giovedì 23 gennaio 2014

Coincidenze e priorità in comune



Le relazioni con la Comunione anglicana e il Consiglio metodista mondiale. 

(Anthony Currer, Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani)
Il 2013 è stato un anno importante per le relazioni tra la Chiesa cattolica e la Comunione anglicana mondiale. Vi è stato un duplice cambiamento ai vertici, con l’elezione di un nuovo Papa e di un nuovo arcivescovo di Canterbury. Un cambiamento, nel secondo caso, anticipato da tempo; nel primo, alquanto a sorpresa. Sia Papa Francesco che l’arcivescovo Justin Welby hanno apportato grandi doni al loro nuovo ministero, come pure una nuova enfasi nelle relazioni tra le due comunità.
La coincidenza di questo duplice cambiamento è stata evidenziata ancora di più dal fatto che l’arcivescovo Welby è stato intronizzato due giorni appena dopo la messa di inaugurazione del pontificato di Papa Francesco. La cerimonia di intronizzazione nella cattedrale di Canterbury ha ben riassunto alcune caratteristiche della Comunione anglicana, che conta attualmente ottantacinque milioni di fedeli. La presenza di elementi tradizionali ha ricordato la lunga storia della cristianità in Gran Bretagna: l’arcivescovo è stato intronizzato sulla cattedra di sant’Agostino a Canterbury, usata per tali occasioni almeno dal XIII secolo, e ha baciato i Vangeli di Canterbury, scritti nel VI secolo in Italia e ritenuti essere quelli donati a sant’Agostino da Papa Gregorio. Non sono mancati neanche aspetti — quali musica e danze indiane e africane — che riflettevano la dimensione mondiale della Comunione anglicana, presente in centosessantacinque Paesi, e la sua crescita soprattutto in Africa.
La cerimonia ha lasciato intuire anche alcuni tratti dello stesso arcivescovo Welby. L’intronizzazione ha avuto luogo il 21 marzo, l’antica data della festa di san Benedetto (data mantenuta dagli anglicani). Una nuova composizione musicale, commissionata per l’occasione dalla famiglia dell’arcivescovo, ha fatto da cornice alle parole introduttive della Regola di san Benedetto: «Ascolta, ascolta, figlio mio». L’arcivescovo Welby è un oblato dell’ordine di san Benedetto e ha più volte parlato dell’influenza, sulla sua spiritualità, di sant’Ignazio di Loyola e delle nuove comunità cattoliche francesi. Nel novembre 2013, ha invitato quattro membri della comunità di Chemin Neuf a risiedere presso il Lambeth Palace e a pregare ogni giorno insieme a lui.
La forte presenza della Chiesa africana ha ricordato anche due momenti della vita passata dell’arcivescovo: la prima, al tempo in cui rivestiva funzioni dirigenziali nel settore petrolifero, incaricato dello sviluppo dell’Africa occidentale; la seconda quando, come canonico della cattedrale di Coventry, era responsabile dell’International Centre for Reconciliation e si occupava di progetti di promozione della pace principalmente in Nigeria. Già nella sua esperienza passata di uomo d’affari, egli ha fatto sentire la sua voce in difesa delle categorie più deboli della società, non esitando a criticare le pratiche più spregiudicate dell’economia e della finanza.
Infine, apprezzabile è stata la nota ecumenica dell’intronizzazione dell’arcivescovo Welby. Innovando rispetto al passato, l’arcivescovo ha firmato una convenzione durante la cerimonia, concordando di collaborare con gli altri presidenti di Churches Together in Inghilterra. Il cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, e monsignor Mark Langham, officiale dello stesso dicastero, erano tra gli ospiti ecumenici, insieme a molti membri della gerarchia cattolica dell’Inghilterra e del Galles. Papa Francesco, nel suo messaggio augurale rivolto all’arcivescovo Welby, si era espresso con le seguenti parole: «Il ministero pastorale è una chiamata a camminare nella fedeltà al Vangelo di nostro Signore Gesù Cristo. La assicuro delle mie preghiere mentre assume le sue nuove responsabilità e le chiedo di pregare per me mentre rispondo alla nuova chiamata che il Signore mi ha rivolto».
