domenica 17 novembre 2013

Comunicato dell’Arcivescovo di Granada su “Cásate y sé sumisa”


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(aquí en español)

Impegni legati alla mia missione mi hanno finora impedito di seguire l’artificiosa polemica a riguardo dalla pubblicazione del libro  Sposati e sii sottomessa. Pratica estrema per donne senza paura, scritto dalla giornalista italiana Costanza Miriano, edito in Spagna da Editorial Nuevo Inicio. Non è mia intenzione difendere il libro, che si difende da solo, né tantomeno giustificare il suo titolo o quello del suo sequel (che sarà pubblicato a breve), che forma un dittico con il primo e che si intitola Sposala e muori per lei. Uomini veri per donne senza paura.
È questo, infatti, un compito che spetta alla loro autrice, che peraltro, lo ha già fatto più volte, all’interno e al di fuori del libro. C’è forse bisogno, del resto, di ricordare che entrambi i titoli si ispirano quasi letteralmente a un passaggio della Lettera agli Efesini di San Paolo (Ef. 5, 21), e che la sottomissione e la donazione – l’amore – di cui si parla in quel passaggio non hanno nulla a che vedere con le relazioni di potere che avvelenano le relazioni tra l’uomo e la donna (e non solo quelle tra l’uomo e la donna) nel contesto del nichilismo contemporaneo? Nemmeno ho la pretesa di giustificare la posizione della casa editrice, che ha una propria voce e che sta svolgendo il suo compito diffondendo un’opera che – ne sono al corrente – sta aiutando molte persone.
Dal campo pastorale ed ecclesiale, che è quello che a me compete, desidero soltanto segnalare che l’opera è statapositivamente accolta dall’Osservatore Romano come “evangelizzatrice” e che la sua autrice Costanza Miriano è stata recentemente invitata a partecipare al seminario sulla dignità della donna, organizzato dal Pontificio Consiglio per i Laici in occasione del XXV anniversario della pubblicazione della Lettera Apostolica del Beato Giovanni Paolo II Mulieris Dignitatem. La lettura dei due libri, inoltre, è stata raccomandata dal Pontificio Consiglio per i Laici e dal Pontificio Consiglio per la Famiglia.
Questi termini di paragone nella vicenda indicano, con maggior chiarezza di certi commenti della stampa, che la posizione della casa editrice su questi due libri è in accordo con l’insegnamento della Chiesa, e che altre raccolte della stessa, dove sono pubblicati anche libri di autori non cattolici, intendono essere un “areopago” della nuova evangelizzazione, uno spazio di dialogo e di riflessione sulla fede cristiana nel contesto del mondo contemporaneo. Per questo motivo la casa editrice rappresenta un umile ma prezioso strumento pastorale al servizio della Nuova Evangelizzazione. Le sue pubblicazioni, infatti, sono contraddistinte dall’amore all’uomo, all’umano, la cui pienezza si rivela e si comunica in Cristo, oltre che da una grande libertà rispetto al dogmatismo della cultura dominante. In questo contesto, pertanto, la polemica generata da questo libro – il cui contenuto è in accordo con gli insegnamenti sull’amore sponsale di Giovanni Paolo II, ma che non pretende essere nulla di più se non la preziosa testimonianza di amore e libertà di una donna cristiana di oggi – risulta tanto ridicola quanto ipocrita. Ogni persona moderatamente informata sa perfettamente, a questo punto, che il libro, e anche la mia povera persona, non siamo altro che un pretesto. Coloro i quali fomentano e agitano questa