venerdì 12 giugno 2015

Papa Francesco: «Dove non si discute la Chiesa è morta»



Papa Francesco. Possibile unico giorno per Pasqua. Asia grande promessa

La bellezza della Chiesa, l’unità, la misericordia, la data unica della Pasqua, l'Asia promessa della Chiesa. Sono solo alcuni dei temi trattati dal Papa nella Basilica di San Giovanni in Laterano incontrando i partecipanti al Terzo Ritiro Mondiale dei Sacerdoti, promosso dal Rinnovamento Carismatico Cattolico Internazionale e dalla Catholic Fraternity. Nell’incontro il Papa ha sottolineato l’importanza della presenza delle donne nella Chiesa, ma anche parlato del prossimo viaggio in Africa e ha detto di aver chiesto al patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I di presentare la sua prossima enciclica. 
Il canto, la preghiera, la gioia, sono state le cifre di questo appuntamento nella fede orientato all’unità della Chiesa. Un incontro a tutto tondo dove il Papa ha dialogato con i partecipanti al Terzo Ritiro Mondiale dei Sacerdoti dopo una meditazione densa di contenuti e annunci come la possibilità che la data della Pasqua sia unica, per favorire unità, o l’annuncio del prossimo viaggio in Africa a Novembre, nella Repubblica Centrafricana e in Uganda. Francesco ha precisato che sta valutando anche di andare in Kenya. Nella meditazione il Papa ha sottolineato che la discussione, la franchezza, il confronto dona vitalità alla Chiesa stessa: “Le Chiese senza discussione son chiese morte”. “Nei cimiteri! Nessuno discute di niente”.
La Chiesa di Cristo
Non ha nascosto la gioia “di vedere i sacerdoti delle periferie del mondo seduti” in Basilica accanto ai vescovi, al suo Vicario il cardinale Vallini. Tutti insieme - ha ribadito - nella “bellezza della Chiesa”. Francesco ha dunque auspicato un confronto diretto e franco tra “sacerdoti e vescovi “ ed invocato la vicinanza “al popolo di Dio”.
La donna nella Chiesa
Poi è tornato a ribadire l’importanza della donna nella Chiesa, “Maria - ha detto ironizzando sulle eventuali lamentele di alcuni - vale più degli apostoli”. “Il genio femminile nella Chiesa è una grazia, perché la Chiesa è donna: è ‘la’ Chiesa, non ‘il’ Chiesa: la Chiesa. La Chiesa è sposa di Cristo. E’ Madre del Santo Popolo dei fedeli di Dio. Chiesa, donna. E queste donne che sono qui presenti sono immagini e somiglianza della Chiesa e della Madre Maria”.
I sacerdoti trasformati dall’Amore
Poi ha poggiato lo sguardo di pastore sui sacerdoti ed auspicato che “siano trasformati dall’amore”. “Amore Trinitario”: “Celebrare oggi qui la festa del Sacro Cuore non è una coincidenza - ha sottolineato - . E’ il giorno in cui il Signore ha voluto che riflettessimo sull’infinito e misericordioso amore del Padre, espresso nel cuore del Figlio Gesù, con la forza vivificante dello Spirito Santo”. Il Pontefice ha quindi evocato una canzone di padre Lucas Casaert (missionario belga in Bolivia da 40 anni), che parla della cura e tenerezza che il Signore ha per il suo discepolo e la Basilica si è accesa in canto sollecitato dallo stesso Papa.
Il perdono del Signore
“Nei momenti peggiori - ha proseguito Francesco - quando perfino avrete litigato con il Signore o quando sarete stati infedeli al Signore non temete! Avvicinatevi al Sacrario”. Il Papa ha consigliato “di aprire il cuore”, lasciar scorrere le lacrime nella certezza del perdono di Dio, nella confessione.
La cura del gregge
