venerdì 8 novembre 2013

Vere comunità dietro Facebook e Twitter




Il cardinale arcivescovo di Barcellona all’incontro dei responsabili delle comunicazioni sociali del Ccee. 

«Evangelizzare l’anima dell’Europa. Il contributo delle comunicazioni sociali» è il tema dell’incontro dei vescovi responsabili delle comunicazioni sociali delle Conferenze episcopali d’Europa (Ccee) riuniti da oggi, venerdì 8, a domenica 10 novembre, presso il Seminari Conciliar di Barcellona, a cinquant’anni dal decreto conciliare Inter mirifica. Tre giorni nei quali i vescovi «si confronteranno — spiega una nota del Consiglio delle conferenze episcopali d’Europa (Ccee) — sulle sfide e gli strumenti a disposizione per comunicare il Vangelo nell’attuale contesto culturale europeo in continuo mutamento».
L’appuntamento è stato promosso dalla commissione Ccee delle Comunicazioni sociali su invito dell’arcivescovo di Barcellona, cardinale Lluís Martínez Sistach. L’incontro è anche un’occasione di scambio sulle buone pratiche e sulle sfide che le nuove tecnologie rappresentano per la Chiesa. In particolare, nel suo intervento, il cardinale Martínez Sistach ha posto in relazione l’azione missionaria della Chiesa con il contesto culturale continentale e con gli sviluppi della comunicazione e delle stesse tecnologie utilizzate per comunicare. Secondo il porporato, i «social network aprono nuove opportunità di comunicazione che consentono di entrare in una nuova prospettiva che richiede a sua volta una visione più ampia. I social media — ha detto — aprono per la Chiesa porte e finestre su comunità lontane e su interessi specifici. Questo nuovo stile comunicativo, che ci apre al mondo digitale e che ci sembra che alimenti soltanto comunità virtuali che si relazionano esclusivamente attraverso la rete, se lo guardiamo da vicino — ha sottolineato l’arcivescovo di Barcellona — ci rende capaci di stabilire una relazione personale e di inserirci all’interno di comunità reali, ampliando così il nostro ambito relazionale e comunicativo».
Risulta così affascinante constatare come nascano «nuove opportunità e spazi di dialogo su tutti quei temi che riguardano la Chiesa, come la fede, la vita ecclesiale, la liturgia, il messaggio». In questo modo, spiega ancora Martínez Sistach, «si aiutano tutte quelle persone che, non potendo accedere a comunità reali, si trovano più a loro agio nella rete, cercando e interrogandosi sui propri bisogni e sulle proprie convinzioni». L’arcivescovo di Barcellona, considerando fondamentale l’utilizzo dei social media, ritiene indispensabile dedicare risorse personali, energie e tempo per dare qualità al mondo interattivo. Così, si aiutano quegli individui che condividono interessi sul web a far sì che «possano sentirsi vere comunità partecipando, a prescindere dalle diocesi di provenienza, in modo vivo al messaggio del Vangelo».
Secondo il cardinale, Facebook e Twitter giocano un ruolo fondamentale nel panorama mediatico: «Dobbiamo utilizzare queste nuove opportunità di comunicazione per ampliare le relazioni delle nostre comunità e renderle migliori ed efficaci». Inoltre, l’arcivescovo di Barcellona ha ricordato come già nel piano pastorale diocesano del 2010 si sottolineava il bisogno di utilizzare, da parte dell’informazione religiosa, mezzi più efficaci per raggiungere con facilità nuovi segmenti della popolazione.
Secondo uno studio promosso dall’arcidiocesi, a Barcellona si registra un’alta percentuale di persone adulte e di giovani cattolici che utilizzano assiduamente internet, Facebook e Twitter per comunicare e trasmettere messaggi e informazioni. In particolare, i più giovani cercano di creare nella rete comunità e amicizie che abbiano gli stessi interessi. «La Chiesa diocesana di Barcellona — ha proseguito il cardinale Martínez Sistach — consapevole dei vantaggi offerti da queste nuove forme di comunicazione ha capito fin dall’inizio che doveva svolgere un ruolo attivo nell’utilizzo dei nuovi mezzi di informazione per diffondere la buona novella del Vangelo e le molteplici attività della diocesi per creare una comunità che potesse discernere, tra le tante informazioni ricevute da altri mezzi di comunicazione, il messaggio della Chiesa e l’annuncio di Cristo in modo vivo e attuale».
Ai lavori — riferisce l’agenzia Sir — è presente l’arcivescovo Claudio Maria Celli, presidente del Pontificio consiglio delle comunicazioni sociali, che interverrà sul tema «I cinquant’anni dell’Inter mirifica. Storia e cambiamenti». Nella serata di oggi è prevista la proiezione di un video realizzato dal Pontificio consiglio delle comunicazioni sociali sulla storia del concilio Vaticano II.
Nella giornata di sabato sono in programma diverse sessioni di lavoro, con relatori provenienti da vari Paesi europei: si parlerà di «Teoria ed esperienze di comunicazione», «Come applicare progetti comunicativi nella situazione culturale e sociale di ogni Conferenza episcopale nazionale», «Il Papa come padre della comunicazione», «Comunicazione attraverso l’architettura».
Monsignor José Ignacio Munilla Aguirre, vescovo di San Sebastián, che presiede la commissione del Ccee per le comunicazioni sociali, alla vigilia dell’incontro ha affermato che «insieme allo sviluppo nel mondo delle comunicazioni sociali, nel continente europeo, profondamente cristiano, si vede anche una tendenza ad agire come se Dio non esistesse. Dato questo contesto, la Chiesa ha il compito di evangelizzare l’anima del nostro continente, bisognoso più che mai della verità del Vangelo».
L'Osservatore Romano

