domenica 3 novembre 2013

La comunione è nuova evangelizzazione


Saper dare buone notizie anche nelle tragedie

Giornalisti e operatori della comunicazione a confronto durante il congresso degli animatori e dei responsabili del Rinnovamento nello Spirito

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Evangelizzare nell’ambito della comunicazione. Giornalisti, operatori della radio, della TV, del web e del settore pubblicitario hanno condiviso la propria esperienza sulla nuova evangelizzazione nel settore giornalistico in un simposio organizzato dal Congresso degli animatori e responsabili del Rinnovamento nello Spirito Santo in Italia, che si è concluso oggi a Rimini.
Appena qualche giorno fa, papa Francesco ha ricevuto in udienza i lavoratori del Centro Televisivo Vaticano, in occasione dei 30 anni dell’emittente, ricordando loro che sono dei professionisti al servizio della Chiesa e questo stesso invito è stato recepito dalle persone che ieri pomeriggio hanno raccontato le loro esperienze nel mondo della comunicazione.
I quattro relatori si sono ritrovati d’accordo su un’idea: è importante dare spazio alle buone notizie sui mezzi di comunicazione, perché le buone notizie sono lì, bisogna solo diffonderle.
Amerigo Vecchiarelli, caporedattore a TV2000, ha raccontato la propria esperienza televisiva. “Fare televisione è costoso in tutti i sensi, economico, di tempo… però ne vale la pena”, ha dichiarato. Al tempo stesso Vecchiarelli ha invitato gli uditori del simposio a non essere spettatori passivi ma a fare discernimento su quel che si vede in televisione.
Il giornalista ha esortato a cercare la buona notizia, anche nelle catastrofi. Il caporedattore di TV2000 ha portato ad esempio la tragedia di Lampedusa, parlando di come, anche in mezzo a tanta morte, si può parlare di quel valoroso pescatore che ha rischiato la propria vita per salvare dei migranti.
Vecchiarelli ha poi spiegato il fenomeno della “informazione monolitica” in cui si insiste su un’unica tematica informativa e su una similitudine di contenuti. Per questo è necessario – ha sottolineato – dare un messaggio positivo di fronte a tutto il male che siamo abituati a vedere e ad ascoltare. Una chiave offerta dai media per l’evangelizzazione è quella di dare voce alle persone che vivono la fede nella loro vita quotidiana: queste persone, già di per se stesse, sono delle buone notizie.
Un altro invito lanciato è stato quello ad essere testimonianza viva come cattolici e non “come una medaglia che mi pongo al petto ma perché quelli che mi circondano devono vedere e sentire che sono cattolico”. Bisogna essere cristiani non solo facendo programmi ma invitando a pregare un collega di lavoro, quando sia necessario.
Maria Nives Zaccaria ha raccontato di come il suo lavoro alla Radio Sacra Famiglia, della diocesi di Bolzano e Bressanone, sia giunto in modo provvidenziale in un momento della sua vita in cui stava per cambiare città. Dal suo lavoro in questo mezzo di comunicazione, la giornalista si è resa conto che bisogna seguire lo stile di comunicare bene il bene. E dare così un’alternativa a quello che offre il mondo. Altra chiave per evangelizzare con mezzi di comunicazione, è quello di indirizzarsi verso temi che nel palinsesto dei media sono generalmente esclusi.
Da parte sua, Dante Balbo ha parlato del lavoro in televisione e ha sottolineato l’importanza di adattare il linguaggio al mezzo per arrivare così allo spettatore nella forma più efficace. Ha quindi raccontato di come, nella Radio Maria svizzera, è stato aperto uno spazio in italiano dedicato al Rinnovamento nello Spirito.
Nell’ultimo intervento, Luciano Ferniani ha parlato del suo progetto con i detenuti, segnalando che per costoro è necessaria la preghiera dei fratelli che devono dare appoggio all’attività. È importante fare gruppo e insegnare loro a lavorare in gruppo, dar valore all’espressione corporale e trasmetterla in un linguaggio nuovo.
Sono stati dedicati anche alcuni minuti per parlare delle reti sociali e del ruolo che oggi svolgono nell’evangelizzazione e nella trasmissione della buona notizia. Sono mezzi che si possono usare per pubblicizzare incontri, iniziative di preghiera e testimoniare la fede. 
R. L. Garcia

