La Croazia metterà
ai voti il bando
al matrimonio gay
«Volete che sia introdotta nella Costituzione della Repubblica di Croazia la definizione di matrimonio come unione di un uomo e di una donna?». Questa domanda si troveranno sulla scheda i croati il primo dicembre prossimo, nel primo referendum di iniziativa popolare del loro Paese, membro dell’Ue dal primo luglio.
Ieri infatti il Parlamento di Zagabria ha approvato con 104 sì (su 151 deputati), 13 no (il resto assenti o astenuti) l’indizione di un referendum per modificare la Costituzione per limitare il matrimonio alle sole coppie eterosessuali. Un voto che è seguito a una richiesta promossa dall’iniziativa “Nel nome della famiglia” e sostenuto dalla firma di 740.000 croati, oltre il 16% della popolazione di 4,2 milioni di abitanti, e quasi il doppio del minimo previsto dalla legge (375.000). Firme, oltretutto, raccolte nel giro di soli 15 giorni. A tutt’oggi la Croazia non prevede unioni registrate gay, ma già dal 2003 ha esteso alle coppie omosessuali il trattamento riservato alle coppie non sposate conviventi da almeno tre anni, soprattutto sul fronte dei beni. Il governo di centro-sinistra, che ha già introdotto – ignorando le proteste della Chiesa (il 90 dei croati è cattolico) – l’educazione sessuale obbligatoria nelle scuole, ha sempre rifiutato di escludere l’ipotesi di allargare anche il matrimonio alle coppie dello stesso sesso, come accade in altri Paesi europei.
L’iniziativa “Nel nome della famiglia” è stata sostenuta fin dall’inizio dalla Conferenza episcopale croata, ma ha ricevuto adesioni anche da rappresentanti della chiesa serbo-ortodossa, nonché da esponenti della comunità ebraica e di quella musulmana. «Quello che vogliamo – ha spiegato Zeljka Markic, leader dell’iniziativa – è esser certi che una cosa fondamentale come matrimonio e famiglia, e i diritti che ne derivano, non possa esser cambiata semplicemente modificando la legge». Markic e gli altri fautori del referendum negano di essere «omofobi», ma dicono di voler evitare quanto accaduto in Francia, con il Parlamento che ha imposto le nozze “per tutti” ignorando l’opposizione di milioni di francesi e di centinaia di migliaia di persone in piazza.
In questi giorni la Conferenza episcopale croata ha pubblicato su vari giornali un messaggio alla popolazione esortandola a votare sì al referendum. Secondo recenti sondaggi, comunque, il 54% dei croati appoggia l’iniziativa “Nel nome della famiglia”, mentre solo il 30% si dice contrario. Chiaramente contro il referendum si sono espressi i vertici dello Stato: sia il premier socialista Zoran Milanovic, sia il presidente liberale Ivo Josipovic. «In questa iniziativa – ha detto il capo del governo – vedo una mancanza di tolleranza contro una minoranza». «La domanda – ha dichiarato anche il presidente croato – è: abbiamo bisogno di questo referendum? Io penso di no. Una nazione viene giudicata dal suo atteggiamento verso le minoranze». Le organizzazioni omosessuali hanno intanto annunciato un ricorso presso la Corte costituzionale contro il quesito referendario, il quale a loro dire violerebbe i diritti umani fondamentali, che non possono essere sottoposti a voto popolare. La questione sta infiammando gli animi in Croazia, con i socialnetwork – Facebook in testa – che ribollono di accuse anche virulente soprattutto contro gli organizzatori dell’iniziativa.
Ieri infatti il Parlamento di Zagabria ha approvato con 104 sì (su 151 deputati), 13 no (il resto assenti o astenuti) l’indizione di un referendum per modificare la Costituzione per limitare il matrimonio alle sole coppie eterosessuali. Un voto che è seguito a una richiesta promossa dall’iniziativa “Nel nome della famiglia” e sostenuto dalla firma di 740.000 croati, oltre il 16% della popolazione di 4,2 milioni di abitanti, e quasi il doppio del minimo previsto dalla legge (375.000). Firme, oltretutto, raccolte nel giro di soli 15 giorni. A tutt’oggi la Croazia non prevede unioni registrate gay, ma già dal 2003 ha esteso alle coppie omosessuali il trattamento riservato alle coppie non sposate conviventi da almeno tre anni, soprattutto sul fronte dei beni. Il governo di centro-sinistra, che ha già introdotto – ignorando le proteste della Chiesa (il 90 dei croati è cattolico) – l’educazione sessuale obbligatoria nelle scuole, ha sempre rifiutato di escludere l’ipotesi di allargare anche il matrimonio alle coppie dello stesso sesso, come accade in altri Paesi europei.