Evidente è la somiglianza tra le priorità del nuovo arcivescovo e le coraggiose dichiarazioni di Papa Francesco. Il Pontefice è famoso per il suo appello a «una Chiesa povera per i poveri» e per la sua critica a quelle strutture e a quelle politiche che promettono benessere per tutti ma che poi non lo realizzano: «Gli esclusi continuano ad aspettare» (Evangelii gaudium, n. 54). Come ha fatto a Lampedusa, quando ha voluto richiamare l’attenzione sulla tragedia dei migranti, il Santo Padre continua a ricordarci la sofferenza presente nel mondo, in una «globalizzazione dell’indifferenza».
La sinergia tra il nuovo Pontefice e il nuovo primate della Comunità anglicana è apparsa chiaramente quando, il 14 giugno 2013, l’arcivescovo Welby è venuto in visita a Roma per la prima volta come arcivescovo di Canterbury. In tale occasione, accompagnato da monsignor Vincent Gerard Nichols, arcivescovo di Westminster, egli ha voluto recarsi innanzitutto alla tomba di san Pietro e a quella del beato Giovanni XXIII per raccogliersi in preghiera prima di visitare il cardinale Koch presso il Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani. L’arcivescovo Welby ha avuto una conversazione privata con Papa Francesco nella biblioteca del Santo Padre. Rivolgendosi all’arcivescovo, il Papa lo ha salutato con le parole usate da Paolo VI davanti all’arcivescovo Michael Ramsey: «Noi siamo lieti di aprirLe le porte e, con le porte, il Nostro cuore; perché Noi siamo contenti ed onorati (…) di accoglierla “non come ospite e forestiero, ma come concittadino dei santi e della famiglia di Dio” (cfr. Efesini, 2, 19-20)». Il Santo Padre ha poi espresso il suo apprezzamento sia per il lavoro teologico portato avanti dalla Commissione internazionale anglicano-cattolica che per la collaborazione in atto a tutti i livelli, ha ricordato la recente presa di posizione dell’arcivescovo in difesa dell’istituzione della famiglia basata sul matrimonio e ha menzionato il loro comune impegno nella promozione della pace, in particolare in Siria, e della giustizia economica e sociale, per «dare voce al grido dei poveri».
In risposta, Welby ha riconosciuto il suo debito nei confronti sia dell’insegnamento sociale cattolico che della spiritualità dei nuovi ordini della Chiesa cattolica in Francia. Venendo in visita a Roma, egli ha detto «mi posso sentire a casa». Si è richiamato a molte delle tematiche menzionate dal Santo Padre, sottolineando in particolare l’importanza, da parte di entrambe le comunioni, di agire in difesa dei poveri e dei sofferenti e ha collegato l’impegno ecumenico alla promozione della pace nell’affermare: «È soltanto se il mondo vedrà che i cristiani crescono visibilmente nell’unità che accetterà, tramite noi, il messaggio divino di pace e di riconciliazione». Durante il pranzo alla Domus Sanctae Marthae, dopo aver celebrato la preghiera di mezzogiorno, Papa Francesco e l’arcivescovo Welby hanno continuato a discutere delle loro comuni priorità. Il Santo Padre ha menzionato il dramma della tratta delle donne e dei bambini e ha suggerito una possibile collaborazione futura in questo campo.
La Commissione internazionale anglicano-cattolica (Anglican-Roman Catholic International Commission — Arcic), che è l’organo ufficiale nominato dalle due comunioni per portare avanti il dialogo teologico, ha tenuto il terzo incontro della sua terza fase (Arcic III) presso il monastero di São Bento, a Rio de Janeiro, in Brasile, dal 29 aprile al 7 maggio 2013, sotto la co-presidenza dell’arcivescovo di Birmingham, Bernard Longley, da parte cattolica, e dell’arcivescovo David Moxon, da parte anglicana. Dietro mandato affidatole da Papa Benedetto XVI e dall’arcivescovo Rowan Williams nel 2006, la Commissione ha esaminato vari casi specifici per analizzare come le strutture delle rispettive comunità operano nell’ambito del discernimento dell’insegnamento etico. Considerando le convergenze esistenti tra Papa Francesco e l’arcivescovo Welby intorno a temi riguardanti la dottrina sociale della Chiesa e la tratta di esseri umani, è interessante notare che i primi casi studiati vertevano sulla teologia del lavoro e sull’insegnamento della Chiesa relativo alla schiavitù. Il secondo ambito di studio comprendeva questioni che saranno esaminate nel corso del prossimo Sinodo straordinario dei vescovi sulla famiglia. In particolare, la Commissione si è occupata del tema del divorzio e dei secondi matrimoni. È importante sottolineare che, nel riflettere su queste tematiche, la Commissione ha voluto esaminare i rispettivi processi di discernimento ecclesiale e i rispettivi processi decisionali, piuttosto che tentare di fornire una risposta alle varie questioni etiche. Nel far ciò, la Commissione ha deliberatamente scelto casi specifici che esemplificano sia la convergenza che la divergenza tra le due tradizioni.
