lunedì 1 ottobre 2012

Una Visita molto importante


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 Il prossimo 4 ottobre Benedetto XVI sarà in Visita Pastorale a Loreto nel 50° anniversario del   viaggio di Giovanni XXIII. 
  Il Santo Padre si recherà al Santuario della Santa Casa per raccomandare alla Madonna la celebrazione dell’Anno della Fede, promosso per ricordare il 50.mo anniversario dall’apertura del Concilio Vaticano II. La visita avviene inoltre a pochi giorni dal Sinodo dei vescovi sulla Nuova Evangelizzazione. Alessandro Guarasci ha raccolto la testimonianza dell'arcivescovo prelato di Loreto e delegato Pontificio del Santuario della "Santa Casa", mons. Giovanni Tonucci.

R. - Il Papa ha saputo partire da quella che poteva essere semplicemente una rievocazione storica, per proporre invece nuovi ideali e nuove finalità. Papa Giovanni era venuto per raccomandare l’inizio del Concilio, e porre questa grande impresa della Chiesa sotto la protezione di Maria. E ora, Papa Benedetto guarda alla Nuova Evangelizzazione, alla riflessione proposta da tutta la Chiesa sul Concilio di cinquantanni fa, e chiede la protezione di Maria su questo nuovo cammino. Quindi, il Papa ci propone non uno sguardo indietro, ma un guardare avanti per capire e cogliere meglio il messaggio di questo grande evento, la cui forza non ha ancora spento la propria energia, ma che ha ancora tantissimo da dirci.

D. - Lei ha appunto parlato di evangelizzazione. Un aspetto particolarmente importante soprattutto per l’Europa che attraversa un periodo si secolarismo...

R. - La Nuova Evangelizzazione diventa particolarmente difficile, laddove si direbbe che il Vangelo è stato ormai ascoltato e poi rifiutato, oppure messo nel dimenticatoio. Questo rende il lavoro della testimonianza ecclesiale più difficile, perché si presenta come qualcosa di già visto. Il rischio è che qualcuno dica: “Io queste cose già le conosco, quindi non ho nulla di nuovo da apprendere”. Per cui c’è una difficoltà particolare, ma - direi - è una difficoltà che va affrontata perché è l’imperativo del momento.

D. - Come state pensando appunto di accogliere il Papa? Quali “sorprese” avete messo in campo?

R. - Noi intanto vogliamo accogliere il Papa con tutto l’affetto di una città che ha ricevuto i Papi tante volte. Noi non dimentichiamo che la storia di questi ultimi secoli, ci parla di una frequenza di visita del Vescovo di Roma a Loreto. Basti pensare che l’ultimo viaggio che ha fatto Pio IX prima della fine dello Stato Pontificio è stato a Loreto. Il primo viaggio di un Papa fuori Roma, fuori dal Lazio, è stato a Loreto. Giovanni XXIII ha aperto in questo modo la stagione dei "viaggi dei Papi". Non dimentichiamo che Papa Giovanni Paolo II è stato cinque volte a Loreto, mentre Benedetto XVI è già stato nel 2007 a Loreto come Papa, e come cardinale, era venuto sette volte. Vorremmo che la decorazione della città fosse fatta nel modo più tradizionale, semplice e allegro possibile, quindi come nell’antica tradizione del mettere le belle coperte alle finestre e far sentire il calore di una presenza. La Piazza della Madonna sarà allestita per la Celebrazione Eucaristica adoperando le cose belle e semplici che abbiamo nel Santuario, con una copertura davanti al sagrato, che non tolga nulla alla bellezza della facciata della basilica, ma che renda sicura la presenza del Papa. In basilica tutto è pronto nell’eventualità della pioggia, ma noi speriamo che non piova. Quindi vorremmo che la piazza fosse piena; calcoliamo quattromila, quattromilacinquecento persone tra posti a sedere e posti in piedi. Le richieste sono tantissime, e noi speriamo che non solo la piazza sia piena, ma anche le strade che il Papa percorrerà; speriamo possano essere piene di gente che faccia sentire al Pontefice il calore della nostra accoglienza. Qualcuno ha detto: “Vorremmo che il Papa tornasse in Vaticano contento di quello che ha visto e che ha sentito”. Credo che questo sia il programma più bello che possiamo svolgere.

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Dopo la Messa a Loreto, il Papa si recherà al Centro Giovanni Paolo II di Montorso. Un’oasi di spiritualità e di dialogo tra i popoli che, da dieci anni, ospita l'Agorà dei Giovani del Mediterraneo, il tradizionale incontro nel quale si incontrano i giovani delegati delle nazioni dei tre continenti che si affacciano sul Mar Mediterraneo. Alessandro Guarasci ha intervistato il direttore del Centro, don Francesco Pierpaoli.