Il Popolo di Dio – ha evidenziato - sa riconoscere “quando un sacerdote è innamorato di Gesù o quando è un funzionario ad orario fisso o una persona che segue la legge alla lettera. Il sacerdote che diventa un funzionario”: “Vi prego che non ci sia doppiezza di cuore! Che ci sia amore e che non ci sia ipocrisia; che ci sia misericordia, tenerezza”. “La prima motivazione per evangelizzare – afferma il Papa - è l’amore di Gesù, che abbiamo ricevuto, l’esperienza di essere salvati da Lui”. “Ogni sacerdote senta nel suo cuore che nonostante le sue mancanze, infedeltà e proprio per questo il Signore lo mette lì, al servizio del suo popolo e questa è una cosa meravigliosa”. Ricordando l’incontro con alcune coppie con “50 e 60 anni di matrimonio” nella Messa mattutina  a Santa Marta, ha parlato di un amore che matura negli anni: così “come il sacerdote via via che va avanti nell’amore con Gesù sente la carezza del suo maestro in una maniera nuova, lo cerca, lo comunica e lo ama con carezze rinnovate”. Non è sempre facile – ha detto - ma “Lasciatevi amare, aprite il vostro cuore a Lui. E non solo contempliamo Gesù; lasciate che Lui ci contempli, che Lui mi guardi: ‘Signore, eccomi qua, sono qui’.
L’affidamento al Tabernacolo
“Se tu sei lì davanti al Santissimo e dormi non ti preoccupare! Lasciati guardare da Lui, ma vacci, vacci a quel tabernacolo! Non lo lasciare!” Il Papa ha esortato a guardare il tabernacolo dove si trova l’Amore “e se non sai cosa dirgli – ha aggiunto - se sei stanco digli che sei stanco e se ti addormenti fai che Lui ti guardi e che lo Spirito Santo preghi per te, da lì, in questo dialogo che è dialogo d’amore, un dialogo silenzioso, senza parole”.
L’Omelia sappia parlare al cuore
E’ tornato sulle omelie esortando “a parlare al cuore della gente” e suggerendone il modello: “Un’idea, una parola, una immagine e un sentimento”.  “Non dimenticate – ha detto - che l’omelia non è una conferenza, non è una lezione di catechesi, è un sacramentale”: “Non fate paura al popolo fedele di Dio, non lo fate fuggire, non perdete tempo, parlategli di Gesù, della gioia di una fede ancorata a Gesù”.
Il Battesimo non si nega
“Vi confesso che mi fa una gran pena quando un parroco non battezza uno appena nato perché figlio di madre single o di padre risposato. Non ha diritto! Il Battesimo non si nega!” “Quando questo accade, il cuore di un sacerdote è burocrate, è strettamente legato alla legge della Chiesa, la Chiesa che è madre si trasforma per tanti fedeli in una “matrigna”: per favore, fate sentire che la Chiesa è sempre madre!” Il Papa ha parlato della misericordia insegnata da Gesù e declinata in un amore non chiuso dalla morale, ma aperta all’uomo. E ha citato il perdono di Gesù: 70 volte 7. “Non abbiate paura - ha sottolineato - Misericordia nelle confessioni, misericordia”. “L’amore trasforma e contagia”.
L’Ecumenismo
Poi lo scandalo della divisione dei cristiani. L’ecumenismo - ha proseguito - non è un compito in più da fare: è un mandato di Gesù. “E’ cercare l’unità del Corpo di Cristo, rotta per i nostri peccati di divisione”. 
Il perdono per le colpe 
“Noi – ha detto - ci scandalizziamo quando quelli dell’Isis bruciano vivo quel povero pilota, in quella gabbia, ma noi nella nostra storia lo abbiamo fatto!”. “Noi abbiamo ferito la Santa Madre Chiesa! Nella nostra coscienza ci deve essere quel chiedere perdono per la storia della nostra famiglia, per tutte le volte che abbiamo ucciso in nome di Dio”. Il Papa ha indicato i martiri quali vie di unità, e il sangue oggi “di uomini e donne che muoiono per Gesù Cristo”. Il Papa ha parlato di un “ecumenismo del sangue” che stiamo vivendo. C’è una confessione - ha aggiunto - da parte del demonio: “Sono cristiano”… Bisogna sterminarli!  
La missionarietà non clericalizzata
Quindi
