cristiano, ma continuiamo a organizzarci come se lo fossimo ancora. Non bisogna più pensare in termini di copertura del territorio, né di reclutamento del personale, di fronte al numero esiguo di sacerdoti. Bisogna far nascere comunità cristiane, vive, gioiose, caratterizzate da slancio missionario.
La vera sfida è l’annuncio della gioia della Salvezza, dell’amore misericordioso a tutti. Bisogna creare nuovi spazi in cui sia possibile un dialogo con coloro che sono lontani da Dio.
Evidenzierò tre preoccupazioni.
Risvegliare la coscienza missionaria dei battezzati. L’evangelizzazione, la trasmissione della fede passa innanzitutto da persona a persona. Ogni battezzato è capace di testimoniare a parenti, vicini e colleghi, l’umile gioia di conoscere Cristo. Qui si presenta una seria difficoltà. Molti vivono una forma di relativismo, della cui portata non ci si è resi conto. La fede viene ridotta a una semplice scelta personale.
La questione dei “battezzati non credenti”, che si rivolgono ai parroci per il battesimo dei figli o per la preparazione al matrimonio. Ignorano il senso della loro richiesta. Talvolta si dichiarano non praticanti, non credenti, cosa che fa disperare i sacerdoti. Come accogliere queste richieste? Come trasformarle in cammino di tipo catecumenale, ispirandosi al rituale dei catecumeni adulti? Il futuro dell’evangelizzazione dipende dalla riscoperta e dall’esperienza del sacramento della tlinericonciliazione, che è centrale. È opportuno anche lavorare sulla corretta comprensione dei sacramenti d’iniziazione (battesimo, cresima e eucaristia) e sulla loro unità.
Non siamo più in un contesto cristiano, ma continuiamo a organizzarci come se lo fossimo ancora. Non bisogna più pensare in termini di copertura del territorio, né di reclutamento del personale, di fronte al numero esiguo di sacerdoti. Bisogna far nascere comunità cristiane, vive, gioiose, caratterizzate da slancio missionario.
La vera sfida è l’annuncio della gioia della Salvezza, dell’amore misericordioso a tutti. Bisogna creare nuovi spazi in cui sia possibile un dialogo con coloro che sono lontani da Dio.
- S. E. R. Mons. Cornelius Fontem ESUA, Arcivescovo di Bamenda (CAMERUN)
Le piccole comunità cristiane sono Chiese territoriali e, come tali, costituiscono la più piccola unità ecclesiale a livello di base. Il loro territorio deve essere ufficialmente definito ricavando dalla parrocchia unità più piccole, secondo le dimensioni della parrocchia stessa e il numero dei cristiani. Tali comunità accolgono meglio i nuovi membri e sono in grado di integrarli, facendo in modo che i neofiti ricevano un’adeguata iniziazione alla fede e nella comunità cristiana. In un contesto di prima evangelizzazione, organizzare sin dall’inizio le parrocchie, solitamente molto vaste e difficili da raggiungere, in piccole comunità cristiane contribuirebbe al miglior inserimento dei neofiti nella comunità di fede; sarebbe inoltre la dimostrazione che tali comunità cristiane, in quanto tali, non sono sole, ma parte del Corpo di Cristo. La comunità fornisce loro il necessario sostegno materiale e spirituale nonché la solidarietà di cui hanno bisogno per poter sopravvivere in un contesto e in una cultura prevalentemente non cristiana, e talvolta ostile alla fede cristiana che hanno abbracciato. Un processo di iniziazione ben programmato in seno alla comunità durante il catecumenato post-battesimale contribuirebbe a instillare nei neofiti un forte senso di impegno e di appartenenza alla comunità.
L’organizzazione della parrocchia in piccole comunità cristiane permetterebbe ai neofiti di capire che essi sono ora membri della Chiesa, che è una famiglia il cui vincolo di unità e di solidarietà dovrebbe essere più forte del legame della famiglia naturale. In tal modo, la comunità cristiana non si limita a somigliare alla famiglia allargata, bensì include, supera, eleva e inserisce quest’ultima in una nuova e più grande comunità, vale a dire la comunità del nuovo Popolo di Dio, dove non ci sono più Giudei o Greci, né differenze fra le lingue e le tribù. Tali comunità sono necessarie anche in seno alle parrocchie urbane, consideranto l’esodo in massa dalle aree rurali e la rapida urbanizzazione che si sta ora verificando in Africa e altrove. Sono necessarie per potersi occupare dei giovani che hanno perduto la sicurezza, morale e sociale, del sistema della famiglia allargata tradizionale che hanno lasciato al villaggio, affinché essi non siano preda delle manipolazioni delle sette o di pericolose ideologie.
L’approccio pastorale della piccola comunità cristiana è il nuovo modo di essere Chiesa, un modo che permette a tutti di impegnarsi di più, di partecipare e di collaborare all’opera di evangelizzazione con fervore, metodo ed efficacia rinnovati.