R. - Giovanni Paolo II - ai giovani radunati nel 1995, nella spianata di Montorso, davanti al Santuario, nel momento in cui c’era la guerra nell’ex Jugoslavia - disse ai 400 mila giovani provenienti da tutta Europa: “Ecco la vostra casa, la casa di Cristo e di Maria, la casa di Dio e dell’uomo”. Questa frase di Giovanni Paolo II, legata a un luogo come il Santuario della Santa Casa, ha fatto sì che potesse sorgere nello stesso luogo in cui la frase è stata pronunciata, una casa per i giovani che da quel momento in poi è stata sognata e che nel 2000, è stata realizzata. Una casa dove i giovani possano costruire la casa-chiesa.

D. - Quest’anno non ci sarà l’Agorà del Mediterraneo... Però, questo per tanti anni è stato un riferimento per tanti giovani da tutta Europa, da tutto il Mediterraneo. Insomma un vero centro di dialogo…

R. - Mi ha fatto molto piacere che nel viaggio che Benedetto XVI ha fatto in Libano recentemente, abbiamo avuto da alcuni amici l’eco dei giovani che si domandavano rattristati, il perché quest’anno non ci sia stata l’Agorà; come a dire che i giovani che vengono qui ormai dal 2001 - i giovani delle tre sponde del Mediterraneo, quindi tre continenti, Asia, Africa ed Europa - trovano a Loreto, in questo luogo, la possibilità di incontrarsi. Giovani libanesi, palestinesi, israeliani, siriani, egiziani, tunisini o algerini, che dove vivono non si incontrano; qui si incontrano. Giovani dei Paesi dell’ex Jugoslavia, si sono resi conto qui che hanno delle tradizioni comuni, dei canti popolari comuni. Quindi potremmo dire che noi diamo loro una “primavera araba” da diversi anni, e di questo, ripeto, ne siamo estremamente contenti, anche se non ci sono grandi segni... non sono cose che appaiono sui giornali, però sono segnali che noi abbiamo perché conosciamo persone, fatti e situazioni!

D. - Le Marche come respirano la vostra presenza? Come siete integrati nel territorio?

R. - Noi ogni anno contiamo 17 mila presenze. Di queste, seimila sono marchigiane. Voglio dire che c’è un’integrazione profonda con il territorio marchigiano. Ma anche qui è una scommessa, non solo perché Loreto è al centro delle Marche, ed è quindi facilmente raggiungibile da Nord a Sud, ma perché qui da alcuni anni si sta sognando quella pastorale integrata, di comunione, che a volte nelle nostre diocesi si vive con fatica.
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 Di seguito un articolo sulla storia della Santa Casa.
Fonte: ilsismografo

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La storia del Santuario inizia nel sec. XIII (10 dicembre 1294) con l'arrivo della casa abitata dalla famiglia della Vergine Maria a Nazaret. Questa preziosa reliquia fu portata in Italia dopo la caduta del regno dei crociati in Terra Santa. Gli studi recenti delle pietre e dei graffiti e di altri documenti, purificando la tradizione da elementi leggendari, confermano e attestano l'autenticità della Santa Casa. Il santuario di Loreto è stato per secoli ed è ancora oggi uno dei luoghi di pellegrinaggio tra i più importanti del mondo cattolico. E' stato visitato da circa 200 santi e beati, e da numerosi Papi.