 ha introdotto la grazia esortando alla missionarietà il Rinnovamento Carismatico. “A volte siamo tentati di credere che siamo i padroni della grazia e non i dispensatori della grazia. La grazia non si compra. E’ gratuita: è grazia!” Poi l’esortazione a lasciar lavorare i laici. “Non clericalizzate! – haevidenziato - Il clericalismo è uno dei peccati e uno degli atteggiamenti peccaminosi che frenano la libertà della Chiesa.
Secolarizzazione
Sulla secolarizzazione ha detto di non fare proselitismo, poiché “è la caricatura dell’evangelizzazione”. Ma di occuparsi delle persone, delle povertà,  “annunciare il Vangelo” e questo a tutte le latitudini, anche le più povere. 
Il denaro
Di nuovo il monito a non essere attaccati alle ricchezze, a riconoscere ed evitare l’ideologia che “crea la lotta di classe!” Invece testimoniare il Vangelo. “Gesù predicò le Beatitudini – ha precisato - Predicate il Vangelo, state con i poveri. “Il popolo fedele di Dio mai perdonerà un sacerdote che sia attaccato al denaro o che tratti male la gente”. “Non dimenticatevi – haevidenziato - che il demonio entra dalla tasca, entra proprio lì.” E che una volta entrato “il secondo scalino è la vanità!
L’Europa
Sulle sfide dell’Europa dell’Est e della Chiesa Francesco ha tracciato il legame storico tra Roma, Costantinopoli e Mosca e la “tensione” “che oggi è ancora calda” indicando il dialogo quale fonte di costruzione. Il Papa è entrato nello scacchiere geopolitico ribadendo che la questione tra Russia e Ucraina “in questo momento è risolta sulla carta” che “il Trattato di Minsk è firmato da tutti”, ma anche che ci si rifiuta “di metterlo in atto”, cadendo in un “”nominalismo della politica”.
Africa
Il Papa ha ribadito che “c’è bisogno di sacerdoti in Africa.” E che la colonna “vertebrale sono i catechisti” la cui formazione è “fondamentale”. “L’Africa in questo momento è terra attraente allo spoglio, è un luogo di spoglio” perché “le potenze vanno là a cercare legno, oro, metalli, e portano via tutto e se ne vanno”. “In Africa – ha sostenuto - i problemi di sviluppo e di promozione sociale sono necessari.
Immigrazione
Guardando alle tante persone che dall’Africa vengono in Europa il Papa rileva solo una risposta emergenziale nell’accogliere: “questo non basta, questo è l’aspetto di emergenza, quello che è necessario è che l’Europa vada in Africa, non a portar via cose dall’Africa, ma a investire in Africa perché in Africa ci sia industria, lavoro e la gente non debba venire qua!” Centrale  anche la formazione culturale, l’assistenza sanitaria in cui la Chiesa è impegnata e deve portare avanti con l’aiuto “dei cristiani di tutto il mondo”.
Asia
“L’Asia è per me una delle promesse più grandi della Chiesa – ha detto il Papa -  è per questo che negli ultimi due concistori si è cercato di creare cardinali asiatici, perché fossero testimoni nella Chiesa di Roma di tutte quelle Chiese”. Francesco ha sottolineato che “l’India è una ricchezza meravigliosa” e che nella zona “del Kerala continua a esserci una grande quantità di vocazioni”. Francesco ha ribadito che l’Occidente sta percorrendo” i cammini di relativismo, edonismo, consumismo” che lo stanno deteriorandoe provocandone la decadenza. “L’Asia invece ha riserve spirituali”.
Martiri
Il Santo Padre ha poi volto lo sguardo sulla tragedia degli indiani lasciati in mare, sul fondamentalismo che c’è in alcune parti del Pakistan, sui tanti  martiri in Corea, Giappone, Thailandia, “tanti martiri che hanno versato il loro sangue” e che indicano una via di testimonianza. Radio Vaticana
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Papa Francesco: «Dove non si discute la Chiesa è morta»