polemica sono mossi da altri interessi e altri motivi, che non sono precisamente la difesa della donna o la preoccupazione per la sua dignità. Si tratta, piuttosto, di attaccare l’unica istituzione – l’unico settore della società, l’unico segmento di popolo vivo – che resiste ad ogni tentativo di addomesticazione da parte di quel rullo che è la cultura dominante: il popolo cristiano. Questo è il vero ostacolo, tutto il resto sono scuse. Persino il momento scelto per sollevare tutto il rumore che si è fatto è stato scelto in funzione di questo fine.
Tanto la storia della letteratura, quanto, in questo momento, gli scaffali delle librerie, sono pieni di libri che, talvolta in modo ironico, talaltra con la massima serietà – effettiva o presunta che sia –, insultano o si prendono gioco di sacre verità, dal matrimonio alla maternità, dalla libertà di educare a un significato profondo del vivere alla realtà della fede che professa gran parte del nostro popolo. Per di più, questi insulti e prese in giro godono della protezione della libertà di espressione. Libertà di espressione che – mi sia permesso ricordarlo – è un’invenzione cristiana. Solo in un terreno cristiano, infatti, avrebbero potuto fiorire tutte le grandi critiche alla religione del XIX secolo – Feuerbach, Nietzsche, Comte, Freud e Marx, solo per ricordare alcune di quelle più importanti –, alla Chiesa, che oltretutto è da sempre disposta a ricerverle con gratitudine nella misura in cui esse documentino un tentativo di ricerca del vero. Al di fuori del grande fiume della tradizione cristiana il futuro della libertà nel nostro mondo è ben più nero.
Il giudizio e l’opinione personale circa l’opera che ha destato le polemiche, così come è per qualsiasi altra opera letteraria di ogni tipo essa sia, o circa qualsiasi pronunciamento della persona, sono, ovviamente, liberi e legittimi, ma non l’offesa, l’insulto, la calunnia. Né quest’opera né alcuna mia dichiarazione hanno mai giustificato in alcun modo, scusato e ancor meno promosso un solo atto di violenza contro la donna. Mentre, invece, favoriscono e facilitano la violenza contro la donna una legislazione che liberalizza l’aborto e ugualmente tutti quegli interventi che indeboliscono o addirittura eliminano il matrimonio, nella misura in cui tendono a lasciar cadere tutta la responsabilità di un’eventuale gravidanza interamente sulla donna, lasciata a se stessa ed escludendo il maschio da ogni forma di responsabilità. So che l’autrice ha già chiesto a chiunque volesse rivolgere simili accuse al suo libro di farlo con precisione, specificando la pagina e il paragrafo dove dovesse essere contenuto un qualsiasi tipo di giustificazione o scusante di una pur minima forma di violenza nei confronti della donna, perché, al netto delle gratuite squalifiche che qualcuno può fare e delle grossolane manipolazioni, è consapevole che nessuno potrà trovarne. Come nemmeno potrà trovarne nelle mie parole. Semplicemente perché simili affermazioni che taluni gratuitamente mi attribuiscono non sono mai state da me pronunciate né da altri uomini di Chiesa a me vicini né tantomeno appartengono alla tradizione cristiana. Chi mi accusa può farlo soltanto fraintendendo le mie parole, il cui contenuto è noto e pubblico, anche perché la mia predicazione deve svolgersi sempre in pubblico, dalla cattedra episcopale che la Chiesa mi ha affidato.
FRANCISCO JAVIER MARTÍNEZ FERNÁNDEZ
ARZOBISPO DE GRANADA
15 de noviembre de 2013