Il santuario di Loreto conserva, secondo l'antica tradizione, la Casa nazaretana della Madonna. La dimora terrena di Maria a Nazareth era costituita da due parti: da una Grotta scavata nella roccia, tuttora venerata nella Basilica dell'Annunciazione di Nazareth, e da una Casa in muratura antistante. Secondo la tradizione, nel 1291, quando i crociati furono espulsi definitivamente dalla Palestina con la perdita del porto di Accon, la Casa in muratura della Madonna fu trasportata, "per ministero angelico", prima in Illiria e poi nel territorio di Loreto (10 dicembre 1294).
Oggi, in base a nuove indicazioni documentali, ai risultati degli scavi archeologici nel sottosuolo della S. Casa (1962-65) e a studi filologici e iconografici, si va sempre più confermando l'idea secondo cui le pietre dell S. Casa sono state trasportate a Loreto su nave, per iniziativa umana. Tra l'altro, un documento del settembre 1294, scoperto di recente, attesta che Niceforo Angeli, despota dell'Epiro, nel dare la propria figlia Ithamar in sposa a Filippo di Taranto, quartogenito di Carlo Il d'Angiò, re di Napoli, trasmise a lui una serie di beni dotali, fra i quali compaiono con spiccata evidenza: "Le sante pietre portate via dalla Casa della Nostra Signora la Vergine Madre di Dio". La notizia trova riscontro con quanto alcuni studiosi, agli inizi di questo secolo, dicono di aver letto in altri documenti dell'archivio vaticano, oggi introvabili, secondo i quali la citata famiglia bizantina Angeli o De Angelis, nel sec. Xlll, salvò le pietre della S. Casa di Nazareth dalle devastazioni dei musulmani e le fece trasportare a Loreto per ricostruirvi il sacello. Gli scavi archeologici hanno confermato alcuni singolari dati della tradizione e cioè che la S. Casa non ha fondamenta proprie e poggia su una pubblica via. Studi sulla struttura edilizia della S. Casa e raffronti di questa con la Grotta di Nazareth hanno messo in luce la chiara consistenza delle due parti. Di grande interesse risultano anche alcuni graffiti incisi sulle pietre della S. Casa, giudicati dagli esperti di origine giudeo-cristiana e assai simili a quelli riscontrati a Nazareth. La S. Casa, nel suo nucleo originario, è costituita solo da tre muri, perché la parete orientale, ove sorge l'altare, fin dalle origini ha subìto profonde trasformazioni. I tre muri originari - senza fondamenta proprie e poggianti su un'antica via - si innalzano da terra per tre metri appena. Il materiale sovrastante, costituito di mattoni locali, è stato aggiunto in seguito, compresa la volta (1536), per rendere l'ambiente più adatto al culto. Il rivestimento marmoreo, che sostituisce il primitivo muro in mattoni, detto dei recanatesi (inizi sec. XIV), fu voluto da Giulio Il e fu realizzato su disegno del Bramante (1507 c.) da rinomati artisti del rinascimento italiano.
IL SANTUARIO
La Cupola. E' stata elevata fino al tamburo da Giuliano da Maiano e voltata nella calotta da Giuliano da Sangallo (1499-1500). Tra il 1610 e il 1615 fu affrescata da Cristoforo Roncalli, detto il Pomarancio. Deperiti quegli affreschi e staccate alcune loro porzioni, la cupola fu nuovamente dipinta da Cesare Maccari tra il 1895 e il 1907.
La Piazza. E’ delimitata a est dalla facciata della basilica, a nord e a ovest dal Palazzo Apostolico e a sud dal Palazzo Illirico, ed è abbellita da una Fontana posta al centro e da un Campanile sul lato sinistro.
La Basilica. Iniziata nel 1469 in stile tardo-gotico, probabilmente su un progetto di Marino di Marco Cedrino, fu completata nel 1587 con la facciata in stile tardo-rinascimentale. Nel 1468 il vescovo di Recanati Nicolò delle Aste decise la costruzione dell'attuale tempio, iniziato nell'anno successivo. Morto il vescovo nel 1469, prese a cuore i lavori il pontefice Paolo II che nel 1464, ancora cardinale, era stato prodigiosamente guarito in S. Casa
La Facciata. Fu progettata e iniziata da Giovanni Boccalini nel 1571, portata avanti, a partire dal cornicione inferiore, da Giovan B. Chioldi e terminata nel 1587 da Lattanzio Ventura, sotto Sisto V, il cui nome è scritto nel cornicione superiore.
Le porte di bronzo. I tre portali in bronzo che abbelliscono la facciata della basilica furono voluti dal cardinale Antonio Maria Gallo, protettore del santuario (1587-1620), in vista del giubileo dell'anno 1600. Nell'intenzione della committenza i soggetti biblici ivi raffigurati sono intesi ad accompagnare spiritualmente il pellegrino alla contemplazione del mistero dell'Incarnazione, di cui fa memoria la S. Casa. Le tre porte sono state lavorate nella fonderia di Recanati e hanno subito un recente restauro ad opera della ditta Morigi (1988-1992). La porta centrale fu lavorata da Antonio di Girolamo Lombardo, con la collaborazione dei fratelli Pietro, Paolo e Giacomo. Iniziata nel 1590 fu terminata nel 1610. La Porta destra fu commissionata ad Antonio Calcagni nel 1590 che la ideò e in gran parte la modellò. Dopo la sua morte (1593) fu portata a termine nell'anno 1600 dal nipote Tarquinio Jacometti e da Sebastiano Sebastiani, i quali rielaborarono e integrarono il progetto iniziale. Qualche studioso la giudica la più bella delle tre. La Porta sinistra fu commissionata nel 1590 a Tiburzio Vergelli che si avvalse della collaborazione di Giovan B. Vitali e la portò a termine nel 1596. Questa porta è giudicata un capolavoro di maestria tecnica, di armonia compositiva e di decorazione ornamentale.