L’iniziativa “Nel nome della famiglia” è stata sostenuta fin dall’inizio dalla Conferenza episcopale croata, ma ha ricevuto adesioni anche da rappresentanti della chiesa serbo-ortodossa, nonché da esponenti della comunità ebraica e di quella musulmana. «Quello che vogliamo – ha spiegato Zeljka Markic, leader dell’iniziativa – è esser certi che una cosa fondamentale come matrimonio e famiglia, e i diritti che ne derivano, non possa esser cambiata semplicemente modificando la legge». Markic e gli altri fautori del referendum negano di essere «omofobi», ma dicono di voler evitare quanto accaduto in Francia, con il Parlamento che ha imposto le nozze “per tutti” ignorando l’opposizione di milioni di francesi e di centinaia di migliaia di persone in piazza.
In questi giorni la Conferenza episcopale croata ha pubblicato su vari giornali un messaggio alla popolazione esortandola a votare sì al referendum. Secondo recenti sondaggi, comunque, il 54% dei croati appoggia l’iniziativa “Nel nome della famiglia”, mentre solo il 30% si dice contrario. Chiaramente contro il referendum si sono espressi i vertici dello Stato: sia il premier socialista Zoran Milanovic, sia il presidente liberale Ivo Josipovic. «In questa iniziativa – ha detto il capo del governo – vedo una mancanza di tolleranza contro una minoranza». «La domanda – ha dichiarato anche il presidente croato – è: abbiamo bisogno di questo referendum? Io penso di no. Una nazione viene giudicata dal suo atteggiamento verso le minoranze». Le organizzazioni omosessuali hanno intanto annunciato un ricorso presso la Corte costituzionale contro il quesito referendario, il quale a loro dire violerebbe i diritti umani fondamentali, che non possono essere sottoposti a voto popolare. La questione sta infiammando gli animi in Croazia, con i socialnetwork – Facebook in testa – che ribollono di accuse anche virulente soprattutto contro gli organizzatori dell’iniziativa.
Giovanni Maria Del Re (Avvenire)
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«Il dibattito al centro del referendum annunciato dal Governo non riguarda l’uguaglianza o la falsa separazione tra visione religiosa e visione civile del matrimonio, piuttosto la vera natura del matrimonio stesso e l’importanza che la società attribuisce al ruolo di madri e padri nella cura dei propri figli». Lo ha affermato monsignor Denis Nulty, vescovo di Kildare and Leighlin e membro del comitato esecutivo di «Accord», il Catholic marriage care service, in merito al referendum sulle unioni tra persone dello stesso sesso annunciato per il 2015 in Irlanda.
La decisione del Governo sul referendum è giunta dopo che nell’aprile scorso l’assemblea costituente aveva proposto di modificare la carta fondamentale del Paese introducendo i matrimoni civili fra le coppie dello stesso sesso. Il ministro della giustizia, Alan Shatter, ha annunciato che le proposte agli emendamenti sulla Costituzione saranno votate a inizio 2015. Il referendum sulle unioni omosessuali, quindi, va ad aggiungersi al primo sì alla legge che allarga le casistiche in cui è possibile praticare l’aborto negli ospedali irlandesi.
«La Chiesa cattolica insieme ad altri — ha proseguito monsignor Nulty — continuerà a sostenere che le differenze tra un uomo e una donna sono “fondamentali”, e che i figli hanno il diritto naturale a una madre e a un padre, e questo, ove possibile, è il miglior ambiente per loro». Secondo il presule, «l’amore coniugale è una forma unica di amore tra un uomo e una donna, che ha uno speciale beneficio per l’intera società. La Chiesa — ha spiegato — considera la famiglia fondata sul matrimonio tra una donna e un uomo l’istituzione più importante in ogni società. Modificare la natura del matrimonio significherebbe minarne il pilastro fondamentale». Per questo, ha ricordato il vescovo di Kildare and Leighlin, la Chiesa cattolica in Irlanda «parteciperà pienamente al dibattito democratico verso il referendum riaffermando che il matrimonio è l’unica relazione possibile per la generazione e l’educazione dei figli».
In Irlanda sono numerose le iniziative della Chiesa a favore del matrimonio e della famiglia. «Accord», per esempio, organismo della Conferenza episcopale, offre consulenza matrimoniale e consigli per la preparazione al matrimonio. Nel 2012 sono state 14.232 le persone che hanno partecipato ai corsi proposti dall’ente religioso che ha offerto ai richiedenti 50.422 ore di consulenza alle coppie. Oltre al matrimonio, il Catholic marriage care service offre servizi di consulenza e sostegno su violenza domestica, fertilità e benessere della coppia.
Il 28 settembre scorso, fra l’altro, si è svolta a Maynooth la prima conferenza nazionale promossa dal Consiglio episcopale per il matrimonio e la famiglia. All’evento hanno preso parte numerose persone provenienti da diocesi, parrocchie e associazioni che lavorano a sostegno del matrimonio e della famiglia. L’obiettivo della Conferenza episcopale è stato quello di esplorare la famiglia in tutte le sue dimensioni: nella società irlandese attuale, la famiglia in difficoltà, la famiglia in pericolo. Gli organizzatori hanno sottolineato che bisogna continuare a «investire e focalizzare l’attenzione sulla famiglia e sul matrimonio tra uomo e donna. È dopo tutto — spiegano — il luogo nel quale gli adulti si impegnano pienamente in una relazione che porta a compimento la loro più profonda identità umana. Nella famiglia, non solo si trova la vita, ma è anche il luogo dove si conosce la fede cristiana. Questa prospettiva pone il matrimonio tra un uomo e una donna nel cuore della Chiesa».