L’organizzazione della parrocchia in piccole comunità cristiane permetterebbe ai neofiti di capire che essi sono ora membri della Chiesa, che è una famiglia il cui vincolo di unità e di solidarietà dovrebbe essere più forte del legame della famiglia naturale. In tal modo, la comunità cristiana non si limita a somigliare alla famiglia allargata, bensì include, supera, eleva e inserisce quest’ultima in una nuova e più grande comunità, vale a dire la comunità del nuovo Popolo di Dio, dove non ci sono più Giudei o Greci, né differenze fra le lingue e le tribù. Tali comunità sono necessarie anche in seno alle parrocchie urbane, consideranto l’esodo in massa dalle aree rurali e la rapida urbanizzazione che si sta ora verificando in Africa e altrove. Sono necessarie per potersi occupare dei giovani che hanno perduto la sicurezza, morale e sociale, del sistema della famiglia allargata tradizionale che hanno lasciato al villaggio, affinché essi non siano preda delle manipolazioni delle sette o di pericolose ideologie.
L’approccio pastorale della piccola comunità cristiana è il nuovo modo di essere Chiesa, un modo che permette a tutti di impegnarsi di più, di partecipare e di collaborare all’opera di evangelizzazione con fervore, metodo ed efficacia rinnovati.
- S. E. R. Mons. José Rafael QUIRÓS QUIRÓS, Vescovo di Limón (COSTA RICA)
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Quando solleviamo oggi il tema della nuova evangelizzazione, entriamo in sintonia con quella grande iniziativa resa concreta dalla Beata Memoria di Papa Giovanni Paolo II, il quale, con la sua vita e con la sua parola, ha stimolato in tutta la Chiesa il desiderio di rinnovare la capacità evangelizzatrice della Chiesa.
Di fronte a questo tema, proposto come asse portante di questa assemblea sinodale, diventa imperativo, per la nuova evangelizzazione, il rinnovamento della Parrocchia come uno spazio che rende possibile e organica un’autentica esperienza di incontro con Gesù Cristo e di partecipazione alla sua sequela come discepoli. La Parrocchia deve articolarsi come una grande comunità di piccole comunità e di esperienze comunitarie, nelle quali diventa possibile riscattare il valore personalizzante dell’incontro.
In questo senso, il carattere normativo della prima comunnità cristiana ci porta a rivalutare l’importanza della promozione, nel contesto di una società nella quale l’anonimato e l’indifferenza, la brama di dominio e l’affermazione di relazioni contrassegnate dal potere, l’apatia nella difesa della dignità dell’essere umano, l’aspirazione ad avere e il consumismo sfrenato che ne deriva, ci appaiono come caratteristiche che segnano uno stile di vita antievangelico; uno stile di vita alternativo, segnato dai valori proposti dal Vangelo, che trasforma la comunità dei credenti in un motore per la promozione della confessione della fede come una matrice di senso culturale, etico, politico ed economico autenticamente umana. Una comunità di discepoli in grado di insegnare a relativizzare ogni assolutizzazione idolatrica, che trasforma l’essere umano in un oggetto e deforma in lui la verità sull’essere umano.
A tal fine si richiede che la comunità parrocchiale appaia agli occhi della società come una comunità di fratelli la cui preoccupazione primaria è la preghiera, il servizio e l’accompagnamento; che ne nascano processi di formazione con percorsi ben stabiliti che portino a una autentica maturazione umana e cristiana dei loro membri, evitando in tal modo quella che è nota come “fede epidermica”.
Di fronte a questo tema, proposto come asse portante di questa assemblea sinodale, diventa imperativo, per la nuova evangelizzazione, il rinnovamento della Parrocchia come uno spazio che rende possibile e organica un’autentica esperienza di incontro con Gesù Cristo e di partecipazione alla sua sequela come discepoli. La Parrocchia deve articolarsi come una grande comunità di piccole comunità e di esperienze comunitarie, nelle quali diventa possibile riscattare il valore personalizzante dell’incontro.
In questo senso, il carattere normativo della prima comunnità cristiana ci porta a rivalutare l’importanza della promozione, nel contesto di una società nella quale l’anonimato e l’indifferenza, la brama di dominio e l’affermazione di relazioni contrassegnate dal potere, l’apatia nella difesa della dignità dell’essere umano, l’aspirazione ad avere e il consumismo sfrenato che ne deriva, ci appaiono come caratteristiche che segnano uno stile di vita antievangelico; uno stile di vita alternativo, segnato dai valori proposti dal Vangelo, che trasforma la comunità dei credenti in un motore per la promozione della confessione della fede come una matrice di senso culturale, etico, politico ed economico autenticamente umana. Una comunità di discepoli in grado di insegnare a relativizzare ogni assolutizzazione idolatrica, che trasforma l’essere umano in un oggetto e deforma in lui la verità sull’essere umano.
A tal fine si richiede che la comunità parrocchiale appaia agli occhi della società come una comunità di fratelli la cui preoccupazione primaria è la preghiera, il servizio e l’accompagnamento; che ne nascano processi di formazione con percorsi ben stabiliti che portino a una autentica maturazione umana e cristiana dei loro membri, evitando in tal modo quella che è nota come “fede epidermica”.