“Lasciatevi aprire il cuore e amare da Gesù, non solo contemplate Gesù, lasciate che Egli vi guardi: eccomi Gesù”. Questa l’esortazione del Papa ai partecipanti al terzo ritiro mondiale del clero, durante l’incontro di oggi pomeriggio nella basilica di San Giovanni in Laterano. 


Ma davanti al Tabernacolo ci si può anche addormentare per la stanchezza accumulata: se accade “è una preghiera bellissima - spiega Francesco - come il padre che guarda il figlio che dorme. Se vi addormentate davanti al Tabernacolo non vi preoccupate, va bene così. Gesù vi guarda”. Il Tabernacolo “può essere noioso, non è la tv, ma lì c’è l’amore”; è “un dialogo d’amore, senza parole”.
Nelle omelie “abbiate pietà del popolo di Dio”, ha detto questo pomeriggio Papa Francesco ai partecipanti al terzo ritiro mondiale del clero. “Le persone - ha spiegato - non sopportano più di otto minuti, poi si disconnettono, e vogliono si parli al cuore”. “Un’idea, un’immagine, un sentimento: ecco - il suo monito - che cosa deve avere un’omelia”, che “non è una conferenza, né una lezione di catechesi, né un sacramentale”. La Parola di Dio, ha precisato il Papa, “è un linguaggio positivo, non proibitivo”.

Dal Pontefice un invito: “Riunitevi tra sacerdoti per preparare le omelie. Per favore, non spaventate il popolo di Dio, non perdete tempo. Parlate del Regno di Dio, delle beatitudini, dell’amore che trasforma il cuore. L’amore di Dio - le parole del Papa - è più forte di ogni terrorismo assassino”.

“Vedere i vescovi insieme ai sacerdoti è la cosa più bella di una Chiesa particolare”: ha esordito così Papa Francesco, nella lunga meditazione tenuta questo pomeriggio nella basilica di San Giovanni in Laterano agli oltre mille sacerdoti che, provenienti da 90 differenti Paesi dei cinque continenti, stanno partecipando al terzo ritiro mondiale a Roma.

“Abbiamo bisogno di sacerdoti vicini al popolo di Dio, abbiamo bisogno di vescovi vicini al popolo di Dio”, ha proseguito Francesco”, e tra loro si devono parlare con parresìa: “Questo è il principio che ha salvato la Chiesa primitiva, il coraggio di Paolo di dire le cose, il coraggio degli apostoli di discutere tra loro”. “Dove c’è prossimità, lì c’è lo spirito di Dio”, ha detto ancora il Pontefice sottolineando l’importanza di confrontarsi: “Che ci sia una discussione è un bene perché dove non si discute c’è una Chiesa morta. Solo nei cimiteri non si discute”. Il Papa si è detto quindi “contento di vedere” i “preti di periferia in prima fila”.
“Ma noi chi siamo? Puritani? Per favore una Chiesa senza Gesù e senza misericordia no! Non fate scappare il popolo fedele”. Ad esclamarlo è Papa Francesco, commentando nella sua meditazione a braccio ai partecipanti al terzo ritiro mondiale del clero, il rifiuto, da parte di un prete a Buenos Aires, di battezzare il figlio di una ragazza madre. “Quando questo accade, il cuore di un sacerdote è burocrate, è strettamente legato alla legge della Chiesa, la Chiesa che è madre si trasforma per tanti fedeli in una ‘matrigna’: per favore, fate sentire che la Chiesa è sempre madre!”. “Siate misericordiosi! Siate misericordiosi!”, ha ripetuto Francesco. “Il solo fatto che qualcuno venga, si metta giù, in ginocchio, nel confessionale è segno di penitenza, e il gesto precede la parola, è un gesto di penitenza. Il fatto che qualcuno arrivi con questo gesto al confessionale è proprio perché ha voglia di cambiare”. “Misericordia nelle confessioni, misericordia”, ha insistito il Papa, secondo il quale “l‘amore trasforma e contagia”.
Avvenire