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Miriano censurata, la Spagna teme la femminilità
di Inma Alvarez

Il best seller di Costanza Miriano Sposati e sii sottomessa ha incontrato un inaspettato e drastico rifiuto in Spagna, al punto che i partiti di sinistra hanno spedito una petizione alla Procura per far censurare il libro e vietarne la vendita. Anche il vescovo di Bilbao, monsignor Iceta, ha dichiarato che il titolo è “scandaloso” e “induce all’errore” e che questa “non può essere la posizione della Chiesa sul matrimonio”. Interessante presa di posizione per un libro che, a quanto pare, nessuno ha ancora letto. Qual è, allora, il motivo di questa improvvisa levata di scudi? Gli spagnoli sono meno intelligenti degli italiani, come qualcuno potrebbe cinicamente pensare?
Il punto è che il titolo del libro costituisce un’autentica provocazione, una bestemmia nero su bianco. L’ideologia del gender si è fatta estremamente forte e dura in Spagna, come si può constatare dalle leggi approvate dal precedente governo Zapatero. Ma, così come è avvenuto con il comunismo nell'Europa dell'Ottocento, le grandi menzogne hanno un fondo di verità. All’epoca era lo sfruttamento degli operai, oggi? Zapatero non esce dal nulla. Perché? Da dove prende forza questa bizzarra ideología del gender, cosi estranea alla cultura cattolica che apparentemente caratterizzava la Spagna? Dobbiamo tornare all’epoca del franchismo per trovare una spiegazione.
Il regime franchista non fu solamente una dittatura militare e politica, ma soprattutto fu un regime moralista. Probabilmente perché la Spagna degli anni ‘40 era un paese straziato dal dolore e l’umiliazione, dalle ferite e dal caos, la propaganda di quell’epoca batteva molto il chiodo sui valori dell’eroismo, dell’amore per la patria, della maschilità e del miglior servizio reso al paese da parte di donne forti e capaci di sacrificarsi per il bene della comunità, crescendo i loro figli e dedicandosi pienamente alla famiglia. Niente di eccezionale in un paese appena uscito da una terribile guerra civile ed isolato da un mondo che bruciava tutt’attorno.
Purtroppo il regime non aveva in sé la capacità di evolversi, ma solamente di ripetersi. Chiuse le frontiere e rifiutò tutto quello che avrebbe potuto influenzare la società dall’esterno. Dominò l’università, i media ed i centri di pensiero, e quindi lo stesso discorso retorico rimase immutato nei decenni successivi, negli anni ‘50 e ‘60, quando una nuova generazione bussava alle porte. Il paternalismo, il patriarcato, i valori maschili erano qualcosa di moralmente e spiritualmente superiore, un’idea appoggiata anche dalla religione. I figli maschi erano superiori, i tabù riguardo sul sesso erano durissimi, fino ad arrivare a proibizioni assurde. La censura era severissima – pensiamo che addirittura Il Signore degli Anelli di Tolkien ne fu vittima! La donna doveva essere protetta contro se stessa. In questo clima soffocante, negli anni ‘70 il marxismo è entrato come un elefante in una cristalleria.
Io per curiosità ho indagato un po’ nella biografia di alcune donne che sostenevano questa ideologia del gender, nelle università e nella politica… ed ho trovato un comune sentimento di rancore profondo, doloroso. Molte sono vittime di quest’epoca e cercano di “uccidere il padre” dentro di sé, odiano la Chiesa come parte di questo sistema oppressivo che ha rubato loro la giovinezza. Ma hanno anche le stesse rigidità mentali e morali, anche se alla rovescia. Come nel franchismo non si discuteva il maschilismo, il femminismo, adesso, non si può più discutere. E purtroppo, bisogna dirlo, nella Chiesa spagnola è mancata per decenni una visione nuova e “conciliare” sul matrimonio, sulla donna, è mancata una riflessione profonda in linea con i tempi.
A questo si aggiunga l’attuale situazione politica e sociale, con un Partito Socialista in agonia che cerca di ritrovare l’anima tornando all’anticlericalismo del Novecento, visto che gli altri suoi programmi sono tutti falliti. Pensiamo che solo pochi giorni prima della pubblicazione del libro, i socialisti avevano celebrato la loro conferenza politica, un importante primo passo verso il Congresso generale dal quale dovrebbe eletto il nuovo leader. Ed il messaggio centrale di Rubalcaba è stato... «Se tornassimo al governo elimineremmo i privilegi della Chiesa, tra cui il concordato del 1979». In questo clima di euforia anticlericale, una casa editrice dell'arcivescovato di Granada pubblica un'apologia della sottomissione delle donne.... Anche se non credente, Rubalcaba ha creduto alla manna caduta dal cielo.