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La comunione è nuova evangelizzazione 
Relazione conclusiva sul tema della Conferenza
Il Presidente Nazionale Salvatore Martinez - Clicca per ingrandire...«Permesso, grazie, scusi: tra i tanti insegnamenti che papa Francesco, genio della carità, ci ha trasmesso, nessuno esprime in modo migliore le regole concrete per una comunione che non sia ferita». Rammentando all’assemblea questi fondamentali concetti, questa «esortazione paterna», il Presidente nazionale Salvatore Martinez apre così la sua relazione conclusiva. Troppo spesso si perde, forse, la concezione del sentimento della gratitudine e della delicatezza insita nelle parole “permesso” e “scusi”: «Stiamo perdendo il senso della gratitudine, illudendoci che ogni cosa sia dovuta o pagata – spiega Martinez - ma  in ogni “grazie” c’è l’effusione dello Spirito. E quanta grazia c’è nell’entrare con discrezione e nel vivere la fragilità dell’amore, come va ricordandoci ogni giorno il Santo Padre». Questa fragilità dell’amore deve diventare delicatezza nelle relazioni, un vero e proprio stile di vita, rammentando poi che la comunione significa “Spirito Santo”: «Comunione è già nuova evangelizzazione. Entrambe le espressioni ci rimandano ad una persona e al suo protagonismo: lo Spirito Santo». Un binomio che occorre avere sempre ben chiaro.  Riprendendo l’espressione di San Giovanni «se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo (12, 24)» Martinez ha ricordato che «la comunione reclama un prezzo da pagare e non concede saldi e ribassi». Allo stesso modo nel Rinnovamento: «non conta quanto si spende, ma se ci si spende per il Regno», il costo del nostro morire, «perché nella comunione l’amore rimanga in vita, come nel sacrificio di Gesù sulla croce».
Il presidente Martinez auspica un nuovo inizio per il Rinnovamento, una rifondazione per fare di tutto il Movimento un «edificio santo, fondato su relazioni sante». Una necessità, per «verificare fino in fondo la coerenza tra vita e fede dei responsabili», interrompendo «la dicotomia tra “morale pubblica e privata” e uscire dai meandri sentimentalistici, da isolamenti che portano all’indifferentismo comunitario». È sbagliato pensare «che la comunione implichi l’essere identici: in realtà è la diversità che provoca lo stare in comunione tra noi». Il Presidente ricorda, a tal proposito, l’esperienza della Pentecoste del 1998, rievocando l’amicizia con la Comunità di Sant’Egidio e con il Movimento dei Focolari, esempio di come «carismi diversi possano confrontarsi e imparare ad integrarsi, rimanendo fedeli a se stessi proprio a partire dalle differenze».
Non è dato un «astensionismo carismatico, il convincimento che sia possibile fare a meno della comunione e del prezzo che essa implica». Siamo chiamati a «rispondere di questa responsabilità, ovvero dei carismi che Dio ci ha donato, delle nostre capacità e abilità nel mantenerli e alimentarli» «Non meravigliamoci se siamo carismaticamente egocentrici – continua il Presidente –: il nostro stile è altamente competitivo e quanto più alziamo il livello tanto più ci esponiamo al giudizio». Non è la fede che ci allontana «ma gli atti umani del credere, che vanno a coinvolgere i nostri caratteri, i nostri diversi doni e il nostro articolato lavoro apostolico». Il Presidente richiama l’attenzione su una certa «sapienza ingannatrice del mondo che ci svia e ci illude, una sapienza tombale che oscura e soffoca la Verità». «È la nostra fede che ci tiene uniti e ci rende “uno” senza farci perdere la nostra individualità. Fuori da questa unità in Cristo, la Chiesa perde il suo equilibrio» (Lumen Fidei, n. 22). Il rischio è di essere «portatori di una fede senza radici, privi di un’identità cristiana; vale anche per il Rinnovamento. É senza radici e non potrebbe sopravvivere se non è radicato nella comunione, in una comunione che regala vita, che fa risorgere l’amore nella misura in cui vede morire il non amore». Gesù dice: «Perché cercate tra i morti colui che è vivo?» (Lc 24, 5) Egli ci dimostra questa Verità nella risurrezione. In questo prodigio vogliamo assistere alla rinascita del Rinnovamento, poiché «Gesù è l’eterna vittoria dell’amore che ci guida». Il Presidente ha spiegato che la fede e un «oggi, qui e per me» un «lasciarsi raggiungere dalla grazia del risorto e farsi strumento di questa grazia. Questa è la nostra responsabilità».
È la preghiera lo strumento che ci proietta ad una comprensione totale della Parola. Il Santo Padre Francesco ricorda come «la nostra gente preferisca un Vangelo predicato con l’unzione». L’invocazione dello Spirito «è il momento più alto della preghiera, poiché è Dio che parla e incarna la sua Parola sulle nostre labbra: è in quel momento che stiamo evangelizzando, proprio perché il Signore parla agli altri per nostro mezzo e in questo sta l’efficacia della Parola e se ne può vedere il frutto».
Quando evangelizziamo «noi siamo dei “gestiti, non dei gestori della fede di chi ci ascolta. È nella mia parola di gestito dallo Spirito Santo che l’ascoltatore può ricevere da me il Vangelo che salva». La preghiera è un meraviglioso strumento di evangelizzazione «poiché ci rende Parola e ci dà la giusta misura della fede che si spinge ad evangelizzare: la salvezza dell’altro, il servizio che dobbiamo al prossimo». É ancora papa Francesco a ricordarci che «è il Vangelo stesso a chiedere di uscire da noi e che il servizio è il vero potere. Gesù per primo ci ha servito e il suo servizio è stato proprio un servizio di croce: si è abbassato fino alla morte per servirci e salvarci» (Santa Marta, 21 maggio 2013). L’azione dello Spirito sempre «ci cambia, porta la novità di Dio; allo stesso modo, il Rinnovamento deve cambiare vita per poter vedere la novità di Dio, il coraggio di andare controcorrente».
«Spesso si sostiene che non sia possibile un’opera di moralizzazione nella società – continua Martinez. Ma prendendo come esempio l’esperienza dell’iniziativa “Dieci Piazze per Dieci Comandamenti”, si può comprendere come ognuno di noi, proprio perché occupa un ruolo nella società, possa fare di un Comandamento il suo principio di vita e aggiungere la giusta misura della fede anche quando sembra essere come una goccia nell’oceano, come sosteneva Madre Teresa». «Non dobbiamo aver paura di moltiplicare le attività e le nuove forme associative legate al RnS: c’è piuttosto la necessità di generare un impegno nuovo, di lavorare più alacremente». «Prendiamo le distanze da un formalismo, da un legalismo e da un efficientismo eccessivi che non appartengono alla vita dello Spirito – esorta Martinez –;è il pontificato di papa Francesco che ci chiede di farlo dando un volto umano alla fede».
Il Presidente richiama alla «conversione pastorale» (Novo Millennio Ineunte, nn. 31-34, meditazione mattutina a Santa Marta): «Non possiamo animare pochi cuori, ma animare la storia, cioè il cuore del mondo: è l’accoglienza di nuovi cuori lontani da Dio che ci rende guide ed è così che la vita pastorale ci proietta nella storia, comportando scelte nuove, magari sofferte, ma necessarie». Il Presidente Martinez annuncia due importanti novità per il futuro del Rinnovamento, riguardanti sia la sede che accoglierà la Convocazione nazionale del prossimo anno che la formazione dei prossimi responsabili: i gruppi e le comunità giungeranno nel cuore di Roma, nel grande Stadio Olimpico. Per i giovani, invece, il Presidente ha ideato una scuola di leadership cristiana, dedicata a cento laureati e laureandi che incontrerà a Loreto (in due distinte settimane) «a cui dare un metodo carismatico per leggere la realtà, a cui presentare la dottrina sociale della Chiesa e il suo magistero a partire da una lettura sapienziale autenticata dall’esperienza personale maturata in tanti anni di servizio». In ultimo Martinez ha riferitole parole di papa Paolo VI: «La civiltà dell’amore è l’animazione dello Spirito Santo e la Pentecoste ha inaugurato questa civiltà dell’amore: il sogno di trasfigurare il mondo in un luogo dello Spirito» (8 maggio 1975).
Damiano Mattana