Monumento a Sisto V. Sul lato sinistro del sagrato si scorge la Statua a di Sisto V, opera eseguita nel 1587 da Antonio Calcagni con la collaborazione di Tiburzio Vergelli. Fu eretta a spese della Provincia della Marca e di otto prelati piceni creati cardinali da Sisto V.
Palazzo Apostolico. Si apre davanti alla facciata della basilica, a due piani, con due lati, uno più lungo, a nord, e uno più breve, a ovest. Qualche studioso ritiene che sia stato iniziato nel 1498 su disegno di Giuliano da Sangallo o di Francesco di Giorgio Martini. In effetti l'ideazione del Palazzo si deve a Donato Bramante, inviato a Loreto da Giulio Il con l'incarico di "disegnare molte opere".
Palazzo Illirico. Si eleva sul lato sud della Piazza. E' una decorosa costruzione in laterizio, ridotta alle forme attuali nel 1831-1835 dall'architetto Giuseppe Marini. La precedente struttura, iniziata nel 1580, ospitò per lunghi anni i gesuiti, penitenzieri del Santuario, e i giovani studenti provenienti dall'antica Illiria. Oggi il Palazzo, modernamente ristrutturato, funge da ostello per i pellegrini, soprattutto dei "treni-malati".
La Fontana. Al centro della Piazza si eleva un'artistica Fontana, opera del celebre Carlo Maderno e dello zio Giovanni Fontana che la realizzarono tra il 1604 e il 1614. Ornano la Fontana alcune sculture in bronzo, lavorate da Tarquinio e Pietro Paolo Jacometti nel 1622. Il Maderno e il Fontana, attraverso una galleria di quasi 5 chilometri, vi condussero acque scaturienti in territorio recanatese per soddisfare le esigenze, anche igieniche, dei pellegrini.
Il Campanile. Il disegno si deve a Luigi Vanvitelli, celebre architetto, autore della ben nota Reggia di Caserta. I lavori iniziarono nel 1750 e si conclusero nel 1755, sotto la sorveglianza di Pietro Bernasconi. Il Campanile ospita nove campane, fra le quali merita di essere menzionata quella denominata Loreta, opera di Bernardino da Rimini (1515). Ha un diametro di 184 cm. e pesa 73 quintali.
LA TRADIZIONE LAURETANA
Molteplici sono le fonti letterarie, iconografiche e archeologiche che dalla fine del XII secolo attestano la presenza e il culto della Santa Casa di Loreto: fin dai primi anni del Trecento dai paesi vicini a Loreto e man mano da altre parti d’Italia si muovono dei pellegrini, e già nel 1322 è attestato un pellegrinaggio straniero, dalla Germania; poco dopo altri dalla Grecia e dall’Europa settentrionale. Le indulgenze concesse dai papi, le manifestazioni di devozione dei fedeli e le grazie concesse dalla Madonna incrementarono sempre più questo fenomeno, che diventò talmente grande da costringere anche le autorità civili locali ad interventi di protezione dei pellegrini tramite il rilascio di salvacondotti, riparazioni e costruzioni di strade, ponti, etc. Lungo le strade usate dai pellegrini la carità dei cristiani aveva inoltre approntato ricoveri ed ospizi. Numerosi papi, regnanti e personaggi famosi verranno nei secoli a Loreto. Nel febbraio del 1493 l’equipaggio di Cristoforo Colombo nel viaggio di ritorno dopo la scoperta dell’America, sorpreso da una tempesta, fa un voto alla Madonna di Loreto: «Fu gittata un’altra volta la sorte a fine di inviare un romeo (pellegrino) a Santa Maria di Loreto, la quale si trova nella Marca d’Ancona, terra del Papa, ed è la casa dove nostra Signora ha fatto e fa tuttavia numerosi e grandi miracoli». Nel cinquecento Loreto è ormai una delle mete di pellegrinaggio più importanti per i cristiani, ed è perciò conosciuta in tutto il mondo: si registra nel 1582 la presenza dell’ambasciatore russo, inviato al Papa da Ivan IV e, nel 1585, dell’ambasciatore del Giappone. Per le condizioni delle vie di comunicazione e dei mezzi di trasporto nei secoli scorsi il pellegrinaggio comportava numerosi rischi. Al fine di ovviare a tali difficoltà e per favorire un clima di raccoglimento, di preghiera e di testimonianza reciproca vengono organizzati numerosi pellegrinaggi di gruppo che hanno registrato una significativa ripresa dopo il Pellegrinaggio a piedi da Macerata a Loreto. Per il VII Centenario di Loreto, 1994-1995, il Santo Padre Giovanni Paolo II scrisse all’allora Arcivescovo di Loreto, mons. Pasquale Macchi: «La Santa Casa di Loreto non è solo una reliquia, ma anche una preziosa icona, concreta».
Fonte: Il Sismografo