Uno dei compiti di Arcic III è preparare i documenti della precedente riunione (Arcic II) affinché vengano presentati alle rispettive autorità. Durante l’incontro di Rio de Janeiro, molto tempo è stato dedicato proprio a questo fine e buoni sono stati i risultati. Il tema della recezione del lavoro dell’Arcic figurava anche all’ordine del giorno delle conversazioni informali annuali tra il Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani e la Comunione anglicana che hanno avuto luogo nel mese di novembre 2013 presso il Centro anglicano di Roma. Queste conversazioni offrono l’opportunità a importanti rappresentanti di entrambe le tradizioni di scambiarsi informazioni e parlare degli sviluppi piu recenti in un’atmosfera positiva, trasparente e informale. L’incontro di novembre è stato presieduto dal vescovo segretario del Pontificio Consiglio, Brian Farrell. Erano presenti anche il cardinale Koch, alcuni rappresentanti dell’Anglican Communion Office e i presidenti delle due Commissioni internazionali, Arcic e International Anglican-Roman Catholic Commission on Unity and Mission (Iarccum). Quest’ultimo organo, la Commissione internazionale anglicano-cattolica sull’unità e la missione, ha presentato un progetto per lanciare un sito web sul quale pubblicare materiale d’archivio dell’Arcic. Tramite questo sito, Iarccum intende fornire un ulteriore strumento alla promozione delle migliori pratiche di collaborazione ecumenica e alla promozione della recezione del lavoro del dialogo internazionale.
Nel 2013, inoltre, il reverendo David Richardson è andato in pensione, terminando, dopo cinque anni, il suo incarico di direttore del Centro anglicano e di rappresentante dell’arcivescovo di Canterbury presso la Santa Sede. Richardson è stato un amico e un valido collaboratore per il Pontificio Consiglio con il quale ha mantenuto un costante contatto, contribuendo alla pianificazione di eventi, partecipando allo scambio di informazioni, fornendo un utile aggiornamento sugli sviluppi all’interno della Comunione anglicana. Al momento del suo congedo, sono stati celebrati in suo onore, presso l’Oratorio di San Francesco Saverio di Roma, dei vespri presieduti dal cardinale Walter Kasper, presidente emerito del Pontificio Consiglio. La predica è stata tenuta dallo stesso reverendo Richardson e monsignor Mark Langham ha espresso parole di apprezzamento per il suo ministero.
Il successore del reverendo Richardson, sia come direttore del Centro anglicano di Roma che come rappresentante ufficiale dell’arcivescovo di Canterbury presso la Santa Sede, è l’arcivescovo David Moxon, della Nuova Zelanda. Moxon è anche il co-presidente anglicano di Arcic, avendo assunto tale funzione nella terza fase delle conversazioni. Per l’arcivescovo Moxon sono stati celebrati dei vespri il 23 maggio 2013, sempre all’Oratorio di San Francesco Saverio, ai quali hanno partecipato il vescovo Farrell e monsignor Langham.
Verso la fine del 2013 sono affiorate due questioni di considerevole rilievo per le nostre relazioni ecumeniche. Nel mese di novembre, il sinodo generale della Church of England ha chiesto alla Camera dei vescovi di preparare la strada a un voto sull’ordinazione episcopale delle donne nel luglio del 2014. Nello stesso mese di novembre, l’arcivescovo di Canterbury e l’arcivescovo di York hanno pubblicato il «Rapporto del gruppo di lavoro della Camera dei vescovi sulla sessualità umana», conosciuto con il nome di Pilling Report. È stato sottolineato che il rapporto non è una nuova posizione della Church of England. Il testo presenta comunque diciotto raccomandazioni, tra cui una delle principali è una proposta per «conversazioni facilitate» per un arco di tempo di due anni, così che, come afferma il comunicato stampa ufficiale, «i cristiani che sono in profondo disaccordo sul significato della Scrittura su questioni relative alla sessualità e sulla chiamata a vivere nella santità per persone omosessuali dovrebbero capire più chiaramente le rispettive preoccupazioni e dovrebbero tentare di percepirsi gli uni gli altri come autentici discepoli cristiani».