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Zaccheo: peccatore alla ricerca della verità 
Omelia di mons. Angelo Spinillo, vescovo di Aversa
Mons. Angelo Spinillo - Clicca per ingrandire...Richiamando al significato profondo della Celebrazione domenicale quale dono che la Chiesa ci invita a condividere con i fratelli, mons. Angelo Spinillo, che ha celebrato la Santa Messa nella giornata conclusiva della Conferenza, ha spezzato la parola dal Vangelo di Luca. Evangelista che «è stato sempre riconosciuto – ha detto il Vescovo - come colui che ha particolarmente evidenziato l’atteggiamento di misericordia di Gesù, il Messia mandato per annunziare il regno di Dio ai poveri, per andare incontro ai peccatori». E nell’episodio dell’incontro e del dialogo  tra Gesù e  Zaccheo, continua mons. Spinillo, viene evidenziato questo «venire incontro di Dio alla vita dell’uomo, alla nostra ricerca di verità e di bontà, con la grandezza propria del Padre, infinitamente capace di attenzione premurosa e rispettosa sempre, anche  verso un figlio che si allontana e si perde».
Zaccheo era un peccatore, ma era evidentemente alla ricerca della verità e del senso del vivere, tanto che sale su un sicomoro per vedere Gesù, perché nella sua presenza percepisce qualcosa di nuovo. E quando il Signore gli dice che vuole fermarsi a casa sua, l’uomo «scese in fretta e lo accolse pieno di gioia». In Gesù – continua il Vescovo – Zaccheo aveva incontrato Colui che gli comunicava la  possibilità di poter vivere ciò che sperava. Un futuro che assume una prospettiva regolata da un giudizio nuovo, orientata su interessi nuovi: «Ecco Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto». Così Zaccheo ci appare come il modello dell’uomo che cerca la pienezza del bene, della vita; che si apre alla sua vera realizzazione, orientato alla speranza nel regno di Dio. Concludendo, mons. Spinillo afferma che è lo Spirito Santo la pienezza dell’amore di Dio. Lui infatti guida alla verità tutta intera; «santifica i pensieri e i sentimenti, la vita. Orienta e modella tutto ciò che è nella nostra vita e apre ogni nostra speranza al poter essere pienamente partecipi della carità di Dio Padre e del Cristo suo Figlio». Elena Dreoni
(03.11.2013) 

