... ma nella Chiesa o si cammina con il Papa o si va verso lo scisma
di Massimo Introvigne (il Foglio, 11 ottobre 2013, p. 4)
Da sociologo, ho letto con interesse l'articolo di Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro, come spia di in disagio rispetto a gesti e atteggiamenti di Papa Francesco che anch'io ho rilevato in settori minoritari ma non irrilevanti nella Chiesa. Assunto e trasformato in riflessione e cultura, questo disagio può essere utile, e credo che lo stesso Papa Francesco lo preveda e ne tenga conto nella sua visione di una Chiesa dove, come ama spiegare, l'unità non va confusa con l'uniformità.
Il disagio non va però confuso con il rifiuto del Magistero ordinario, che invece porta verso lo scisma. La tesi potrà sembrare forte, ma la si capisce con un passo indietro. Quando, a partire almeno dal 1968, il venerabile Paolo VI cercò di prevenire certe derive del post-Concilio, i progressisti rifiutarono di seguirlo sostenendo che i pronunciamenti del Papa non erano infallibili e costituivano semplici indicazioni pastorali, da cui si poteva dissentire rimanendo buoni cattolici. Continuarono con il beato Giovanni Paolo II. Il cardinale Ratzinger e il cardinale Scheffczyk replicarono affermando non che tutto il Magistero è infallibile - una solenne sciocchezza, di cui non conosco seri sostenitori - ma che non si può essere cattolici accettando solo i rarissimi pronunciamenti infallibili dei Pontefici: per stare nella Chiesa occorre camminare con i Papi e farsi guidare dal loro Magistero quotidiano. Fuori di questo cammino stretto c'è la strada larga che porta allo scisma.
È un rischio - per usare categorie politiche non del tutto pertinenti, ma che aiutano a capire - a sinistra. Ma è un rischio anche a destra, dove - naturalmente a proposito di testi diversi da quelli criticati dai progressisti - si cominciò a ripetere la stessa stanca canzone secondo cui, per esempio, certi documenti del Concilio Ecumenico Vaticano II non sono infallibili e sono meramente pastorali, per cui potrebbero essere tranquillamente ignorati o rifiutati.
Benedetto XVI cercò di mettere ordine con la sua famosa proposta della «ermeneutica della riforma nella continuità», che invitava ad accogliere lealmente gli elementi di riforma del Concilio interpretandoli però non contro il Magistero precedente ma tenendo conto di questo. La proposta fu rifiutata a sinistra, e spesso capita male a destra. Qui si plaudì alla continuità dimenticandosi della riforma, e si credette che il Papa autorizzasse ad accogliere, del Vaticano II, solo quanto avesse presentato in modo nuovo («nove») quanto era già stato insegnato prima, rifiutando invece quanto era in effetti «novum», nuovo, non - secondo Benedetto XVI - in contraddizione con il Magistero precedente ma certo non riducibile a questo. Non era così. Questa «destra» interpretò il discorso di commiato di Papa Ratzinger ai parroci romani del 14 febbraio 2013 come un'ammissione che l'ermeneutica della riforma nella continuità era fallita. Mentre quello che era fallito era il tentativo di usare Benedetto XVI per rifiutare il Concilio. Rivendicando orgogliosamente il suo ruolo di teologo al Concilio in quella «Alleanza renana» dei padri conciliari tedeschi, francesi, belgi e olandesi che proposero alcune delle principali riforme del Vaticano II, Papa Ratzinger chiariva, al momento di lasciare il ministero petrino, che nulla nel suo pontificato autorizzava a rifiutare la riforma in nome della continuità.
È possibile che Papa Francesco avvii ulteriori riforme nella Chiesa, che il cattolico fedele dovrà accogliere con docilità e insieme cercare di leggere non contro gli insegnamenti dei precedenti Pontefici ma tenendo conto di essi. Nell'enciclica «Caritas in veritate» Benedetto XVI ha chiarito che l'ermeneutica della «riforma nella continuità» non riguarda solo il Vaticano II ma tutta la vita della Chiesa.
La formula di Benedetto XVI sarà di grande aiuto per metabolizzare il disagio, e per trasformarlo in una voce utile nella grande sinfonia della Chiesa. Costruire la continuità come rifiuto della riforma, o dichiarare di voler seguire il Papa solo nei suoi pronunciamenti infallibili - un paio al secolo -, confinando tutto il resto in una sfera del «fallibile» che potrebbe essere ignorata, porta invece, magari insensibilmente, allo scisma.
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Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro criticano Papa Francesco su Il Foglio. E Radio Maria li epura
Epurati da Radio Maria dopo dieci anni di lavoro per aver scritto, sulle colonne de Il Foglio, un articolo dal titolo “Questo Papa non ci piace”. È successo a due giornalisti – Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro – che sul Foglio oggi in edicola pubblicano una lettera in cui esprimono tutta la loro amarezza di fronte a un epilogo che considerano ingiusto.
Dopo l’articolo in questione – scrivono i due giornalisti – “siamo stati esautorati dalla conduzione delle trasmissioni che abbiamo condotto per dieci anni su Radio Maria […]. Ci è stato comunicato con una garbatissima telefonata del direttore, padre Livio Fanzaga”. Padre Livio – continuano i due – “ritiene che non si possa essere conduttori di Radio Maria e, contemporaneamente, esprimere critiche sul Papa”.
“Pur non condividendo questa linea editoriale – proseguono Gnocchi e Palmaro – ne prendiamo atto rimarcando comunque che le nostre critiche a Papa Francesco non contengono una sola riga che non si attenga alla dottrina cattolica e non sono state espresse dai microfoni della Radio. L’atto compiuto nei nostri confronti risulta dunque abbastanza raro nell’uso giornalistico sia nella sostanza sia nel metodo colpendo delle opinioni, discutibili certo ma legittime, espresse su un’altra testata”.
Il Foglio - che negli ultimi tempi ha aperto un confronto di opinioni “pro” e “contro” il “Papa venuto dalla fine del mondo” - ospita insieme alla lettera anche due commenti, uno che sostiene le tesi di Gnocchi e Palmaro (“Francesco sta fondando una nuova religione opposta al Magistero cattolico”) e uno che invita i cattolici fedeli a metabolizzare il “disagio” provocato dai gesti e dagli atteggiamenti più rivoluzionari di Bergoglio (“Capisco il disagio, ma nella chiesa si cammina col Papa o si va verso lo scisma”). Viene da chiedersi cosa ne pensa Francesco dell’epurazione dei due conduttori. Chi lo critica, su una testata non del Vaticano, deve essere punito?
Huffington Post