Nonostante le difficoltà comportate da tali questioni, l’anno si è concluso con due importanti segni di intesa e di collaborazione, entrambi trasmessi dall’arcivescovo di Canterbury. Nel suo sermone natalizio, l’arcivescovo ha affermato: «Anche in un’economia che si sta riprendendo, i cristiani, i servitori di un Salvatore povero e vulnerabile, devono agire per servire e amare i poveri, come ci ha ricordato nell’anno passato Papa Francesco». E, in un’intervista rilasciata alla vigilia del nuovo anno, l’arcivescovo di Canterbury ha descritto Papa Francesco come un «uomo straordinario», aggiungendo: «Il Papa è stato eccezionalmente efficace. Lo sceglierei di certo come la personalità dell’anno».
Quanto alle relazioni tra il Consiglio metodista mondiale e la Chiesa cattolica, esse rimangono forti. Il Pontificio Consiglio ha potuto avvalersi della preziosa assistenza del ministro metodista di Roma, il reverendo Kenneth Howcroft, con il quale hanno avuto luogo regolari consultazioni e scambi di informazioni. Nel mese di luglio, egli è stato tuttavia eletto presidente della Conferenza metodista e dovrà lasciare il suo incarico a Roma. Gli succederà il reverendo Timothy Macquibban, attualmente ministro principale del Cambridge Methodist Circuit e co-presidente dell’Oxford Institute for Methodist Theological Studies.
In occasione dell’elezione di Papa Francesco, il vescovo Paulo de Tarso Oliveira Lockmann e il vescovo Ivan Abrahams, rispettivamente presidente e segretario generale del Consiglio metodista mondiale, hanno indirizzato al Santo Padre una lettera di felicitazioni, assicurando il nuovo Papa delle loro preghiere: «Grazie al nostro dialogo teologico in corso da circa quarantacinque anni, abbiamo scoperto quanto condividiamo “un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo, un solo Dio Padre di tutti” (Efesini, 4, 5). Siamo lieti del nome che ha scelto, poiché tutti i cristiani onorano il nome di Francesco, un santo che abbiamo in comune da prima delle divisioni della Chiesa occidentale. Ricordando questo apostolo dei poveri, ci troviamo in compagnia di John Wesley, il nostro fondatore, con la sua passione per la santità del cuore e della vita e per la santità sociale, che va incontro ai bisognosi».
Dal 12 al 18 ottobre 2013 si è riunito il Dialogo internazionale metodista-cattolico presso il Simpsonwood Conference Center a Norcross, in Georgia, negli Stati Uniti, per il terzo incontro della sua decima fase, sotto la co-presidenza del reverendo David Chapman da parte metodista e, da parte cattolica, del vescovo di Saskatoon, Donald Joseph Bolen, il quale ha sostituito Michael Ernest Putney, vescovo di Townsville, che si è dovuto ritirare dalle sue funzioni per motivi di salute. Il tema della fase attuale è «La chiamata universale alla santità». I vari contributi hanno esaminato il punto di vista cattolico e metodista sull’antropologia, sulla grazia, sull’escatologia e sui santi.
A testimonianza dell’approccio cordiale e amichevole che caratterizza questi incontri, la Commissione di dialogo ha accolto nuovamente Geoffrey Wainwright, ex co-presidente metodista, e si è avvalsa della sua esperienza durante le varie sessioni. Nonostante le sue condizioni di salute, l’ex co-presidente cattolico, monsignor Putney, ha potuto rivolgersi dall’Australia ai membri della Commissione attraverso una video conferenza. Egli ha parlato in tono personale del suo modo di affrontare la malattia e ha assicurato le sue preghiere per il buon esito del dialogo. Il vescovo Putney è a sua volta presente nelle intenzioni dei membri della Commissione. Toccante è stata la lettera da lui indirizzata ai sacerdoti della sua diocesi, che si conclude con le parole: «Come sempre, sono felice di affidare la mia vita interamente nelle mani di Dio, che scopro amare me e tutti ogni giorno di più, e più di quanto avessi potuto immaginare».
L'Osservatore Romano