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Il messaggio finale dell’assemblea del World Council of Churches. Pellegrini della giustizia e della pace

Contiene l’invito a tutte le comunità a unirsi in un ideale «pellegrinaggio della giustizia e della pace» il messaggio conclusivo dell’assemblea generale del World Council of Churches (Wcc) che si è chiusa oggi a Busan, in Corea del Sud. Oltre duemila i delegati che hanno partecipato all’incontro: al centro del dibattito, oltre al tema dell’unità, le questioni della salvaguardia dei diritti umani e della tutela del creato. Il titolo del messaggio finale, «Unisciti al pellegrinaggio della giustizia e della pace», racchiude l’indicazione principale che le oltre trecento comunità di varie confessioni e denominazioni cristiane facenti parte del Consiglio ecumenico delle Chiese sono chiamate a raccogliere nei prossimi anni.
A Busan si è parlato in particolare della necessità, per le comunità cristiane, di impegnarsi per il rilancio della testimonianza a favore delle popolazioni che nel mondo soffrono a causa di ingiustizie e violenze. Dall’assemblea generale del Wcc che si è svolta nel 1948 ad Amsterdam, nei Paesi Bassi, scaturì un messaggio che conteneva la frase «abbiamo intenzione di stare assieme». Nel messaggio pubblicato al termine dei lavori a Busan, riflettendo quello spirito di unità, si afferma che ora «abbiamo intenzione di muoverci assieme». I delegati hanno espresso il desiderio «di volere condividere la nostra esperienza della ricerca dell’unità che abbiamo fatto in Corea come segno di speranza per il mondo». La Corea, si osserva nel messaggio, «non è l’unica terra dove le persone vivono divise, in povertà e ricchezza, in felicità e violenza, nel benessere e nella guerra». Pertanto, si conclude, «non ci è permesso di chiudere gli occhi di fronte a queste dure realtà o di far riposare le nostre mani nell’impegno di trasformazione. Il Wcc è in solidarietà con il popolo e le comunità religiose nella penisola coreana e con tutti coloro che lottano per la giustizia e la pace».
Il segretario generale del Wcc, reverendo Olav Fykse Tveit, ha sottolineato in una conferenza stampa che la ricerca della «giusta pace» è un’importante componente della strategia in cui si muove l’organismo ecumenico. I cristiani, ha proseguito Tveit, «non devono soltanto sostenersi gli uni con gli altri, ma raggiungere tutti coloro che hanno bisogno del nostro supporto». Il segretario ha anche fatto riferimento al fenomeno dei rifugiati che tentano di entrare in Europa: questa, ha affermato, «è una situazione che deve essere affrontata a livello internazionale».
Nel corso dell’assemblea sono state rinnovate le cariche del comitato centrale: come moderatore è stata eletta, per la prima volta, una donna, Agnes Abuom, della comunità anglicana del Kenya; è anche il primo moderatore di origine africana nella storia del Wcc.
L'Osservatore Romano

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CCEE. Testimoniare la fede attraverso la carità. Incontro dei vescovi e delegati responsabili per gli interventi caritativi delle Conferenze episcopali in Europa. Comunicato finale   
EuroCath
 
Il rapporto tra fede, carità ed evangelizzazione; il ruolo del vescovo e dei fedeli, quali attori principali di una pastorale della carità che va oltre la risposta ad un bisogno immediato, ma offre innanzitutto una comunità accogliente che è testimonianza della fede in quel Gesù  (...)