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La proposta del Papa: un giorno fisso per la Pasqua

Durante il III Ritiro Mondiale dei sacerdoti a San Giovanni in Laterano, Francesco attacca il clericalismo e annuncia: a novembre sarà in Uganda e Repubblica Centrafricana

Un discorso vivace, ricco di spunti di novità e di annunci importanti e sorprendenti. Anche oggi, parlando a braccio, papa Francesco ha colpito nel segno. Oltre a confermare ufficiosamente il suo viaggio in Africa il prossimo autunno, il Pontefice ha fatto una proposta per certi versi rivoluzionaria: un giorno fisso per la Santa Pasqua.
Nella sua meditazione tenuta in lingua spagnola nella basilica di San Giovanni in Laterano, in occasione del III Ritiro dei Sacerdoti, sul tema Trasformati dall’amore e per l’amore, il Papa ha evidenziato il carattere femminile della Chiesa, la quale “è donna, è sposa di Cristo, è madre del suo popolo di fedeli cristiani”.
Secondo Francesco, quindi, non è “femminismo” ricordare che “Maria è molto più importante degli apostoli”, laddove “il genio femminile nella Chiesa è una grazia, la Chiesa è donna, è 'la' Chiesa, non 'il' Chiesa, è sposa di Cristo, è madre del santo popolo fedele di Dio".
Altri passaggi della meditazione hanno riguardato lo stile delle omelie che il Santo Padre vorrebbe “brevi, che tocchino il cuore dei fedeli”, possibilmente articolate su “un’idea, un’immagine, un sentimento”, assolutamente mai animate da nessuna forma di “moralismo”.
Anche questa volta Francesco ha tuonato contro il “clericalismo”, da lui definito “uno dei peccati che frenano la libertà della Chiesa”. Esso è un fenomeno che coinvolge passivamente anche i laici: “Quante volte mi è successo che un parroco mi ha detto: ho un laico meraviglioso nella mia parrocchia, lo facciamo diacono? Questo è clericalizzare!”. Come il “tango”, il clericalismo “si balla in due: il sacerdote a cui piace clericarizzare il laico che chiede di essere clericalizzato", ha aggiunto.
Altro pericolo per il sacerdote è quello di diventare un “burocrate” e di trasformare così la Chiesa da “madre” a “matrigna". La tentazione del demonio, ha proseguito il Pontefice, arriva “dal portafoglio, è lì che si mette per tentare il prete".
Francesco ha poi ribadito il suo rifiuto di una “Chiesa senza misericordia” o l’atteggiamento da “puritani” di quei preti che rifiutano il battesimo ai figli delle ragazze madri, come una volta successe effettivamente durante il suo episcopato a Buenos Aires.
Il viaggio in Africa, ha poi annunciato il Papa, avverrà in novembre e comprenderà la Repubblica Centrafricana (già visitata 30 anni fa da San Giovanni Paolo II) e l’Uganda (visitato nel 2009 da Benedetto XVI). A questi due paesi potrebbe aggiungersene un terzo: il Kenya.
La proposta della data fissa per la Santa Pasqua, ha poi spiegato, sarebbe motivata dalla possibilità di festeggiare la più importante solennità liturgica dell’anno, in contemporanea con gli ortodossi e i protestanti.
Luca Marcolivio