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Comunione ed evangelizzazione nel RnS 
La relazione d’indirizzo Mario Landi


Nell’ultima giornata della Conferenza, Mario Landi affronta e approfondisce le conseguenze concrete e i “costi” della scelta del Rinnovamento di vivere in comunione. «La comunione – afferma - è un fatto concreto e, come tale, ha bisogno di azioni e comportamenti concreti». E il costo più alto della nostra comunione è stato già pagato da Gesù sulla croce. Come la Chiesa, tutti coloro che sono chiamati a intraprendere un cammino di evangelizzazione devono cominciare evangelizzando prima di tutti se stessi. L’evangelizzazione è intimamente connessa alla conversione pastorale. Dunque, anche il Rinnovamento, nella sua missione evangelizzatrice, deve convertirsi e lasciarsi cambiare dalle novità dello Spirito. Lo Spirito Santo agisce principalmente in tre modi: attraverso le novità, l’armonia e la missione. E per il RnS evangelizzare se stesso implica: un fondamento spirituale (effusione pentecostale e vita spirituale), un fondamento biblico (un cammino di fede fondato sulla parola di Dio, la Tradizione e il Catechismo della Chiesa cattolica); un fondamento ecclesiale (vita fraterna e sacramentale). Obiettivo dei nostri gruppi e comunità è il raggiungimento della santità che si esprime attraverso la martirìa, cioè la testimonianza di una vita autenticamente cristiana.
Il RnS attua un piano per la “nuova evangelizzazione” inizialmente  motivando, indirizzando e capacitando animatori e responsabili sulla visione fondamentale, che è quella di esistere per evangelizzare attraverso il Seminario di vita nuova, l’esperienza dell’Effusione, la partecipazione alla Preghiera comunitaria carismatica settimanale.
Bisogna quindi verificare e riaffermare l’identità carismatica dei gruppi e delle comunità a partire dalla preghiera comunitaria; evitare lo scadimento di questa in forme rituali di stampo devozionistico derivate da altre esperienze; evitare di cadere in forme pseudospiritualistiche di gruppi lontani dai luoghi di conversione.
A queste caratteristiche, il Coordinatore ha aggiunto numerosi tratti fondamentali della vita e dell’identità dei gruppi e delle comunità del RnS, senza i quali non può essere riconosciuto il ruolo di responsabilità e adesione al Movimento. «C’è bisogno di un fondamento carismatico dell’impegno all’interno del Movimento – continua Landi – cioè di un carisma di governo e non di animazione». Noi infatti abbiamo accolto un’eredità – aggiunge – e la nostra responsabilità è che, nella fedeltà ecclesiale, consegniamo a chi verrà in futuro il Rinnovamento nello Spirito e non le nostre opere». Comunicazione, testimonianza, unità, partecipazione e condivisione alla base, dunque, della comunione.
Mario Landi conclude la sua relazione con le parole di Papa Francesco: «La Chiesa deve uscire per le strade, nelle periferie, anche se può rischiare di avere un incidente. Ma io vi dico: preferisco mille volte una Chiesa incidentata, e non una Chiesa ammalata».
Daniela Di Domenico