La prima conferenza nazionale di Maynooth ha avuto inoltre lo scopo di coinvolgere una vasta rete di individui e gruppi a collaborare con il Consiglio episcopale, nonché di fornire opportunità per i partecipanti di esplorare insieme e in profondità la visione del matrimonio e della famiglia nella teologia cattolica e nella spiritualità di oggi.
L'Osservatore Romano
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Dibattito nella Chiesa in Irlanda dopo l’annuncio del referendum sulle unioni tra persone dello stesso sesso previsto nel 2015. Il diritto di avere un padre e una madre
«Il dibattito al centro del referendum annunciato dal Governo non riguarda l’uguaglianza o la falsa separazione tra visione religiosa e visione civile del matrimonio, piuttosto la vera natura del matrimonio stesso e l’importanza che la società attribuisce al ruolo di madri e padri nella cura dei propri figli». Lo ha affermato monsignor Denis Nulty, vescovo di Kildare and Leighlin e membro del comitato esecutivo di «Accord», il Catholic marriage care service, in merito al referendum sulle unioni tra persone dello stesso sesso annunciato per il 2015 in Irlanda.
La decisione del Governo sul referendum è giunta dopo che nell’aprile scorso l’assemblea costituente aveva proposto di modificare la carta fondamentale del Paese introducendo i matrimoni civili fra le coppie dello stesso sesso. Il ministro della giustizia, Alan Shatter, ha annunciato che le proposte agli emendamenti sulla Costituzione saranno votate a inizio 2015. Il referendum sulle unioni omosessuali, quindi, va ad aggiungersi al primo sì alla legge che allarga le casistiche in cui è possibile praticare l’aborto negli ospedali irlandesi.
«La Chiesa cattolica insieme ad altri — ha proseguito monsignor Nulty — continuerà a sostenere che le differenze tra un uomo e una donna sono “fondamentali”, e che i figli hanno il diritto naturale a una madre e a un padre, e questo, ove possibile, è il miglior ambiente per loro». Secondo il presule, «l’amore coniugale è una forma unica di amore tra un uomo e una donna, che ha uno speciale beneficio per l’intera società. La Chiesa — ha spiegato — considera la famiglia fondata sul matrimonio tra una donna e un uomo l’istituzione più importante in ogni società. Modificare la natura del matrimonio significherebbe minarne il pilastro fondamentale». Per questo, ha ricordato il vescovo di Kildare and Leighlin, la Chiesa cattolica in Irlanda «parteciperà pienamente al dibattito democratico verso il referendum riaffermando che il matrimonio è l’unica relazione possibile per la generazione e l’educazione dei figli».
In Irlanda sono numerose le iniziative della Chiesa a favore del matrimonio e della famiglia. «Accord», per esempio, organismo della Conferenza episcopale, offre consulenza matrimoniale e consigli per la preparazione al matrimonio. Nel 2012 sono state 14.232 le persone che hanno partecipato ai corsi proposti dall’ente religioso che ha offerto ai richiedenti 50.422 ore di consulenza alle coppie. Oltre al matrimonio, il Catholic marriage care service offre servizi di consulenza e sostegno su violenza domestica, fertilità e benessere della coppia.
Il 28 settembre scorso, fra l’altro, si è svolta a Maynooth la prima conferenza nazionale promossa dal Consiglio episcopale per il matrimonio e la famiglia. All’evento hanno preso parte numerose persone provenienti da diocesi, parrocchie e associazioni che lavorano a sostegno del matrimonio e della famiglia. L’obiettivo della Conferenza episcopale è stato quello di esplorare la famiglia in tutte le sue dimensioni: nella società irlandese attuale, la famiglia in difficoltà, la famiglia in pericolo. Gli organizzatori hanno sottolineato che bisogna continuare a «investire e focalizzare l’attenzione sulla famiglia e sul matrimonio tra uomo e donna. È dopo tutto — spiegano — il luogo nel quale gli adulti si impegnano pienamente in una relazione che porta a compimento la loro più profonda identità umana. Nella famiglia, non solo si trova la vita, ma è anche il luogo dove si conosce la fede cristiana. Questa prospettiva pone il matrimonio tra un uomo e una donna nel cuore della Chiesa».
La prima conferenza nazionale di Maynooth ha avuto inoltre lo scopo di coinvolgere una vasta rete di individui e gruppi a collaborare con il Consiglio episcopale, nonché di fornire opportunità per i partecipanti di esplorare insieme e in profondità la visione del matrimonio e della famiglia nella teologia cattolica e nella spiritualità di oggi.